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Il linguaggio simbolico della "chiesa di santa maria degli alemanni".
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Le vicende della chiesa di Santa Maria degli Alemanni, organismo architet­tonico interamente di forme gotiche ec­cezionalmente unico per la Sicilia, sono indissolubilmente legate alla presenza ed allo sviluppo dell'Ordine dei Cavalieri Teutonici che si stabilirono a Messina, regnando Federico II di Svevia, per fondarvi intorno al 1220 il loro Priora­to e la loro chiesa, importante testa di ponte nell'organizzazione delle crociate in epoca sveva.

L'Ordine cavalleresco, la cui vera denominazione era "Fratelli dell'Ospedale di S. Maria dei Teutonici di Gerusalemme", era stato fondato alla fine del sec. XII in Germania e si estinse nel sec. XVI. Già nel corso della Terza Crociata (1189-92) si gettarono le basi per questa congregazione di Cavalieri di Cristo, che avrebbero servito i prin­cipi fondamentali del Vangelo e formato l'avanguardia dei combattenti per la vera fede.

La chiesa messinese appartenne loro fino al 1485, quando abbandonarono la città, e, nello stesso anno, passò alla dipendenza dell'amministrazione della Magione di Palermo fino al 1605. I1 ter­remoto del 5 febbraio 1783 fece crollare la copertura e il prospetto principale con la campata adiacente, e, nel 1874, venne riscattata dal Comune di Messina (che ne è, ancora, l'attuale proprietario) che la diede in affitto ad un maniscalco che la utilizzò come officina. Dopo il sisma del 1908, e per quasi un secolo, venne abbandonata al degrado più totale fino agli ultimi, recenti restauri che l'hanno restituita alla pubblica fruizione.

La chiesa costituisce, senz'altro, l'immagine più completa dello stile gotico nato in Sicilia in un'epoca particolare, quella sveva, con l'imperatore Federico II che non diede alcun impulso allo sviluppo dell'architettura religiosa siciliana, ad ec­cezione della fondazione della grande basilica del - Murgo, nel periodo 1220/­1225, peraltro rientrante in questioni d'interesse politico filo-religioso, dettate da un preciso calcolo, preferendo con­centrare tutto il suo interesse nell'edilizia militare in genere.

Tutto l'insieme riecheggia di forme gotiche borgognoni nei pilastri a fascio; nelle campate coperte con volte a cro­ciera ad ogiva; nei costoloni variamente profilati; nell'insieme delle colonne sot­tili e slanciate; nei capitelli floreali di foglie a grappa, non dovute all'opera di maestranze locali sempre restie nell'applicazione di forme nuove che si allontanino dal solco della tradizione, ma, sicuramente, ad un Maestro d'Opera e ad artigiani nordici al servizio dei Cava­lieri Teutonici o di Ordini monastici.

Il Maestro d'Opera che l'ha edificata, gli scultori che l'hanno resa pietra viva sotto la sua guida, erano "pontefici" esseri cioè che creavano un ponte fra l'uomo e l'universo, fra l'uomo e il sacro. Il Maestro costruttore è appaltatore, tecnico, capocantiere. Conosce le caratteristiche fisiche dei materiali adoperati, assicura la solidità di fondazioni e murature, ap­plica calcoli esatti per determinare le di­mensioni delle strutture, non obbedisce ad alcun committente, non segue alcun progetto predeterminato.

Egli passa at­traverso la materia per raggiungere lo spinto, perciò conosce la lingua sacra e simbolica che traduce il mistero della vita. Ma prima di edificare la chiesa degli uomini, costruisce la sua "chiesa" interiore compiendo un lavoro di trasformazione su sé stesso in senso iniziatico.

Il risul­tato, l'edificio sacro, è solo l'immagine del vero lavoro iniziatico, l'opera che sarà un dono elargito a tutti. Un dono che parla un linguaggio esoterico attraver­so le pietre di Santa Maria Alemanna, attraverso la mistica geometria dei suoi numeri. Nel costruirla, il Maestro d'Opera cercò un sito che possedeva le caratteristiche positive delle correnti telluriche in una città, qual è Messina, carica di un forte magnetismo di natura plutoniana, essendo sotto l'influsso astro­logico dello Scorpione.

Attraverso la sua opera e quella di oscuri artigiani che rendevano sacra la materia, Santa Maria Alemanna parlava all'uomo medievale un linguaggio di simboli che dice poco o nulla agli uomini di oggi.

