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Dentro l'Eremo di San Corrado sulla collina di Gravitelli
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La collina con l'eremo di San Corrado vista da Puntale Arena

Quello che in genere non possiamo vedere e segni architettonici di Medioevo

“Seguendo il medesimo camino de’Monti de’Scirpi nella parte occidentale, sopra uno di essi a meraviglia ameno, dirimpetto alla Rocca di Castellaccio s’innalza un divoto sacrario dedicato alla B. Vergine, sotto titolo di Visitò, con un’Imagine molto antica, e veneranda, la cui fondazione così cominciò…” P. Samperi Libro V capo XVIII.

 


Eremo di San Corrado - Il contesto e il Monastero

Premessa

L’eremo di S. Corrado, visibile dallo svincolo del Boccetta, è tornato oggi in uno stato dignitoso grazie alla sensibilità ed alla cura del suo attuale proprietario l’avvocato T. Morabito.Si raggiunge inerpicandosi lungo la collina di Gravitelli, un po’ oltre la Città del Ragazzo, e ci si immerge in un’atmosfera “verdeggiante” fuori dal tempo; si tratta sicuramente di un luogo dell’anima che conserva buona parte della sua spiritualità; emblematico delle sorti e del destino della città di Messina.


Eremo di San Corrado - Veduta della città e scorcio

La città, come un papavero di mare, si schiude, con il porto, i forti, il mare  alle prime luci dell’alba in tutta la sua bellezza spesso sgualcita, non amata, calpestata.

Questo piccolo scrigno ci parla, come un libro ancora misterioso da sfogliare, di fatti turbolenti, tra natura e storia,  che hanno caratterizzato lo sviluppo di  Messina e la sua indiscutibile “matrice mariana”. È un eremo che guarda, scruta, ammira e controlla il mare, in un colpo d’occhio la vista spazia dalla mole malconcia del vicina Fortezza d’Orione o di  Castellaccio,  fino al centro storico della città, permettendo di riconoscere il profilo di chiese e palazzi.


La Madonna di Visitò

Sull’eremo e sulle fonti che riguardano le sue vicissitudini storiche ha già ampiamente ed in modo esauriente riferito l’amico Giuseppe Lombardo; in questa sede ci soffermeremo invece su una edicula posta nella parte bassa del sito e daremo qualche informazione e documentazione fotografica in merito all’interno della chiesa annessa all’Eremo.

 Il monte degli scirpi  

“ Era anticamente una cappelletta sopra una rupe non molto indi lontana, verso quella parte, dove scaturisce una larga vena di limpidissima acqua da una montagna, la quale perché mormoreggiando si precipita da scoscese pietre in una profonda valle, si chiama volgarmente, lo Scoppo dell’Acqua, luogo di ordinario diporto ne’ tempi Estivi à Messinesi; hor mentre si cavavano da quella rupe grosse pietre, per le fabriche della città…”.    

Questa interessante e puntuale descrizione topografica che ci fa il Samperi per collocare l’eremo di S. Corrado, ci fornisce sicuramente molti spunti interessanti; intanto è suggestivo questo luogo “d’Arcadia estiva” nel quale i messinesi, amenamente, in una sorta di Dejeuner sur l’ Herbe si godevano la frescura verdeggiante e poi il fatto che si parli di estrazione di materiale da cava da questo luogo per le fabbriche della città. Dal punto di vista Litologico notiamo calcare biancastro massivo, generalmente brecciato, pulverulento e vacuolare del Messiniano con uno spessore massimo di 50-60 m al quale si affiancano e marne, sabbie, e calcareniti plioceniche.


Eremo San Corrado - Contesto geologico e banco di calcare


Un’edicula cuspidata lungo il sentiero che conduce all’Eremo di
San Corrado.

“Si accede all’eremo da una ripida salita al cui termine si nota una bella icona ogivale del Crocifisso.” Così nel suo libro sui Casali di Messina, si pronuncia il Chillemi, in merito ad un’importante testimonianza medievale del luogo oggetto della nostra indagine, corredando l’informazione con una foto.   


Eremo San Corrado - Collocazione dell' edicula medievale


In realtà, questa edicula oggi dedicata al Crocefisso, potrebbe rappresentare l’unica testimonianza chiara e tangibile dei primi tempi di vita dell’Eremo.

Si presenta come un manufatto in calcare, di 107 x 84 cm, di buona fattura, ed abbastanza integro consistente in una nicchia centrale affiancata da due paraste decorate e sormontata da una cuspide ogivale alta 45 cm. che presenta un arco trilobato dal bell’effetto morbido e chiaroscurale.

 


Eremo San Corrado - Edicula votiva medievale e particolari


All’interno delle paraste, due colonnine per parte(alte 53 cm) , che poggiano su una base modanata, sono  sormontate da una fascia decorativa su ambo i lati  con motivi decorativi miniaturistici consistenti in un motivo fitomorfo a rosette nella parte destra; ed in capitelli corinzi in quella sinistra.


Eremo San Corrado, particolare della decorazione delle paraste dell'edicula medievale

I capitelli fogliati corinzi di sinistra, oltre ad una certa spigolosità e profondità del tratto, mostrano una interessante “variante” a colpo di vento di sapore costantinopolitano,  presente già nei capitelli di spoglio di S. Marco a Venezia.

Il nostro manufatto apparterrebbe quindi alla primissima fase d’impianto e devozione nell’area di S. Corrado e mostra delle significative analogie con la nicchia ogivale posta all’esterno della Chiesa di S. Maria della Valle a Badiazza.


