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Castel Gonzaga dal 2006 a oggi
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La pianta stellare di Castel Gonzaga

 

di Pippo Lombardo

Sulle colline, a ridosso della città, sorgono il Castello Gonzaga e Castellaccio, edificati per il controllo di Messina attraverso le vallate di Camaro, Casazza e Gravitelli.

Castello Gonzaga, iniziato a costruire nel 1540 su progetto di Antonio Ferramolino da Bergamo, ha una pianta stellare irregolare con sei bastioni ed è circondato da un fossato.Al suo interno,  stretti cunicoli percorrono la base dei bastioni, grandi cisterne sono sistemate nel corpo della costruzione e, sulla terrazza, sorge la cappella settecentesca, a navata unica.

La fortezza fu coinvolta in episodi bellici ed attacchi durante il secolo scorso, ma è rimasta sostanzialmente integra, resistendo anche ai vari sismi che hanno interessato Messina. Rimasta in uso all'esercito fino al 1973, sede dell'ARI (Associazione Radioamatori Italiani) oggi è di proprietà comunale,in attesa di valorizzazione.

Il 25 marzo 2006, dopo un lungo periodo di restauro venne aperto al pubblico, era sindaco il dott. Salvatore Leonardi.

Per Messina è stata una giornata indimenticabile. Per la prima volta, centinaia di messinesi visitarono quel Forte che non avevano mai potuto vedere. Tutti ci aspettavamo la riapertura e la pubblica fruizione con l'organizzazione di eventi, mostre,concerti, convegni e tutto ciò che potesse riqualificarlo e rendergli finalmente giustizia. Vedere il forte tutto agghindato con fiori, piante, luci a giorno, lasciava ben sperare, camminare lungo la panoramica terrazza faceva sognare ad occhi aperti.

Nel 2008, dopo due anni di assoluto silenzio, il FAI lo riapre in occasione delle Giornate di Primavera.

Dopo il 2008, viene di nuovo abbandonato al suo destino, così come tutte le opere messinesi iniziate e non finite, così come la Chiesa di Santa Maria della Valle detta Badiazza, opera del 1200 eterno cantiere di restauro.

Oggi, tutto ciò che è stato fatto non esiste più, per qualche euro hanno asportato anche i fili dell'illuminazione.

Al suo interno, oggi vivono extra comunitari non in regola con i permessi di soggiorno, closhard, drogati e disadattati. Nelle sue grandi sale, materassi e suppellettili vari dimostrano l'insipienza della classe politica messinese e della pubblica amministrazione, che non hanno mai fatto niente per la valorizzazione di questi piccoli gioielli che potrebbero portare anche lavoro ai nostri giovani. Il loro disinteresse è ingiustificabile, ma è la chiara e toccante incapacità di volere, ma di non sapere amministrare una città con un affaccio a mare unico al mondo. Dai resti trovati nelle immense sale del castello, sembra che si svolgano anche riti satanici.

Da Forte Cavalli a Capo Peloro, una lunga catena di incompiute come ad esempio l'affaccio di MareGrosso finito nel dimenticatoio  (Buzanca-Isgrò); l'ascensore per salire in cima al pilone di Torre Faro con una piattaforma ristoro (Genovese-Fragale), una navetta per portare i turisti dalla banchina del porto alla Stele della Madonnina, una metropolitana del mare dal porto a Torre Faro...parole soltanto parole.

I forti e i castelli dislocati in quasi tutte le città italiane, sono oggetto di attenzione delle locali amministrazioni che li hanno riqualificati facendoli diventare il fiore all'occhiello e punto di riferimento della città. Messina no, a Messina nessuno è stato capace di riqualificare questi luoghi.

Messina, oltre ai castelli Gonzaga e Castellaccio, ha quattordici forti Umbertini che si affacciano sulla costa e dirimpettai dei 9 forti calabresi: Forte Cavalli,Pietrazza,Ogliastri,S. Jachiddu,Serra la Croce,Puntal Ferraro,Campone,Centri, Masotto, Schiaffino,Antennamare,Mangialupi,Crispi e Spuria. A differenza dei due castelli, i Forti Umbertini sono quasi tutti riqualificati e affidati ad associazioni. Uno per tutti, Forte Cavalli sul Monte Gallo che ospita il Museo permanente delle Fortificazioni dello Stretto e gestito dalla Associazione Aurora.


Oggi hanno trafugato anche i fili elettrici

Un tentativo di riqualificazione, lo stava iniziando l'allora vice sindaco on.Giovanni Ardizzone (ideatore della prima Notte della Cultura), ma dopo qualche mese diede le dimissioni e, tutto ritornò nell'oblio e nel dimenticatoio come tutte le cose di Messina che meriterebbero una soglia di attenzione maggiore.

Un invito a chi ancora crede in questa città, è quello di mandare a Castel Gonzaga una squadra di Vigili Urbani e Polizia di Stato per una irruzione serale per vedere e capire quello che succede al suo interno e, successivamente affidarlo a qualche associazione per gestirlo nel modo migliore.

Pippo Lombardo

Galleria fotografica


 

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