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La presa del Municipio.
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di Paolo Ullo

Non passerà alla Storia come quella più famosa e rivoluzionaria della “Presa della Bastiglia”, né, da un estremo ad un altro, è da mettere in ridicolo pensando ad un elemento del dissestato impianto elettrico di Palazzo Zanca; la temuta “Presa del Municipio” è avvenuta senza colpo ferire, segno e simbolo del dissesto sociale che sta vivendo la Città di Messina.

Il 14 Luglio 1789, oltre 100.000 Parigini, quasi tutti “sans culottes”, assediavano e conquistavano la prigione al servizio di una dinastia opprimente e repressiva, iniziando un nuovo corso nella Storia dell’Umanità; nel nostro piccolo, ma ugualmente immensamente grande, durante i Moti Rivoluzionari del Settembre 1847, qui a Messina, come riportato in Messina e dintorni; Guida a cura del Municipio, Messina 1902, i “camiciotti” difesero la Città con atti di eroismo e Al forte Pizzillari, l’ultimo propugnacolo dei soldati della libertà, Rosa Donato, l’eroina del popolo, la cannoniera tradizionale di quei giorni, dava fuoco al cassone delle munizioni, dopo che ogni difesa era stata vana.

I precedenti riferimenti storici non servono a mettere a confronto la scintilla della Rivoluzione Francese e l’incipit del Risorgimento Italiano, nelle strade della nostra Città, con una clamorosa azione di Cittadini Messinesi, a difesa di elementari diritti civili. Un diverso disagio ha costretto, in altre epoche, a manifestare innalzando barricate, lanciandosi, in cariche spesso suicide, per la conquista di un Palazzo del Potere o di una Roccaforte per condannati a morte. Senza andare lontano nel tempo e nello spazio, da noi, le dolenti note hanno origine dalla mancanza di lavoro o, se e quando c’è, da inadempienze verso i lavoratori.

Dalla naturale, spesso istintiva, reazione per recriminare l’osservanza di impegni sanciti da contratti e dalla stessa Costituzione della Repubblica, è emersa una sequela di manifestazioni, atti intimidatori e richiami all’attenzione del fenomeno, che gareggiano in originalità e stravacanza, pur mantenendo alto il grado di drammaticità. Senza andare nei dettagli dei modi di chiedere il rispetto della dignità di lavoratori e fermo restando il diritto e la libertà di difendersi da ingiustizie, la “Presa del Municipio” ci coinvolge tutti e necessita di un “mea culpa” e riflessioni per il bene della nostra Città.

L’aver assistito a gambe penzolanti, a cavalcioni, sul davanzale delle finestre della Casa di tutti i cittadini, allo sventolio di drappi sdruciti con messaggi di protesta, ha appesantito l’immagine di una Città alla deriva, senza governanti al timone di un Palazzo fantasma. Se proprio è diventato necessario umiliarsi, per chiedere una spettanza di diritto, tanto vale farlo, con più dignità, davanti la porta di chi non ha occhi per vedere, orecchie per sentire e rossore in faccia per vergognarsi. Un Palazzo, occupato con la stessa facilità di impossessarsi di un chiosco di bibite, presuppone l’assenza di inquilini che lo difendano e di assalitori sicuri di non trovare resistenza. La “Presa del Municipio” è sembrata più una “Resa della Città” che un più civile confronto di idee fra Amministratori in fuga dal Palazzo e Cittadini disorientati senza interlocutori.

Come dopo ogni “Rivoluzione” di casa nostra, ci sarà la solita benevola intermediazione, per rabbonire gli animi giustamente esagitati, ed il problema, o il disagio, è rimandato ad oltranza. Il Municipio di Messina non potrà mai passare alla Storia come teatro di strenua resistenza fra opposte condizioni sociali e, forse per questo, è meglio non rivederlo più preso di mira per esercitare pressioni o azioni di convincimento, per il rispetto della legalità. Altre sedi, meno esposte al ludibrio della Nazione, sono più idonee a lavare i panni sporchi di famiglia; Palazzo Zanca, come tutte le sedi municipali, è di tutti i cittadini, come una Chiesa lo è di tutti i fedeli.

Ritornando alla necessità di espugnare un luogo, per passare da una pagina di Storia ad un’altra, la “Presa del Municipio” è solo una scaramuccia, se paragonata a più drammatici assalti; dal seguente estratto dalla Gazzetta di Messina del 20 Luglio 1929, La Battaglia di Milazzo, 20 Luglio 1860, G. B. I., tra l’altro si legge: Intanto il castello sembra inespugnabile. Sorgono quindi in tutte le vie delle barricate, a proteggere dai tiri infuriati delle artiglierie i garibaldini. Tutti i cittadini si coadiuvano in quest’opera; carri, botti di salato e mobili formano gli improvvisati ripari. Solo quando la notte è sopraggiunta, il castello tace ed è circondato dai garibaldini che attendono, adesso, l’esodo e la resa dei vinti.

Che cali l’oblio ed il silenzio sul Municipio, senza vinti, né vincitori, fino a che non sarà al servizio della Città, unico motivo per il quale è stato costruito.

Ullo Paolo

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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