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Storia dei Pupi Siciliani
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di Pippo Lombardo e Enzo Caruso

 


La Compagnia dell'Ippogrifo di Messina presenta:
"Agramante assedia Parigi"

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In video la sintesi di 60 minuti di spettacolo che mettono in evidenza i combattimenti

Breve storia dei Pupi Siciliani

di Pippo Lombardo

L’ Opera dei Pupi è un particolare tipo di teatro delle marionette che si affermò stabilmente nell’Italia meridionale e soprattutto in Sicilia tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
 
I pupi siciliani si distinguono dalle altre marionette essenzialmente per la loro meccanica di manovra e per il repertorio, costituito quasi per intero da narrazioni cavalleresche.

Le marionette del Settecento venivano animate dall’alto per mezzo di una sottile asta metallica collegata alla testa attraverso uno snodo e per mezzo di più fili, che consentivano i movimenti delle braccia e delle gambe.

In Sicilia, nella prima metà dell’Ottocento, un geniale artefice di cui si ignora il nome escogitò gli efficaci accorgimenti tecnici che trasformarono le marionette in pupi.

Egli fece in modo che l’asta di metallo per il movimento della testa non fosse più collegata ad essa tramite uno snodo, ma la attraversasse dall’interno e, cosa ben più importante,sostituì il sottile filo per l’animazione del braccio destro con la robusta asta di metallo, caratteristica del pupo siciliano.

Questi nuovi espedienti tecnici consentirono di imprimere alle figure animate movimenti più rapidi, diretti e decisi, e perciò e efficaci per imitare sulla scena duelli e combattimenti, che tanta parte avevano nelle storie cavalleresche.
 
Esistono in Sicilia due differenti tradizioni dell’Opera dei Pupi: quella palermitana, affermatasi nella capitale e diffusa nella parte occidentale dell’isola con la Famiglia Cuticchio, e quella catanese con don Gaetano Crimi (1807 - 1877), il quale aprì il suo primo teatro nel 1835.

 

Le due tradizioni differiscono per dimensioni e peso dei pupi, per alcuni aspetti della meccanica e del sistema di manovra, ma soprattutto per una diversa concezione teatrale e dello spettacolo, che ha fatto sì che nel catanese si affermasse un repertorio cavalleresco ben più ampio di quello palermitano e per molti aspetti diverso.

I Pupi riccamente decorati e cesellati, con una struttura in legno, avevano delle vere e proprie corazze e variavano nei movimenti a seconda della scuola di appartenenza in palermitani o catanese. La differenza più evidente stava nelle articolazioni: leggeri e snodabili i palermitani  (comunque difficili da manovrare), più pesanti e con gli arti fissi i catanesi (ma più semplici da manovrare).

Il puparo, curava lo spettacolo, le sceneggiature, i pupi, e con un timbro di voce particolare riusciva a dare suggestioni e ardore  alle scene epiche rappresentate. I pupari, pur essendo molto spesso analfabeti, conoscevano a memoria opere come la Chanson de Roland, la Gerusalemme liberata e l'Orlando furioso.


I Pupi della Compagnia dell'Ippogrifo di Messina

Ogni pupo rappresentava tipicamente un preciso paladino, caratterizzato per la corazza ed il mantello e gli spettatori usavano parteggiare per uno. Generalmente si contrapponevano, fra tutti, i sostenitori delle due figure più amate:

Orlando e Rinaldo, il primo con il mantello rosso e l'Aquila sull'elmo e il secondo con il mantello verde e il Leone sull'elmo. Altre figure di rilievo: Carlo Magno, Angelica, Gano di Magonza (il traditore), i saraceni: Rodomonte, Mambrino, Ferraù, Agramante, Marsilio, Agricane.


