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Le sedie del Cine-Teatro “Savoia”.
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Esterno del Cine-Teatro Savoia

di Paolo Ullo

Lontani ma vividi ricordi mi legano ad un edificio scomparso dallo scenario cittadino da più di 40 anni e, di recente, ho avuto modo di rafforzarli per una concatenazione di avvenimenti casuali. Davanti al Teatro “Savoia” passavo in tutti i giorni scolastici, per tre anni consecutivi, e, poche volte, ci sono entrato, accompagnato dagli insegnanti della Scuola Media “Gallo”, per spettacoli teatrali, o da mio padre, nella sua doppia funzione di Cinema.  

Conservo gelosamente alcune sedie della platea, pezzi di storia recuperati e messi in salvo in maniera che non sto qui a raccontare, ed ai miei figli, che hanno frequentato la stessa scuola, passando, ricordavo che tanto tempo fa, al posto di una volgarissima costruzione, all’Isolato 195, in via Natoli, angolo via XXVII Luglio, c’era il Cine-Teatro Savoia. Ha esercitato dal 1930, anno di costruzione su progetto dell’Ingegnere Vincenzo Salvadori, al 1970, anno della sua demolizione; a quell’edificio ed ai miei cimeli di archeologia industriale, ho dovuto necessariamente associare, causa ed effetto, la scoperta rocambolesca della Fabbrica che ha costruito e fornito le sedie del “Savoia”. 

E’ proprio il caso di dire che, “il caso volle” che un elemento della Storia del Lavoro in Italia sia ritornato alla luce, in modo fortuito e avventuroso, in una casa della nostra Città. Nell’interstizio fra uno specchio e l’incasso di contenimento, in un armadio rovinato dal tempo e di difficile recupero o restauro, sono stati trovati 29 pagine, distese come i pezzi di un mosaico, di un Catalogo che mostrava vari manufatti in legno curvato. Apparentemente volgarissimi fogli stampati, dopo un primo, istintivo tentativo, subito frenato, di appallottolare la solita reclame pubblicitaria, Pippo è attratto da una data, 1878, che lo induce a prestare maggiore attenzione e riguardi a quella carta ingiallita dal tempo. Possibile che avesse più di cento anni?…Il mobile, appartenuto a sua madre, fa parte dei ricordi affettivi di Angela, che ne traccia la più probabile sequenza temporale, a ritroso fino alle origini. Se i calcoli sono giusti, è proprio vero che quel vecchio suppellettile abbia più di un secolo dalla sua fatturazione; anche il catalogo potrà avere la stessa età. Sul perché sia stato messo fra lo specchio ed il telaio è un mistero. Nascosto?…Non è da crederci: non era un prezioso manoscritto da nascondere ad occhi e mani indiscrete. Usato per fare spessore?.. Non può un singolo foglio di carta garantire immobilità ad un vetro di grosse dimensioni. Boh?!.. Invitato da Pippo ad esprimere un giudizio su quel probabile reperto di archeologia industriale, metto in moto tecniche da segugio in cerca di tracce, che conducano da qualche parte nella notte dei tempi.  

Il Catalogo parla di un Brevetto Reale concesso nel 1878 ad una industriosa coppia di Fratelli, Pietro e Luigi Sardella, da Acireale, “per essere stati i PRIMI ad introdurre in Italia la fabbricazione delle Sedie e Mobili in legno curvato a vapore”. Simile lavorazione veniva eseguita a Vienna dall’Industria dei Fratelli Thonet, presso la quale Pietro Sardella fu mandato da un danaroso mecenate per carpirne i segreti. Con questi elementi interrogo il Computer, che mi dà la Fabbrica austriaca ancora in esercizio da quasi 200 anni e quella di Acireale non più in attività dal 1938; quest’ultima informazione è tratta da un sito curato da un discendente della Famiglia Sardella, che sta tentando di ricostruire la Storia dello “Stabilimento dei Fratelli Sardella”. Come prima mossa lancio il messaggio del ritrovamento del “Catalogo 1906” alla Famiglia di Acireale e, in previsione di una mancata risposta, tengo pronta una Posta Elettronica da inviare alla Ditta di Vienna. Puntuale, di chiare intenzioni, anche se un po’ scettica, arriva la risposta dalla Famiglia Sardella, la quale è disposta a programmare un incontro per visionare il prezioso cimelio storico. Dalla documentazione presente sul sito www.fabbricasardella.it viene la conferma che il Catalago è stato stampato nel 1906 e probabilmente è l’unico esemplare rimasto conservato, uscito indenne da due Guerre Mondiali e un Terremoto dagli effetti devastanti. Guidati dal nostro “senso della Storia”, si delinea una interessante occasione per dare lustro e maggior valore civico e culturale alla nostra Città; sulla notevole importanza del ritrovamento di uno stampato unico, rarissimo e di antica bellezza, tra l’altro su carta filigranata, invitiamo ad attingere ulteriori informazioni sul sito WEB già segnalato. Dalla fine dell’Estate e per tutto l’Autunno, è seguita una fitta trattativa per dare la migliore, la più naturale e giusta collocazione in Acireale del “Catalogo 1906 dello Stabilimento dei Fratelli Sardella”. I due possibili destinatari erano la Biblioteca Zelantea, Istituzione che conserva importante documentazione storica, e i discendenti diretti della Famiglia Sardella. E’ prevalsa la seconda soluzione, che non è qui il luogo di spiegare in dettaglio, per i suoi svariati risvolti, ritenendola la migliore, dopo che Pippo ed Angela hanno avuto l’onore di ospitare nella loro casa due insigni e degni rappresentanti dei Sardella. L’incontro è avvenuto, in mia presenza, in un’atmosfera cordiale e di reciproca stima; posso testimoniare che Angela ha donato con serenità di giudizio, un oggetto carico di ricordi affettivi, e Pippo, prima di accartocciare un giornale, guarderà sempre la data. Come promesso dai Sardella, il “Catalogo 1906” sarà prezioso elemento di una mostra rievocativa dell’attività dello “Stabilimento dei Fratelli Sardella”, che in passato ha dato lustro alla città di Acireale, alla Sicilia e all’Industria Italiana. 


