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Lettera di un albero appena nato.
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di Paolo Ullo.

Sentivo che quest’anno sarebbe stata la volta buona. Mi ero già stancato di attendere, di essere nato solo a metà. Vi immaginate, voi umani, eterni nascituri, che dovete rinviare la vostra venuta al mondo perché il luogo che vi accoglierà non è ancora pronto?!.. Manca la culla; manca la casa; papà e mamma sono senza lavoro. Nel pancione di mamma non è che si stia scomodi; d’Estate fa un po’ caldo, ma quanta fatica per lei, poverina!..

Siete fortunati, voi; nascete, comunque, allo scadere del tempo necessario. Con un prepotente vagito, il pianto della vita, vi conquistate il diritto di essere cullati, coccolati, protetti, a volte viziati, anche se manca la culla e la casa non è quella giusta e desiderata. Strana nascita, la nostra, come è strana anche la nostra vita, quando voi ci concedete la grazia di portarla a termine.

La mia, per esempio, mi aspettavo che finisse prima di nascere completamente. Dopo che per un atto d’amore fra mia madre, la Terra, e mani sagge e premurose cominciai la mia corsa verso il cielo, ho avuto la fortuna di incontrare il Sole, la pioggia, il vento, le api, gli uccelli e voi. Per un disegno Divino, teneramente abbracciato, iniziai la mia avventura. Come voi, appena nati, mi sentivo protetto, nutrito da una linfa alla cui produzione, scoprii, di essere partecipe. E’ stata una scoperta che mi ha fatto subito sentire importante… E’ come se voi, da bambini, doveste produrre il latte con cui vostra madre vi ha nutrito.

Una bizzarria della natura, certo, ma un compito che, senza ombra di presunzione, ci rende protagonisti di questo mondo almeno quanto, nel bene e nel male, lo siete voi. Le mie foglie, continuamente inondate di luce, con una meravigliosa Sintesi, che voi chiamate “clorofilliana”, miracolosamente sono capaci di trasformare i minerali in vegetali, la non-vita in organismi viventi; io, la fabbrica della vita!.. Non è poco, sapete!..Se andassimo in fondo alla questione, scopriremmo che dovete molto alle foglie che in questo momento sono di turno sul pianeta Terra. A spingere oltre ogni estremo la corsa a ritroso, non è sbagliato affermare che voi umani siete figli degli alberi… Ma queste sono argomentazioni scientifiche che hanno fatto passare notti insonni a Charles Darwin; a voi non vi si chiede un simile sforzo, ma una volta tanto, pensarci, non fa male.

Tanto di cappello alla Scienza, ma non possiamo dimenticare che tutti siamo figli di Dio, al quale va il mio ringraziamento. Io oggi sono in vena di ringraziamenti; ringrazio voi umani; mi sento figlio vostro: sono finalmente nato interamente e solamente voi potrete interrompere la mia corsa, la mia sfida al tempo. Non voglio che siate invidiosi; la nostra longevità non deve offendervi, voi che siete abituati a bruciare la vita in così poco tempo. A noi il Signore ha dato più pazienza… Si cominciava a stare stretti nel vivaio dove sono nato insieme a tanti altri miei fratelli; la vita languiva; a qualcuno davamo fastidio.

Dall’angolino che occupavamo, se non foste venuti voi, avremmo dovuto sloggiare. E’ da un po’ di tempo che nascono troppi abeti. Circolava la voce che fra gli umani sia diventato di moda servirsi di loro come supporto di luci e palline colorate. Non se ne capisce il motivo e i nostri fratelli abeti sono molto preoccupati. Certamente mi posso considerare fortunato. Oggi è un gran giorno e, credetemi, ve ne sono grato.

Un albero

Ullo Paolo

 

 

 

 


 

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