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La Guida di Messina, Martino e Dintorni
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Antonio Martino (1855-1935)

di Paolo Ullo

Molte delle manifestazioni, che hanno ricordato il Centenario del Terremoto del 28 Dicembre 1908, inevitabilmente hanno messo a confronto immagini della città di Messina prima e dopo il disastro. L’eccezionalità dell’evento ha concentrato sugli scenari di morte e distruzione le attenzioni di operatori agli albori delle riprese filmate e fotografiche; di conseguenza ci è stata tramandata abbondante documentazione a corredo di un giornalismo garbato e rispettoso della città nel peggior momento della sua Storia. Tutto ciò che riguarda la città antecedente alle ore 5,21 di quell’alba tragica è possibile attingerlo da fonti varie dalle quali è stata estratta una sequenza di avvenimenti che va a ritroso nella notte dei tempi.

L’”ultima fotografia”, se così si può definire, della città prima della catastrofe di cento anni fa, è stata, e lo è ancora, una “Guida di Messina” dal titolo più contorto, con il quale è andata in stampa nel 1902, “Messina e dintorni guida a cura del Municipio”. Sulla genesi di quel che doveva essere un opuscolo illustrativo e finì per diventare un’opera enciclopedica, monumentale e “quasi a presagio della imminente sciagura, che doveva incogliere sulla loro patria, col terremoto catastrofico del 28 Dicembre 1908”, rimando alla lettura di queste importanti testimonianze, estratte dalla “Gazzetta di Messina e delle Calabrie” del 14 e 25 Novembre 1901:

Giovedì 14 Novembre 1901

PER UNA GUIDA DI MESSINA

Come annunziammo brevemente nel N. 317 della nostra “Gazzetta”, il Sindaco della Città Comm. Martino ha preso l’iniziativa per la compilazione di una Guida di Messina ispirata a concetti moderni. Ed all’uopo, egli ha convocato una Commissione che si darà al lavoro, e che è composta dei signori Tommaso Cannizzaro, Gioacchino Chinigo, Leopoldo Nicotra, Gaetano Oliva, Baronello Arena primo, Ingegnere Caselli, Gaetano La Corte-Cailler, Virgilio Saccà, Francesco Vitale e Carlo Ruffo della Floresta.

La Guida di Messina sarà anzitutto corredata di numerose illustrazioni, riproducente i migliori monumenti della Città nonché i quadri e le statue più importanti delle Chiese o del Museo. Parecchie costumanze popolari, feste ecc. saranno inoltre illustrate con apposite vignette ed anche il panorama di Messina e quello che si gode da qualche villaggio vicino, poiché si guiderà il visitatore anche nei dintorni, additandogli i punti più belli, e le opere d’arte che il Comune possiede riproducendone qualcuna. Tralasciamo il dire che il lavoro in parola tratterà la storia di Messina, si occuperà dei prodotti del mare e della terra, ricorderà usi, costumi ecc. e darà utilissime indicazioni su tariffe correnti, orarii ecc. additando brevemente all’archeologo le località di Taormina, Tindari, Mistretta ecc.

Come si vede da quel che diciamo, la Guida in parola riuscirà utilissima e di sommo onore alla Città che ne sentiva da lunghi anni il bisogno di un lavoro del genere. E lode sincerissima va data al Comm. Martino il quale, con immenso patriottismo, si è dato a questa iniziativa, nominando una Commisisione assai bene scelta e che ha accettato con grande entusiasmo l’onorevole incarico.

***
Lunedì 25 Novembre 1901

Una nostra idea per la Guida di Messina.

 Il Comm. Martino con l’interessamento che tanto lo distingue e rende benemerito alla nostra cittadinanza, ha reso già fatto compiuto la sua iniziativa, la compilazione della Guida di Messina.

In tale compilazione alla quale già gli egregi componenti la Commissione lavorano, non mancherà lo studio, il rilievo, la illustrazione di tutte le nostre opere d’arte fin qui tenute in abbandono o dimenticate.

Data tale rassegna, sarebbe utile che il Municipio ed il Governo pensino a far trasportare nel nostro Museo Artistico, quelle opere d’arte che estremamente trascurate restano preda tuttora del vandalismo della ribalda monelleria.

