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Similitudini e differenze.
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di Paolo Ullo

Rileggendo un mio scritto sulle emozioni, a caldo, di una delle tante piogge, poco più eccessive dell'ordinario, nel  Novembre 1976, ho provato a mettere a confronto un evento meteorologico di tanti anni fa con altri più recenti, tutti vissuti con diversa drammaticità e diverso rapporto con tutto ciò che viene dal cielo; in alcuni giudizi ho potuto applicare delle similitudini, in altri, come quel gioco di memoria  sugli opuscoli di enigmistica, ho cercato la differenza e ne ho trovato tante, pur tenendo conto che un temporale o una alluvione vissuti nel momento in cui avvengono, non è la stessa cosa che leggerne la cronaca.

A ciascuno la sua alluvione, o presunta tale, secondo la propria esperienza in fatto di previsioni del tempo che farà, di calcoli fisici e matematici sulla probabile traiettoria di una perturbazione, di "voci di Cassandra" sui suoi effetti devastanti sul territorio, con l'ausilio dell'occhio implacabile di un satellite che osserva dall'alto; dopo essersi leccate le ferite e fino al successivo, il nubifragio del quale siamo stati testimoni è considerato unico, irripetibile, un accanimento della natura nei nostri confronti e che non meritavamo un simile trattamento, esenti da qualsiasi colpa che ne abbia ingigantito gli effetti.

Qui di seguito uno spaccato di una alluvione, in un villaggio del Messinese, nel Novembre 1976: 

"Quelli che di torrenti in piena ne avevano visti tanti dicevano che quello in corso era un fiume grosso sì, ma non come nel Settembre 1948. Il “’48”, nonostante gli anni trascorsi, ritornava alla memoria con il suo sordo boato ogni volta che le acque limpide del torrente diventavano caffè-latte, in un giorno qualsiasi dell’anno, improvvisamente. Acqua, tanta acqua era caduta tutta la notte e continuò a cadere intensa anche dopo l’alba; turbinava nel cielo prima di andare a cozzare violentemente contro tutte le cose, contro gli uomini, come se volesse smussare la loro spigolosa superbia, la quale, per essere vinta ha bisogno di situazioni particolari, di eventi eccezionali; “’u ciumi” è uno di questi avvenimenti. La sua venuta è avvertita dalla gente che abita in paese, come gli animali “sentono” l’arrivo di una calamità naturale. - Oggi non vado a lavorare; il tempo è brutto, è un tempo da “fiume”- ... E quella mattina in molti non andarono a lavorare nei cantieri edili della città, per non restare indietro nel tempo, per non perdere uno spettacolo vecchio come il mondo, che , forse, per un errore di calcolo, non sarebbe andato in scena; per non dire poi “…io non c’ero, ero già andato a lavorare” e domandare dispiaciuto “...Ma com’era? Grosso?”

Tutto era pronto; gli stivali erano stati calzati; giacche, impermeabili, vecchi ombrelli, di quelli che una volta usavano i carrettieri. Molti in paese erano pronti per ripetere uno scenario naturale senza coreografi, eccetto uno: “’u ciumi”.

Il sole doveva già essere alto nel cielo; erano quasi le nove del mattino, ma la luce non passava impedita da dense nuvole nere e dalla pioggia turbinante. Ancora non si poteva andare a vedere il fiume perché pioveva troppo forte. A giudicare dal rumore si poteva dire che il fiume aveva cominciato la sua lenta azione demolitrice. Il rumore del vento c’era ed era noto; su quello della pioggia era impossibile sbagliarsi, ormai fischiava anche nelle orecchie; da dietro i vetri delle finestre fra vicini di casa si lanciavano gesti come per dire “che maltempo!”. I bambini non sapevano se essere contenti perché quel diluvio aveva loro impedito di andare a scuola oppure preoccuparsi di ciò che stava succedendo. Avevano sentito parlare del fiume in piena nei racconti dei loro nonni e dei genitori e adesso giungeva alle loro orecchie un sibilo continuo, mai sentito prima. Che sia questo il castigo per i bambini cattivi, tante volte minacciato dai grandi? Nei volti assonnati dei ragazzi dietro le vetrate si leggeva anche la paura, frutto di ignobili ricatti con cui gli adulti hanno minacciato i cuori innocenti dei bambini: “Se non fai questo chiamo il “babau”… Nessun ricatto reggeva a quello ben più grande rappresentato da quel sibilo continuo; più i grandi che i bambini capivano che il fiume era una vera minaccia; erano loro ad avere paura di un evento sempre eccezionale, imprevedibile, come quelli che lo hanno preceduto. Il fiume doveva essere veramente forte, ma chi poteva andare a vederlo con quella pioggia violenta e incontrollabile?!

