(24/10/17) La Frutta Martorana

                    La...
Leggi tutto...

(24/10/17) La notte di Halloween

La notte del 31 ottobre si festeggia la notte di Hallowe...
Leggi tutto...

(24/10/17) Antiche tradizioni per la commemorazione dei defunti

La festa dei morti  è una ricorrenza della Chiesa catto...
Leggi tutto...

(24/10/17) C'era una volta...la Festa dei Morti

Nella nottata che passava tra il primo e il due di novemb...
Leggi tutto...
I Cimiteri Monumentali di Messina e Milano
AddThis Social Bookmark Button


Clicca per vedere la
galleria fotografica di Vincenzo Caruso


Due concezioni diverse del culto dei Defunti e delle Opere d’Arte che ne conservano la memoria.

Accanto a Giorgio Attard, tra il 1930 e il 1954, mio nonno (Enzo Caruso) fu il vice custode del Gran Camposanto. Era stato lui ad occuparsi nel 1944 del trasferimento del Cimitero degli Inglesi dalla penisola di S. Raineri e del censimento delle salme.

Abitava con la sua famiglia dove oggi c’è la Direzione, presso l’ingresso laterale di via Catania.

Mio padre ha vissuto la sua infanzia giocando e correndo tra le tombe, arrampicandosi sui cipressi, in un luogo che, nella fantasia dei bambini, può anche diventare territorio di avventura. I sepolcri e i monumenti funerari li conosce uno per uno e, ancora oggi, rimane vivo in me e nei miei fratelli il ricordo delle passeggiate, nella ricorrenza dei Defunti, durante le quali ci faceva da cicerone lungo i viali  e tra le opere d’Arte custodite nel Cimitero Monumentale di Messina.

 

In cinquant’anni, ripercorrendo quei viali, ho visto sparire, pezzo dopo pezzo, elementi scultorei di grande pregio; busti marmorei, scolpiti a cavallo tra il XIX e il XX secolo, decapitati o rotolati tra i cespugli; l’erba crescere e inghiottire, nella totale indifferenza, monumenti di grande valore, dedicati a cittadini illustri messinesi. Monumenti costati al Municipio enormi cifre e spese allo scopo di tramandare ai posteri l’immagine di chi ha fatto grande Messina e di dotare il Cimitero di elementi artistici di arredo, consoni all’idea di Giardino d’Arte che ebbe il suo costruttore Leone Savoia nel 1865.

 

Nei momenti di buio della nostra Città, ci piace vantare, come i vecchi nobili decaduti, le nostre aristocratiche origini; ci piace vantarci di possedere l’Organo della Cattedrale tra i più grandi d’Europa, o la Campana di Cristo Re come tra le più imponenti d’Italia; e a proposito del Cimitero, ci piace tramandarci e bearci dell’idea che quello di Messina sia, tra i Cimiteri Monumentali, per le opere d’arte che vi contiene, il secondo d’Italia, dopo quello di Genova, non rendendoci conto però che in esso è contenuta una delle più importanti testimonianze  della Messina pre e dopo terremoto che piano piano va scomparendo.

Io ci ho portato i miei alunni, inizialmenti restii e disorientati dalla proposta di una visita guidata all’interno di un Cimitero. Eppure, dopo aver fornito loro gli occhiali giusti, attraverso i quali guardare le cose sotto un’altra prospettiva, il tour, condotto secondo l’itinerario percorso per anni con mio padre, ha destato curiosità, interesse, sorpresa e meraviglia: le tombe non erano più tombe, ma Opere di alto pregio artistico, attraverso le quali era possibile apprezzare l’abilità degli scultori e conoscere e interpretare volti, vicende storiche e tragedie umane.

 

 

Pensavo che l’idea del tour fosse una originale proposta da farsi solo in particolari occasioni dopo un’accurata preparazione, ma in questi giorni mi sono recato a Milano e, con la mia famiglia, sotto la martellante insistenza di mia figlia Aurora (alla quale ho evidentemente trasmesso la particolare sensibilità ricevuta da mio padre), ho visitato il Cimitero Monumentale di Milano: “Un Museo a cielo aperto”, come riportato sulla brochure consegnataci all’ingresso dal personale del Comune, scritta in quattro lingue!

