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Gaetano Martino 112 anni dopo
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Gaetano Martino
Messina, 25 novembre 1900 - 21 luglio 1967

di Paolo Ullo

Ricordo di Gaetano Martino

Ricorrendo ogg, 25 novembre 2012, il 112 anno della sua nascita e per un doveroso rispetto verso la Storia e al personaggio, rivolgo il mio riverente pensiero alla memoria di Gaetano Martino, Menzanoto di origine e di adozione.
E’ da parecchio che sono sulle tracce del padre Antonino Martino e di quel fantastico arco di tempo che lo ha visto protagonista determinante della storia della Città di Messina, della quale è stato Sindaco prima e dopo il terremoto del 28 Dicembre 1908.

Durante l’Estate scorsa mi sono ricordato di una mia ricerca scolastica su Gaetano, proprio nel giorno della sua morte avvenuta il 21 Luglio 1967. Non a caso i due, padre e figlio, sono finiti immortalati in un busto e in una statua nelle adiacenze del Municipio di Messina. Per riparare ad una imperdonabile distrazione, questo scritto serve, quasi una prova di appello, a chiedere scusa della dimenticanza. I ritmi incalzanti della nostra vita lasciano poco spazio alla memoria, ma il mio “senso della Storia” mi incoraggia a pensare che non siano solo le ricorrenze o delle date particolari a far riemergere alla nostra attenzione chi ha contribuito, precedendoci, al nostro presente. Per una concatenazione di cause ed effetti, analizzando le vite dei Martino, Antonino e Gaetano, padre e figlio, si può affermare che qui, a Santo Stefano Medio e nel circondario della Valle Santo Stefano, si sia delineata una fetta della Storia Italiana ed Europea.

Non è una esagerazione; se la Storia è fatta di uomini e delle loro azioni, i Martino sono vissuti al Menzano e da questo villaggio è passata la Storia determinata dalla loro opera politica. Io, storico occasionale, mi ritengo in parte perdonato ogni qualvolta rivolgo lo sguardo al busto ed alla statua dei Martino in città. Non sarebbe male se la stessa voglia di riscatto nascesse in tutti, senza dover ricorrere a lapidari o fredde ed inanimate opere d’arte.

A volte basta il pensiero e cogliere la sensazione che in fondo non siamo sempre stati amorfa periferia della Città di Messina; se vogliamo continuare ad esserlo basta solamente non avere più nessun riferimento con la Storia ed il gioco è fatto. Rileggendo la mia ricerca scolastica, vecchia di almeno 35 anni, ricordo ancora le parole di approvazione del mio professore di Lettere al Liceo, il quale, leggendo le mie composizioni, sosteneva ingiustamente che “non era farina del mio sacco”, fino a che ha dovuto ricredersi. Certamente quella mia trattazione sulla vita di Gaetano Martino non sarebbe stata possibile senza l’aiuto della signora Teresa Fiumara, la”zia Teresa”, la governante della famiglia del Ministro, morta di recente a 99 anni, la quale custodiva gelosamente importante documentazione storica sui Martino. La scomparsa di “zia Teresa” chiude il cerchio della percezione fisica della presenza a Santo Stefano Medio del ramo della Famiglia Martino che ha sfornato un Sindaco e due Ministri della Repubblica…e non è poco, sapete!... Chi voglia attaccarsi al calendario per celebrare i Martino, padre, figlio e nipote, quest’ultimo vivente, ex Ministro della Difesa, non ha che da scegliere, senza fare torto a nessuno, per un doveroso omaggio alla Storia e a forti personalità che hanno reso onore alla terra che li ha ispirati.

 


Chi era Gaetano Martino

Gaetano Martino, Presidente del Partito Liberale e Rettore dell’Università agli Studi di Roma, era uno dei maggiori fisiologi del mondo; è nato a Messina i l 25 Novembre 1900.

Ha insegnato Fisiologia nell’Università di Asuncion nel Paraguay; poi in quella di Messina ove è stato Rettore Magnifico per 13 anni. Dal 1957 dirigeva l’Istituto di Fisiologia umana dell’Università di Roma.

