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Pietro, l’Acquaiuolo.
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di Paolo Ullo

L’ingegnere Pietro Interdonato, studente e progettista del Liceo Maurolico.

Ho da poco concluso “La via dell’acqua; viaggio nella lotta alla sete della Città di Messina”, dove, tra l’altro, scrivevo:
“A Pietro, “Acquaiuolo” d’eccezione, non poteva bastare una brocca a forma di giara, dal collo strozzato, con un orifizio laterale, contenente non più di 5 litri d’acqua, per mettere la Città di Messina in condizioni di dissetarsi, finchè pioggia esisterà. Per nulla intimorito di essere il più giovane, ma non il meno esperto, della formidabile squadra che ha fornito la Città di acqua potabile, ha concepito e disegnato il primo vero Acquedotto di Messina. Ci tengo a precisare che, parlando di Pietro, non pratico un “culto” alla persona, ma un doveroso omaggio alla Storia di Messina e di un suo protagonista.”

... E protagonista lo è stato, l’Ingegnere Pietro Interdonato, anche durante la ricostruzione del dopo Terremoto. Qui concentro la mia attenzione su Pietro e gli avvenimenti che lo legano al Liceo Maurolico;  per un quadro più completo della sua attività professionistica, rimando alla lettura de “La via dell’Acqua”, mio modesto contributo e pezzo di mosaico nella Storia della Città di Messina.

Pietro Interdonato nasce a Torino il 24 Aprile 1860 perché il padre, anche lui Pietro, nel 1854 fu costretto alla via dell’esilio per colpa di quella “testa calda” e rivoluzionaria del Colonnello Giovanni Interdonato. Per costringere il Colonnello, futuro garibaldino ed il Marchesino, diciassettenne, Pietro Mauro, a costituirsi a seguito di un conflitto a fuoco con le truppe Borboniche, tutti gli Interdonato furono messi in prigione per poche ore, pochi giorni o per un tempo non meglio specificato. Per evitare ulteriori fastidi o impedimenti alla carriera, il Professore Pietro Interdonato lascia Nizza di Sicilia diretto a Torino dove lavora come traduttore di documenti e manoscritti dal Francese in Italiano; sposa Prola Carlotta, nasce Pietro Giuseppe e dopo pochi anni, già nel 1874 tutta la famiglia è a Messina, dove il professore va ad insegnare Geofisica all’Università. Pietro Giuseppe studia a Messina, quasi sicuramente al Liceo Maurolico; sarà impossibile averne conferma dopo il devastante incendio del 10 Luglio 1924 che ha distrutto gli archivi del Liceo, ancora ospitato in baracche di legno, ma si può affermare che Pietro abbia frequentato il Maurolico per la forte amicizia del padre con Giuseppe Morelli il “primo Preside Fondatore del Regio Liceo, il quale assunse il nome  di Francesco Maurolico in seguito al Decreto del 4 Marzo 1865.”

I rapporti amichevoli della famiglia Interdonato con Morelli sono dedotti da una lettera del 24 Marzo 1874 nella quale Pietro Interdonato, padre, scrive:

“Caro Vincenzo, ieri è venuto a trovarmi Morelli, preside del Liceo Maurolico, e mi fece leggere una lettera a lui diretta da Pietro Barbaro, il quale fa pratiche presso il Ministero per essere in luogo mio ad assegnare la cattedra di Economia Politica in questa Università. Egli spera mercè i buoni uffici del Morelli ottenere che ciò non faccia io…- E’ proprio il gioco della Volpe e della Gallina-, io ho detto al Morelli, ringraziando il Sig. re Barbaro della pessima opinione che ha di me…”
Diversamente dalle incertezze, non supportate da documentazione, sul ruolo di studente del Liceo Maurolico, il contributo di Pietro Interdonato alla costruzione del “suo” Liceo è documentato.