 

 

 

Il piazzale era pieno di turisti, “intruppati”, con a capo la loro guida e attrezzati di cuffie per la traduzione.

Viali alberati, puliti e ordinati; non una carta, non una foglia fuori posto. Monumenti bellissimi, che nulla hanno da invidiare a quelli di Messina, sono distribuiti lungo un armonico percorso, circondato da siepi perfettamente curate.

In quel Cimitero non c’erano i nostri cari; non siamo stati quindi emotivamente condizionati da una visita ai nostri defunti. Eravamo lì per ammirare l’Arte, la Scultura, la Storia.

Il Famedio (il Tempio della Fama) è ricco di marmi e di Monumenti dedicati a cittadini illustri milanesi come Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo, Giorgio Gaber, Alda Merini.

E la nostra mente torna al Famedio del Gran Camposanto di Messina, ai monumenti a Bisazza, Natoli, La Farina che, per la bellezza, richiamano alla grandezza dei cittadini illustri messinesi ai quali sono stati dedicati; ma sono aggrediti dal degrado e dalla vegetazione.

 

 

 

Come dice Nino Principato in un suo articolo, “l’indignazione dovrebbe qui raggiungere il suo culmine, se si pensa che il Cimitero di Messina venne inaugurato, non casualmente, il 6 aprile 1872: quel giorno, infatti, la città di Torino aveva restituito ai messinesi le ceneri di Giuseppe La Farina, dopo averle custodite con amore sin dal 1863, accanto a quelle di Vincenzo Gioberti e Guglielmo Pepe. Quella città nella quale il comm. Desiderato Chiaves, deputato al Parlamento nazionale, il 14 marzo 1872, prima che il feretro contenente le ceneri del La Farina fosse sistemato in un vagone del convoglio ferroviario, diretto da Genova per poi raggiungere Messina, pronunciò un breve ma significativo discorso”: Signori! Mi sia concesso come cittadino torinese e come amico e collega un tempo, in Parlamento,  di Giuseppe La Farina, volgere un ultimo saluto alle ceneri di quest’illustre italiano che stanno per allontanarsi da noi…Dite ai messinesi che quando sorga fra le mura della loro Città il monumento che sta ad erigersi ad onore di questo illustre suo figlio, ricordino nel contemplarlo non solo il nome e le opere del loro Concittadino ma ancora in quale pregio lo avesse questa nostra Torino.

Nel progetto iniziale il Famedio prevedeva un Pantheon centrale e due ali di colonnato ai lati. Ne fu costruita solo l’ala nord, poi rovinata dal Terremoto del 1908.

Nella Galleria ipogea, languiscono al buio, nell’abbandono e nell’oblio, le tombe di personaggi illustri come Giuseppe Seguenza, Vincenzo Amore, Riccardo Mitchell, Antonio Catara Lettieri. Poeti e letterati che hanno fatto grande la Messina dell’800, che hanno prodotto ed esportato cultura in Italia e in Europa, ai quali sono state intitolate strade, piazze e Scuole, meriterebbero certamente gli onori di una sepoltura dignitosa e andrebbero finalmente riscoperti e “raccontati”.

A Milano si può.

Vincenzo Caruso

Galleria fotografica di Vincenzo Caruso


Le immagini storiche del Cimitero di Messina sono tratte da: Ass. Cult. Federico II – Il Gran Camposanto di Messina, a cura della Provincia Regionale di Messina, 2003


 

AMAZON

copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
grafica sito web by mindtheSign

Utilizziamo i cookie per migliorare la navigazione sul nostro sito web. Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su ACCETTO, acconsenti all'uso dei cookie. - Cookie Policy.

Accetto l'utilizzo dei cookies su questo sito.