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I nuovi untori
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di Paolo Ullo

Poco meno di 400 anni ci separano dalla peste, che colpì Milano nel 1630, magistralmente descritta da Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi”; brevi estratti dal Capitolo XXXII del romanzo, definiscono il panico che si era diffuso fra la popolazione, attribuendo agli “untori” la propagazione del morbo:

“…il sospetto sopito dell’unzioni s’era intanto ridestato, più generale e più furioso di prima…S’era visto di nuovo, o questa volta era parso di vedere, unte muraglie, porte d’edifizi pubblici, usci di case…Le nuove di tali scoperte volavan di bocca in bocca…Un veleno squisito, istantaneo, eran parole più che bastanti a spiegar la violenza, e tutti gli accidenti più oscuri e disordinati del morbo. Si diceva composto, quel veleno, di rospi, di serpenti, di bava e di materia d’appestati…”Quel vecchio unge le panche!” gridarono a una voce alcune donne che vider l’atto…”.

Tornando ai giorni nostri e nella nostra Città, nuovi e moderni untori imbrattano, ungendoli di colla, grassa e colante, per fortuna innocua, i muri e gli spazi ad essi riservati; meno innocui della colla, gli attacchini elettorali propagano, quasi sempre, infrazioni alle norme comunali sulle Affissioni, non pagando le relative tasse.

Irriguardosi di spazi monumentali, di luoghi di culto e muri pregni di storia, gli “artisti” del manifesto agiscono di notte, clandestinamente, al servizio di candidati che si presentano all’elettorato, partendo con il piede sbagliato; la mancata regolarizzazione sui diritti pubblicitari, autorizza l’ultimo arrivato a sovrapporre la sua faccia alla precedente, ispessendo le pareti con un intonaco multistrato di carta e gelatina adesiva.

A dare una parvenza di legalità e combattere il suo opposto, arrivano gli incaricati dell’Ufficio Affissioni del Comune che coprono gli illeciti con altra carta, questa volta bianca, che nasconde il tutto ed il cerchio si chiude nello spazio di due notti.

Si, perché anche i veli pietosi vengono stesi di notte, con costi forse maggiori della mancata riscossione, e la mattina, la cittadinanza dovrebbe far finta che nulla sia mutato nella scenografia elettorale. Che vinca il migliore, o il più simpatico, dalla prima faccia sepolta, all’ultima, che non sarà presa di mira e di base per altri untori: per tutti valga la consolazione che resteranno impuniti, candidati ed attacchini, e non saranno perseguitati da leggi che, in caso di elezione, dovranno far rispettare.

Nessuna paura per i nuovi untori, mascherati dietro falsi ed improvvisati concetti di libertà di espressione, tipici esempi di folclore italiano. Ad essi, anche se colti sul fatto, non saranno applicate sanzioni, torture e deterrenti da farli desistere da un fenomeno irrilevante, rispetto ai sospettati di diffusione di pestilenze. Anche se dettato dalla disperazione, il grido “Dagli all’untore!..”, a detta del Manzoni, è stato lanciato più volte in passato:

“…Per tacere dell’antichità, e accennar solo qualcosa de’ tempi più vicini a quello di cui trattiamo, in Palermo, del 1526; in Ginevra, del 1539, poi del 1545, poi ancora del 1574; in Casal Monferrato, del 1536; in Padova, del 1555; in Torino, del 1599, e di nuovo, in quel medesim’anno 1630, furono processati e condannati a supplizi, per lo più atrocissimi, dove qualcheduno, dove molti infelici, come rei d’aver propagata la peste, con polveri, o con unguenti, o con malìe, o con tutto ciò insieme.”

A noi, moderne vittime delle unzioni elettorali, non resta che rassegnarci, tanto il fenomeno si risolve con un aumento delle cartacce per le vie della Città di Messina; sempre meglio che morire di peste, come nel 1630, nella Città di Milano.

Ullo Paolo


 

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