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Da Cardinale Bergoglio a Papa Francesco
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di Francesca Vitale

Sarebbe assurdo pensare che un'alta carica come quella che consacra un cardinale al soglio pontificio, specie in un momento di gravissima crisi della millenaria istituzione a cui appartiene, venga affidata con leggerezza a un suo membro solo sulla base di una libera votazione estemporanea. Del resto chi, avendo un'azienda malata, nomina un direttore generale senza studiare a tavolino chi può essere il più idoneo per il suo risanamento?

Quindi formulare questa ipotesi, certamente più che fondata, come un'accusa, un complotto ordito alle spalle dei fedeli, è improprio.

Certo, può apparire tale per coloro che con ingenuità pensano alla Chiesa come a una fondazione che si basa solo sulla spiritualità e il bene dei fedeli. Ogni macchina, più complessa diventa, più si serve di molteplici ingranaggi e questi ingranaggi, nati per facilitare il suo funzionamento, finiscono per diventare farraginosi consentendo l'annidarsi di finalità ben lontane dall'iniziale intento. Premesso questo, non si può negare che Papa Francesco sia una gran bella figura, quella che nell'immaginario doveva essere.

Quasi un Papa che merita un accento finale, per la carica di simpatia e affettività che, dal primo saluto dall'austero balcone vaticano, ha suscitato nell'immensa folla stipata in piazza San Pietro, in attesa del responso dello Spirito Divino. Un gesuita, appartenente, quindi, a un ordine con il suo carico di cultura e sospetti, piovuti, nei secoli, addosso a questa istituzione che fin dal 1540 Ignazio di Loyola aveva voluto affiancare al papato.

Il papa nero,qualcuno lo chiama,riferendosi al potere che il superiore dell'Ordine si dice abbia sul Papa. Ma è anche la Compagnia di Gesù,al quale si ispirano i suoi membri nei comportamenti.

Quando nasce un figlio, si spera che prenda i tratti migliori dei genitori, l'auspicio è che questo Papa italo-argentino, abbia ereditato quest'ultimo profilo: povertà, umiltà, disponibilità, e che faccia pulizia nel Tempio di tutti i mercanti che lo abitano. La sua vita passata ci conforta nel pensare che il suo modo di essere non sia solo atteggiamento, ma regola di vita.

Come Karol Wojtila non dimentica di essere un uomo, anche perchè,come lui, ordinato sacerdote in età matura, ha potuto sperimentare tale natura.

Ha rifiutato il lusso, l'eloquio pomposo, la macchina blindata, gli atteggiamenti protocollari e si è dato nome Francesco. Perchè pensare che si tratti di uno specchietto per le allodole?

Per ora godiamone il canto, sperando che si trasformi in una melodia senza fittizie illusioni. E poi non dimentichiamo, che al di sopra di ogni disegno, compreso quello ammantato di porpora, c'è veramente quello Divino.

Francesca Vitale


 

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