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La Città irreversibile
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di Paolo Ullo

A testimonianza del passato, ruderi, costruzioni ridotte in rovine assegnano ad epoche lontane il valore di tempi felici, come per tutti i tempi andati; per il solo fatto di essere giunti fino a noi malconci, incutono rispetto, anche se non sempre sono simboli di positività o antica saggezza. Senza andare troppo lontano, qui da noi, nella nostra Città, le tracce di vestigia di fama, gloria e grandezza sono appena leggibili, materia di studio per cultori di Storia, ai quali è affidato il compito di tramandarne la conoscenza; dal confronto con il suo presente, Messina ne esce sconfitta, irriconoscibile, non più quella di prima, vittima di processi di decadimento, sui quali non ci resta che piangere.

Figlia del progresso, dell’evoluzione dei tempi, dell’incuria e di interessi di parte, la nostra Città, come per un processo chimico irreversibile, ha imboccato la strada che non le permetterà di riprendere una identità diversa da quella che conosciamo; lo smacco subito sarà più stridente agli Storici ed a chi ancora conserva memoria, e non per semplice nostalgia, di tempi certamente migliori. Non sono bastate violente manifestazioni della natura, per incutere più rispetto al territorio ed, al prossimo “conflitto” meteorologico o tettonico, abbiamo da sperare di incassare al meglio il colpo; dimenticheremo presto la batosta, dopo aver constatato di aver oltrepassato limiti che non ci erano concessi, e se responsabilità c’è, gliela accolleremo a gente o Amministrazioni che non ci sono più ed il fatto “non sussiste”, per usare un termine giuridico.

Non sto qui ad elencare i fenomeni irreversibili, di fronte ai quali l’ultima, nuova, Amministrazione Comunale potrà solo allargare le braccia, né ho da mettere in evidenza fenomeni che potrebbero salvare il salvabile; a tutti noi, Amministrati ed Amministratori è fatto obbligo di porre freno ad ogni azione che sfregi ulteriormente i connotati di Messina. Ho espresso il mio rammarico perché la Città sia andata a cader nella trappola del Commissariamento, ed esulto per esserne usciti, così come scrivevo, nel Settembre 2012, in “La Città del Commissario”:

Non me ne intendo di politica come, immagino, ne sappia chi offre il suo servizio ad una Città con il titolo di Primo Cittadino; io, con lo stesso titolo e senza numerazione, aspetto ed ambisco ad una Città migliore, senza epiteti o definizioni cinematografiche. Messina deve continuare ad essere Città di tutti ed il Commissario, non ce ne voglia, non potrà mai cambiarle i connotati; anzi, più breve sarà la sua permanenza alla Casa Madre e meno saremo esposti alla gogna, al ludibrio delle male lingue, dei disfattisti e degli uccellacci del malaugurio. Lunga durata, invece, al prossimo Sindaco, chiunque esso sia, e che di lui si dica, come si è detto per un suo predecessore d’altri tempi, che ha agito colla fede, con cui egli soleva pronunziare, sempre con emozione, il nome solatio ed allettatore di Messina, della quale era idolatra.

Ullo Paolo

La Città del Commissario

 

 


 

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