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Il Toto-Meteo
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di Paolo Ullo.

All’approssimarsi di un sistema nuvoloso, un esercito di esperti di Meteorologia si mette in azione e fa a gara nel lancio di strali e sentenze; con una emissione a raffica di bollettini, o tam-tam cartaceo, gli altri, quelli che di nuvole, cirri, cumuli e nembi non se ne intendono, subiscono un bombardamento di previsioni ed inviti alla prudenza che disorienta. Pioverà; che fare?... Scappiamo!... Dove?... Per fortuna che oggi c’è il satellite, lassù, a vigilare sulla nostra sicurezza e tutti, quaggiù con il naso all’ingiù, a pronosticare il possibile itinerario sulla carta della perturbazione e gli effetti del suo passaggio sul territorio.

Con altra tecnica e motivazione, Marcovaldo, personaggio uscito dalla penna di Italo Calvino, manifestava la sue cognizioni sul tempo che fa: “Marcovaldo, a naso in su, assaporava l’odore della pioggia… Lo sguardo con cui egli ora scrutava in cielo l’addensarsi delle nuvole, non era più quello del cittadino che si domanda se deve prendere l’ombrello, ma quello dell’agricoltore che di giorno in giorno aspetta la fine della siccità.” A ciascuno il suo tornaconto da tutto quello che viene dal cielo, ma il proliferare di angeli custodi, che ci mettono in allarme o in allerta da minacce che cadono dall’alto, sa di demoniaco; tutti pazzi per una nuvolaglia che potrà aspergere, come una benedizione, o infierire, come una maledizione, sulle nostre esigenze quotidiane.

Con l’occhio implacabile di una telecamera che scruta dall’alto, sembra di assistere ad un videogioco senza tasti di comando, ma ugualmente eccitante come una scommessa o le coordinate di una battaglia navale; pronti ad esultare con un “colpito e affondato”, gli amanti del catastrofismo sbavano di fronte ad un monitor che promette alluvioni, tempeste, cicloni, inondazioni e mareggiate.

A ciò si aggiunga un giornalismo alla ricerca del clamoroso, del dramma fatto spettacolo, e la convinzione che il mondo sia cambiato per complicarci la vita, fa passare per straordinaria la piena di un torrente, l’allagamento di uno scantinato o una colata lavica in rotta di collisione con una casetta costruita nel posto sbagliato.

Viene da chiedersi come facciano a sopravvivere gli ultimi rappresentanti della quasi estinta Civiltà contadina, senza consultare i santoni della meteorologia, per seminare fave e piselli e sperare in un raccolto che li gratifichi delle fatiche; nessuna preoccupazione per la Civiltà cittadina, sotto la vigilanza di lettori di traiettorie vorticanti di basse pressioni, che consiglieranno se uscire in auto per accompagnare i figli a scuola o, per non far loro bagnare i piedi, lasciarli a casa ad aspettare l’Estate.

Nessun “Marcovaldo” aspetterà la pioggia, anticipandone l’arrivo da segni premonitori, a naso o ad intuito, immaginando origini divine e misteriose; come per il sesso di un nascituro, è già tutto previsto e la perturbazione arrecherà solo danni, distruzioni ed impedimento alla circolazione automobilistica. Per gli amanti delle scommesse e del macabro, il Toto-Meteo potrebbe sconfinare con puntate sulla quantificazione delle vittime sacrificali che, da sempre, i fenomeni della natura hanno chiesto ed ottenuto; la posta in gioco potrebbe raggiungere quote elevate per manifestazioni meno frequenti di una pioggia ordinaria annunciata. Ad una più qualificata ed esigua cerchia di osservatori è toccata la registrazione della “pioggia di sangue” come descritto in Messina e dintorni; Guida a cura del Municipio, Messina 1902:

Un altro fenomeno che qualche volta si manifesta nella regione dello Stretto di Messina, provocando stupore e paura nel nostro volgo, è la cosiddetta pioggia di sangue; la quale, quantunque comune ad altre località, pure è più frequente da noi a causa dei venti dominanti, tra i quali lo scirocco.

Tale fenomeno si presenta prima con folate di vento caldo del sud e colla speciale colorazione del cielo caliginoso, che va dal rossiccio al giallastro, e per effetto ottico dà al sole una singolare tinta tendente al verdastro; non è raro che al vento si accompagni la pioggia in grossi goccioloni, ed in tal caso l’acqua cade tinta di rosso, lasciando macchie come di gocce di sangue e da ciò il nome.

Questo fenomeno è dovuto a polveri finissime, costituite da sabbie del deserto africano, includenti detriti minerali, specialmente ferro, insieme a residui organici, come spore di mucedinee, semi e frustoli di vegetali diversi, in specie di diatomee, gusci di foraminifere ed uova e frammenti d’insetti. Tali polveri vengono lanciate turbinosamente in alto dal vento speciale del deserto, detto Simun o Samun e dalle correnti atmosferiche che vengono dal sud sono spinte sino nelle nostre latitudini, come avvenne di recente il 10 Marzo 1901.

Per difendersi dalla prossima “pioggia di sangue”, su suggerimento dei moderni “Bernacca”, ci tapperemo in casa per non sporcare i vestiti o la carrozzeria dell’auto; per chi, come “Marcovaldo”, fiuterà la rarità del fenomeno, potrà ritenersi fortunato testimone di un evento spettacolare, da lasciare a bocca aperta. I punti di vista in Meteorologia sono tanti e fanno riferimento ad interpretazioni personali, fermo restando che i fenomeni hanno un decorso inarrestabile e noi siamo e saremo semplici ed impotenti spettatori. Alla prossima pioggia, sperando che non sia “acida”, è preferibile ricorrere al caro, vecchio ombrello, anziché ai consigli di indovini di fatti scontati e che si ripetono da sempre, da che mondo è mondo.

Paolo Ullo


 

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