Ciò fatto sarebbe utile ancora, e questa sarebbe la nostra idea, che tutte le lapidi antiche, che trovansi nelle strade e sull’alto delle porte dalla grande palizzata della marina, siano tutte ripulite in modo che possano leggersi, che allo stato attuale sono una vera indecenza.

Dappiù, siccome in molti frontoni delle dette porte di sbocco alla Marina, mancano addirittura le lapidi, potrebbe benissimo provvedersi col farne delle nuove, nelle quali potrebbero illustrare e mandare alla posterità le opere, le glorie e le benemerenze di tutti quei grandi concittadini sui quali la nostra storia paesana ha posto troppo presto la indifferenza e l’oblio.

***

Riprendo la parola con mie considerazioni, dopo che la lettura della cronaca d’epoca precedente ha meglio definito gli argomenti ai quali stiamo prestando attenzione. In passato abbiamo dedicato un doveroso spazio alla memoria e all’opera di Gaetano Martino; con il Centenario per il Terremoto emerge gigantesco il ruolo del padre Antonino Martino nella Storia della Città di Messina “colla fede, con cui egli soleva pronunziare, sempre con emozione, il nome solatio ed allettatore di Messina; della quale era idolatra.”

Il “vizio” fu di famiglia: prima che il figlio Gaetano, Ministro degli Esteri, mettesse all’attenzione mondiale la nostra città ospitando, il 1 ed il 2 Giugno 1955, una Conferenza dei Ministri degli Esteri dei sei Paesi della C.E.C.A., il Sindaco Antonino Martino non fu da meno convocando a Messina, nel 1902, tutti i Sindaci d’Italia. Pur disponendo di altra documentazione ed aneddotica sul Sindaco che si è meritato un “busto” di riconoscenza a perenne memoria, non è mia abitudine sconfinare nell’elogio “alla persona” e per questo rimando ad una biografia di Antonino Martino, forse l’unica, conservata presso la Biblioteca Universitaria di Messina. Alle note biografiche seguono le considerazioni dell’autore alle quali mi sono permesso di apportare una piccola modifica, dopo aver riscontrato, almeno così ritengo, una imprecisione temporale.

***

ANTONINO MARTINO

Nato il 7 Settembre 1855 in Messina. Laureatosi in Giurisprudenza nella nostra Università, sin dall’anno 1878, esercitò la professione di Avvocato, nel campo civile e commerciale. Si dedicò ben presto alla vita pubblica e nel 1887 fu eletto consigliere per il Mandamento Galati; carica che coprì ininterrottamente fino al 1920. Fu Consigliere Comunale, Assessore; poi Sindaco nel 1899… (nota di redazione: Antonino Martino, Sindaco di Messina dal Sabato 4 Agosto 1900 al Sabato 5 Marzo 1904)….

In questa sindacatura ebbe modo di risolvere il più grave, ed annoso, problema dell’Amministrazione Comunale: quello del Civico Acquedotto. L’impresa Vanni, con la quale il Comune era legato da un contratto, non aveva saputo far fronte ai propri impegni e la città era ancora senz’acqua; d’altra parte quel contratto legava il Comune in modo assai oneroso ed a tutto vantaggio dell’impresa privata. Con audace atto amministrativo, il Sindaco Martino dichiarò risolto il contratto per inadempienza della Ditta Vanni e diede mano alla costruzione dell’Acquedotto per conto del Comune. Ebbe così origine una lite che si trascinò per alcuni anni e che si concluse con vantaggio per il Comune; e nel frattempo l’acqua veniva portata a Messina.

Era stato eletto dai “partiti popolari” e faceva parte del Partito Repubblicano Italiano. Ciononostante (nonostante la diffidenza che i partiti progressivi destavano in Italia in quel tempo), era tale il prestigio del quale egli godeva nell’associazione nazionale dei Comuni, che gli riuscì di convocare i sindaci di tutta Italia a congresso nella città di Messina e di riunirli nei locali della Società Operaia della quale egli era Socio onorario.