Completati gli studi Liceali, Pietro inizia il biennio di Ingegneria Civile a Napoli e i restanti tre anni li completa al Politecnico di Torino, sua Città natale, dove si laurea in Ingegneria Civile, il 31 Dicembre 1883.
Tre anni dopo il completamento, nel 1905, della costruzione dell’Acquedotto Civico, Pietro paga un forte tributo nel disastro del Terremoto del 28 Dicembre 1908. Nell’Ottobre 1909, in “La Catastrofe del 28 Dicembre 1908: Impressioni di un tecnico superstite.”, afferma di essere stato “estratto vivo per puro caso dalle macerie, desolato dalla quasi completa distruzione della propria famiglia”. Dopo aver assistito impotente alla morte della moglie Francesca Mauro e di due dei quattro figli, Pietrino e Carolina, nell’anno 1911 riprende appieno la sua attività professionale, ricevendo l’incarico di progettare l’edificio del Liceo Maurolico, la cui attività scolastica si svolge in baraccamenti provvisori. Nell’Estate del 1912, Pietro contribuisce alla ricostruzione della Città con il “Progetto del R. Liceo Ginnasio “Maurolico”. La stampa così lo descrive, presentandolo alla cittadinanza:

“Piuttosto che nell’isolato N. 328 nel vecchio locale dell’Annunziata dei Teatini secondo era stato stabilito, questo spazioso edificio sorgerà nell’area attualmente libera dietro il grand’Hotel e precisamente tra le vie Risorgimento, Aurelio Saffi, Centonze e la traversa XII ove sarà l’ingresso e il prospetto principale. La ragione di questo mutamento deriva dal fatto che negli antichi locali dovrà risorgere il collegio “Alighieri” con tutte le scuole di una volta e quindi con un secondo liceo pareggiato. L’area destinata al nuovo casamento misura mq. 3.609 dei quali ne saranno coperti dalle fabbriche circa 2.700.

Il fabbisogno di ambienti essendo considerevolissimo, l’utilizzar quest’area in modo da creare una distribuzione pedagogicamente ed igienicamente moderna, ha formato l’oggetto dello studio più accurato da parte del progettista. Anzitutto debbo notare che in Messina intendesi usufruire dell’istituzione del liceo moderno ultimamente creato, ciò che richiede oltre agli ordinari gabinetti di fisica, chimica e storia naturale, spaziose aule di disegno a Nord con la luce dell’alto piovente da appositi lucernari secondo le regole dell’arte; occorrono altresì altri ambienti grandiosi che mentre serviranno durante l’anno per riunioni, feste e conferenze, debbono tanto opportunamente giovare alla fine di questo per gli esami delle varie licenze. L’Architetto, colla speciale bravura che deriva dai forti studi compiuti in quella scuola d’applicazione di primissimo ordine che è l’Istituto Politecnico del Valentino in Torino, ha disposto tutti codesti locali in pianta con quella razionalità e precisione che era del caso e che i vari disegni che ho potuto esaminare, mostrano all’evidenza.

Questi locali d’uso, dirò così eventuale, trovansi infatti orientati verso la via Aurelio Saffi nella parte posteriore del casamento, mentre le migliori esposizioni rimangono riservate soprattutto alle aule scolastiche che dovranno giornalmente funzionare. Ha dato a questo gruppo di ambienti d’uso limitato un carattere architettonico decorativo alquanto diverso del resto e perché ne sia rilevata subito la diversa destinazione e per risolvere adeguatamente l’incresciosa questione dei dislivelli che han portato come conseguenza anche un alto scantinato su questo lato dell’edificio che rimane limitato al solo piano terreno.

Importanti scalee da questo lato consentono al pubblico di accedere direttamente dall’esterno alle sale suddette senza impegnare i locali riservati al personale insegnante e alla scolaresca. All’ufficio di presidenza ed alle sale dei professori l’ingresso è dal prospetto principale sulla traversa XII; tali locali comunicano con una corte secondaria di 126 mq. attorno alla quale sono disposte le stanze dei bidelli e le sale d’aspetto delle studentesse. Le aule scolastiche ordinarie e quelle speciali di fisica, chimica e storia naturale sono disposte sui lati maggiori dell’edificio e godono dell’esposizione di Sud-Est che è ritenuta la migliore, giacchè i grandi corridoi di disimpegno, della larghezza minima di m. 3,10, sono situati a Nord-Ovest longitudinalmente in ambedue i corpi del fabbricato. Tali corpi, oltre che dal cortile secondario sopra citato, sono separati dalla grande corte principale che misura 756 mq. di superficie. Prospettano in questa corte, oltre alle aule da un lato e al corridoio dall’altro, come sopra è stato detto, la grande sala di disegno citata ad i gruppi di cessi con esposizione a Nord.

