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La cultura del silenzio
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di Paolo Ullo

Dall’ultima, ennesima, “Notte della Cultura”, il mio patrimonio di conoscenze ne esce leggermente arricchito, è avanzato di pochi scalini, dalle sale al pianterreno del Forte San Salvatore, alla terrazza panoramica, dalla quale si eleva la stele della Madonnina. Al Forte c’ero già stato, solo poco più avanti del portale d’ingresso, e speravo, in veste di accompagnatore della mia famiglia, che si presentasse, come si è presentata, l’occasione di spingersi fino ai piedi del simbolo della Città di Messina; di più non chiedevo alla kermesse di sana baldoria collettiva, facilitata da favorevoli condizioni meteo.

Oltre a non essere un nottambulo, ho scartato l’idea di collezionare altri luoghi dove, forse, le mie poco vaste conoscenze sulla tematica della nottata, si sarebbero potuto ampliare; consideravo, per mia esperienza sui modi di attingere cultura giunta dal passato, inutile ed improduttivo “fare salotto” e mondanità per capire meglio l’arte di Antonello da Messina, abituato come sono a riflettere nella tranquillità austera della sala di lettura di una biblioteca.

Il grande Artista Messinese non me ne vorrà, perchè, ne sono certo, anche lui ha espresso le sue manifestazioni di ingegno, nel silenzio di una botteguccia, di un laboratorio adattato alla meglio, lontano da occhi indiscreti e da menti impossibilitate di comprenderne, sul momento, il valore.

Se si è meritato l’intitolazione del Palazzo della Cultura è perchè la sua valenza pittorica ha superato la prova del tempo ed ha reso concordi generazioni di critici d’arte ed osservatori distratti, alla prima sommaria osservazione, e riveduti, dalla seconda in avanti; Antonello da Messina non aveva certo bisogno della mia presenza fisica, in tutti i punti di attenzione a lui dedicati, per rafforzare il meritato omaggio che la Città, da sempre, gli ha riservato. All’arte fatta spettacolo, da saga paesana, tanto per uscire di casa in una gradevole notte invernale, ho preferito osservare di nascosto, per non disturbare, un artista che, con pennelli ed altri arnesi, in un cavernoso anfratto del Forte San Salvatore, metteva su tela o carta, non me ne intendo, la sua visione della realtà.

Avevo ormai raggiunto l’obiettivo, utilitaristico e personale, che l’ultima Notte della Cultura mi aveva offerto, sbirciando da vicino e dal basso il gesto benedicente della Madonnina, ed ho lasciato in punta di piedi, non visto, quell’improvvisata officina d’artista, per non spezzare la concentrazione di cui un’opera d’arte ha bisogno per nascere. La velocità e capacità di assorbimento di fenomeni culturali non si possono misurare in una Notte ad essi dedicati ed il rifiuto a procacciare il maggior numero di eventi, non è dettato dalla paura di farne una sbornia; continuerò a fare cultura a modo mio, in silenzio, nell’intimità della mia mente, come per un atto d’amore che non ha bisogno di essere sbandierato ai quattro venti.

Per non fare altre chiacchiere, le mie, su un segno di vitalità della nostra Città, a ciascuno la sua “Notte della Cultura”; tutti contenti, chi per una scorpacciata di nozioni, chi per aver vissuto luoghi “off limits” in tempo ordinario, chi per aver vinto la noia, chi per aver assolto, al meglio, compiti istituzionali, da offrire tutto l’anno, soprattutto di giorno, e senza il carattere dell’eccezionalità.

Paolo Ullo


 

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