Il suo nome è legato all’amministrazione civica anche per l’opera svolta, sotto la sua guida, al fine della ricostruzione della città dopo il terremoto del 28 Dicembre 1908. Fu pure a capo dell’Amministrazione Comunale nel difficile periodo della Prima Guerra Mondiale (dall’Agosto 1914 al Settembre 1919 ).

Poi si ritirò dalla vita pubblica. Ma non rinunziò completamente all’attività politica, poiché sostenne con tutte le sue forze la resistenza dei partiti democratici al Fascismo, cui egli non volle mai aderire. Finchè una lotta aperta fu possibile, egli occupò il suo posto di battaglia; e fu Presidente del Comitato dei partiti antifascisti. Quando quella non fu più possibile, abbandonò la politica per dedicarsi esclusivamente alla famiglia.

Morì in Messina il 31 Ottobre 1935, all’età di 80 anni.

***

L’indefettibile, operativo civismo e l’intrepido carattere di questo benemerente Messinese, gli ottennero, vivo, l’amore e la grazia dei suoi e dei nostri concittadini; i quali, morto, lo cedettero degno di proporre al memore rispetto delle future generazioni, mercè un pubblico monumento; la cui erezione la nequizia dei tempi dilazionava. Ma la ventilata proposta non era ostentata policitazione. Era e rimase un inobliabile ed imprescrittibile debito civile; che, infatti, Messina, con generalità di consensi, intende doverosamente soddisfare, nella presente, ennesima, laboriosa rinascita dalle sue reiterate macerie, cagionatele dai barbarici bombardamenti bellici, e non da essi soltanto.

Nella quale odierna occasione, anche la Società Messinese di Storia Patria, venutasi a trovare in bavagliata mora di dedicargli, a suo tempo, un conveniente cenno necrologico, sconta il proprio quoziente debitorio verso Antonino Martino.

E lo fu rimembrando, con intimo compiacimento, che essa ascrive a pregio di averlo avuto a stimatissimo Socio Onorario. Insignendolo di tale dignità, equipollente a quella statutariamente mancantegli di Socio Benemerito, non già per l’esclusivo fatto dell’eminente carica di Primo Magistrato cittadino, che egli condegnamente allora rivestiva. Ma, dopo e a cagione d’averne sperimentato l’ammirazione, da lui sentita verso le nostre inclite Memorie storiche e la tutela del nostro insigne Patrimonio artistico; quando, accogliendo ed utilizzando un voto, dalla allora neonata Società Storica, diretto, il 12 Gennaio 1901, all’Amministrazione Comunale, egli riuscì a rendere un vero e proprio Museo Civico, ciò che la incomprensione delle precedenti Amministrazioni aveva disamoratamente ridotto allo stato d’”une galerie de peinture sans importance”, come ne accennava appena il Baedeker.

Dopo di aver constatato la verace benevolenza, con cui Egli accolse il sorgere, in Messina, del nostro beneintenzionato Sodalizio culturale e patriottico, spontaneamente curando che venisse incoraggiato, con stanziarvi un, allora congruo, sussidio pecuniario nel bilancio comunale. Mentre un più significativo soddisfacente incoraggiamento morale ci profuse, coll’alta considerazione, in cui mostrò di tenere l’appena costituita Società Storica, specie allorché egli, tra i nostri consoci più esperti nel differente, particolare campo scientifico, storico e letterario, da utilizzare alla particolare bisogna, scritturava la prevalente maggioranza dei componenti la apposita Commissione cittadina, incaricata di compilare d’urgenza quella “Messina e dintorni guida a cura del Municipio”, da lui voluta, senza economia di mezzi, pronta per poterla offrire in durevole omaggio, ai partecipanti al su cennato Congresso dei Sindaci Italiani, qui tenuto nella Primavera del 1902. Per come, poi, essa guida fu compilata, data alla luce in elegante veste editoriale nella stessa Messina, distribuita ai Congressisti e divulgata in Italia ed all’estero, riportandone autorevoli giudizi lusinghieri e diffondendo la conoscenza plenaria della nostra città, nello stato in cui effettivamente si trovava agli albori di questo Novecento, che, purtroppo, le doveva riuscire tanto esiziale.

