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Quando Giovanni Pascoli soggiornò a Messina.
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“Io [a Messina, n.d.a.] ci ho passato i cinque anni migliori, più operosi, più lieti, più raccolti, più raggianti di visioni, più sonanti d’armonie della mia vita”: così scriveva Giovanni Pascoli a Ludovico Fulci, il 5 luglio 1910, decantando il suo soggiorno messinese.

Nella città dello Stretto Pascoli era giunto con la cara sorella Mariù nel gennaio del 1898, chiamato ad insegnare Letteratura Latina presso l’Università. Entusiasta di trovarsi di fronte alla “bella falce adunca, che taglia nell’azzurro il più bel porto del mondo”, tra “il bel monte Peloro verde di limoni e glauco di fichidindia e l’Aspromonte che, agli occasi, si colora d’inesprimibili tinte”, il poeta va ad abitare in un appartamento al secondo piano di via Legnano, al numero civico 66 (corrispondente, grosso modo, all’incrocio fra l’omonima via di oggi con via Boner).

 

Trascorse le vacanze estive a Castelvecchio di Barga nella sua “diletta bicocca”, come amava definirla, Pascoli ritorna a Messina nel novembre del 1898, senza la sorella Mariù, che lo raggiungerà poi in occasione delle festività natalizie.

Lasciata la casa di via Legnano, va ad abitare in un appartamento di Palazzo Sturiale in piazza Risorgimento (oggi popolarmente nota come “piazza Don Fano”) al numero civico 162.

La zona è quella di nuova espansione a sud di Messina e l’alloggio è “moderno, abbastanza vasto, e soprattutto sicuro contro il terremoto" , scrive Pascoli, dimostrandosi anche buon profeta perché l’edificio, scampato al sisma del 1908, è ancora in piedi, nonostante il sacco edilizio che ha stravolto e annientato questa città.

Il poeta ne è talmente entusiasta che nell’invitare la sorella “Mariuccina” a tornare a Messina, le fa sapere che la casa “ è pulitissima” e decanta la “bella vista…dalla cucina si vede il forte Gonzaga sui monti…dall’altra finestra il mare, su l’Aspromonte…”. E, ancora, definisce lo studio “stupendo” ed occupandosi personalmente dell’arredamento della nuova casa, promette che essa diventerà “il più bell’alloggio di…tutta Messina”.

Palazzo Sturiale ha un portinaio d’eccezione, tale Giovanni Sgroi. Pascoli gli si affeziona, anche se lo definisce “aborto di Polifemo: guercio, zoppo, piccolo ” e, dopo il terremoto del 1908, si ricorderà di lui e della sua grande bontà d’animo, inviandogli una grossa somma di denaro e una lettera dove esprime l’augurio che “la nostra Messina” risorga “più bella di prima.”.

Nei momenti liberi, il poeta ama passeggiare per la città, in compagnia del collega Manara Valgimigli: sue mete preferite, la Palazzata, la Pescheria, la spiaggia di Maregrosso da dove ammira il “Fretum Siculum” e il mare, quel mare che “Se ci tuffi una mano, gocciola azzurro”. E il contatto con i messinesi, come quella volta che gli si avvicinò una bimbetta, povera di stracci e col visino smunto, a chiedergli “Vossia mi dugna un sciuri”: non elemosina, ma uno dei fiori che il poeta teneva in mano.

Alla fine di giugno del 1902, Pascoli e Mariù partirono definitivamente da Messina. La notizia della terribile catastrofe del 1908 li sconvolge, li fa soffrire con autentico dolore di figli, e le parole più belle, il poeta le rivolge a questa sua cara città: “Tale potenza nascosta donde s’irradia la rovina e lo stritolio, ha annullato qui tanta storia, tanta bellezza, tanta grandezza. Ma ne è rimasta come l’orma nel cielo, come l’eco nel mare. Qui dove è quasi distrutta la storia, resta la poesia.”.

Recentemente, per la meritoria iniziativa del Comitato Cittadino “100 Messinesi per Messina 2008” e del suo infaticabile promotore Piero Chillè, è stata realizzata e collocata accanto al portone d’ingresso del palazzo una grande lapide con iscrizione di Aldo Di Blasi.

Il primo, importante passo è stato compiuto. Adesso occorre far si che l’appartamento di Palazzo Sturiale dove Pascoli abitò e scrisse molte delle sue celebri poesie, per fortuna ancora esistente, venga acquisito dalle pubbliche istituzioni per farne un Museo di Casa Pascoli, unico nel suo genere in Sicilia, che oltre a costituire un’altra occasione culturale per il rilancio turistico di questa città, dia risposte occupazionali tutt’altro che da trascurare.

Nino Principato


 

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