(24/10/17) La Frutta Martorana

                    La...
Leggi tutto...

(24/10/17) La notte di Halloween

La notte del 31 ottobre si festeggia la notte di Hallowe...
Leggi tutto...

(24/10/17) Antiche tradizioni per la commemorazione dei defunti

La festa dei morti  è una ricorrenza della Chiesa catto...
Leggi tutto...

(24/10/17) C'era una volta...la Festa dei Morti

Nella nottata che passava tra il primo e il due di novemb...
Leggi tutto...
La Fiera Campionaria Internazionale
AddThis Social Bookmark Button

C'era una volta...la Fiera nelle tradizioni e nella sua antica storia. Dalla nascita alla chiusura.

E' sorta dove un tempo, e per molti secoli, fu il "Giardino a mare", la Villa civica che costituiva il ritrovo ideale nella stagione estiva. Quella località era assai preferita per i convegni d'arte e di mondanità, oltre che luogo di svago per i bimbi che le mamme vi conducevano ogni giorno e li facevano permanere per lunghe ore, data la varietà e la ricchezza esistente di animali acquatici nelle ampie ed artistiche vasche, soprattutto per la salubrità dell'aria anche per quell'ossigeno che si sprigionava dagli alberi  secolari  adombranti  i  numerosi  viali.

    Inaugurazione della II Fiera di Messina allocata sul Corso Cavour
 

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.

Oggi, al posto di quel romantico "Giardino a mare" che i vecchi Messinesi rievocano spesso con nostalgia nei loro ricordi con riferimenti a caratteristici episodi ed avvenimenti, c'è la "Campionaria". Ma lo spazio era quello che era, pertanto, la Fiera si è sempre dibattuta in una lotta continua onde potersi estendere oltre i confini, al dilà di quel torrente S. Francesco il cui terreno è ancora occupato da un cantiere navale in attività limitata e dalle officine della Centrale del Gas di Città. Veramente snervante, complessa, irta di opposizioni e di difficoltà a catena è stata la lotta per espropriare questo terreno assolutamente  indispensabile per  lo  sviluppo della Fiera.

La Campionaria occupava circa 80 mila metri quadrati di terreno. Tale spazio l'ha conquistato non senza difficoltà e lotte perché tutti hanno voluto non ricordarsi che l'istituzione apparteneva a Messina, al patrimonio di Messina, alla vita economica di Messina. Lo spazio che la Campionaria aveva bisogno era di circa altri 100 mila metri quadrati. Non esisteva altra soluzione, qualora si avesse in animo di farla progredire. Ciò sarebbe stato possibile se si sarebbe posta in grado di passare il Rubicone consistente, precisamente in quel torrentello S. Francesco e potersi così spingere oltre i Cantieri Picciotto e la Centrale del Gas sino alla Rotonda di S. Francesco. Allora soltanto la Campionaria poteva degnamente svilupparsi ed avere sede in uno scenario tra i più belli del mondo.

Qualcuno si domanda perché, prevedendo lo sviluppo che la Campionaria avrebbe avuto, fu fatta sorgere in quel sito incantato, cioè tra il mare e l'abitato e non in altra località più adatta alla sua funzione ed alla sua espansione? Esistono in proposito ragioni storiche ed anche sentimentali. Il  sentimentalismo  a  volte  offusca  la  ragione! Quella località precisamente fu scelta dai nostri antenati, 700 anni or sono, quando cioè nacque, fiorì e progredì la "Fiera del Santo Sepolcro". Infatti il famoso capitolo del 2 aprile del 1296 di Federico d'Àragona dice testualmente che quelle concessioni erano state disposte perché la Fiera doveva tenersi ogni anno, per 15 giorni, dal 23 aprile in poi sulla Riviera del Ringo.

L'inaugurazione della Fiera di Messina dopo la ricostruzione nel 1946

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.

Fu proprio in quella località che la Fiera rappresentò la massima espressione dell'attività commerciale messinese e ben presto ebbe un ruolo ancor più impegnativo che venne a conferirle lustro e decoro, ripercuotendosi beneficamente su tutta la economia cittadina. Raggiunse l'apogeo della fama e della sua migliore attività nel XV secolo perché l'industria serica era qui sviluppata e perfezionata sì da rendere il prodotto finemente lavorato e perciò assai ricercato, specialmente dalla raffinata società del Rinascimento.
I mercanti di quell'epoca infatti qui convenivano assiduamente da ogni parte del continente e persino dalla lontana Inghilterra e sempre più numerosi nel periodo riservato alla Fiera del Santo Sepolcro, essendo quello il tempo del commercio su larga scala della produzione della seta e di tutti gli altri prodotti egualmente ricercati.

