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Matteo Cucinotta: come dire "Sicurezza sul Lavoro"
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PER NON DIMENTICARE IL SINDACALISTA DELLA SICUREZZA SUL LAVORO

Sono quasi sei gli anni trascorsi dalla scomparsa di Matteo Cucinotta, morto per le gravi ustioni riportate nell’incendio del Rifugio del Falco a Patti, dove stava festeggiando il suo compleanno insieme alla famiglia, anch’essa annientata nel rogo.

Matteo era un sindacalista capace e metodico, amato dai colleghi e rispettato dalle controparti.

Accettava solo i compromessi “nobili”, quelli che portano a casa il risultato. Memorabili rimangono nella storia del sindacato messinese le sue battaglie in difesa dell’ambiente e della salute.

Aveva ricevuto numerosi incarichi iniziando l’esperienza da delegato di reparto in quella che è stata una fucina di formazione sindacale, la Centrale Termoelettrica di San Filippo del Mela (allora impianto di produzione dell’ENEL e oggi di proprietà della società EDIPOWER) che sorge accanto alla Raffineria di Milazzo, centro nevralgico dell’area industriale della provincia.

Matteo aveva una spiccata propensione per la sicurezza, fin dai tempi in cui la figura classica del sindacalista era quella del “contrattualista”. Non a caso fu componente della Commissione ambiente e sicurezza della Federazione Energia della CGIL (FNLE) ed era ritenuto (perché lo era davvero) il maggiore esperto nazionale in ambiente e sicurezza sul lavoro del sindacato nel settore energia.

Allora, la sicurezza sul posto di lavoro e l’inquinamento ambientale prodotto dagli impianti industriali non erano ai primi posti nelle vertenze sindacali. Occupazione, crescita, sviluppo, assunzioni,  rinnovi contrattuali, fiscal-drag contavano molto di più.

La questione sicurezza era affidata a buoni tecnici e a buoni medici vicini al Sindacato, mentre le  associazioni ambientaliste erano  guardate con sufficienza (se non addirittura con ostilità) sia dai lavoratori che dai quadri sindacali. Solo con Matteo Cucinotta gli ambientalisti e le associazioni divennero alleati naturali dell’azione politica del sindacato.

Di fatto, fu il primo sindacalista–ambientalista del messinese: rifiutava categoricamente l’idea che lo sviluppo (di cui era fautore) potesse comportare rischi per la salute dei lavoratori e dei cittadini.

Da componente di parte sindacale, si era battuto nella Commissione Provinciale per la Tutela dell’Ambiente (CPTA) per il controllo degli inquinanti e l’ammodernamento degli impianti delle aziende del milazzese, area notoriamente ad alto rischio. Radicali e appassionate sono state le sue battaglie per la tutela dal microclima e per la riduzione di amianto, di Pcb,  di polveri, Nox, SO2, gas aromatici e rumore.

Gli accordi sindacali sottoscritti da Matteo Cucinotta avevano nella gradualità e nella condivisione democratica il loro punto di forza. Verifica, controllo, miglioramento in corso d’opera e impegno in prima persona erano gli assiomi del suo agire, insieme al coinvolgimento attivo di tutti i lavoratori.

“Osserva - mi diceva -  e chiedi agli operai come vengono eseguiti i lavori, quali materiali più o meno tossici manipolano, quali sono davvero indispensabili. Loro sapranno guidarti”.

Non solo nelle fabbriche Matteo era imbattibile nell’evidenziare i rischi, sapeva riconoscere le criticità anche negli uffici e nei luoghi per la distribuzione dell’energia elettrica, del gas o dell’acqua.

Ma essere un uomo generoso e di rara sensibilità politica non lo salvò da delusioni e amarezze, anche dentro il sindacato. Qualcuno, ingenerosamente, lo accusò di eccesso di protagonismo e di “furore ideologico” nei confronti delle controparti datoriali, quasi fosse una colpa prendere sul serio il mestiere di sindacalista.

Si tentò persino di isolarlo dentro la sua stessa azienda, l’Enel, dopo la drammatica denuncia gridata al vento dalla ciminiera di San Filippo del Mela contro la disarticolazione della norma dello Statuto dei diritti dei lavoratori che prevedeva la promozione di “tutte le iniziative a tutela della loro integrità fisica e la loro sicurezza”.

Quel diritto dei lavoratori sarebbe passato nelle mani delle controparti aziendali.  E non a caso nella legge di regolamentazione del settore dei servizi sarebbe stata prevista (in deroga ai tempi di proclamazione fissati in 10 giorni) la possibilità di scioperare senza preavviso  – bontà loro -  solo nei casi di sovvertimento dell’ordine costituzionale (colpo di Stato) o di gravi violazioni sulla sicurezza.

Nessuno è profeta in patria.  Così, uno dei migliori sindacalisti messinesi della CGIL del secondo dopoguerra, non ha mai ottenuto incarichi confederali di vertice perché era poco vincolato a logiche d’apparato.

Con Matteo Cucinotta, la sinistra, il sindacato e i cittadini messinesi hanno perso un innovatore coraggioso e lungimirante. Noi, un carissimo amico.

Non sarà dimenticato.

Pasquale Cannetti

* * * * * *

La Cgil di Messina lo ha ricordato nel 5° anniversario della sua tragica morte erigendo un monumento davanti la Centrale termoelettrica di San Filippo del Mela.


 

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