I Pupi della Famiglia Curcio al Villaggio Gesso 

Gli esperti e gli appassionati conoscono anche Peppenninu, la maschera popolare catanese scudiero di Orlando e Rinaldo, mentre a Palermo lo scudiero era rappresentato da 'Nofrio. Spesso la rappresentazione, si chiudeva con la farsa, uno spettacolo di marionette di tono licenzioso e buffo, con temi tratti dai personaggi delle tradizioni favolistiche siciliane. A volte i pupari, per trasmettere contenuti non graditi alle autorità si servivano di un gergo (comune ai malavitosi) detto baccagghiu (baccaglio).

Oggi operano ancora la Famiglia Napoli a Catania e la Famiglia Cuticchio a Palermo.


I Pupi del Museo di Cultura e Musica Popolare dei Peloritani a Gesso 

A Messina  di notevole rilievo storico è la Famiglia Gargano, ultima famiglia operante rimasta a Messina. Con le sue cinque generazioni consecutive la Famiglia Gargano è tra le più antiche esistenti. Oltre ad una ricca collezione di pupi possiede rari manoscritti di fine '800.
A questa si aggiungeva anche la famiglia Cimarosa. Sempre al Villaggio Gesso la Famiglia Curcio ha una notevole collezzione di Pupi siciliani.

Oggi a Messina, oltre alla Famiglia Gargano, opera anche la Compagnia Marionettistica dell'Ippogrifo che si avvale della guida del Maestro Francesco Cortese, detto Gigi, appartenente all'antica famiglia messinese di manianti (manianti erano le persone che muovevano i Pupi), arte appresa dal padre Ettore massima espressione nell'arte del maneggio dei Pupi. Se a Catania hanno Peppenninu a Messina c'è Lillu Scagghiozza che fa da scudiero a Orlando. Tutti i pupi sono stati realizzati da Enzo Caruso. La compagnia del'Ippogrifo mette in scena anche quattro Marionette che raccontano i fatti quotidiani cittadini.
A Messina non esiste un Teatro Stabile dei Pupi, grande desiderio della Famiglia Gargano. Don Venerando diceva sempre: "I Sindaci passano i Pupi restano".

L'Opera dei PUPI

di Enzo Caruso

Le rappresentazioni dell'Opera erano caratterizzate in passato da una straordinaria partecipazione e identificazione del pubblico che, non di rado, scendeva materialmente "in campo" in difesa dell'eroe buono (un Orlando, un Rinaldo..), minacciato dal cattivo Gano o dal moro Rodomonte.

A lungo l'Opera ha costituito per spettatori adulti e piccini la scena del mondo, il luogo in cui l'immaginario collettivo era coltivato, educato, condotto a calarsi nella realtà.
Le storie rappresentate  dai pupari avevano come tema conduttore la "Storia dei Reali di Francia" a cominciare dalla guerra di Troia fino alla Rotta di Roncisvalle, divise per cicli, della durata di un anno e mezzo circa, di rappresentazioni continue ogni sera.
E' lecito pertanto sostenere che la cultura dei nostri padri e dei nostri nonni, avesse già elaborato il "serial", la "soap opera" ante litteram. Solo che esso era incomparabilmente più vivo e affascinante delle peripezie delle famiglie di "Beautiful" nelle quali ci immergiamo ammaliati nel buio delle nostre stanze, controllati a vista dai televisori.

Nei pupi, il popolo siciliano trovò qualcosa su cui proiettare il proprio animo, la focosità, l'amore, i sentimenti tipici della nostra gente:

L'opera dunque associa alla Storia del Medioevo e ai poemi epici studiati in classe, un parallelismo frutto di un riadattamento prettamente popolare, in cui i personaggi sono simboli e modelli nei quali si identificano il carattere, i difetti e le virtù della gente comune (infame e traditore come Gano, coraggioso e leale come Orlando, scaltro, ribelle e donnaiolo come Rinaldo)…

La Compagnia Marionettistica dell’Ippogrifo, nasce dall’esperienza maturata durante un percorso culturale effettuato dall’Associazione Aurora che nel 2006  fonda la Piccola Compagnia dell’Ippogrifo con l’intento di riproporre il Teatro popolare dell’Opera dei Pupi, in una veste che attinge alla tradizione, ma progredisce e si evolve nella tecnica rappresentativa.