La prima poltroncia in legno del Cine-Teatro Savoia

La promessa è stata mantenuta Giovedì 7 Giugno 2012, durante la Conferenza “La Fabbrica Sardella di Acireale. La prima in Italia di mobili di legno curvato”. Nella prestigiosa cornice della Biblioteca Zelantea di Acireale, un luogo che profuma di storia e non di libri polverosi, invisibili, conservati in scantinati per gli addetti ai lavori, un oratorio attento, in rispettoso silenzio, ha rivissuto l’avventura di un genio dell’industria del legno. Mi immagino Pietro Sardella sgattaiolare, servile apprendista, in una fabbrica lontano da casa, con la testardaggine del siciliano che deve carpire un segreto; me lo immagino di ritorno ad Acireale con intuizioni che solo la propria terra e quella montagna di fuoco alle sue spalle potevano far maturare. Anch’io, come tutti i presenti alla conferenza, abbiamo avuto l’onore ed il merito di sviluppare il “sesto senso o della Storia” di degni discendenti dei fondatori della Fabbrica Sardella. Un altro tipo di onore, più forte e senza preliminari, è toccato a me, conoscendo, quel tanto che mi è bastato, due Sardella, padre e figlio, con il fiuto della Storia di Famiglia.  

Da telegrafici contatti e da un breve ed intenso incontro diretto, ho letto, nella loro determinazione a far riemergere avvenimenti esaltanti del passato, la mia stessa testardaggine applicata al raggiungimento di un obiettivo. Dalla festosa accoglienza, che hanno riservato a tutti i partecipanti accorsi alla Zelantea, ho avuto conferma di mie intuizioni, maturate tempo prima, e del mantenimento di una promessa; favorendo la consegna nelle loro mani del “Catalogo 1906 della Fabbrica Sardella”, non mi sono sbagliato. Il mio “sesto senso o della Storia” è sempre stato al servizio di chi è sulle tracce delle proprie origini, per darne un meritato posto nella memoria; i Signori Sardella, padre e figlio, alti e slanciati, che per salutare si devono abbassare, hanno elevato di rango anche la loro Città, al pari dei loro antenati.  

E’ stato detto, in presentazione della Conferenza, che dal ritrovamento in Messina e dal nostro incontro è nata l’idea e la promessa, come ho scritto in altra circostanza che …il “Catalogo 1906” sarà prezioso elemento di una mostra rievocativa dell’attività dello “Stabilimento dei Fratelli Sardella”, che in passato ha dato lustro alla città di Acireale, alla Sicilia e all’Industria Italiana. Adesso che quella promessa è stata mantenuta, se ne potrebbero fare di altre che andrebbero a cozzare con la logica e con i ritmi della Storia; l’aver messo su uno spaccato di vita della Città di Acireale, in una sala di Biblioteca, ha del miracoloso, un sogno realizzato, simile a quello di Pietro Sardella, artista del legno. Pietro, se fosse stato con noi alla Zelantea, si sarebbe seduto sulle “sue” sedie e non su quelle “stampate” in plastica, senza arte né anima; sdegnato, lo vedo già in giro per la Città a cercare i suoi 250 lavoratori, che non risponderanno più all’appello. Uso queste fantasticherie per rendere omaggio ai Sardella d’altri tempi e per ringraziare i Sardella di oggi; io, che, nei loro confronti, sono un lillipuziano che sforna solo parole. Fra le tante che ne ho scritte e pensate, rinnovo qui il mio profondo rispetto per le biblioteche, come istituzioni preposte alla conservazione e divulgazione del sapere; un preambolo, questo, per confessare… e i Signori Sardella lo sanno per averlo detto prima a loro…che, fin dal primo momento della scoperta del “Catalogo 1906”, ho ritenuto, e ritengo, la Biblioteca Zelantea la naturale destinataria di cimeli che riguardano la Storia di Acireale.  

La mia sensazione che la “reclame” della Fabbrica Sardella sia andata in buone mani, alla Famiglia che ne sta curando la memoria, si è rafforzata dall’onore che l’Accademia degli Zelanti ha riservato ai Sardella, ospitandone la Conferenza; sarà cura e dovere di chi verrà dopo di noi, quando e se giungerà il momento, la consegna alla Biblioteca Zelantea di un prezioso reperto, che noi, da Messina, abbiamo destinato alla Città di Acireale e alla sua Storia. Da Santo Stefano di Briga – Messina un augurio a tutti di sempre maggior rispetto verso le memorie che ci giungono dal passato; il nostro “sesto senso” ci dice che abbiamo agito bene, nel rispetto della Storia, che è di tutti, patrimonio collettivo.

Ullo Paolo

 


 

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