I suoi più importanti ed originali contributi scientifici riguardano il campo della neurofisiologia. Fondamentale è il suo “Trattato di Fisiologia Umana”, giunto alla quinta edizione, ed adottato da moltissime Università nazionali e da 5 straniere. Dedicatosi interamente alla Scienza, non aveva mai voluto esercitare la libera professione. Fu socio di numerose Accademie e Società Scientifiche italiane e straniere; Presidente dell’”Accademia Peloritana dei Pericolanti” e della Società Italiana per il Progresso delle Scienze.

Molto ricca la sua produzione scientifica: oltre 110 pubblicazioni edite in diverse lingue. Gaetano Martino fu professore universitario di ruolo a poco più di 30 anni, dopo appena 7 anni di Laurea. Biologo nel senso più pieno della parola, egli fu medico prima ancora che fisiologo: infatti, subito dopo la laurea, conseguita a Roma a soli 23 anni, egli frequentò  la seconda clinica medica dell’Università di Berlino, e poi il reparto di Medicina Interna dell’Ospedale di Sant-Antoine di Parigi.

Poi venne la vocazione sperimentale, vennero gli anni della preparazione scientifica; lo studio insonne e severo nell’Istituto di Fisiologia vegetativa nell’Università di Francoforte sul Meno, nel Laboratorio di Fisiologia dell’Università di Londra, negli Istituti di Fisiologia dell’Università di Roma e di Messina. Scuole italiane e straniere; osservazioni attente e profonde dei metodi di indagine; degli strumenti di ricerca, delle interpretazioni critiche altrui, gli consentirono di associare il rigore scientifico teutonico e la scanzonata precisione britannica con la passione e l’entusiasmo latini. Assistente di ruolo nell’Università di Messina a 25 anni, a 30 Martino era già così noto in Italia e all’’estero, da essere chiamato ad insegnare Fisiologia nell’Università di Asuncion nel Paraguay, dove per 4 anni visse la meravigliosa esperienza del pioniere in una Nazione all’inizio del suo sviluppo scientifico.


Gaetano Martino durante la Festa della Matricola

Poi il ritorno in Italia, la cattedra di Chimica biologica e di Fisiologia umana nell’Università di Messina; il tempo dello studio ponderato e profondo dei problemi di fisiologia, dapprima  sulla scia delle ricerche di Amantea sull’epilessia; poi su quelle relative ai riflessi condizionati. Seguirono le ricerche sul metabolismo del glucosio; fu analizzata l’azione del peptone, del glucagone e di altre sostanze. Ed ecco, infine, il gruppo di ricerche sulla Fisiologia della nutrizione; la differenziazione della vitamina antisterile in due diversi fattori. Seguirono gli studi sul digiuno e sulla rialimentazione dopo il digiuno; e poi tante e tante altre ricerche.

Ma Gaetano Martino non fu solo ricercatore preciso e geniale, fu anche docente appassionato. Subito dopo la guerra, valorosamente combattuta, Gaetano Martino assunse volontariamente il peso della riorganizzazione dell’Università di Messina. Tagliato fuori il Rettore del tempo, S. Sgrosso, le aule, le biblioteche, i laboratori scientifici erano divenuti bivacchi di soldati, che non era possibile estromettere dall’Università perché gli Alleati riconoscevano una sola Autorità, quella comunale. Giorno per giorno, ricostruì le aule, ripristinò le biblioteche, riportò al primitivo splendore il nostro Ateneo, aggiunse ad esso un’opera, recentemente ultimata, che si deve solo al suo genio, alla sua passione, alla sua autorità di maestro e di scienziato: il Policlinico di Messina.

Gaetano Martino apparteneva ad una famiglia che ha sempre attivamente partecipato alle lotte politiche nelle file del Partito Liberale Italiano; perciò, egli, fin dall’adolescenza, era stato educato agli ideali della libertà e della democrazia. Il padre era avvocato e fu per molti anni Sindaco di Messina prima e dopo il terremoto del 1908. Spirito generoso ed illuminato, a lui si dovette la rapida ricostruzione della devastata città. Ancora si ricorda a Messina che l’avvocato Martino aveva un tale concetto delle sue funzioni di Sindaco che per l’intero tempo in cui le svolse, chiuse lo studio di avvocato per non lasciarsi minimamente distrarre dai suoi doveri di pubblico amministratore.


