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I soli ignoti
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di Polo Ullo.

Da pochi giorni, lo scenario descritto in “L’albero ingabbiato” si è ripetuto sulla Via Vittorio Emanuele; nel frattempo, operazione meno spettacolare di una piantatura di alberi su strada molto trafficata, le gabbie degli alberi del Viale San Martino continuano ad essere strumenti di tortura.

Per le stesse motivazioni e con le stesse modalità, anche se un viale cittadino non è il più ideale campo d’azione, sono sempre disposto a prestare il mio palo di ferro “americano”, per ricominciare daccapo. Immagino che, agli addetti all’arredo urbano, non manchi l’attrezzatura per ripiantare gli alberi distrutti e all’Amministrazione Comunale quelli per una maggiore e migliore sorveglianza. Sono certo che questo scritto non sarà letto dai “soliti ignoti”, che hanno spezzato gli alberi appena piantati della Via Vittorio Emanuele; presi dalla prurigine più abietta, probabilmente non sanno leggere e non sono degni di nessuna attenzione.

Non entrando in merito alla teatralità di alcuni tentativi malriusciti di piantare alberi sul Corso Cavour, resta il problema di come difendersi dal vandalismo; i suoi adepti, come moderni uomini mascherati, colpiscono indisturbati e fanno meno notizia di una potatura, in ritardo sulla stagione, ma sempre di maggior disturbo se fatta di giorno.

La Città non sembra più disposta ad accettare la nascita di un nuovo albero, visto come impedimento alla circolazione ed alla spasmodica ricerca di un posticino dove parcheggiare; se non fosse stato che abbiamo ereditato alberi dal passato, forse, oggi saremmo sulla strada della desertificazione. Sono lontani i tempi, primi anni del 1900, in cui gli Amministratori del territorio erano impegnati nella “sistemazione delle principali piazze con largo puntamento di alberi da ombra”; adesso sono gli alberi che fanno ombra, come i mulini a vento di “Don Chisciotte”, come dei misteriosi ed anacronistici elementi decorativi.

Agli amanti delle notti brave, storditi da un anomalo uso del divertimento, un indifeso alberello all’inizio della carriera, diventa una impenetrabile foresta da abbattere; annebbiati nella vista e nella mente, questi cavalieri senza cavallo, scorazzano, sotto le luci inebrianti delle ore piccole,  indisturbati, senza che nessun buon “Sancho Panza” sia in grado di farli ravvedere. I “nuovi barbari” non scendono da un somaro, con il quale si muovevano i personaggi di Cervantes, per compiere imprese memorabili, quel tanto che basta per suscitare le risate, da ebete, dei componenti del branco; se la prendono con gli alberi, semplice oggetto contro cui accanirsi,  come quelli che prendevano a bersaglio, quando c’erano, le cabine telefoniche.

A differenza di quest’ultime, strumenti superati dall’avanzare della tecnologia moderna, un albero, certamente arrecherebbe ristoro anche ai vandali, quando, rinsaviti, cercheranno riparo alla calura estiva. Se pena o condanna si dovesse immaginare, per chi ha spezzato gli alberi sulla Via Vittorio Emanuele, non ci starebbe male una insolazione, su una barca nel porto, nella azzurro mare d’Agosto; a noi, “soliti noti” con la coscienza a posto, per non diventare “ignoti”, tacendo, non ci resta che vigilare e, quando è possibile, mettere alla gogna i cittadini indegni di Messina.
 


 

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