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La Città naufraga
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di Paolo Ullo.

E’ bastata un’Isola Pedonale per far naufragare la Città di Messina in un mare di contraddizioni, di correnti di pensiero, gorghi ed ingorghi, che, a confronto, le disavventure di Ulisse  fra Scilla e Cariddi rientrano in una ordinaria navigazione.

Stravolgendo l’allegoria di Isola come luogo di salvezza, a cui aggrapparsi, in naufragi di vera e maggiore drammaticità, l’interdizione al transito veicolare su una fetta di territorio, nella nostra Città, si presenta come un embolo in un apparato circolatorio. La fisiologica necessità all’utilizzo dell’automobile o, meglio, il perpetuarsi di abitudini derivate dall’uso ed abuso di essa, ha subito delle varianti mal digerite, indigeste,  e, forse, incommestibili.


Se l’Isola Pedonale, come un iceberg, deve affondare una Città che, per muoversi, ha bisogno di quotidiani disagi, tanto vale farne a meno; simile ad un bubbone in un corpo, già minato da altre malattie, l’aggressione e pressione veicolare al quadrilatero della discordia, non potrà portare sollievo, a chi sta dentro e a chi sta fuori. Chi vuol camminare lo farà lo stesso, zigzagando su marciapiedi occupati da ruote; chi vuol prendersi un caffè, con il supporto logistico dell’auto davanti alla porta del bar, troverà più gusto se accompagnato da un concerto di clacson spazientiti; chi ha da fare acquisti per necessità, farà svolgere, ugualmente, il proprio mestiere al venditore; chi ha voglia di aria pulita e tranquillità, può sempre imboccare un sentiero di montagna.

Non c’è settore della Città, delle periferie e dei Villaggi, immune dai disagi connessi a stili di vita universalmente accettati come inevitabili; non potendo tentare una inversione di tendenza, usando come cavia sperimentale una specifica area urbana, è meglio sperare in una crisi di rigetto, una ribellione dell’intero tessuto urbano, quando sarà saturo di cittadini che, in un crescendo di modernità, andranno a far tutto, a tutte le ore, incollati al volante.

In ogni luogo, il viverci, avrà sempre vantaggi, per chi saprà trarne beneficio, e svantaggi, per chi non li accetterà come prezzo da pagare; per questi ultimi sarà naturale tentare di alleviarli, in città o in campagna, ed ogni abitante applicherà le proprie difese immunitarie.

La “strana medicina” di un’Isola Pedonale, in una Città come Messina, ha il sapore amaro di una purga dagli effetti collaterali indesiderati, a cominciare dalle mancate attenzioni al resto del territorio; le stesse moine, o violenze, dipende da come si vede la faccenda, per ragioni di equanimità, dovrebbero essere riservate agli spazi adiacenti agli edifici scolastici, ai mercatini rionali o dove la “pedonalizzazione” è più scontata e soggetta a rischi maggiori. A ciascuno la sua “isola” di convenienza e, secondo questa visione personale sull’uso degli spazi urbani, non ci sarà mai provvedimento coercitivo che andrà bene per tutti.

Alla nostra Città, naufraga di se stessa, manca la rassicurante certezza di potersi aggrappare ad un’isola felice che non c’è, neanche ad inventarsela con semafori, transenne Vigili Urbani smanettanti e conferenze stampa sulle buone intenzioni; dentro o fuori l’Isola, la vita continuerà lo stesso... E buon Kaos a tutti!...

Paolo Ullo

 

 


 

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