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Elezioni ed affinità elettive
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di Paolo Ullo.


I sei candidati a Sindaco di Messina

Nel marasma generale dell’ennesima campagna elettorale, gli aspiranti agli scanni in palio ricorrono a singolari espedienti per accaparrarsi la fiducia, la simpatia ed il voto dell’elettorato; il più buffo é quello di mettere alla gogna mediatica il proprio mezzobusto, nella speranza che scocchi la scintilla, mostrando un sorriso suadente, un seno prominente, una pappagorgia o una bella silhouette. Ritenendo insufficiente la sola immagine su un volantino, manifesto o gigantografia, i candidati completano il tentativo di convincimento con frasi fatte, talmente concise, telegrafiche, enigmatiche e copiate da un manuale sputasentenze, da non sembrare farina del proprio sacco; più ristretto della conserva di salsa di pomodoro asciugata al Sole, un concentrato di pensiero, che farebbe impallidire le Scuole Filosofiche dell’Antica Grecia, accompagna le figurine ruzzolate dal vento.

All’elettore non resta che subire volti e slogan, senza la possibilità di oscurarli o cambiare canale, come si fa con il telecomando per un programma televisivo indesiderato e non gradito; chiacchiere, proclami, promesse, da qualsiasi direzione provengano, si assomigliano tutti e finiscono per creare una crisi di rigetto ed un rifiuto a capire eventuali differenze. Anche se non interpellato dai pretendenti al mio voto, dico la mia sul lato più oscuro, l’enigma più amletico della faccenda, l’appartenenza ad una specifica squadra di concorrenti e non ad un’altra; mi chiedo quale sottigliezza di idee distingue decine di simboli sotto i quali confluiscono migliaia di sconosciuti che per la prima volta si ritrovano nello stesso elenco.

Dalle mie reminescenze scolastiche traggo spunto per giustificare la presenza di diverse correnti filosofiche o di pensiero per interpretare l’animo umano; dalla disputa fra menti eccelse si è fatta più luce sui fenomeni dello spirito che regolano la nostra esistenza. C’è qualcosa di subdolo, misterioso ed equivoco nell’identificarsi con variopinti stemmi, per far credere di essere i più bravi nella gestione della cosa pubblica; l’appartenere a gruppi politici, nati come funghi, di dubbio amalgama, non cambia le modalità di sostituire una lampadina o di far rispettare i diritti e doveri dei cittadini. Nessuna convergenza di idee potrà mai legare elettori ad eletti,  che hanno puntato sulla conta del voto di gruppi, corporazioni, famiglie, che trarranno vantaggio da un reciproco appoggio; gli altri, gli sconfitti, si arrangeranno, sacrificati sull’altare dell’”alternanza democratica”: oggi comando io, domani tu, una volta ciascuno e tutti siamo contenti.

Le affinità elettive, le correnti di pensiero non fanno parte dello scenario elettorale, non ce n’è bisogno, né prima, né dopo la conquista del potere; passate le elezioni, i vincitori cercheranno, alla meglio, come possono, di mantenere gli impegni manifestamente assunti. Se non ci riusciranno, ci sarà sempre un gruppo vincente al quale accodarsi e restare ancora nella squadra dei vincitori, in barba al credo politico, valore tanto variabile da permettersi di rinnegarlo quando occorra.

Gli sconfitti ritenteranno la prossima volta, rattristati non dalla sconfitta, se ce l’hanno, dei loro ideali, ma dalla mancata occasione di stare ai vertici del comando; evidentemente la loro squadra non ha raggiunto l’amalgama necessario, incognita di numeri e non di persone che la pensano allo stesso modo. Stando alla eccessiva quantità di formazioni concorrenti, c’è da credere che la classica contesa, fra tendenze di pensiero di diametralmente opposta direzione, non abbia più ragione di esistere; come per un abbraccio fraterno, tutto l’arco degli scanni del potere è saldato da sottigliezze di ideali che agiscono per il bene comune.

Secondo questa considerazione, un candidato vale l’altro, e noi elettori staremo sempre a galla, in uno scenario politico da calma piatta, i primi beneficiari di una società ideale che non ha messo d’accordo neanche i maggiori pensatori del passato; due di questi, in una canzonetta di un cantautore, “…si davano la mano” come due amici, come niente fosse, anche se i loro pensieri divergenti hanno condizionato la Storia del Vecchio Continente.

Auguri ad aspiranti eletti e agli elettori, che di queste mie sottigliezze neanche rideranno, per non avere il tempo di leggerle, considerandole fuori dai loro programmi, ininfluenti ad ostacolare il raggiungimento dei loro obiettivi. Chiacchiere, le mie, che si sommano ad altre chiacchiere…e di questi tempi ne abbiamo piene le orecchie. 

Ullo Paolo

 


 

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