Gaetano Martino durante la premiazione dell'Agosto Messinese

Caduto il Fascismo, Gaetano Martino entrò nella vita politica italiana per l’affettuoso incitamento di Giuseppe Paratore e di Vittorio Emanuele Orlando che ne avevano intuito le eccezionali doti politiche. Deputato all’Assemblea Costituente nel 1946 è risultato eletto al Parlamento nelle legislature del 1948, del 1953 e del 1958 con un massiccio numero di voti. Vice Presidente della Camera dal 1948 al 1954, si impadronì subito dei più importanti problemi costituzionali. Questa approfondita preparazione, congiunta alla perfetta conoscenza della procedura parlamentare ed alle sue grandi doti di fermezza e di equilibrio, gli consentì di assicurare il perfetto svolgimento dei lavori parlamentari anche nelle sedute più burrascose. Quasi tutto il dibattito per la nostra adesione al Patto Atlantico fu diretto da lui. Le prove che egli fornì in quelle tempestose e decisive giornate gli crearono la stima, la simpatia, la fiducia di tutti gli Italiani amanti della libertà e pensosi dell’avvenire del Paese. Era stato eletto Presidente del Partito Liberale nell’Ottobre 1961.

Gaetano Martino assunse dirette responsabilità di governo nel Febbraio 1954 entrando a far parte, quale Ministro della Pubblica Istruzione, del gabinetto presieduto dall’on. Scelba. L’opera da lui svolta alla “Minerva” è tuttora viva e sollecitatrice nel ricordo di tutti coloro che auspicano sinceramente il bene e l’avanzamento della Scuola. E’ unanimemente riconosciuto che l’unico serio tentativo fatto in questo dopoguerra per riportare l’ordine nella Scuola e per avviarla sulla strada di un radicale rinnovamento si deve al Ministro liberale Gaetano Martino. Fu scritto allora che la sua parola d’ordine era questa: “In primo luogo serietà; in secondo luogo serietà; in terzo luogo serietà.”

Nonostante la breve permanenza alla Pubblica Istruzione( appena 7 mesi ) egli fu l’autore di importanti provvedimenti legislativi ed amministrativi. Merita particolare menzione la legge 9 Agosto 1954, n.° 645, sull’edilizia scolastica e le borse di studio, comunemente nota come legge Martino-Romita. “Fino alla emanazione di questa legge,- ha scritto a suo tempo il socialista on. Codignola nella relazione di minoranza al Piano della Scuola- il bilancio della Pubblica Istruzione ignorava praticamente questo fondamentale problema sociale.-

Le vicende della politica interna portarono Gaetano Martino, nel Settembre del 1954, al Ministero degli Affari Esteri. E’ perfettamente lecito affermare che l’opera svolta da Gaetano Martino quale Ministro degli Esteri è valsa a fissare alcune direttrici fondamentali della politica estera italiana, le quali sono sì suscettibili di perfezionamento ma da cui non è dato più allontanarsi senza gravi pericoli per l’avvenire del Paese. Quando Gaetano Martino entrò a Palazzo Chigi, nel Settembre del 1954, le conseguenze della guerra ancora limitavano e mortificavano gravemente la nostra vita internazionale.


La signora Franca Pilla Ciampi con Donna Alberto Martino, al centro la figlia Carla.

Trieste era separata dall’Italia; l’O.N.U. non aveva ancora voluto accoglierci. Era necessario liberare prontamente il Paese da tutti i lacci di una così pesante eredità affinché la nostra politica estera potesse disincagliarsi dalle secche dell’immobilismo ed acquistare vigore e pienezza di respiro. Questo fu il primo compito cui si acinse Gaetano Martino; ed i risultati da lui raggiunti, in brevissimo tempo, valsero ad offrire subito l’esatta misura delle sue altissime capacità politiche. Nell’Ottobre del 1954, a Londra, furono rapidamente conclusi gli accordi mediante i quali Trieste, dopo una lunga e dolorosa separazione, veniva ricongiunta all’Italia. Poco più di un anno dopo, e precisamente il 14 Dicembre 1955, l’Italia era ammessa all’O.N.U.