Tanto più profondo e tanto più forte nell'epoca incui fu edificata, quando ogni cosa aveva una sua precisa collocazione nel parti­colare e nel tutto: le pietre delle mura­ture sono le membra della comunità cristiana; le dimensioni sono fisico-sim­boliche, ma, anche, cristiano-simboliche (le fondazioni rappresentano la fede, la larghezza è perseveranza, la larghezza è carità, l'altezza è speranza); il portaleingresso è la promessa di salvezza; le avare che si percorrono indicano che si è già in cammino perché si calpesta il pavimento della fede e della conoscenza; le volte indicano la via celeste; il tetto è l'allegoria architettonica del manto ce­leste; le colonne scandiscono lo spazio sacro quali assi del mondo; l'altare, "cosa alta" che tende verso il cielo, è il centro di tut­to, il cuore del Creatore Divino; i gradini che danno accesso al settore absidale sono l'ascesa spirituale dallo spazio profano allo spazio sacro.

All'interno degli archi ogivali è costruito il pentacolo, il numero 5 che è il "Nu­mero dell'Uomo" nato dalla stella a cinque punte: è l'uomo che si raddrizza,si mette in piedi sotto l'ogiva, e, più alta è essa, più egli tende verso l'alto.

Tutta la chiesa, poi, è stata edificata secondo il nu­mero triangolare di 4 che rappresenta il numero del giuramento pitagorico, cioè la perfezione, la giustizia, la rappre­sentazione del cosmo nella sua interezza, il numero della "Tetraktys" pitagorica ottenuto dalla somma dei precedenti: 1+2+3+4 = 10. Il numero "uno" è rap­presentato dal portale; il numero "due" dalla zona centrale dello pseudo-transet­to; il "tre" dall'altare maggiore e il "quat­tro" dall'abside principale: i segmenti che uniscono i quattro punti, dividono il dieci del totale secondo criteri propor­zionali.Nella pianta della chiesa, il cui sistema costruttivo di geometrie è quello più anti­co, il cosiddetto "ad quadratura" perché formato sul quadrato richiamato più volte nelle fonti bibliche (Libro dell'Esodo) e che rappresenta la perfezione statica, l'immutabilità, e, in quanto tale, la to­talità di Dio manifesto nella creazione, così com'essa era nelle sue originarie di­mensioni prima del terremoto del 1783, è inscritta una perfetta croce latina i cui rapporti dimensionali col tutto sono re­golati dalla "proporzione divina", cioè il cosiddetto numero phi (1,618) risultato del "rapporto aureo".

I portati, quello principale (i cui fram­menti superstiti sono conservati al Museo Regionale) e quello laterale, conservato più o meno integro, sono carichi di simbologie allegoriche sia nel "bestiario medievale" di centauri, gri­foni, mostri tricipiti, basilischi ecc. che nelle raffigurazioni bibliche di arcangeli e profeti in quello laterale dove sul tutto domina, nel concio centrale della chiave di volta dell'intradosso dell'arco, Cristo nella "mandorla" (la trascendenza) affian­cato da due Cherubini.

E' sormontato dall'altro concio di chiave nell'estradosso dell'arco dov'è raffigurata una poco usuale mano in atteggiamento benedicente (nell'iconografia cristiana, Cristo viene definito come "la mano destra di Dio"). Dio che è presente nel grande mistero della Trinità all'interno di Santa Maria Alemanna, nel capitello a destra del portale laterale, entrando: due teste barbute e una di giovinetto (per il Cristianesimo è, Cristo, la "Testa della Chiesa") scrutano il fedele che si accinge a varcarne la soglia.

La chiesa di Santa Maria Alemanna non è firmata da nessuno perché in essa l'estetica, nel senso di come la intendia­mo noi moderni, è assente nel pensiero del costruttore: non si crea arte per il gusto del bello fine a sé stesso ma si adempie a funzioni religiose, culturali, magiche.

Ciò che realizza l'Operante non deve esprimere emozioni e sentimenti per­sonali perché solo il messaggio da trasmet­tere è importante ed è più che sufficiente partecipare ad un lavoro sacralizzante, per essere paghi. Come sia riuscita ad imporsi, poi, in maniera isolata questa cultura architettonica gotica a Messina, e un affascinante mistero ancora vivo nelle strutture superstiti dell'Alemanna, che ci parlano di una spiritualità medie­vale destinata a rimanere per sem­pre ignota a noi che non siamo più "uomini da Cattedrale". 

                                                                       Nino Principato


 

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