E, a dire il vero, la insolita struttura, elaborazione e compiutezza, trovate in quella guida, meravigliarono valenti scienziati, economisti, letterati, storici, critici d’arte e folcloristi sincroni, d’ogni paese. La cui meraviglia sfolgora nel giudizio entusiasta dell’esperto Giuseppe Pitrè, il noto fondatore della Demopsicologia, che di guide ne conosceva pur troppe, il quale, dietro aver considerato che “chi la preparò e condusse a fine ( e dovettero essere i migliori ingegni della città) merita lodi sincere e piene, per la competenza che nei singoli capitoli ha dimostrato e soprattutto per le grandi difficoltà che ha saputo vincere tenendosi in mezzo alla ricchezza immensurabile della materia, nella sobrietà che condensa un numero straordinari di fatti. Pensiero felicissimo poi quello della riproduzione dei quadri e monumenti onde giustamente può andare orgogliosa Messina. Molti di quei tesori d’arte sono affatto ignorati da chi crede di conoscere l’isola nostra, e da qui l’utilità dell’opera, la quale mette graficamente in evidenza ciò che possiede la regina del Faro”, ne conclude giudicando che la Guida, ora pubblicata: “… è al di sopra di tutte le altre che possediamo in Sicilia e regge al paragone delle migliori d’Italia, se mai una ve ne ha fra le recenti, che possa stare allato alla messinese.”

Ma, a noi meraviglia ancora di più che committente e commissionari, per una ricorrenza, in cui sarebbe bastato non oltrevarcare i limiti di un piccolo album pubblicitario, con succinta didascalia, delle poche cose più caratteristiche, tracciandovi, sopra una piantina topografica, il breve itinerario per potervi i Signori Sindaci accedere e visitarle, “en touriste”, tra una seduta e l’altra delle loro elucubrazioni di dottrina e pratica amministrativa, si siano, invece preoccupati di elaborare un pingue volume di circa 450 pagine, infiorato di molte figure nel testo, oltre che di una grande pianta della città. Soggiornando, sui 12 capitoli della prima metà di esso, a compendiare diffusamente ( ci si permetta avventare l’antitetica aggettivazione, che esiste nella nostra elocuzione, perché preesiste e coesiste nella realtà di quella compilazione ): Geografia Fisica, Fauna, Flora, Storia polimillenaria, Demografia, Letteratura, Istruzione pubblica e privata, Belle Arti, Agricoltura e Zootecnia, Caccia e Pesca, Turismo e Sport, Commerci, Navigazione e Comunicazioni,; Monete, pesi e misure,Assistenza pubblica e igiene. Formando, di ogni capitolo, quasi una monografia, per soprassoma con una compiuta segnalazione bibliografica finale, per chi giovasse saperne di più.

Mentre, in una seconda parte, intesa a rappresentare Messina nei suoi monumenti, piuttosto che segnalarne, ai Signori Sindaci, i più interessanti, li costringe a cercarseli da se stessi, smarrendosi, e stancandosi, nel labirinto della descrizione, che vi si fa prolissa e minuziosa, tratto per tratto, della intera compagine edilizia e stradale; entrando perfino in ogni più trascurabile sacello, palazzo pubblico o privato, per sorprendere e denunziare la esistenza e sopravvivenza di qualsiasi, massima o minima, produzione nota od ignota, di alto o nessun valore, delle arti plastiche e figurative. Con la meticolosità e scrupolosità, con cui si compila un ufficiale inventario di consistenza, consacrandolo “ad futuram hujus rei memoriam”, in rogito notarile “suis die, loco et tempore valiturus”.

E, tutto questo, operato colla solennità, con cui si compie un sacro rito. Si direbbe timorosi di perderlo quel patrimonio, quasi presaghi della imminente sciagura, che doveva incogliere sulla loro patria, col terremoto catastrofico del 28 Dicembre 1908. Dopo del quale quell’inventario giovò a poter precisare la irreparabile perdita, per distruzione o trafugamento ed esodo, di molta parte di esso patrimonio storico ed artistico e di tante altre cose dilette, che avevano abbellito ed allietato la vita dei nostri predecessori, ed a poterne identificare non poche, restituite o recuperate dalle fumanti ed insanguinate macerie, senza alcun altro elemento probatorio per poterne ristabilire la identità e l’appartenenza.

