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Studente cercasi.
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di Paolo Ullo

Una affannosa caccia all’ultimo studente può far sembrare che la Scuola, al pari di un supermercato, sia alla ricerca di clientela da soddisfare con offerte, sconti e garanzia di un luminoso futuro; ammalianti come il Canto delle Sirene, messaggi pubblicitari invitano a scegliere la Scuola migliore, mettendo in mostra strumenti didattici e luoghi di studio rimessi a nuovo per l’occasione. Per un’inversione di tendenza, dopo la scolarizzazione di massa, o scuola dell’obbligo, l’accaparramento del maggior numero di aspiranti diplomati o laureati, ha il sapore di un affare commerciale e non di una missione educativa.

Limitatamente al ruolo istituzionale dell’insegnamento, una scuola che, per fare incetta di iscrizioni, fa la reclame ai suoi prodotti, corre il rischio di chiusura per cessata attività, a seguito di merce scadente e rimasta invenduta; in studenti traditi nelle aspettative, potrebbe generarsi un effetto di ripulsa verso azioni adescatrici lontanissimi dai principi dell’educazione. In parole più povere, non è la scuola che deve cercare gli studenti, come fossero incapaci di giudizio e di riconoscere le proprie potenzialità per un futuro professionale; chi ha voglia di studiare, come premessa necessaria per attività lavorative consone a naturali tendenze, sa a quale scuola rivolgersi per curare e perfezionare doti allo stato grezzo.

Dopo aver debellato l’analfabetismo, la scolarizzazione ha largamente superato aspettative ad essa affidate, come si legge in Messina e dintorni; Guida a cura del Municipio, Messina 1902:

Scarsissima è la cultura del nostro popolino, tuttavia, grazie al servizio militare e alle nuove scuole elementari ovunque diffuse, gli analfabeti vanno sempre più scomparendo anche nei villaggi e nelle donne delle infime classi ed è a sperare che tra un ventennio non se ne rinvenga più alcuno.

Con l’innalzamento del livello culturale della popolazione, si prospettava un futuro migliore:

Assai di più se n’è avvantaggiata la classe operaia e la borghesia, nella cui gioventù, non solo è quasi del tutto sbandito l’analfabetismo, ma è presso a poco generalizzata una cultura superiore a quella fornita dalle scuole elementari.

Le donne soprattutto, che prima del 1860 erano lasciate in una completa ignoranza, ora accorrono alle pubbliche e private scuole in numero proporzionato a quello degli uomini; ed il vantaggio che già se n’è cavato da questa quasi generale sete d’istruzione in tutte le classi del popolo è aria sicura d’un infallibile progresso per l’avvenire.

Altri vantaggi e speranze, affidate all’istruzione oltre un secolo addietro, non trovano riscontro nella scuola a tutti i costi, per tutti e con labili criteri selettivi dei giorni nostri; se c’è da esultare perché si sono raggiunti obiettivi importanti, gli effetti collaterali di una popolazione scolastica, con scarse possibilità di sbocchi lavorativi, porteranno disagi con sviluppi imprevedibili. Da una gestione manageriale della scuola, al pari della produzione, distribuzione e vendita di prodotti di consumo, potrebbe derivare la chiusura di specifici indirizzi scolastici per scarsa frequentazione, come per una bottega di paese, sopraffatta dal dilagare di megacentri commerciali; il corpo insegnante di una materia passata di moda, andrebbe ad ingolfare le lunghe liste di disoccupazione.

L’istruzione, ridotta ad oscillare come la quotazione di un titolo di borsa, costretta a sopraffare se stessa in lotte fratricide fra Istituti Scolastici, prima diventare un optional non necessario, è meglio che continui a svolgere il suo ruolo formativo per tutte le attività di una società armonica e sviluppata in tutti i settori.

Per raggiungere una più completa varietà formativa, le stesse attenzioni dedicate all’insegnamento nelle aule scolastiche, meritano di essere indirizzate alle botteghe artigiane, alle imprese agricole e a tutto quanto possa creare lavoro e prospettive. Prima che quanto detto possa assomigliare ad uno slogan elettorale, per non aumentare la confusione ed il disorientamento provocato dagli spazi pubblicitari, sulla scuola del futuro o de “i migliori siamo noi”, ogni studente, destinatario di moine e allettanti promesse, come gli innamorati, segua il richiamo del cuore e non di riprese televisive, effettuate in ambienti simili a studi cinematografici.

Il detto che anche l’occhio vuole la sua parte, non trova riscontro nella fatiscenza degli edifici scolastici; i pressanti inviti a frequentare una scuola anziché un’altra, sono in forte contrasto con cornicioni denudati dalle intemperie, muri senza intonaco e suppellettili al cui deterioramento contribuiscono, in modo determinante, scolaresche poco disciplinate. Verrebbe da aggiungere al titolo “Cercasi studente”, “Cercasi scuola”, ma i margini di gestione aziendale delle iscrizioni scolastiche, non prevedono la cura del contenitore e si fermano al raggiungimento del maggior numero di contenuti. Tutti a scuola, finchè c’è spazio; dopo si vedrà. 

Ullo Paolo


 

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