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Sette milioni di anni fa nasceva il Messiniano
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di Nino Principato


Karl David Wilhelm Mayer-Eymar

Karl David Wilhelm Mayer-Eymar, paleontologo e geologo svizzero, nacque a Marsiglia il 29 luglio 1826 e morì a Zurigo il 25 febbraio 1907. Dopo gli studi a San Gallo e a Zurigo, in Svizzera, dal 1857 al 1864 esercitò la libera docenza al Politecnico federale di Zurigo dove ebbe il dottorato nel 1866. Nello stesso istituto venne nominato conservatore delle collezioni geologiche e paleontologiche e dal 1875 al 1906 insegnò anche all’Università di Zurigo quale professore straordinario di stratigrafia e paleontologia.

Per i suoi interessi scientifici viaggiò in lungo e in largo in Europa e nel nord Africa donando al Museo di Storia Naturale di Basilea numerosi reperti di molluschi fossili provenienti dai luoghi da lui visitati. Ottenne i prestigiosi premi Lyell nel 1890 e Savigny nel 1894.

Ebbene, a Karl Mayer-Eymar la città di Messina deve imperitura riconoscenza (come minimo dovrebbe intestargli una via cittadina, fra le più importanti) perché, nel 1867, introdusse nella letteratura scientifica i seguenti stadi nella scala dei tempi geologici:

Il Messiniano, il cui nome deriva proprio dalla nostra città, nella scala dei tempi geologici è Vai a: navigazione, ricerca l'ultimo dei sei piani in cui è suddiviso il Miocene. Questa unità cronostratigrafica si estende tra 7,246 e 5,332 milioni di anni fa, per una durata complessiva di 1,914 milioni di anni. È seguito dallo Zancleano, il primo piano della successiva epoca del Pliocene, introdotto dal grande naturalista e geologo messinese Giuseppe Seguenza (8 giugno 1833 – 3 febbraio 1889) nel 1868, la cui etimologia deriva dal nome greco di Messina, Zancle.


Crisi di salinitá del Messiniano

Per tornare al Messiniano, nel piano denominato “Messiniano superiore” tra 6,25 e 6 milioni di anni fa, le acque del bacino del Mediterraneo evaporarono a causa della chiusura dell’odierno stretto di Gibilterra. In conseguenza di ciò il bacino si trasformò in una conca prevalentemente asciutta e profonda, la cui base in alcuni punti raggiunse 3,2 – 4,9 chilometri al di sotto del livello degli oceani. E’ quell’evento geologico al quale viene assegnato il nome di evento messiniano, crisi di salinità che causò una serie di disseccamenti e sedimentò sul fondo imponenti depositi di Sali, la formazione “Gessoso-solfirifera”, provocando anche la morte di tutte le specie di pesci, molluschi ed echinodermi.


Evaporazione acqua nel Messiniano

In quella che poi sarà la città di Messina col suo territorio si trovano i depositi evaporitici che costituivano l'originario stratotipo che ne permise l'identificazione (i giacimenti di gesso nell’omonimo casale dei Peloritani ebbero tale origine). Le evaporiti sono sedimenti rocciosi originati dalla deposizione di Sali minerali, naturalmente presenti nelle acque, a causa appunto dell’evaporazione che, riducendo il volume di acqua, fa aumentare la concentrazione dei soluti al di sopra del valore massimo di saturazione, con conseguente precipitazione dei sali.


Foraminiferi planctonici, Globorotalia tumida Pliocene
(Zancleano, da 5,332 a 3,600 milioni di anni fa)

La base del Messiniano, così come definita da Karl Mayer-Eymar, vide la prima comparsa dei foraminiferi planctonici della specie Globorotalia mio tumida e del nanoplancton Amaurolithus delicatus, 7,246 milioni di anni fa. Dal punto di vista paleoantropologico, la cronologia del Messiniano fra Miocene e Pliocene (periodo in cui si ebbe un’ulteriore proliferazione di mammiferi e uccelli simili agli attuali, molte specie di invertebrati e l’apparizione  dei primi ominidi) vide fra 7,2 e 6,8 milioni di anni fa la speciazione ed estinzione di Sahelanthropus tchadensis, i cui fossili sono stati ritrovati nel deserto del Djurab nel Ciad. All’inizio individuato come uno tra i più antichi esponenti della linea evolutiva umana per i tratti protoumani di volto e dentatura, è oggi considerato un antenato comune tra uomo e scimpanzé.


Sahelanthropus tchadensis

Ma è fra 6,3 e 5,3 milioni di anni fa, nel periodo che comprende le molteplici ripercussioni climatico-ambientali causati dall’evento messiniano, che appare e si estingue la probabile prima specie del ramo umano subito dopo la separazione della linea evolutiva umana da quella dello scimpanzé, secondo la teoria dell’orologio biomolecolare: si tratta dell’ominide Ardipithecus kadabba, i cui resti fossili sono stati scoperti nel sito di Asa Koma (“Collina Rossa”), nella valle del medio Awash, in Etiopia.


Ardipithecus kadabba

Kadabba”, nella lingua Afar, significa “antenato primordiale”; i fossili vennero ritrovati tra il 1997 - 2001 da un'equipe guidata dall'archeologo etiope Yohannes Haile-Selassie dell'Università di Berkeley in California. Comprendono una mandibola con alcuni denti, frammenti di osso del braccio, ossa di un dito.

Nel 2002, nello stesso sito, venne rinvenuta una mascella con sei denti. In base al metodo Argo-Argo, che usa come criterio il materiale vulcanico, la datazione dello strato dove si trovavano le ossa fu fissata a 5,54-5,77 milioni di anni fa.

L’Ardipithecus kadabba doveva avere un’andatura bipede, idoneo all'arrampicata e aveva una conformazione che lo avvicinava nettamente alle scimmie, con denti canini pronunciati.

La corporatura venne stimata come quella di un moderno scimpanzé.


Che sia stato anche il capostipite del “buddace” nostrano?

Nino Principato


 

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