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Chiaccherando con mio nonno
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di Eleonora Crimi.

Vi siete mai chiesti il significato di quell’icona posta sul Viale Italia, all’altezza del numero civico 156 circa? È li perché nel 1943 vi cadde un ordigno, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che spezzandosi a metà restò inesploso, si gridò al miracolo e si costruì l’edicola votiva per ringraziare la Madonna. Ho saputo ciò chiacchierando con mio nonno mentre vi passavamo davanti.  Da quel momento mi sono chiesta come fosse Messina durante la guerra. Non esistono molte foto del periodo nazi-fascista della città,io non ne ho mai viste, ho deciso così di affidarmi non ai libri, ai documenti d’archivio.. ma alla memoria, quella di mio nonno, al ricordo di coloro che in quegli anni avevano poco più di vent’anni.

Erano anni in cui chi non si sposava pagava la tassa del celibato, in cui si era pagati tremila lire se partorivi una figlia femmina, seimila se era un maschio, affinché si procreasse, come incitava la frase posta all’entrata della colonia montana nella pineta della Madonnuzza, che recitava “Bimbi voi siete l’aurora della vita, voi siete la speranza della patria, voi siete soprattutto l’esercito di domani”.

Era una Messina dal volto antico, ancora immagine della distruzione del terremoto, e dalla presenza dell’architettura razionalista di puro stampo fascista, come la stele dd marmo con la scritta Dux su i quattro lati posta al centro di P.zza Cairoli ed ancora il Palazzo Littorio, oggi sede del catasto, dal quale parlava il duce durante le sue visite nella nostra città, e da dove si poteva chiaramente scorgere nella costa calabra l’immensa scritta “DUX” che brillò nella notte del 1935. Durante la guerra non si respirava solo paura e polvere da sparo, il divertimento e la cultura non mancavano con i tanti teatri e cinema distrutti dopo il ’45 per la costruzione di palazzi ed appartamenti.

Si  ricorda il grande Teatro Peloro che sorgeva nella sede dell’attuale palazzo del Toro, tra la via T. Cannizzaro e via Dei Mille; il Teatro Savoia nei pressi di P.zza Cairoli e il Teatro Vittorio Emanuele che in quegli anni ospitava gli uffici del comune e tornò al suo originario ruolo solo molto tempo dopo la guerra. Nella cortina del porto era ancora possibile vedere la bellissima struttura in ferro battuto ottocentesca della pescheria, dove si poteva comprare un pezzo di pane con ricotta a quattro soldi durante la pausa pranzo scolastica.


  Il nuovo mercato alla marina.
Litografia di A.Sartorio collezione Andrea Bambaci

Erano gli anni in cui tra la Cittadella, i cantieri navali Rodriguez e Cassaro, vi erano le ciminiere fumanti della fabbrica Cesariello che preparava marmellate e conserve e nel trambusto dell’industria il silenzio perenne del cimitero inglese poi spostato all’interno del Gran Camposanto. Dall’arsenale era possibile scorgere il braccio di mare in cui nel 1943 una bomba colpì una nave piena di munizioni che scoppiando squarciò il globo al di sotto della statua della Madonnina, tale fu l’impatto che alcune parti della nave arrivarono persino nella Circonvallazione.

Era una Messina che si riparava dai bombardamenti dentro la galleria santa Marta, una Messina duramente colpita ma che si rialzò cosi come il passato troppe volte le aveva già insegnato.

Ribadisco ancora che questo “racconto” non è frutto di ricerche scientifiche ed enciclopediche, ma una semplice chiacchierata, a tratti  forse imprecisa, ma che percorre solo le orme della Memoria.

    Eleonora Crimi


 

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