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La "Camargue" di fronte ai resti della Real Cittadella
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Il relitto della Camargue a San Raineri

PIANETA AZZURRO

di Marcello Bottari e Lucio D'Amico 

Dopo la storia della "Maddalena Lofaro" si torna a San Raineri con il relitto della "Camargue" di fronte ai resti della Real Cittadella

Portava cemento nel dicembre 1991 quando è affondato nel porto di Milazzo, dal '98 è a San Raineri

Poche pinneggiate a nord della Maddalena Lofaro si scorge la sagoma della Camargue, nave da carico abbandonata nel porto di Milazzo dov'è affondata e poi, dopo anni di attesa, quasi contemporaneamente con la costruzione della nuova banchina, rimossa e trasferita a Messina, nella rada di San Raineri, adagiata sul fondale sabbioso con la prua rivolta verso terra.


Il relitto fotografato di poppa parte del tutto affondata

Dalle dimensioni relativamente piccole il cargo ha operato per almeno 20 anni nei mari del Nord Europa, cambiando numerosi nomi e proprietari. Nel Mediterraneo è arrivata a metà degli anni Novanta con il nome di Camargue, ultimo di una lunga schiera, che la accompagnerà fino all'affondamento all'ormeggio nel porto di Milazzo.

La nave, costruita nel 1966 presso i Cantieri Brugeoise & Nivelles Brugges, in Belgio, è stata varata con il nome di Roodebeek. Commissionata dalla Armement Schelderupel S.A. di Brussel (Belgio), è stata iscritta al registro di costruzione Germanischer Lloyd.

La storia del relitto abbandonato a San Raineri, alle spalle della Real Cittadella, è di quelle che appartengono alle navi vissute, ricche di esperienze e pathos, intense e interessanti per i contenuti. A far da cornice gli avvicendamenti contestualmente ai trasferimenti. Parecchi, infatti, i passaggi armatoriali che hanno interessato la nave già a partire dal 31 marzo del 1969. La Roodebeek viene ceduta alla Libra Shipping B.V. di Rotterdam che le cambierà il nome sostituendolo con Liselotte Flint.


Lamiere corrose

Dal 1972 riprenderà la navignazione con il nome di Turnberry, impiegata per conto degli armatori Geraldo Ltd. di Londra, la Usborne & Sons Ltd sempre di Londra e la Longhaven Carriers Ltd di Jersey.

Proprio la Longhaven Carriers ribattezzerà la nave chiamandola Rockhaven ma, come riportato negli atti del giornale "London Gazzette", nel maggio del 1981 la compagnia finirà in bancarotta. Notificato il disastro finanziario dagli atti dalla Corte Reale di Jersey, in data 27 maggio 1981 il visconte, capo ufficio esecutivo della Corte Reale del Jersey, inviterà i creditori con data antecedente il 6 luglio 1981 a inviare i nomi, gli indirizzi e i dettagli delle loro richieste, pena l'eventuale esclusione del beneficio di ogni distribuzione nella spartizione del bene.


Elica quadripala

Il cargo in seguito cambierà ancora proprietà con il trasferimento alla North Sea Shipping & Trading C. di Panama. Verrà ribattezzato Stern e riprenderà la navigazione prima di arenarsi in Inghilterra nel 1986 dove subirà più di una modifica alle sovrastrutture (impavesata, alberatura ecc.).

La Stern tornerà a viaggiare nei Mari del Nord il 9 giugno 1986 col nome di Sea Eagle, per conto dell'armatore North Sea Shipping & Trading C., di Georgetown St Vincent; successivamente verrà ceduta alla Astrid Shipping & Trading Inc., di St Vincent, prendendo il nome di Astrid.


Bitte di Poppa

Il 15 Febbraio del 1988, poi, a causa di un importante danno al motore mentre si trova in viaggio da Berwick-upon-Tweed a Brema, il cargo viene rimorchiato in un bacino di carenaggio per la riparazione. Tornerà in servizio ma questa volta, passando alla storia più recente, per l'ultimo e definitivo trasferimento di proprietà.

Dal 6 dicembre 1991, infatti, si chiamerà Camargue e riprenderà la navigazione per conto della Sea River Shipping Ltd di St Vincent. Durante l'ultimo viaggio, mentre trasportava un carico di cemento, raggiunta Milazzo affonderà nel porto e verrà abbandonata per anni.

Nel 1998, cancellata dai Registri della Lloyd e in occasione della costruzione della nuova banchina, viene rimossa dal porto di Milazzo e trasferita a Messina. Ufficialmente il relitto viene "scoperto" intorno al 2000 presso l'arenile di San Raineri, spiaggiato come se dovesse essere demolito.


Dettagli oblò

La storia del relitto, ricostruita dalla Società Cooperativa Sociale Ecosfera, coadiuvata dall'assessorato regionale ai Beni culturali e Ambientali e P.I., dal Dipartimento dei Beni Culturali e Ambientali e sotto il patrocinio dell'Arsenale Militare di Messina, accompagna un relitto che allo stato attuale è meta delle escursioni subacquee degli appassionati.

