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Il Centenario della Prima Guerra Mondiale ( 1914 - 1918 ).
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di Paolo Ullo

In quest’anno 2014, il nostro Senso della Storia ci impone l’obbligo di dedicare uno spazio di memoria alla più spaventosa e sanguinosa Guerra scatenata e subita dall’intera Umanità. Definita “La Grande Guerra”, poi numerata Prima Guerra Mondiale, in un macabro elenco, che precede e la distingue dalla Seconda Guerra Mondiale, ebbe inizio, ma è solo una data convenzionale, il 1 Agosto 1914 con la dichiarazione di Guerra lanciata dalla Germania alla Russia. Per esprimere il doveroso omaggio ai milioni di morti, feriti e mutilati, rievocando avvenimenti lontani nel tempo 100 anni, che nessuno di noi ha vissuto, non c’eravamo, ma che ci toccano come discendenti dei sopravvissuti, Venerdì 29 Agosto 2014, alle ore 19,00, presso l'Auditorium "San Gaetano", in Santo Stefano di Briga-Messina, nel Centenario della Prima Guerra Mondiale ( 1914 - 1918 ), la "Grande Guerra" è stata vista e letta attraverso le Illustrazioni del Pittore Achille Beltrame pubblicate dalla “Domenica del Corriere” negli anni 1964 - 1965, a 50 anni del tragico evento.

Quando ancora la Televisione era da inventare e la Radio gracchiante aveva pochi ascoltatori, spettava alla Stampa l’ingrato compito di diffondere le drammatiche immagini di eventi di cronaca nera, di bollettini di guerra e le notizie su avvenimenti positivi; la Domenica del Corriere ha impreziosito il suo contributo al Giornalismo Italiano con la collaborazione di valenti professionisti.

Agli autori di questi preziosi cimeli, dedichiamo solo brevi ed incompleti cenni biografici, ritenendo che la lettura e visione della loro opera sia la più efficace maniera per apprezzarne la valenza artistica; entrambi, secondo il loro personale modo di esprimersi, hanno saputo documentare importanti avvenimenti della Storia più o meno recente.

Franco Bandini fu inviato speciale per oltre 40 anni, della Domenica del Corriere, del Corriere della Sera, dell’Europeo e della rivista “Tempo”; non senza ragione è stato considerato uno dei massimi esperti di Storia Moderna.

Si è spento, il 24 novembre, a 83 anni, nella sua fattoria Il Casalone, a Colle Val d’Elsa, in Toscana.

Achille Beltrame, nato Arzignano (Vicenza) il 19 Marzo 1871, ebbe una prolifica attività di illustratore, iniziata nel 1896, quando la notizia del futuro matrimonio di Vittorio Emanuele III con la figlia del Re del Montenegro, Elena Petrovic Niegos, lo spinge a Cettigne, per realizzare ritratti, paesaggi e la segreta speranza, tentativo fallito, di ritrarre la futura Regina d’Italia.

Con i suoi disegni a colori, Beltrame ha raccontato e rappresentato i fatti più importanti e più curiosi della vita, dall’avvenimento di risonanza mondiale, al fatterello di cronaca strano o impensato, purché di attualità palpitante; oggi si dice: “L’ho visto in tv”; allora, si diceva: “L’ho visto sulla “Domenica del Corriere”.

L’8 Gennaio del 1899 la «Domenica del Corriere» è in edicola per la prima volta, con la copertina “Una bufera di neve in Montenegro”, firmata da Achille Beltrame; da quel momento le tavole pubblicate, in prima e ultima pagina, saranno 4.662. Le guerre, le incoronazioni dei sovrani, i naufragi, lo sport, le scoperte della scienza, eruzioni vulcaniche, le automobili, le stranezze e le imprese, gli eroi piccoli e grandi, le tragedie e i fatti minori della cronaca: con i suoi disegni e i colori, con uno stile inconfondibile, preciso, ricco di particolari e di movimento, Beltrame ha raccontato davvero il mondo.

Eppure Achille Beltrame, che non si mosse da Milano, non vide mai un disastro ferroviario e non volle mai andare a controllare dal vero le verità della sua fantasia, raccontò, come nessuno, fidandosi della descrizione degli inviati, tutti i fatti della storia del mondo tra il 1899 e il 1945. E’ morto il 19 Febbraio 1945, per una caduta in giardino, dopo aver indicato e già avviato il suo successore Walter Molino.