Dopo questo primo periodo storico di ascesa e di massime splendore ebbe inizio quello della decadenza della Fiera. A ciò influirono le lotte intestine, il malgoverno ed anche i riflessi della grave crisi economica che si sviluppò in tutto il bacino del Mediterraneo; crisi che si riflette notevolmente sul nostro mercato talché la Fiera non potè più svolgere la funzione economica per cui era stata istituita ed era riuscita a prosperare raggiungende i limiti massimi dello sviluppo. Ogni istituzione segue inevitabilmente il ritmo della vita degli eventi della città e del luogo ove essa ha sede sicché le Fiera non potè esimersi dalle conseguenze che derivarono da tutta una serie di epidemie, di sciagure e di disastri che si susseguirono in Messina e furono causa di lutti ed anche del crollo della fio rente attività industriale e marinara della città. La Fiera risentì grandemente in quel periodo di crisi e nemmeno sotto il governo borbonico potè risollevarsi, nonostante lì ottenuta concessione del porto franco che si credette dovesse decisamente influire per la ripresa ed il rifiorire delle attività economiche.

Furono anni duri di crisi paurosa e l'attesa fu lunga per il ritorno alla vita intensa del commercio e di tutta l'attività industriale, specialmente di quella marinara che rappresentava la fonte delle maggiori ricchezze per la gamma assai estesa delle produzioni.

Il 27 luglio, alle ore 3 del pomeriggio, Giuseppe Garibaldi entrò a Messina alla testa delle sue camicie rosse dalla Via di Giostra fra il delirante amore del popolo. Poi, con i mezzi che la città gli apprestò, passò lo Stretto sbarcando in Calabria per continuare la conquista che  si  concluse  al Volturno. Il 9 agosto si ricostituì il Consiglio Comunale di Messina ed il 13 esso tenne la sua prima adunanza nell'aula dell'Oratorio della Pace sotto la Presidenza del Barone Silipìgni, acclamato Sindaco. II 28 agosto un deliberato nominò Garibaldi cittadino onorario.

Il 12 marzo 1861 la Cittadella venne sgombrata dalle truppe borboniche ed occupata dai reggimenti piemontesi del Generale Cialdini. Due mesi dopo Messina esultante salutava nelle sue strade il primo Re d'Italia, Vittorio Emanuele II. Da quell'anno la città visse nel comune travaglio della Patria, contribuendo al consolidamento economico e spirituale dell'Unità italiana al quale apprestò il suo fervore patriottico e l'alacre attività mercantile, sospinta dalla millenaria tradizione. Con l'Unità d'Italia, e successivamente con l'apertura del Canale di Suez che permise al Mediterraneo di riassorbire buona parte dei traffici marittimi, anche il porto di Messina riprese il suo respiro e la città ritornò a rifiorire nelle sue industrie e nei suoi commerci. A ciò influirono le intensificate correnti migratorie e la ripresa sua larga scala degli scambi. Per circa mezzo secolo la città godette della nuova ondata di benessere e della ripresa in pieno delle attività economiche.

La Fiera ritornò a risplendere ed a rifiorire. Riprese vita. Ritornò a svilupparsi. Divenne nuovamente epicentro delle attività economiche del bacino del Mediterraneo. Ritornò nei giorni dell'agosto a richiamare da ogni località del  continente  europeo  espositori,   acquirenti,   visitatori. Ritornò ad essere quella che fu negli anni della sua maggiore fama e gloria. Ma il suo destino era segnato da quegli imperscrutabili spesso misteriosi disegni della natura. Così com'era segnato quello della città e dell'intera   popolazione   di   Messina. Il 28 dicembre 1908 segnò la fine della città. La vita sembrò finita per noi. In quella notte di tremenda tutta Messina rovinò. Perirono 80 mila cittadini.

Tutto  fu  distrutto.

Scomparve anche la Fiera. Non se ne parlò più per decenni. Nella storia erano però segnate le date più fulgide della sua vita e delle sue glorie.
I messinesi non la dimenticavano. Dominati dalla nostalgia di rivedere la loro antica e gloriosa Fiera, un bel giorno si dieddero da fare e furono gli artigiani locali i primi a scendere in campo per l'azione di riscossa e di rinascita. Si era nel 1934. Per anni, per decenni il silenzio regnò sul nome e le finalità della Fiera. Erano risorte tante altre opere ed istituzioni, ma la Fiera tardava a riprendere vita. Sembrava impresa assai audace, addirittura irrealizzabile.


