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La pesca del Pesce Spada
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C'era una volta...la pesca del Pesce Spada


Era straordinario,era uno spettacolo unico al mondo che si effettuava nelle limpide acque dello Stretto di Messina tra Scilla e il villaggio Paradiso. Vedere tutte quelle barche che giravano dall'alba al tramonto nelle limpide acque dello Stretto alla ricerca della preda,
con albero centrale altissimo in cima al quale c'era un'uomo che stava di guardia scrutando il mare con gli occhi fissi sull'acqua era qualcosa di magico .

Un filmato di Vittorio De Seta del 1954 tratto da YouTube

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Vedere lo Stretto pieno di tante pittoresche barche era uno spettacolo difficilmente descrivibile. Molti hanno scritto, fotografato e filmato questa pesca ma lo spetacolo più bello e affascinante era vivere quei momenti a bordo della feluca assieme ai pescatori.

Il momento cruciale era l'avvistamento del pesce. L'antenniere indirizzava il luntro con gesti delle braccia e gridando parole incomprensibili ad un profano. Capitava che molte volte il pesce o si inabissava o il fiocinatore, anche se raramente, sbagliava.

La pesca del pesce spada, a Messina, era ed è ancora un’arte antichissima che si tramanda di padre in figlio. Si pratica ancora nelle acque dello Stretto, dai primi di aprile e fino a metà settembre, da oltre duemila anni con l’uso, ad inizio stagione, del sorteggio delle “poste” che cambiano a rotazione ogni settimana.


La Feluca

Per la caccia al Pesce Spada “u llanzaturi“ (il lanciatore) è determinante per la cattura della preda, ma ciò, è sempre subordinato alla qualità  “du ferru“ (del ferro, o meglio, dell’asta con l’arpione).

L’arpione era forgiato secondo canoni tramandati di padre in figlio e pochissimi erano gli esperti “mastri firrara“: uno di questi era “Mastru Ninu Puglisi”, aveva casa e bottega nel Villaggio S. Agata quasi sulla riva del mare.

Quando forgiava e batteva gli arpioni era sempre solo, a conferma del segreto che si è portato nella tomba. Una mattina d'agosto ero solo con lui nella sua officina per la sistemazione dell'arpione del mio fucile subacqueo. A forgiatura finita, mastro Nino si guarda intorno e poi mi porge l'arpione ancora incandescente con la pinza e mi dice di fare un'operazione per temperarlo...che non cito per rispetto del suo segreto. Conservo ancora gelosamente l'arpione sistemato da Mastro Nino o Don Ninai come gli amici più stretti lo chiamavano.

I capi barca facevano a gara per avere un suo arpione, che non vendeva ma che dava solo in uso per tutta la stagione, ricevendo in cambio una parte del pesce spada catturato e venduto. A fine campagna di pesca, i ferri venivano riconsegnati al fabbro che curava la loro manutenzione  sostituendo le parti usurate.

La morte di “Mastru Ninu” ha lasciato un vuoto incolmabile tra i pescatori che, specialmente i più giovani, lo interpellavano per avere consigli sulla pesca, sulle correnti e sull’uso degli attrezzi. Lui a fine giornata sapeva chi e quanto avevano pescato le feluche.

Anticamente e fino agli anni Cinquanta, la pesca del Pesce Spada si effettuava con tre barche: una “Feluca”  con un albero centrale alto 20 metri chiamato”'ntinna“, dove sulla  sommità trovava posto (molto scomodo) un osservatore detto “ 'ntinneri “, ed due barche lunghe sei metri e larghe m. 1,65 chiamate “Luntro“ rigorasamente pitturate di colore nero, munite di una piccola antenna alta tre metri, con un equipaggio di cinque  rematori su quattro remi, un  “antennista” e un lanciatore che si posizionava a poppa (così era chiamata, in gergo, la prua) col compito di infilzare la preda.

La barca, costruita in legno molto leggero, sotto la spinta dei vogatori diventava velocissima ma capitava che il pesce si inabissasse o si sbagliasse il tiro.

L’equipaggio del “Luntro” era scelto accuratamente tra vogatori forti e capaci, che nella maggior parte dei casi erano addestrati sin dalla nascita e quindi sapevano tutto sulla pesca e come muovewrsi sulla barca.

Il pagamento dell’equipaggio non era determinato in quota fissa, ma, per antica usanza, era calcolato in proporzione al pescato, in modo da avere stimoli maggiori.

Il sistema, basato su una Feluca e due Luntri, era articolato in venti parti cosi suddivise:

due parti al padrone della Feluca; una alla barca del lanciatore; una e mezza al lanciatore; una alla vedetta del Luntro; tre alle due vedette della Feluca(dopo gli anni sessanta ,èrima la vedetta era una sola) ; sei per i cinque rematori del Luntro; quattro per i quattro rematori della seconda  barca; una al proprietario dei ferri e mezza alla Chiesa.

Oggi il sistema di pagamento è quasi uguale, ma adeguato al nuovo sistema di pesca che si pratica con feluche munite di passerelle in ferro lunghe 20 metri, un traliccio di 30 metri con una gabbia finale che ospita due antennieri con il timone in sostituzione del palo di legno e potentissimi motori, mentre il “Luntro” è stato definitivamente abbandonato.

Una delle ultime Feluche rientra dopo una giornata di pesca

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Questa barca è rimasta così fino ad oggi con la differenza che a praticare questo tipo di pesca sono rimaste solo 4 feluche a Messina. Il pesce spada mentre una volta arrivava sulle nostre tavole da maggio ad agosto ad un prezzo che variava dalle mille a alle 5 mila lire al Kg.  oggi lo possiamo mangiare tutto l'anno ma non sappiamo da dove arriva e il più delle volte è tutto pesce congelato e decongelato prima della vendita al costo variabile dai 10 nei mercati rionali a 30€ al Kg. nelle rivendite di pesce.

Nel  Lago Grande di Ganzirri ancora oggi ci sono una “Feluca” ed un “Luntro” a testimonianza del nostro glorioso passato marinaro. La stessa Feluca viene utilizzata per trasportare la statua di San Nicola, il giorno della sua festa in agosto, all’interno del Lago, attorniato da lumi posti nelle acque e da tutte le barche dei pescatori del luogo.

Il "luntro"


 

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