Al di là delle didascalie, le 163 illustrazioni di Achille Beltrame sulla Grande Guerra di Franco Bandini, che saranno proposte in visione, meriterebbero, singolarmente, una più ampia trattazione; ce ne esentiamo per nulla togliere alla drammaticità degli avvenimenti raccontati ed illustrati, ed alla interpretazione della Storia degli Autori. Nel corso della lettura emergono giudizi ed espressioni che rispecchiano lo spirito di un’epoca lontanissima da quella che stiamo vivendo; rispettiamo la valenza giornalistica dei messaggi contenuti, che si discostano notevolmente dalla nostra posizione, di contemporanei in regime di pace, di fronte alla Guerra.

La proiezione è stata concepita e proposta per rafforzare la convinzione che, da ogni Guerra, l’intera Umanità esce sconfitta.

Per manifestare riconoscenza a chi, anche con il sacrificio della propria vita, ci ha consegnato un mondo più libero, qui di seguito un mio scritto del Novembre 2007:

A proposito di libertà.

Noi, persone libere e non.

Non ero presente alla cerimonia di commemorazione dei nostri paesani caduti nelle prime due e, speriamo, ultime Guerre Mondiali, davanti ad un monumento rimesso a nuovo e a loro dedicato. C’ero con la mente come lo sono stato, con il pensiero rivolto a mio nonno, giovedì 16 Novembre 1981, dal marciapiede della stazione ferroviaria Sudbf di Vienna, appena giunto da Torino. Toccavo per la prima volta, uomo libero e senza nemici, il suolo Austriaco e la mia prima impressione Viennese volava a quell’elenco di nomi scolpito sul monumento di Piazza Roma. Tutti caduti in guerra, alcuni per avermi consentito, ma non lo hanno mai saputo, di fare il turista sotto la pioggia per le strade di Vienna. Dai viali bagnati del Prater e al centro di un ponte sul Danubio, ho pensato a mio nonno, reduce, ferito per aver combattuto contro gli antenati di quegli assonnati ed infreddoliti passanti Viennesi. Ero tentato di fermare qualcuno e dire che mio nonno, ed i suoi compagni che non sono più tornati, non ce l’aveva con loro; che i nostri nonni e bisnonni sono stati costretti da ragioni storiche e politiche assurde a sparare contro gente che neanche conoscevano. Non ho potuto chiedere scusa a nessun Viennese, ed ho continuato a mangiare, sotto l’ombrello, castagne infornate, unico e solo pranzo e cena della mia prima giornata in terra dei nostri ex-nemici, perché io con la lingua tedesca non ci navigo. Che strana e bella sensazione di libertà sulle rive del Danubio dalle acque color caffè-latte!... Il grande fiume l’ho rivisto Blu in un’altra occasione e sono sicuro che avrebbe incantato, come in un vorticoso e allegro valzer, tutti quei giovani che non hanno avuto la forza di ribellarsi alla guerra. Lo stesso piacevole gusto di libertà mi pervade ogni qualvolta rivolgo lo sguardo all’elenco di assenti che hanno sacrificato se stessi e non hanno potuto godere delle delizie di una vita senza confini e costrizioni. Ritengo scontato che le mie considerazioni di uomo libero debbano essere di tutti, perché giusti. Ma i conti non tornano come nella matematica; alcuni, forse molti, miei concetti di libertà non producono lo stesso risultato se applicati da altri uomini liberi. Come quando non mi riusciva di trovare una soluzione ad un complicato calcolo algebrico, mi inventavo la scusa che l’esercizio era sbagliato. Niente scuse in fatto di libertà! Se sbaglio c’è, va ricercato nella mancanza di esercizio al rispetto della libertà degli altri; saremo veramente liberi quando accetteremo serenamente la necessità di non esserlo sempre e comunque. A quegli uomini elencati sul Monumento ai Caduti in Guerra, che liberi non sono mai stati, vada il nostro ringraziamento e la promessa di tramandarne la memoria, briciole di libertà.

 La Grande Guerra ha chiesto ed ottenuto in sacrificio, a tutte le Nazioni contendenti:

8 milioni, 861 mila, 500 morti, 7 milioni, 784 mila, 303 prigionieri e dispersi, 21 milioni, 209 mila, 177 feriti; numeri impressionanti che non sono bastati ad impedire che si ripetesse, venti anni dopo, un secondo genocidio con un’altra Guerra Mondiale numerata Seconda. A noi è toccato solo il compito di una rievocazione per immagini; se con essa, anche minimamente, avremo contribuito ad impedire che si ripetano altre Guerre, saranno il Tempo e le generazioni future a dirlo. A tutta l’Umanità in pace, senza litigi, sarà più facile difendersi dalle calamità naturali; accetteremo riverenti il responso di un terremoto, di un alluvione, di una mareggiata, ma non quello di una Guerra, senza vinti, nè vincitori, dalla quale si esce tutti sconfitti. 

Ullo Paolo

 

 


 

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