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Elemosinando cultura.
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di Paolo Ullo

In una lontanissima manifestazione di solidarietà ci ho rimesso un sacco a pelo, quello che avevo dato ad uno dei lavoratori dell’I.M.S.A. occupata, a difesa del posto di lavoro. L’Industria Messinese ha chiuso i battenti, in barba ai diritti dei manifestanti, e il sacrificio di un volgarissimo sacco per passare la notte alla meglio, mi è apparso irrilevante di fronte al dramma di tante famiglie senza lavoro. In altri momenti di partecipazione al disagio, di tutt’altra natura, di artisti in esibizione, mi sono costate, per modo di dire, poche accorate parole per esprimere rammarico per il trattamento irriguardoso che la piazza di un villaggio riserva ai musicanti in concerto, durante la Festa del Santo Patrono; sopraffatti da una folla vociante e ruminante noccioline americane, imperterriti, i concertisti danno il loro contributo alla buona riuscita della Festa.

Restando nel campo musicale, di recente mi è capitato di manifestare solidarietà con un clik, aderendo ad una sottoscrizione per Posta Elettronica, una semplice, classica raccolta di firme, a sostegno di strumentisti d’eccezione, vittime di tagli ai finanziamenti nel settore artistico. Molti settori della vita culturale italiana stanno per essere messi in crisi, e forse lo sono già, presi di mira da assurde ragioni, o contorti ragionamenti, di Governo. Sono fermamente convinto che i servizi destinati al buon funzionamento di una Nazione, di una Regione o Città vanno offerti e non chiesti con petizioni popolari, manifestazioni di piazza; si finisce per passare per un popolo di questuanti, elemosinieri per mestiere, alla ricerca di commozione e slanci di cuore da parte di chi elargisce una piccola parte del suo benessere in eccesso.

Al di fuori di ogni personale considerazione, il taglio dei finanziamenti sta coinvolgendo tutti i campi delle attività culturali; si è passati da una altisonante “alfabetizzazione del paese” squillata ai quattro venti come un regalo alla popolazione, a cavallo fra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, al risparmio sulle risme di carta nelle Scuole Elementari.

Non essendo in grado di giudicare e mettere a confronto i motivi di entrambe le parti, il “braccio di ferro” che si svolge dentro e fuori il Teatro Vittorio Emanuele, si aggiunge allo smacco generale subito dalla Città; dove non c’è riuscito il Terremoto, neanche nella struttura fisica, ci stanno riuscendo i vari modi di far sapere alla cittadinanza conflitti interni ed esterni, nella gestione dell’unico Tempio dell’Arte sopravvissuto alla Catastrofe. Dopo aver ricevuto la grazia della restituzione alla Storia di Messina, abbiamo assistito alla disgrazia della cancellazione di un’opera in programmazione, come si legge in Messina e dintorni; Guida a cura del Municipio, Messina 1902, al: 

Teatro Vittorio Emanuele, già “S. Elisabetta”, costruzione dello architetto napoletano Pietro Valenti (1852). Esso sorge sull’area occupata dalle vecchie carceri e, pria dei tremuoti del 1783, dalla chiesa del Carmine… Questo teatro ha delle classiche tradizioni; vi hanno sempre agito le primarie compagnie di canto e i migliori campioni dell’arte drammatica ne hanno calcato le scene e vi hanno lasciato durevole traccia della loro fama… Non mancando nel carnevale o in straordinarie ricorrenze cittadine anche col concorso dell’autorità municipale, di schiudere i suoi splendidi e vasti appartamenti a brillantissime feste, come quelle date in onore dei Principi di Savoja nel 1862 e nel 1864, dei Reali d’Italia nel Gennaio 1881 e di Emanuele Filiberto di Savoja, duca d’Aosta, il 20 Settembre 1899. 

Sarebbe antipatico se, anche per sbrogliare la matassa del Teatro Vittorio Emanuele, dovessimo ricorrere ad una raccolta di firme, elettronica o cartacea; per questo genere di solidarietà collettiva, resta il dubbio che la saggezza dei gestori delle Finanze Governative, abbia suggerito di stilare una tabella dei numeri minimi necessari per venire incontro alle richieste dei cittadini e che occorreva un altro firmatario per essere accontentati… Per un pelo non ci siamo riusciti!… Però ci abbiamo provato… Le sorti dell’ultimo Tempio Artistico della Città di Messina non possono essere affidate alla conta striminzita di cittadini di passaggio a Piazza Cairoli o davanti al Teatro; prima della prossima cancellazione dal cartellone, chiusura per sciopero o quella, che è peggio, per cessata attività, come fosse un Cinema di periferia, il “Vittorio Emanuele” va restituito, per l’ennesima volta, alla cittadinanza.

Auguri a tutti gli artisti, alle maestranze, addetti ai lavori, organi di competenza e quanti stanno lottando, ciascuno dalla propria parte, per il bene della Città; noi, i Cittadini, aspettiamo solo che si chiuda la contesa e si riaprano le porte agli amanti dell’arte e a compagnie teatrali in fuga per mancanza di ospitalità.

Parafrasando le parole del “matto” del villaggio, “La piazza è mia” in “Nuovo Cinema Paradiso”, il Teatro Vittorio Emanuele è dei Messinesi e di chiunque se ne serve per esprimersi, sotto qualsiasi forma artistica, e non per liti di condominio; per chiunque ha l’obbligo di far ritornare il Teatro agli antichi splendori, concludo che non mi sono disperato, per aver sacrificato un sacco a pelo già usato, ma mi dispiacerebbe essere scacciato dal “mecenate” di turno, perché non meritevole di attenzione, come un mendicante che va elemosinando cultura.

Ullo Paolo

 


 

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