L’ingresso dell’Italia all’O.N.U. concludeva un intenso periodo di attività diplomatica. Tuttavia, come fu giustamente osservato, la nostra anticamera si sarebbe potuta prolungare all’infinito con un altro Ministro degli Esteri, meno impegnato, meno capace, meno intelligente di Martino.

Gaetano Martino è stato il primo italiano a rappresentare il nostro Paese nel seno del massimo consesso internazionale del mondo.

Il nome di Martino, però, resta per sempre storicamente legato al processo di integrazione economico-politica dell’Europa. Quando egli assunse il Dicastero degli Esteri, questo processo, iniziatosi nell’immediato dopoguerra, con una volontà e con un entusiasmo senza riscontri nel passato, e via via sviluppatosi anche per il rilevante contributo di uomini come De Gasperi e Sforza, si era bruscamente interrotto a causa del rifiuto del Parlamento Francese di approvare il progetto di costituzione della Comunità Europea di Difesa (C.E.D.). Nel Settembre del 1954 si riunivano a Londra, con l’animo non aperto ad eccessive speranze, i rappresentanti dei maggiori Paesi europei nell’intento di ricercare nuove strade che permettessero al moto unitario europeo di riprendere il suo corso. La conferenza di Londra si trovò di fronte a grandissime difficoltà e conobbe fasi drammatiche.

Troppo spesso si è dimenticato in questi ultimi anni che la presenza di Martino al tavolo di quella Conferenza fu determinante per la felice conclusione dei lavori ai quali egli dedicò il meglio della sua accorta, intelligente, instancabile attività. Nacque così, per merito precipuo di Gaetano Martino, giova ripeterlo, la Unione Europea Occidentale (U.E.O.), la quale ha rappresentato la prima tappa di una nuova politica europeistica. Certamente l’U.E.O., paragonata alla C.E.D., faceva registrare un regresso all’itinerario europeo. Nessuno può negare che la C.E.D. fosse opera più perfetta e compiuta e più idonea ad accelerare la marcia verso l’integrazione economico-politica dell’Europa. Per la creazione di questa totale unità economica sarebbe stato indispensabile un apparato istituzionale comune. Il muro, che sembrava invalicabile, della integrazione politica poteva e doveva essere abbattuto dal cuneo della integrazione economica. In altre parole si sarebbe aggirato il fronte: attraverso un’operazione formalmente economica si sarebbe dovuto raggiungere, sia pure attraverso una strada più lunga, il medesimo obiettivo dell’unità politica. Questo il chiaro ed efficace disegno concepito da Gaetano Martino; occorreva ora farlo accettare dagli altri cinque Paesi.


Il 24 nov. 2000 in occasione della visita a Messina del Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi viene scoperto il monumento a Gaetano Martino.

A tale fine Martino indisse nella sua città natale, Messina, il 1 ed il 2 Giugno 1955, una Conferenza dei Ministri degli Esteri dei sei Paesi della C.E.C.A. e riuscì ad ottenere il loro assenso di massima al suo piano. Da Messina a Venezia e da Venezia a Bruxelles per oltre venti mesi si protrassero le discussioni su dettagli tecnici della progettata unificazione. Come nella trattativa per la U.E.O., anche in questa assai più lunga, tormentata e defatigante trattativa per la nascita della Comunità Europea, è a Martino che va principalmente il merito di avere via via superato le enormi difficoltà che i negoziatori incontravano, quasi ad ogni momento, sul loro cammino. Martino dovette far ricorso a tutte le sue doti politiche, a tutta la sua incrollabile volontà. Ma, infine, quando il 25 Marzo 1957, a Roma, in Campidoglio, egli apponeva, insieme con Segni, allora Presidente del Consiglio dei Ministri, la sua firma sui Trattati Istitutivi del Mercato Comune e dell’Euratom, poteva ben dirsi soddisfatto dell’opera compiuta. La sua iniziativa di Messina era stata coronata dal più grande dei successi. Nuovi orizzonti si dischiudevano all’Europa e, nell’Europa, all’Italia.