Or, fosse essa il prodotto di un supponibile presagio; fosse dovuta alla improrogabile soddisfazione di un vivissimo, imperioso bisogno di avere una condegna illustrazione dello inestimabile nostro patrimonio storico ed artistico ( bisogno acuitosi in quell’incipiente Novecento, in cui sorse la locale Società Storica, che avrebbe potuto e saputo accudirvi convenientemente); o ne avesse porto la fortuita occasione il Congresso dei Sindaci che offriva il pretesto di farne gravare la spesa sull’erario comunale, certa cosa è che la sostanziosa pubblicazione, la quale tanto giovò, costituisce una felicemente improvvisata opera d’arte, che resta acquisita alla storiografia siciliana, ad irrefragabile testimonio, solenne e perenne, della civiltà di Messina anteriore al disastro, in ogni forma e sviluppo della palpitante vita e vitalità di essa. Di cui ferma, con fedeltà ed obiettività fotografica, il suggestivo panorama più pieno e rotondo, veduto sotto tutti gli aspetti. Mentre rievoca, documentandolo, il millenario passato glorioso in ogni tempo; in cui essa, reggendosi con ordinamento politico speciale, sorretta dall’amor patrio e dalla indipendente attività mercantile dei suoi abitanti, conservò le forme di “città anseatica”, e, sino allo scorcio del secolo XVII si mantenne in stato di “libera repubblica” anche in grembo al vasto ed assoluto dominio della Spagna.” Ragioni queste, per cui tutta la prima parte, quella storica, scientifica ed artistica di tale guida, serbò la sua permanente attualità, in modo che potè venire integralmente riprodotta nella “Messina prima e dopo il disastro” edita nel 1914.

Pubblicazione, quella del 1902, che, se fa onore ai migliori ingegni cittadini del tempo, consoci della locale Società di Storia patria, i quali, richiesti, ne curarono la esecuzione, con mirabile carità del natio loco e padronanza tecnica e professionale della complessa materia trattatavi, altrettanto onore, per lo meno, non può, né deve non fare al civismo ed alla fertile volontà, del nostro benemerito Socio Onorario, il Sindaco Martino, che la ideava e la commetteva loro, colla fede, con cui egli soleva pronunziare, sempre con emozione, il nome solatio ed allettatore di Messina; della quale era idolatra.D.P.S.

***

Dopo “La Guida di Messina, Martino…” dedichiamo poche parole ai “…dintorni”. Tutto sembra indefinito ed indefinibile; parte del passato ci è stato tramandato; il presente è sotto i nostri occhi e sul futuro non si possono azzardare previsioni. Ritornando alla “Guida”; come un prezioso cimelio è giunta fino a noi conservata nelle Biblioteche e nell’Archivio Storico Comunale. Probabilmente sarà custodita dagli eredi di quei Sindaci che l’hanno avuta in regalo nel 1902; una copia è stata donata personalmente da Antonino Martino al Re Vittorio Emanuele III ed alla Regina Elena di Montenegro.  Con un lodevole progetto editoriale intitolato “Fata Morgana. Collezione di libri rari su Messina”, nel 1973 la Libreria Bonanzinga propone in stampa anastatica la “Guida di Messina e dintorni”. Una ristampa è seguita nel 1981 e nel 2008 le “Edizioni della Libreria Bonanzinga-Messina” la ripropongono con il titolo “Messina com’era”. Oltre ai meriti di chi l’ha conservata da farcela vedere, va tenuto conto della genialità e lungimiranza del “fotografo” di quell’”ultima fotografia” di Messina prima del Terremoto del 28 Dicembre 1908. Ci piacerebbe essere “idolatri” della nostra città come lo è stato il Sindaco Antonino Martino, ma non sempre siamo sostenuti da quell’entusiasmo che ha caratterizzato il suo operato… Altri tempi, altri uomini, per una città che merita lo stesso rispetto di sempre.

Ullo Paolo


 

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