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Gli sbandieratori
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di Paolo Ullo

Due diversi e contrastanti momenti celebrativi hanno avuto per teatro la vasta e malmessa penisola di San Ranieri; il primo, in ordine di vicinanza alla Città, dal titolo “152° Anniversario dell’eroica difesa della Real Cittadella di Messina” ed il secondo “Rivivi Messina: Il Montorsoli a Messina”, presso il Forte San Salvatore.

Ero a conoscenza di entrambe le manifestazioni e, nel dirigermi, decisamente, verso la seconda, sono stato necessariamente costretto a transitare al margine ed alle esteriorità della prima; per la contemporaneità degli avvenimenti, ho così verificato e messo a confronto la solennità che i gruppi partecipanti hanno potuto dedicare a spazi di memoria sulla Storia della Città di Messina.

Da gracchianti megafoni giungevano voci indistinte, disturbate e spinte dal vento, non so se dai bastioni della Cittadella o dal tendone di un circo equestre a ridosso dell’”accogliente” spiaggia di Maregrosso; la conferma che i primi manifestanti si trovavano sul luogo della cerimonia, l’ho avuta da una scolorita bandiera segnavia, più simile ad una bandiera bianca, destinata ad esperti conoscitori del simbolo in essa contenuto.

Naturalmente non ho imboccato lo sterrato di accesso alla sommità della Cittadella, non era la mia meta ed in altre circostanze ho confessato che il luogo mi mette paura; spettrale come un castello diroccato, di notte, ma non ci sono mai passato, deve far venire i brividi. Guardando in alto, ho visto sciamare, su torrioni e muri sfrangiati dagli uomini e dalle intemperie, impacciati reggitori di bandiere, come per un raduno di sbandieratori; evidentemente stavano ricordando drammatici avvenimenti e, per esorcizzarli a che non si ripetessero mai più, si servivano degli schioppi dei drappi al vento.

Ero in forte ritardo sulla cerimonia al Forte San Salvatore, dopo aver saltato anche la visita guidata alla Lanterna, ma recenti mie letture di Storia, mi portavano ad irriverenti considerazioni; mi trovavo in un luogo per il quale, a ricordo di in un primo tentativo di conquista, il Municipio ha posto all’angolo della Palazzata, nel 1898, la seguente epigrafe dettata da Tommaso Cannizzaro:

Dopo aver letto e riletto, a casa, il contenuto di questo marmo, forse distrutto dal terremoto o conservato in un luogo che non conosco, ho rafforzato la mia convinzione che nessun Messinese, alla Cittadella avrebbe da celebrare niente e neanche usarla per fiutare, perché non ce n’è,  Storia, che torni a decoro e gloria della propria Città; nello stato in cui si trova, non si presta neanche per raccogliere verdura, o “minestra sabbaggia”, mista a polvere da sparo, per scopi curativi.

Nella speranza che tutta la Zona Falcata rinasca a servizio di tutta la cittadinanza, punto dritto verso il Forte San Salvatore, dove altri sbandieratori hanno aperto ai Messinesi il basamento che regge la Madonnina, il simbolo della Città; prevalgono le bandiere della Marina Militare, il tricolore intramezzato dallo stemma delle Repubbliche Marinare, ma si respira aria di libertà.

Nella Storia documentata, l’estremo lembo di terra della Falce, di Zanclon, è passato da usi religiosi, a quelli di guerra e, adesso, di pace; lo sciabordio delle onde ha fatto da colonna sonora a  preparatissimi conferenzieri, che hanno rievocato un passato di cui andare fieri, in un luogo in cui Istituzioni Militari, senza obblighi di guerra, dedicano strutture e tempo per scopi pacifici.

Dopo aver ringraziato e salutato l’ultimo relatore e, per esso, in estensione agli altri, mi ritrovo, su un bus navetta, accanto ad altri cittadini che, come me, hanno “Rivissuto Messina” a testa alta; di ritorno, non c’è più traccia dei primi sbandieratori, che saranno andati a preparare la cerimonia del prossimo anno, ma ugualmente la Cittadella continuerà a fare paura, finchè non diventerà patrimonio collettivo della Città.

Dalla Penisola di San Ranieri giungerà, sempre, per tutti, credenti e non, il “Vos et ipsam civitatem benedicimus” e, di rimando, la Città di Messina, in obbligo con la Storia e con se stessa, ha il dovere di restituire a tutti i cittadini uno dei suoi lati migliori, compresa la Cittadella.

Ullo Paolo


 

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