La creazione del “Mercato Comune” tra i Paesi della piccola Europa significava la formazione di un unico grande spazio economico-commerciale comprendente 160 milioni di europei; uno spazio in cui sarebbero scomparse le barriere interne artificiosamente create attraverso i secoli e nel quale perciò il lavoro, i beni ed i capitali ei sei Paesi avrebbero circolato liberamente affluendo là dove fossero richiesti senza alcun ostacolo più li arrestasse. Il Mercato Comune era stato concepito ed attuato conformemente ai fondamentali principi liberali: esso costituiva un vero e proprio atto di fede nella inventiva, nella laboriosità, nella iniziativa umana. Nel pensiero di Martino, la conseguita unità economica è solo una prima tappa  verso la formazione della grande Europa. L’attuale Comunità non deve essere considerata come statica e chiusa, ma come aperta e dinamica.

D’altra parte, il processo unitario europeo non è fine a se stesso ma è parte integrante dell’analogo processo che si svolge sulla più ampia area atlantica. Comunità Europea e N.A.T.O. non sono che i due pilastri della invisibile solidarietà dell’intero mondo occidentale. Perciò Martino, nel condurre la battaglia unitaria sul fronte europeo, ha condotto una analoga battaglia sul fronte atlantico. Si deve appunto alla sua tenace e costruttiva azione in seno all’Alleanza Atlantica e ad una precisa proposta la decisione del Consiglio Atlantico del Maggio 1956 di istituire un Comitato di Ministri con il compito di studiare e formulare proposte atte ad estendere la collaborazione degli Stati membri dell’Alleanza al campo politico, sociale ed economico.

Del Comitato, detto dei tre saggi, venne chiamato a far parte ed a presiederlo lo stesso Martino. Qualche mese dopo la firma dei Trattati di Roma, a seguito dell’uscita dei liberali dal primo Governo Segni, Gaetano Martino lasciava Palazzo Chigi. Tuttavia, sino alla costituzione del quarto Governo Fanfani, nel Febbraio 1962, i vari Governi via via succedutisi , e presieduti da Segni, da Tambroni e dallo stesso Fanfani, non hanno potuto fare a meno di avvalersi, in campo internazionale dell’opera, dell’opera di uno statista della statura di Gaetano Martino. Perciò questi, anche con i Governi di centrosinistra, continuò a porre al  servizio del Paese la sua capacità e la sua esperienza politica, le quali, unitamente al suo grande prestigio internazionale, gli hanno fatto cogliere molti e significativi successi nell’assolvimento delle alte e delicate funzioni affidategli.

L’azione di maggior rilievo di politica internazionale di Gaetano Martino fuori dal Governo è quella da lui svolta come Capo della Delegazione Italiana nella 15° e 16° Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti. In tale qualità egli si è occupato dei problemi fondamentali della vita internazionale del nostro tempo: il già accennato problema del disarmo; quello di Berlino; quello dell’Alto Adige; quello del colonialismo; quello dell’utilizzazione pacifica degli spazi cosmici. Vediamo brevemente quale è stata la posizione di Martino in ordine al problema dell’Alto Adige che ci interessa più da vicino.


Il monumenmto a Gaetano Martino

Nelle diverse sedute in cui si discusse il problema, Martino non diede tregua ai rappresentanti dell’Austria, dimostrando la labilità e la vacuità delle tesi austriache; ed in più occasioni mise alle corde il Ministro Kreisky. Profondo conoscitore di tutti gli aspetti della questione, assoluto padrone della lingua inglese (egli parlava e scriveva correttamente oltre in lingua inglese, in francese, in tedesco ed in spagnolo), Martino intervenne sempre con rapidità e sicurezza, senza bisogno di ricorrere a note o ad appunti, mai rifiutando di accettare la polemica sul terreno scelto dall’avversario. I suoi discorsi erano tutti fatti, tutte prese di posizione nette e precise. L’azione di Gaetano Martino come al solito coraggiosa e saggia, ferma e prudente, si concludeva con il massimo successo.

