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L’Arte del camminare
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di Paolo Ullo.

Prima che le aree di sosta di Villa Dante e di Piazza Cavallotti si dimostrino un falso problema per la Città, che ben venga qualsiasi azione repressiva, contro l’uso improprio di marciapiedi e l’abuso di fermate, del tipo “solo il tempo di fare la spesa”, “il tempo di entrare al bar per un caffè”. Adesso che sono in dotazione ed a disposizione dei pochi disciplinati, sarà complicato farli digerire ai tanti indisciplinati; entrambe le categorie con caratteri ereditari indelebili e, soprattutto per la seconda, incorreggibili, stenteranno a farci l’abitudine, a dimostrazione di non averli meritati.

Le attenzioni riservate dalle Amministrazioni Comunali, nel tempo, al fenomeno dei parcheggi, non sembra siano di gradimento ai potenziali destinatari, a quella massa anonima, definita con il nome di “automobilisti”. Se può esserci scusante per i parcheggi annessi alle fermate della Metroferrovia, per mancanza di treni, nessun impedimento può giustificare il mancato utilizzo dei due Parcheggi cittadini, installati in punti strategici e serviti da mezzi pubblici di trasporto. Altro motivo di scoraggiamento potrebbe ricercarsi nella poca efficienza e capillarità dei collegamenti nel servizio di Bus e Tram.

Pur tenendo conto di handicap veri ed inventati, il rifiuto dell’automobilista, verso una migliore qualità di vita, è generato dall’uso ed abuso del mezzo privato per mobilità urbana; un moto perpetuo, per necessità o per noia e non avere niente altro da fare, non consentirà a nessuno di lasciare l’auto in luoghi che invitano a ritmi più lenti e difficoltà vissute come ostacoli insormontabili. All’automobilista risulta inconcepibile uscire dal mercatino rionale e trascinarsi le borse della merce acquistata fino al Parcheggio messo a disposizione, sicuramente per gli altri, non per lui, da sempre abituato a fare diversamente. Di fronte a questi “Vizi Privati”, che non tengono conto del disagio arrecato, le “Pubbliche Virtù”, i Parcheggi di Piazza Cavallotti e Villa Dante, non accenderanno, per lungo tempo ancora, la dicitura del “Tutto esaurito”.

Al di là delle tante considerazioni sulla mobilità urbana, privata o pubblica, in auto, in bici, in bus o tram, resta da dare il giusto ruolo all’azione motoria delle nostre gambe; in accoppiata a costosissime opere, quali sono stati i parcheggi, quattro passi bisogna pur farli per uscirne ed entrare, altrimenti non ci sarà azione coercitiva che tenga.

Se può servire a far accendere “Parcheggio Completo”, a due strutture trapiantate in Città, a forte rischio di crisi di rigetto, ecco una analisi, quasi d’altri tempi, di un viaggio dai primi agli ultimi passi.

“Quanta gioia ha salutato i nostri primi passi!... Anche se non lo ricordiamo, deve essere stato così, come succede anche adesso, come succederà sempre, ogni qual volta un bambino prova l’ebbrezza della libertà. Tutti contenti, dai genitori, ai nonni, ai parenti, ai fabbricanti di scarpe; una contentezza che deriva dalla conferma del buon andamento di una necessità della vita. Il bimbo è a posto, non ha difetti motori, sa camminare, i suoi primi passi li ha fatti e d’ora in poi che si arrangi da solo. L’educazione al movimento quasi sempre finisce con la prima scarpinata nel salotto di casa; un po’ come la Prima Comunione, quando diventa anche l’Ultima per mancanza di esercizio spirituale. Per i passi successivi ai primi, la mancanza di esercizio è una accoppiata, di spirito e corpo, deleteria nel tempo. Si comincia presto a fare uso delle proprie gambe il meno possibile.

Eccetto che in una istintiva e naturale predisposizione al gioco, al moto per eccellenza dei bambini espresso nei cortili o in ogni luogo dove c’è da vivere una età irripetibile, l’arte del camminare viene repressa, non esercitata, scoraggiata o fatta passare fuori moda, come roba d’altri tempi. Sull’altare dei tempi moderni vengono sacrificati il festoso sciamare dei bambini all’uscita da scuola; come all’ingresso, ci sarà una delle auto in dotazione alla famiglia ad aspettarli e se piove non proveranno più l’emozione di sguazzare con gli stivali fra rivoli e pozzanghere d’acqua. E non siamo che all’inizio!...L’attesa spasmodica dell’età giusta per essere idonei alla guida di un qualsiasi mezzo di locomozione è vissuta come un periodo buio e triste della propria vita, da dimenticare. Dal permesso di guida, al motorino, all’automobile al non-movimento il passo è breve; dall’uso, all’abuso, all’assuefazione di strumenti di indubbia utilità nei nostri spostamenti quotidiani il decorso è quasi istantaneo. La distanza dai primi agli ultimi passi si accorcia; in mancanza di un ascensore, sulle scale di casa il fiatone giunge prima del tempo, né coglie impreparati tanto da meravigliarsene.

Con gli ultimi passi, tentando di ricordare i primi, viene il momento di togliersi di mezzo per non intralciare il traffico, per far passare chi non ha tempo da perdere con un pedone dal lento incedere, figurarsi per una passeggiata. Come gli artisti, i camminatori sanno di appartenere ad una elite di privilegiati; fanno uso di tutto ciò che li ha dotati la natura senza il timore di apparire personaggi fuori dalla storia e dal tempo. Anche per loro giungerà il primo ansimare sulle scale di casa ma senza il rimpianto di non essersi serviti delle proprie gambe quando servivano. Arte, o mestiere, o  esercizio fisico, il camminare è una prerogativa dello spirito, un bisogno di vivere nello spazio e coglierne i dettagli, siano essi la via di casa, il Viale in città o il sentiero che porta ad un rifugio in montagna. Dei primi passi non si conserva memoria e neanche degli ultimi, ma non si perde niente, il bello sta nel mezzo, quando si è nel pieno delle proprie facoltà fisiche e mentali. Se c’è chi dopo il Battesimo riesce anche a diventare Papa con l’esercizio alla preghiera, potrà succedere che camminando si possa vivere un arco di vita migliore, passo dopo passo.”

E’ questa una visione poetica della gestione del proprio corpo, come strumento motorio, ma il problema della mobilità urbana, oltre che personale è anche collettivo.  Ogni soluzione, prima di essere definita la migliore, deve essere avvalorata dai risultati e per i Parcheggi cittadini c’è ancora da attendere; sarebbe opportuno non progettarne un altro, perchè potrebbe non servire per chi, come stile di vita, ha scelto di vivere e far vivere nel Kaos Primordiale e quotidiano.

Buona fortuna ai due parcheggi, in attesa di clientela, ed auguri a tutti noi, disciplinati e non, in questa Città che prima o poi, si spera, sarà meglio definita.

Paolo Ullo

 

 


 

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