La sigaretta Fiera di Messina

L'artigianato messinese scese in campo, si organizzò, volle ridare alla città la sua antica Fiera e senza altri aiuti, eccettuati quelli del sacrificio di lavoro e dei mezzi di ogni organizzato, approntò tutto. Fu una decisione che entusiasmò, galvanizzò, spinse fino al fanatismo i bravi artigiani del Messinese. Nelle fucine e nelle botteghe si lavorò a ritmo incalzante; ogni operaio sentiva di non dover mancare alla nobile azione di rinascita della Fiera ed approntò con diligenza e perizia i prodotti da esporre, frutto della sua arte, del suo ingegno, della sua fatica.


Sullo sfondo il portale d'ingresso della nuova Fiera, nei locali del Liceo Maurolico

Nei locali del Liceo Maurolico fu tutto celermente approntato; le aule trasformate prodigiosamente in stands accolsero varietà pregiate di trine, merletti, mobili finemente lavorati dalle maestranze locali, prodotti in ferro battuto di ottima fattura e tanti altri oggetti che  tuttora   costituiscono  una   prerogativa   del   nostro   artigianato. Quei lontani giorni dell'agosto 1934 segnarono veramente la data della rinascita della Campionaria dopo tanto silenzio ed oblìo. I messinesi non mancarono all'appuntamento.

Fu un plebiscito di entusiasmi e di consensi. Fu tale la prova dimostrata dall'utilità della Fiera, per il volume di affari ed il numero impressionante di visitatori, da far fermamente decidere il ripetersi della manifestazione tutti gli anni alla stessa data e nello stesso periodo di tempo. La manifestazione andò gradatamente affermandosi negli anni successivi assumendo caratteristiche sempre più rispondenti alle finalità, soprattutto riacquistando la sua precisa funzione economica  nel  grande  quadro della  economia nazionale. Metodi e sistemi adatti furono elaborati ed attuati con elevato sentimento di amore civico. Tecnici, studiosi, personalità qualificate dell'industria, del commercio e dell'artigianato. organizzatori e competenti diedero il loro valido contributo di attività ed anche di quei suggerimenti tanto opportuni che costituirono il successo della ripresa della manifestazione.
La Fiera, rispondendo alle imprescindibili esigenze di carattere geografico allargò in pochi anni la sua cerchia interessando i settori dell'industria, dell'agricoltura e del commercio, fino ad ottenere da parte del  Governo  il  riconoscimento giuridico  di  Fiera Internazionale.

Uomini seriamente pensosi del suo avvenire si sono dedicati al suo successo, scevri da ambizioni personali, fermamente decisi di superare tutte le resistenze, di non lasciare nulla di intentato affinchè la Campionaria possa marciare sicura e spedita sulla via maestra  delle  grandi   competizioni   fleristiche   internazionali. Altre manifestazioni similari sono sorte nell'Isola. Ognuna tendeva, forse, ad esercitare quelle azioni di disturbo, che se anche potevano influire, non sarebbero state certamente determinanti per fermare o rallentare il cammino dell'ascesa della Campionaria di Messina che, a differenza delle altre, fondava la ragione della sua esistenza e del suo sviluppo su quelle solidissime basi di natura storica e sulla preminente posizione geografica della città, sentinella avanzata sullo Stretto, a guardia dei traffici del Mediterraneo.

La Fiera, forte della sua tradizione, aveva ripreso il cammino e, da manifestazione a carattere esclusivamente artigiano e locale, aveva decisamente preso il ruolo di mostra campionaria di primaria importanza. L'artigianato, il turismo, gli Istituti di Credito e di Assicurazioni, nonché vari Enti, erano presenti con mostre d'arte e di propaganda. La Fiera si estendeva per una vasta superficie, di fronte alla falce del porto, in sito incantevole, e metteva a disposizione degli espositori e dei visitatori inappuntabili servizi e piacevoli attrazioni; uffici bancari, telefono, telegrafo, agenzie di viaggio, bars, dancing e parchi divertimento. Ampie passeggiate e terrazze belvedere, dalle quali si dominava il magnifico panorama dello Stretto, rendevano estremamente suggestivo anche l'aspetto esteriore della Fiera.