Infatti, la Risoluzione approvata all’unanimità il 31 Ottobre 1960 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dichiarava che la controversia tra l’Italia e l’Austria era relativa all’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber e che ad essa doveva restare limitata; dichiarava inoltre che la soluzione della controversia andava ricercata in trattative bilaterali tra l’Austri e l’Italia e che in caso di fallimento di tali trattative doveva farsi ricorso ad uno strumento decisorio di scelta comune, quale la Corte Internazionale di Giustizia; dichiarava infine che le parti dovevano astenersi da ogni atto che potesse pregiudicare i buoni rapporti tra i due Paesi. Questa risoluzione accoglieva dunque completamente le tesi italiane, così visibilmente prospettate e sostenute da Gaetano Martino. E poiché essa era approvata anche dall’Austria, questa finiva col riconoscere la giustezza dell’impostazione italiana assumendo al cospetto di 99 Paesi del mondo l’impegno solenne a considerare d’allora in poi il problema dell’Alto Adige nei limiti anzidetti.

Dalla Conferenza di Messina in poi la missione europeista di Gaetano Martino è proseguita con slancio ed impegno crescenti. Dai banchi del Parlamento Europeo e del Parlamento Nazionale; dalle colonne dei più importanti giornali e riviste italiani e stranieri; con discorsi e conferenze in ogni parte del mondo, Martino è stato costantemente all’avanguardia del movimento per l’Unità Europea. Questa missione europeista ha ricevuto il più alto riconoscimento il 27 Marzo 1962 allorchè Gaetano Martino veniva eletto, a stragrande maggioranza, Presidente del Parlamento Europeo, occupando il seggio che già era stato di Robert Schuman, il fondatore della C.E.C.A.

Alla sua nomina dava risalto la stampa nazionale ed internazionale, cogliendo questa nuova occasione per lumeggiare ancora una volta le eccezionali doti dello statista e l’incomparabile contributo da lui recato alla causa dell’Unità Europea. Nella sua veste di Presidente del Parlamento Europeo, Martino ha naturalmente intensificato i suoi sforzi per lo sviluppo politico della Comunità e per l’accentuazione della funzione politica del Parlamento Europeo da lui concepito sin da Messina, come già si è accennato, il cuore della Comunità Europea. L’”Apostolo dell’Europa Unita”, come qualcuno ha definito Martino, era insignito tra le altre, delle seguenti onorificenze: Gran Cordone dell’Ordine di Malta; Ordine Piano (Vaticano); Legion d’Onore (Francia); Ordine di San Carlo (Principato di Monaco); Ordine d’Orange-Nassau (Olanda); Cedron (Libano); Ordine della Repubblica Argentina; Ordine dell’Elefante Bianco (Thailandia); Ordine del Sole Nascente (Giappone).

 


La lapide al Gran Camposanto di Messina

Gaetano Martino è morto, vinto da una malattia inguaribile che lo aveva colpito negli ultimi anni della sua vita, la mattina del 21 Luglio 1967 a soli 67 anni, nella sua abitazione romana, assistito dalla moglie Alberta Stagno D’Alcontres e dai figli Antonio, Pietro e Carla.

Paolo Ullo

Dedica all'Albo d'Onore del Comune di Messina scritta dal
Presidente della Repubblica Italiana
Carlo Azeglio Ciampi 

Nel giorno in cui celebriamo il centenario della nascita di Gaetano Martino, figlio illustre della città e della cultura di Messina, grande italiano, grande europeo, rivolgo il mio caldo saluto alla città due volte medaglia d'oro, che seppe sempre risorgere dalle distruzioni provocate da calamità naturali e da eventi bellici; città ponte fra la Sicilia e la penisola, forte, per il passato come per l'avvenire, della sua centralità mediterranea.


 

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