La Compagnia, diretta da Enzo Caruso e Fortunato Manti, si avvale della guida e del Maestro Francesco Cortese (detto Gigi) appartenente all’antica famiglia messinese di manianti di cui il padre Ettore ne fu la massima espressione.


Oltre alle storie cavalleresche dei Paladini di Francia, sono stati recentemente messi in scena le storie di quattro nuovi personaggi: Lillo Scagghiozza, Minico Funciazza, Don Ciccio u Prufissuri e il  Signo’ Pippo. Quattro marionette che con la loro satira, quasi ricalcando i personaggi della “Centona” di Martoglio, provano a raccontare i fatti quotidiani attingendo alla saggezza, all’ingenuità e alla “scienza” tipicamente popolare. La loro satira, sana e mai di cattivo gusto, esprime ad alta voce, un po’ come Pasquino e Pulcinella, ciò che la gente comune pensa, ma difficilmente avrà mai il coraggio di dire.

AGRAMANTE ASSEDIA PARIGI

Il testo messo in scena è una rielaborazione di un copione, già rappresentato dalla famiglia Cimarosa, cui abbiamo anche aggiunto nuovi personaggi.
E’ una storia “d’arme, d’amore e di audaci imprese”, di incantesimi e magie che si svolge in uno spazio e un tempo dilatati dalla fantasia: da Parigi, assediata da Agramente, alla reggia di Galafro nel Catai per la giostra dei cavalieri che ambiscono alla mano di Angelica, ai luoghi creati dagli incantesimi di Alcina.
Gli eroi  vi agiscono, ignorando e vanificando ogni ragionevole limite che si frapponga alla loro volontà, quasi guidati dalla fantastica regia di un bambino per cui tutto è possibile purché lo si desideri. E tra  tanti guerrieri la voce del popolo, Lillo, che si rapporta alle eroiche imprese dei paladini da una prospettiva “altra”, oscillando tra emulazione e demistificazione, esprimendo in tal modo l’ambiguo atteggiamento dei ceti subalterni nei confronti delle classi egemoni.
Egli fa dunque da contrappunto al valore, dei guerrieri cristiani e saraceni; al  linguaggio altisonante e privo di ironia dei paladini, contrappone il suo ibrido eloquio ricco di iperboli, espressioni  dialettali che sottende ben altre storie: un ammiccamento al pubblico, forse quello d’altri tempi, prima di dileguarsi  e cedere il campo a duelli, giostre e tornei.
Hanno permesso la realizzazione di questa rappresentazione:

Manianti: Gigi Cortese; Enzo Caruso; Fortunato Manti;
Parraturi:  Rosario Giacopello;  Enzo Caruso; Laura Manti;  Pippo Oliveri;  Fortunato Manti; Luigi Mondello
Pupi di:    Enzo Caruso
Costumi:  Maria Zampogna
Scene:    Claudio Francato
Gestione luci, audio e scelte musicali: Biagio Pernice
Adattamento testo: Maria Saccà; Fortunato Manti
Regia:     Enzo Caruso; Fortunato Manti


La collezione esposta al Museo Civico Vagliasindi di Randazzo

Una ricca collezzione di Pupi la si può ammirare al Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino ed al Museo Etnografico Siciliano Giuseppe Pitrè di Palermo.A Giarre è presente un museo-teatro dell'Opera dei Pupi nella sede della Pro loco.A Caltagirone al Teatro-Museo dei Pupi siciliani di via Verdumai.A Randazzo presso il Museo Civico Vagliasindi. Ad Acireale presso il Museo dell'Opera dei Pupi Turi Grasso sito in via nazionale nella frazione Capomulini di Acireale. A Messina al Museo di Cultura e Musica Popolare dei Peloritani al Villaggio Gesso aperto tutte le domeniche.

Pippo Lombardo


 

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