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Fuorilegge di periferia.
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di Paolo Ullo

 

Tutto cominciò nella Primavera 1999 con il crollo del ponte della Strada Statale 114 sul torrente Santo Stefano. Fortuna volle che il cedimento improvviso della struttura non abbia provocato danni alle persone; l’emergenza, scattata per ovviare ai disagi alla circolazione, è stata affrontata nel migliore dei modi con provvedimenti temporanei e provvisori. In modo poco tempestivo il ponte è stato completato nell’Autunno dell’anno 2000; da allora tutto quello che doveva essere transitorio e di breve durata è diventato una istituzione come spesso accade in questa città.

La circolazione a doppio senso sulla Strada  che serve i villaggi della valle Santo Stefano e parte di Santa Margherita Marina non è stato più ripristinato; la passerella provvisoria sul greto del torrente, che corre parallela alla vecchia, nel senso di antica, storica linea tranviaria, archeologia urbana, è stata dichiarata inagibile, prima ancora di trovare soluzioni alternative permanenti e definitive.

Nelle sue vicinanze esiste un chiaro, visibilissimo ed inequivocabile segnale stradale di divieto di circolazione. Fin qui tutto secondo la legge ed in osservanza a disposizioni emanate da Amministrazioni preposte alla sicurezza sul territorio. Nel rispetto della direzione di senso unico Nord-Sud, tutti gli abitanti dei paesi su indicati, per recarsi in direzione Nord, fino a pochi giorni fa, avrebbero dovuto allungare di quasi quattro chilometri e aggirare l’ostacolo immettendosi sulla Strada Statale 114 nell’abitato di Runci. “Avrebbero dovuto”, perché nessuno lo ha mai fatto; la passerella, per oltre dieci anni ha resistito alle sollecitazioni dei più svariati mezzi di circolazione.

Ci è passato qualsiasi personaggio impegnato nella sua attività lavorativa o ricreativa; ci sono passati vari rappresentanti delle Istituzioni incaricate a far rispettare il divieto di circolazione; ci è passata una allegra e variopinta sfilata di carri allegorici durante recenti Carnevale con tanto di avallo della Polizia Municipale; forse ci saranno passati il o i firmatari del provvedimento di divieto di circolazione; forse ci saranno passati alte ed importanti autorità cittadine.

Tutti fuorilegge eccetto i mezzi pubblici dell’ATM della linea 6 da Santo Stefano di Briga diretti in città; gli autobus, per parecchi mesi dall’entrata in vigore del provvedimento restrittivo, hanno fatto il giro “come da disposizioni vigenti” con tutto il loro carico, studenti, lavoratori, turisti, momentaneamente, in qualità di utenti del mezzo pubblico, in regola di legge.

Il transito sulla Statale 114 è  gradevole con i suoi affacci sul mare, anche se allunga i tempi e le distanze per chiunque, forse tutti, ha da raggiungere una meta a Nord del torrente Santo Stefano. L’ATM, pur di rispettare, come è giusto, il divieto di circolazione, non ha manifestato disappunto per il notevole dispendio di carburante che l’allungamento di percorrenza comportava.

Tutto è sembrato star bene a tutti. C’era solo da augurarsi che nessun autista delle varie organizzazioni di soccorso, per eccesso di zelo, allungasse la corsa verso la possibile salvezza dei fuorilegge in pericolo di vita. Sì, perché anche i fuorilegge di periferia, gli stanziali ed anche gli occasionali, potrebbero aver bisogno di giungere al più presto in ospedale o dell’aiuto del camion dei pompieri.

Fra le possibili soluzioni al problema, in attesa che una strada decente risolvesse definitivamente la circolazione viaria della valle Santo Stefano, c’era da sperare anche in una purgativa e purificatrice alluvione che mettesse a dura prova la resistenza della passerella della discordia. Via la passerella, via il problema e tutti rientreremmo nei ranghi delle “norme in vigore”, bravi cittadini di una periferia dimenticata; tutti dietro l’autobus n° 6 a guadagnarsi la SS 114. A volte, per richiamare l’attenzione su un problema dimenticato, occorrono fatti  eclatanti e queste considerazioni scritte non lo sono.

Si sappia però che tanti cittadini fuorilegge hanno aspettato per anni di rientrare all’ordine o messi in condizioni di essere abitanti di una città meglio definita, sia in centro che in periferia. Tutta colpa del ponte crollato nel 1999, altrimenti non ci sarebbe stato motivo di lamentarsi del disordine costituito, a Nord, al Centro o a Sud della città fino al prossimo centrato, speriamo meglio che sia “mancato”, disastro. Dicevamo, questo lo scenario fino a pochi giorni fa, quando, con un’altra soluzione provvisoria, con una bretella, una strozzatura più a norma di legge, la quale, anzichè integrare la funzionalità già sperimentata della passerella, sembra far parte di un tratto impegnativo di “Gimcana”.

La passerella della discordia è stata demolita, senza neanche affidare ad essa il ruolo di riserva; non si sa mai, in caso di allagamento del nuovo manufatto o un malaugurata mareggiata che vanifichi l’ultimo lampo di genio degli organi preposti al territorio. Il danno, se danno c’è, ormai è stato fatto ed è inutile piangere lacrime di coccodrillo; solo due riferimenti o accostamenti storici sulla “mania di demolizione”, confronto distante anni luce e di ben altro spessore, rispetto ad una passerella nel ruolo di Cenerentola che ha assolto degnamente la sua funzione.

Non so da dove o da chi è partito l’ordine di condanna a morte di una struttura che ancora poteva servire; è bene che si sappia che noi della Valle Santo Stefano potremmo riservare al “Gran Demolitore”, un epiteto simile a quello che gli abitanti di Casale Monferrato hanno affibbiato a Benito Mussolini, chiamato “Gran Fusor”, dopo che ha fatto smontare e fondere la struttura metallica di un ponte sul Po, per ricavarne materiale bellico.

Di diversa saggezza, Gustave Eiffel, allo scadere dei vent’anni dalla costruzione (1888-1889), previsti per la demolizione della sua Torre, ha lottato con soluzioni che hanno reso necessario il mantenimento del suo manufatto. Altri tempi, uomini e nazioni che hanno lasciato il segno; fra un ponte sul Po che non c’è e l’”Asparago di ferro”, come chiamano la Torre i parigini, è meglio passare alla Storia come Gustave Eiffel.

Nessuna fetta di gloria sarà riservata a chi sta giocando con la viabilità nelle adiacenze della Valle Santo Stefano; a noi, Fuorilegge di Periferia, poteva benissimo essere condonata una passerella, come ai tanti Fuorilegge di Città è stato condonato tutto, anche gli sfregi permanenti alla Storia ed alle bellezze di Messina.

Ullo Paolo

 


 

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