Le aule scolastiche, capaci ciascuna di quarantacinque allievi, misurano m. 9 per 7 e tutto l’edificio può contenere 954 scolari. Si accede al primo piano da due comode scale. Qui tra i due cortili ha trovato provvidamente posto l’alloggio del custode. Oltre al servizio dei lavabi e dei cessi, che sono in numero di trentasei ragionalmente disposti e ripartiti, l’acqua potabile alimenterà numerosi rubinetti di attingimento. Il sistema di fognatura è a canalizzazione mista, adottato per la sete della città; in essa vengono emesse tanto le acque di lavaggio e le materie di rifiuto, quanto quelle pluviali delle gronde e dei cortili. Sifoni idraulici impediranno eventualmente le cattive esalazioni. A termosifone saranno riscaldati i locali della presidenza, dei professori, della segreteria e biblioteca. Nelle aule scolastiche opportune disposizioni consentono il rapido rinnovamento dell’aria, e la illuminazione è abbondante perché il rapporto fra la superficie aperta per l’illuminazione ed il pavimento è quello adottato pei migliori fabbricati scolastici d’Italia e dell’estero. Una caratteristica della distribuzione è quella di due ampi vestiboli coperti ai due ingressi per gli allievi, uno su via Risorgimento, l’altro su via Centonze.

Essi consentiranno l’attesa al coperto dell’ora delle lezioni ai numerosi allievi che, a Messina specialmente nelle condizioni attuali, dovranno anticipare l’arrivo in città colle prime corse della mattina. In questi vestiboli potranno col tempo trovar posto, oltre l’albo delle comunicazioni ufficiali, simulacri illustri, lapidi ed iscrizioni educative. Internamente solo questi locali e la grande sala delle feste e delle conferenze avranno decorazioni. Quanto alle forme architettoniche esteriori, sono trattate con quella sobrietà schiva di qualunque pretesa che tanto si addice all’uso cui l’edificio è destinato. L’Architetto si è proposto il solo intento di presentare con effetto piacevole di distribuzione la massa all’occhio dei guardanti e solo qualche partito a figure decora gl’ingressi principali su la traversa XII e Aurelio Saffi e le fronti estreme, tanto per movimentare le linee, dar bando alla grettezza, pur disponendo provvidamente il sentimento dell’eleganza alla economia. Il sistema di costruzione è quello delle strutture partenti in cemento armato con riempimento di muratura in materiale laterizio.

Così, a mio modesto avviso, l’Architetto ha assimilato i dettami di un eminente igienista e pedagogo: “Bisogna che un edificio scolastico risponda in primo luogo ai requisiti dell’igiene e della pedagogia. La scuola dev’essere ben ventilata, bene illuminata, avere dei locali spaziosi, di accesso facile, bene adatti al loro uso; ma inoltre occorre che il suo aspetto sia gaio, sorridente, che produca sull’occhio una sensazione piacevole, che eserciti una vera attrattiva con la sua decorazione semplice e di buon gusto. Sempre restando entro limiti prudenti di spesa si può dare a un locale scolastico un aspetto differente da quello di un luogo d’esposizione…”

La spesa preventivata ascende a Lire 550 mila. Il progetto è stato già consegnato al R. Commissario e dopo approvato dal Genio Civile, dopo che la Giunta Provinciale per le Scuole Medie ne avrà preso visione sarà spedito a Roma, per le approvazioni e l’assegnazione dei fondi da parte della Commissione Reale. Tutte codeste pratiche possono espletarsi entro tre mesi, sicchè è sperabile che nel prossimo Ottobre si dia mano ai locali che potrebbero essere ultimati, secondo le previsioni dell’Egregio Sig. Interdonato, entro l’Estate del 1914, di modo che col 1° Ottobre di quell’anno l’edificio potrà essere pronto per accogliere la scolaresca. Così il R. Liceo “Maurolico” sarà ospitato in uno dei più belli e comodi edifici scolastici che si possano pensare, e Messina potrà andare orgogliosa di questa istituzione che porta il nome del suo figlio più illustre, e che l’amore e lo studio di un altro suo figlio benemerito farà risorgere un nuovo splendore di sulle informi macerie.”