Eliana Mauro, dirigente responsabile Beni Culturali sommersi d'età moderna e contemporanea e Museo del Mare, insieme con Claudio Di Franco, funzionario direttivo della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali del Mare hanno definito «il cargo un relitto importante seppure apparentemente marginale in relazione alle navi più blasonate che giacciono sui fondali dello Stretto di Messina».

Soprattutto «considerata la storia caratterizzata da diversi passaggi di proprietà tra Belgio, Paesi Bassi, e Regno Unito, disarmata ma sopravvissuta alla completa distruzione, grazie alla ridotta profondità nella quale giace può ancora conservare interesse per quei sub di livello iniziale che desiderano provare l'ebbrezza della prima immersione».


La stiva con il fondo pieno di sabbia illuminato dalla luce degli oblò 

Ecco, proprio l'immersione, si presenta abbastanza semplice e interessante per i neo-brevettati che vogliono iniziare a visitare i relitti. La nave è arenata sulla spiaggia in posizione perpendicolare alla linea di costa, emergendo per circa la metà della propria lunghezza. Eseguendo l'immersione da terra, sul lato sinistro del relitto è possibile vedere quelle che probabilmente erano le portelle delle stive. Seguendo lo scafo immerso, invece, si può raggiungere la quota di 13 metri alla quale si incontrano l'elica quadripala e il timone poggiati sui costoni che degradano verso profondità maggiori. Sulle murate poppiere di dritta e sinistra numerosi oblò appaiono integri, e visitando la nave dall'interno i giochi di luce appaiono suggestivi.

L'accesso al relitto è possibile da una porticina vicino alla stiva che si affaccia su un ampio ambiente illuminato dalla luce diretta degli oblò. Un tempo questo vasto spazio, il cui fondo è pieno di sabbia, era delimitato da paratie probabilmente in legno che caratterizzavano gli interni, quali le cabine e la mensa. La sala macchine non è visitabile, perché l'accesso è del tutto ostruito dalla sabbia. L'uscita da questo ampio ambiente è possibile attraverso una apertura che si intravede sul soffitto.

Marcello Bottari 

Un tour che diventa una sfida per tutti

A Napoli, nella zona dei Campi Flegrei, è stato realizzato e inaugurato nel 2007 il Parco archeologico subacqueo Baia. Nell'agosto dell'anno scorso è stato "battezzato", nello specchio d'acqua di Lazzaro, il primo Parco sottomarino di Reggio Calabria, denominato "Calarcheo", nato grazie all'opera dei volontari del Nucleo sommozzatori della Protezione civile "Scuba Point" e alla collaborazione con il Museo archeologico nazionale della Magna Grecia e l'Unione italiana ciechi. E un percorso accessibile a non vedenti è stato ideato anche nel percorso archeologico subacqueo tattile (cartelli in braille e la possibilità di toccare i reperti collegati tra loro da una piccola cima di riferimento ancorata al fondo) dell'Area marina protetta dell'Isola dei Ciclopi ad Acitrezza.

Abbiamo citato tre esempi vicini alla nostra realtà per dimostrare che altrove si riesce a passare dalle buone intenzioni ai fatti in tempi relativamente brevi. Il turismo archeologico subacqueo sta prendendo sempre più piede, nell'ambito dei programmi di valorizzazione delle risorse legate al mare. Il Mediterraneo offre spunti di incredibile varietà e vi sono località che hanno attrezzato siti e proposto itinerari sfidando la concorrenza degli Stati Uniti (in Florida esiste dal 1987 un sistema incentrato su nove parchi sommersi) o di altre nazioni nel mondo. C'è chi addirittura inventa percorsi mitici per richiamare frotte di turisti (il caso delle Bahamas che invitano gli appassionati del mare a un tour sulle tracce di Atlantide). In Argentina hanno pensato di creare un itinerario alla ricerca dei duemila relitti finora censiti lungo gli oltre 4700 chilometri di costa.

Messina ha ricchezze straordinarie, che siano emerse e sommerse. Lo Stretto è uno scrigno di tesori, che risalgono ad epoche antiche o più recenti, la cui conoscenza getta nuove luce anche su alcuni eventi storici che hanno vista coinvolta la nostra città. Il lavoro fatto da appassionati ed esperti è impagabile e va valorizzato dando la possibilità anche a chi non è mai sceso sott'acqua, e non ha intenzione di farlo, di poter comunque prendere parte alle meravigliose scoperte, diventandone protagonista anche mediante i sistemi interattivi e le nuove tecnologie.

La nona tappa del nostro viaggio ci riporta al punto di partenza: la Falce. È stata lanciata una sfida che speriamo sia raccolta da chi avrà responsabilità ai vari livelli istituzionali. Una città di mare senza un vero Museo del Mare è un paradosso. E lo Stretto deve diventare l'elemento catalizzatore di tutti i programmi e i progetti della Messina dei prossimi anni, perché il turismo movimenta l'economia, porta sviluppo e può rilanciare l'occupazione. Non capirlo è una follia.

Lucio D'Amico

Da Gazzetta del Sud - Venerd' 31 agosto 2012


 

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