Nicchia ogivale presso S. Maria della Valle (Badiazza)


La chiesa della Madonna di Fatima già di San Corrado


 
Eremo di San Corrado - Interno della chiesa  Madonna di Fatima già di S. Corrado(foto Morabito) 


La chiesa ad  unica navata di forma rettangolare, spoglia dell’originario rivestimento in lastre di calcare  ancora visibile soltanto in un pilastro vicino l’altare maggiore, mostra un paramento a vista in laterizio; spogli altari così rivestiti con il simbolo della croce ma con lacerti dell’originario paramento ad intarsio.


Eremo S. Corrado eremo - Interno della chiesa particolare del rivestimento in calcare


L’edificio così configurato è il frutto della sostanziale trasformazione del 1946,  ad opera di Lorenzo Messina, il quale la “ridedicò” alla Madonna di Fatima, come dimostra la pala d’altare in stucco o gesso, posta sull’altare maggiore, che pare sia opera del Bonfiglio.


Eremo San Corrado, interno della chiesa con pale d'altare del Bonfiglio


Un'altra pala dello stesso autore, raffigurante S. Corrado, orna l’altare di sinistra; mentre a destra una scena di Golgota dipinta, mostra la Madonna trafitta e S. Giovanni ; l’opera doveva concludersi al centro con un Crocefisso ligneo, documentato da foto, ma oggi trafugato.  


Eremo San Corrado, interno della chiesa, altare del Crocefisso con affreschi, 
i gruppi statuari ed il Crocefisso trafugato


Una botola, originariamente coperta da una lapide databile al 1727 con il simbolo del teschio e della clessidra alata, dà accesso alla cripta, oggi oggetto di indagini; la lapide così recita: “Vivete solo in Dio, e se desiderate essere beati pregate per loro nel mondo l’unica speranza di bontà e salvezza è quella di servire Dio, il resto sono frodi”.

 
Eremo San Corrado - Accesso alla Cripta


Complessivamente possiamo affermare che, le parti visibili dell’eremo mostrano sostanziali rifacimenti avvenuti tra il XVIII ed il XX sec.


Eremo San Corrado  Locale annesso alla chiesa di non chiara funzione dotato di scala,
con tracce di decorazione 


Eremo San Corrado - Seduta semicircolare forse abside precedente


Si segnalano infine tre gruppi statuari di piccole dimensioni originariamente posti dentro teche, in cera e con vesti di seta, che costituiscono una suppellettile di pregio del santuario.

Nel primo troviamo Cristo che compie il miracolo a favore del paralitico, nel secondo la Madonna della Lettera, con uno splendido sfondo su pannello dipinto, che riceve la delegazione dei Messinesi. 

 


Eremo San Corrado, arredi sacri, la guarigione del paralitico e la Madonna della Lettera


Un terzo, di diversa fattura,  mostra infine un santo eremita, con molta probabilità di S. Corrado, insieme ad  altre figure. 


Eremo San Corrado - Arredo sacro, gruppo statuario


Secondo quello che è un leitmotiv nel Samperi e che trae sicuramente spunto da consuetudini “storicizzate” l’origine dell’eremo dedicato alla Madonna di Visitò dovrebbe rintracciarsi non in una icona venuta dal mare, ma in un’icona sottratta a sicura distruzione da un certo nobile Pasca che l’avrebbe rintracciata nelle cave dello Scoppo e salvata in quanto convinto che “abbandonata colà nella foresta, stava quivi alle ingiurie dei tempi esposta senza alcuna venerazione”.

L’oratorio, ordinato in sonno dalla Vergine al Pasca, dovrebbe quindi considerarsi il primo nucleo del futuro eremo di S. Corrado.

Suggestivo pensare, visto anche l’attestato utilizzo funerario dimostrato dalle Tombe a Grotticella dei dintorni, che il Pasca si sia in realtà trovato dinanzi ad un santuario rupestre, databile al Medioevo.

Per quanto riguarda l’immagine mariana all’interno di un retablo “ a sei scompartimenti”, descritta dal La Corte Cailler nel 1905, potrebbe non trattarsi dell’icona del Pasca, ma di un rifacimento di poco successivo; il Samperi nella sua iconologia sembra invece riferirsi proprio a questa.    

 
L'Eremo di San Corrado (sulla sinistra la campana e la Croce)

Conclusioni 

L’Eremo di S. Corrado potrebbe e dovrebbe tornare , con le sue pagine di storia da sfogliare ed i suoi incantevoli scorci sulla città, “fruibile” a fedeli e non; da questo punto di vista c’è, da parte dei proprietari, la massima disponibilità di scrutare liberamente tra le pieghe della storia ed aprire “le porte” alla voglia di capire di studiosi, semplici curiosi, cittadini.

Nei prossimi mesi, non verranno certo tralasciati, da parte mia, ulteriori studi conoscitivi.

Molto potrebbe dirci, in questo senso,  la cripta oggi per metà interrata, che potrebbe chiarire la sequenza insediativa dell’Eremo e rinsaldare dati puntuali delle fonti con  testimonianze architettoniche e di cultura materiale.

Per quel che riguarda l’edicula medievale, meriterebbe, per i suoi caratteri stilistici e l’importanza storica, di essere annoverata tra le significative testimonianze di una città caratterizzata da compagini storiche medievali ricche e complesse.

Testi e fotografie di Giuseppe Finocchio


 

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