L’edificio, prima previsto tra le vie Risorgimento, Aurelio Saffi, Centonze, sorgerà poi nella sua attuale dislocazione, soltanto dopo la conclusione della Prima Guerra Mondiale. Nell’Agosto 1920, in una lettera alla Gazzetta di Messina, Pietro manifesterà il suo disappunto per le variazioni intervenute:

 “27 Agosto 1920, La questione del Liceo Ginnasio:

Ill.mo Sig. Direttore della “Gazzetta di Messina”. In questi ultimi tempi i giornali locali e non locali si sono occupati spesso e volentieri del Liceo Ginnasio e di rimbalzo, senza nominarlo, dell’Ingegnere che lo ha progettato, che sarebbe poi il sottoscritto. Siccome alla costruzione di questo importante edificio scolastico comunale si appassiona la cittadinanza, che credo abbia in fondo la sola aspirazione di vederlo una buona volta sorgere, mi sembra opportuno che la “Gazzetta”, che si è anche ieri occupata della cosa, faccia sapere come stanno le cose. Nel 1911 ho avuto l’incarico di studiare il progetto dell’edificio che la Amministrazione Comunale del tempo stabiliva dovesse sorgere sull’area dell’isolato 86. Non sono stato interpellato sulla scelta di tale area. Nel Luglio 1912 ho presentato il progetto che, dopo la consueta “Via Crucis” Messina- Roma e viceversa, è stato approvato e, dai vari consessi ed uffici che ebbero ad occuparsene, debbo presumere, sinceramente lodato. Nel 1914 è stata assegnata la somma occorrente alla costruzione, ma l’aumento dei prezzi, che cominciava a delinearsi all’epoca in cui è stata indetta la licitazione, ha impedito che il lavoro fosse aggiudicato.

E’ stato però eseguito dall’”Unione Edilizia” il lavoro di sbancamento. Nel 1917 l’Amministrazione Comunale del tempo ha creduto opportuno di “trasferire” l’edificio all’Isolato 46, facendo sorgere sull’86 l’attuale gruppo di case popolari. Neanche su questo trasferimento sono stato interpellato. Ho modificato il progetto per adattarlo alla nuova area… Ed ora? Abitanti dei “padiglioni” dell’isolato 76, aspiranti agli appartamenti dell’isolato 86, rilevano, dopo nove anni, che la località non risponde allo scopo. Non entro in questa discussione, che è poco tecnica e molto…politica, nel senso italiano e messinese della parola. L’Amministrazione Comunale giudicherà dei rilievi e delibererà se del caso. Se dovessi fare un altro progetto, lo farò perché, facendo il professionista, faccio “anche “ questo. Ma spero non mi sia fatta colpa del desiderio che esprimo, come messinese e professionista insieme, di vedere sorgere davvero una buona volta questo edificio e gli altri…sui quali la discussione non è ancora aperta. Ringraziandola della pubblicazione, mi confermo di lei dev.mo:
Ing. Pietro Interdonato”.

Per il suo penultimo segno lasciato in Città, solo poche righe di accenno, con questo semplice annuncio del 13 Novembre 1924, lo stesso anno dell’ultimazione di parte dell’edificio del Liceo Maurolico: “I nuovi locali della Banca Commerciale: La Banca Commerciale, succursale di Messina, ha inaugurato la sua nuova sede alla Dogana, nell’ampio e magnifico palazzo che sorge fra il Viale S. Martino, la via I° Settembre e via dei Verdi, costruito dall’impresa Vitali su progetto dell’Ing. Pietro Interdonato.”
L’ultima lettera, che Pietro indirizza alla “Gazzetta di Messina”, porta la data del 26 Febbraio 1927 ed in essa lamenta il ritardo nel completamento dell’edificio del Liceo Ginnasio Maurolico. Sette anni dopo la nota di disappunto sulla variazione del luogo, in questo ultimo documento l’Ingegnere Pietro Interdonato ripercorre la storia del suo Progetto e ne sollecita la realizzazione:

 “27 Febbraio 1927: L’edificio del Liceo Ginnasio Maurolico

 “Pregiatissimo Sig. Direttore della Gazzetta di Messina.

