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La scalinata Santa Barbara
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La scenografica scalinata Santa Barbara, fiancheggiata da una cortina continua di edilizia abitativa del 700  e dell’800, dalla via Tommaso Cannizzaro conduce al sovrastante Viale Italia.

Essa rappresenta un prezioso brandello superstite di sistemazione urbana pre-terremoto, sviluppandosi sull’area sommitale del bastione facente parte della cinta muraria fatta realizzare da Carlo V nel giugno del 1537, su progetto dell’architetto militare Antonio Ferramolino da Bergamo, e a ridosso dell’antico borgo del Tirone, porzione significativa di tessuto urbano settecentesco ed ottocentesco della città.

 Prende il nome di “Santa Barbara” perché prima del sisma del 1908, sulla rampa iniziale nell’omonima attuale piazza, affacciava un complesso religioso monastico alla Santa dedicato, fondato in epoca medievale ed il cui portale di accesso datato 1489, dopo il terremoto, è stato ricollocato nella chiesa di San Leonardo in San Matteo a Villa Lina, all’esterno del prospetto laterale in via Monte Scuderi.

     In origine la scalinata collegava la parte bassa della città con il Noviziato dei Padri Gesuiti (1576), istituto religioso di formazione dei novizi che, appunto, aspiravano ad entrare nell’Ordine fondato nel secolo XIV da Sant’Ignazio di Lojola. Dopo il sisma del 1908, andato parzialmente distrutto il Noviziato ed edificato, al suo posto, il complesso di edifici militari della Caserma “Sabato”, la scalinata venne interrotta dal tracciato della Circonvallazione (Viale Italia) la cui realizzazione ebbe inizio nella prima metà degli anni Trenta.

     Oggi la scalinata conserva ancora intatto il fascino del passato e le suggestioni evocative che scaturiscono dalla sua panoramicità e dagli scorci urbani tipici di un “modus vivendi” del ceto medio popolare della città dell’Ottocento. I resti pre-terremoto ancora esistenti in situ, lungo il percorso della scalinata S. Barbara, costituiscono l’unico aggancio visibile che ci permette di leggere le sedimentazioni del passato in questa porzione storica della città. La Chiesa Madonna della Rosa o S. Maria della Mercede al Tirone, che sorge nella parte centrale della scalinata, è un oratorio di proprietà privata appartenente alla famiglia Stagno d’Alcontres Villadicani di Mola.

Prende il nome di Madonna della Mercede da una bella statua settecentesca che Mons. Guglielmo Stagno D’Alcontres, ausiliare del Card. Giuseppe Guarino, rilevò dalla Chiesa della Mercede di via Primo Settembre quando i Mercedari, a causa delle leggi eversive del 1866, dovettero abbandonarla. Per la stessa ragione la chiesetta viene anche intesa Madonna della Rosa, come quella, appunto, dei Mercedari di via Primo Settembre. Ricostruita la facciata dopo il sisma del 1908, la chiesa conserva sul prospetto laterale che affaccia sulla scalinata Santa Barbara, una finestra seicentesca in pietra calcarea, sormontata da una pregevole testa d’angelo in altorilievo.

     La scalinata è stata recentemente riqualificata dal Comune di Messina (progetto e direzione lavori dell’arch. Nino Principato con la collaborazione dell’arch. Salvatore Corace e del geometra Luigi Gugliandolo, R.U.P. arch. Giovanni Carlo Berenato) con un intervento complessivo che ha riguardato la pavimentazione di tutte le rampe con lastre di pietra calcarea bianca di Modica mantenendo la ciglionatura di tali rampe con l’antico materiale esistente in pietra lavica. Una fascia centrale composta da quest’ultimo materiale sottolinea visivamente e raccorda, in una sorta di percorso “disegnato” a terra, tutte le rampe della scalinata dall’inizio alla fine.

Nell’ottica del recupero delle antiche tipologie dei percorsi pedonali, sono state realizzate tre “piazzette della memoria” che  hanno ripreso la pavimentazione originaria e diffusa nella città pre-terremoto, e, cioè, il selciato di ciottoli di fiume con bordure e diagonali incrociate di regolarizzazione, in basole di pietra lavica. In alcuni punti della scalinata sono state piantumate essenze vegetali basse a carattere arbustivo per non occultare la visione delle facciate degli edifici.

Infine, oltre l’impianto di pubblica illuminazione con pali in ghisa, bracci a pastorale e corpi illuminanti a lanterna esteticamente consoni alle qualità architettoniche – ambientali della scalinata (precedentemente al terremoto del 1908 l’impianto era a gas, composto da pali metallici con corpi illuminanti a “lanterna”) è stato installato un adeguato proiettore per illuminare la facciata della chiesa dedicata alla Madonna della Rosa. 

Nino Principato


 

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