Il suo sviluppo, che ogni anno diveniva sempre più grande, era dovuto in buona parte, oltre che ai criteri organizzativi, alla posizione geografica della città, centro sensibile della rinascita del Mezzogiorno e punto di confluenza e di irradiazione di complessi interessi commerciali, che trovavano nella Fiera il massimo incentivo propulsone. L'Ente Fiera si proponeva, fra l'altro: la valorizzazione della produzione del Mezzogiorno d'Italia; una maggiore conoscenza dei progressi tecnici e scientici conseguiti nel campo della produttività; una sana propaganda dei prodotti nazionali, e infine di prospettare le possibilità di sfruttamento del suolo e del sottosuolo delle provincie meridionali e di quelle isolane. Il rilancio europeo, che avvenne proprio da Messina nel corso della famosa conferenza della CECA ospitata a palazzo Zanca nel 1955, aprì improvvisamente alla Fiera nuove possibilità di progresso e di affermazione.

Messina aveva infatti una posizione geografica ideale; sorgendo al centro del bacino del Mediterraneo poteva assolvere facilmente ad un importante compito, quello cioè di "trait d'union" tra i Paesi della Comunità Europea e quelli afro-asiatici. Ma anche con i Paesi del nuovo Continente puoteva assolvere tale compito, poiché attraverso il suo porto passavano i grandi traffici marittimi per il Canada, per gli Stati Uniti e altri Paesi. Messina era anche collegata all'Australia da grandi linee italiane ed estere. E' proprio in virtù di questa invidiabile posizione che tutte le più progredite Nazioni guardavano con grande interesse alla Fiera di Messina.



Il numero dei Paesi intervenuti ufficialmente o attraverso espositori privati ad ogni edizione della Fiera aumentava e sempre si annoveravano, pertanto, merci dì nuove nazionalità partecipanti. Ciò evidentemente metteva la grande rassegna merceologica dello Stretto nella possibilità di essere effettivamente una grande Campionaria, completa e dettagliata, ove ogni anno si potevano trovare le ultime novità  dei vari settori industriali, agrìcoli, tecnici, ecc.

Il suo cammino ascensionale, come era avviato, non puoteva più subire arresti proprio per quell'importante compito che le era stato affidato dalla natura con l'ideale posizione, e dai popoli con i loro nuovi trattati di vasta e lunga collaborazione e di amicizia, che miravano a dare all'umanità un avvenire migliore, dove erano banditi i grandi conflitti e la pace si affermava sempre più, assicurando lavoro e prosperità a tutti i popoli, di qualunque razza, di qualunque continente.

La 73^ edizione della Fiera del 2012 è stata l'ultima della sua storia. La sua fine era già stata decretata il 21 giugno dal Governo regionale Lombardo che ha sancito lo scioglimento dell'Ente Fiera. L’ultima Campionaria è stata quindi organizzata nonostante lo stesso Ente fosse praticamente ormai morto. La notizia era ormai nell’aria, da tanti anni. Fabio D’Amore, ormai “ex” commissario dell’Ente, ha provato in tutti i modi, ma la fine della storica Campionaria è stata inevitabile.



Il 1 giugno del 2013 la sorprendente notizia che i locali della Fiera di Messina sono finalmente fruibili dal mattino, fino alle ore serali. Una manna dal cielo per tutti i runners, gli amanti del jogging e per tutti coloro i quali vogliano cominciare a prendere il primo sole, senza spostarsi troppo dal centro cittadino.
Gli spazi della Fiera di Messina, che ormai era diventata qualcosa di impraticabile sono stati riconsegnati alla città ed ai cittadini… Era assurdo vedere chiusa una delle aree più belle della Città per 11 mesi l’anno.

Il 12 magio 2014 la Gazzetta del Sud, quotidiano locale, così titola un articolo: Lungomare Fiera: un ghetto da risanare.

Così finisce la bella e triste storia della Fiera di Messina, posto e manifestazione tanto amata dai messinesi. Nel periodo d'apertura era normale incontrarsi con gli amici in Fiera per mangiare un arancino o un pidone, intere famiglie prenotavano i tavoli per mangiare la focaccia. Oggi poca gente frequenta quella zona, anche nei mesi più caldi della stagione estiva, è veramente desolante. Mentre scrivo i ragazzi del Pinelli l'hanno occupata per la seconda volta...


 

AMAZON

copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
grafica sito web by mindtheSign

Utilizziamo i cookie per migliorare la navigazione sul nostro sito web. Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su ACCETTO, acconsenti all'uso dei cookie. - Cookie Policy.

Accetto l'utilizzo dei cookies su questo sito.