Fra gli edifici scolastici della nostra nuova Città, quello del Liceo-Ginnasio è stato certamente il più “tormentato” dalle vicende della sua ubicazione! Rischia di esserlo ancora per quelle del suo completamento! Queste si collegano a quelle della prima “epoca”. Una breve, brevissima, storia potrà essere utile. L’area, dapprima stabilita per l’edificio, era quella dell’isolato 86 e su quella è stata redatto il primo progetto (1913). Poi, per brev’ora, si pensò all’isolato 76 ed il progetto venne conseguentemente riformato. Ambedue gl’isolati preconizzati erano prossimi quindi all’attuale edificio del Genio Civile, appartenevano quindi alla parte Sud della Città ed erano a qualche distanza dal suo centro di fabbricazione ( che ricade in prossimità del nuovo Palazzo di Giustizia) ed a notevole distanza da quello che l’amore dell’antica città fa considerare ai Messinesi come centro della nuova (Duomo, Municipio, Teatro V. E.).

Ma gl’isolati 86 e 76 portavano anche all’impossibilità d’isolare l’edificio dalle vie circostanti, ed impedivano la creazione di una palestra ginnastica. Obbligavano poi a limitare la capacità scolastica entro limiti modesti e ritenuti fin d’allora insufficienti all’intiera scolaresca delle scuole classiche medie. Da qui l’idea ventilata, ed allora logica, della creazione di un altro Liceo Ginnasio nella parte Nord della Città. Ma anche l’isolato 76 venne poi scartato e, finalmente, l’edificio potè essere ubicato nell’isolato 306, in posizione intermedia fra il centro effettivo e quello, direi quasi sentimentale, della Città. Da qui la costruzione di una parte dell’edificio, già in funzione, ed una radicale variante della parte rimanente, variante che in data 26 Dicembre 1926 è stata approvata dal Consiglio Superiore dei LL. PP. come rispondente non solo al fabbisogno attuale del Liceo Classico, ma anche a quello prevedibile per un certo numero di anni. Tutto sommato si avrà un Liceo-Ginnasio unico e capace della popolazione scolastica che Messina fornisce malgrado le compressioni, certamente lungimiranti, dei nuovi regolamenti scolastici.

Sotto questi riguardi bisogna solo augurarsi che il mai smentito tatto amministrativo ed il civismo del podestà attuale trovino la via di un sollecito finanziamento perché sia completata una costruzione nella cui parte già eretta non trova posto, anche pigiata nelle sale dei professori, nei locali destinati ai gabinetti scientifici e nei corridoi la scolaresca attuale. Ma veniamo ai nuovi tormenti! Il progetto, in parte eseguito, approvato dal Consiglio Superiore dei LL. PP. nel 1922, prevedeva l’espropria dell’intero isolato 306 destinando la zona verso via Monasteri alla creazione di una palestra coperta e di un piazzale scoperto per usi ginnastici, locali dei quali nel primitivo progetto dell’isolato 86 era stata lamentata l’assenza. Fra questi locali e l’edificio principale veniva progettata una via che il Consiglio Superiore definì “interna” ed alla quale, in vista del progetto particolareggiato dell’edificio principale, stabili fosse limitata l’espropria “immediata” rimandando quella dei locali ginnastici da progettarsi in seguito, con altri stanziamenti. Fra le due zone scolastiche, la via interna. Sorgeva frattanto l’Ente Nazionale per l’Educazione Fisica e quindi la possibilità, attuale, di un accordo fra il Comune ed il detto Ente per la spesa necessaria ai locali ginnastici dei quali si beneficerebbero gli allievi del vicino Istituto Tecnico già costruito e del prossimo erigendo Liceo Scientifico.

In complesso, una imponente popolazione scolastica può beneficiarsi delle costruende palestre. Frattanto Mata e Grifone, imponenti e silenziosi come sempre, trovano un asilo provvisorio nell’area destinata ai ludi ginnastici e domandano, con l’arte muta della tradizione rafforzata dal disastro, una dimora stabile. Quid agendum? L’area retrostante al Liceo per la sua forma e vicinanza all’edificio non può essere destinata che ad usi scolastici e precisamente a palestra ginnastica! Sarebbe strano, a dir poco, destinarla a fabbricazione privata o statale ad uso privato (case economiche, popolari, etc.). Vi osta non solo la forma allungata e trapezia dell’area, con una larghezza minima di m. 8, la sua ubicazione sottomessa alla via Monasteri, ma anche la larghezza della strada a monte dell Liceo che dovrebbe essere allargata per divenire pubblica, riducendosi così a qualche metro la larghezza di m. 8 verso la via Tutti i Santi. Ma vi osta, soprattutto, la riduzione di area, di luce, che ne verrebbe all’edificio ed, ancor più, gl’inconveniente ai quali darebbe luogo la presenza di abitazioni private in vicinanza di un agglomerato di studenti “medi”.

Tutto sommato, l’”Architettura della Città”, com’è stata chiamata l’arte di armonizzare, armonicamente sotto tutti gli aspetti, gli edifici di un agglomerato urbano, avrebbe motivo di velarsi a lutto e ciò certamente non vorranno i Messinesi ed il podestà che così bene li rappresenta. Risolve la questione, che poi non è tale perché, salvo i particolari, già è risoluta, una palestra ginnastica coperta con locale indipendente, definitivo, per i simulacri dei nostri progenitori, un locale scoperto per i ludi ginnastici delle vicine scuole medie. Il programma, modesto di spesa, è stato concretato in un progetto di massima da chi all’edificio ha dedicato , com’è sua, purtroppo antica, consuetudine, non solo le sue risorse professionali, che potrebbero anche essere modeste, ma anche, elemento meno discutibile, l’amore per la propria Città ed il desiderio di vederla sorgere nel modo migliore e più “moderno”.
Messina 26 Febbraio 1927


Ingegnere Pietro Interdonato”

Pietro Giuseppe Interdonato è morto, all’età di 76 anni, il 3 Agosto 1936, a Taormina nella sua casa di Via Apollo Arcageta, 17.
Per brevità e confidenzialmente, mi sono preso licenza di chiamarlo solamente “Pietro” o “Acquaiuolo” ed ho la sensazione che non se la prenderebbe a male, dopo tutti gli sforzi che ho fatto per tirarlo fuori dal dimenticatoio, fra imperdonabili ritardi e tentennamenti, spero, rimediati.

Noi, “buoni Messinesi” di oggi, come ci ha definiti in una lettera del 24 Novembre 1925 indirizzata al figlio Riccardo, nulla togliendo ai figli generati con Francesca, potremmo considerarci tutti figli di Pietro, frutto della rigenerazione prodotta dall’acqua che l’Acquaiuolo ha saputo magistralmente condurre a Messina. Tutti gli studenti che al Liceo Maurolico hanno studiato, dal 1924 in avanti, devono riconoscenza all’Ingegnere Pietro Interdonato, come a chiunque, nel tempo, ha contribuito al benessere della nostra Città.

Il mio modesto e personale omaggio alla memoria di Pietro acquista più vigore perché giunge da chi, in quell’edifico non ha respirato aria di casa; da “studente fondatore”, come mi definisco, del Liceo Archimede
( vedi “Il Liceo Archimede quaranta anni fa” http://www.messinaierieoggi.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1644:il-liceo-archimede-quaranta-anni-fa&catid=61:paolo-ullo&Itemid=2527) sono grato ad un “grande” che stava precipitando in un immeritato oblio.

Se la Città di Messina lo farà in altri modi, diverso da questo, non potrà dire di aver estinto un debito mai contratto; la riconoscenza va indirizzata, simbolica, alla sua Storia e agli uomini che l’hanno prodotta.
Ullo Paolo

 


 


 

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