Anziché spuntare, il giorno perdeva sempre più la sua luminosità; sembrava di essere in un tardo pomeriggio, magari nel pomeriggio di quella stessa giornata di maltempo. - Meno male che siamo di prima mattina; se fossimo andati incontro alla notte con questo tempo da “fiume”, chi avrebbe potuto chiudere occhio?! - E’ quasi una fortuna quando “’u ciumi” entra in scena di giorno; si sente, si vede crescere, perde molto della sua misteriosa forza, perché a vederlo crescere fa meno paura di quando si presenta d’un colpo. A vederlo continuamente, anche un bambino, agli occhi della madre, sembra non crescere mai.

Bisognava andare a controllare l’andamento del fiume per non farsi sfuggire la sua terribile evoluzione. Nel mondo ogni cosa è relativa e così pure la pioggia; il diluvio allentò la sua morsa quanto basta per considerare scarsamente efficace una pioggia battente. Come ad un raduno, non concordato, in poco tempo gli uomini del villaggio si raccolsero sotto la tettoia del lavatoio pubblico, sulla riva più prossima all’abitato. La costruzione non era mai servita ad alcuna massaia per i panni sporchi, ma fin dalla sua nascita divenne un’ottima postazione per tastare il polso al fiume e con esso al maltempo in corso. Eccoli, i grandi uomini, ammassati come le pecore si raggruppano istintivamente sotto la pioggia battente o sotto l’incalzare dell’incendio, o come quando sentono il grido disperato di una loro compagna mandata al macello. Quei contadini per eredità se ne stavano con gli abiti da lavoro di campagna, le mani in tasca, la giacca appoggiata sulle spalle e non indossata, gli stivali calzati, come per una battuta di caccia alla volpe organizzata da nobili dacaduti. Niente, quella mattina non si poteva fare altro che sperare; se non cessava di piovere, il fiume non avrebbe potuto ancora raggiungere il suo momento di piena, per poi decrescere a vista d’occhio. Solo dopo il tanto temuto momento di massima portata si poteva provare a risalire la corrente alla ricerca delle novità.

- Chissà se quel muro risparmiato la volta scorsa ha resistito? -; - Potremo saperlo nel pomeriggio, sempre se questo tempo passerà. -

Passerà, come sono passate le altre giornate da “fiume”. A tratti la luce del giorno riusciva a filtrare più intensa fra le nuvole turbinanti. Era questo il segno di prossime schiarite; ma lassù sui monti c’era ancora il buio. “Guardate lassù, sui monti; sta piovendo ancora e quell’acqua ancora deve arrivare e ingrosserà di più il fiume. Io dico che il fiume ci farà tremare come nel ‘48”. Tutti coloro che si erano radunati sotto il lavatoio, nel ’48 avevano molti anni di meno; la paura di quei giorni l’avevano affrontata con gli occhi di giovani, di ragazzini più sensibili alla natura di cui si sentivano parte integrante. Adesso tante cose erano cambiate: l’età, il diverso sistema di vita; un pizzico di superbia dava l’impressione che il fiume non avesse quel terrificante potere di una volta. In effetti le cose sono rimaste immutate, le posizioni sempre le stesse: il fiume che metteva paura e l’uomo schiacciato da quella potenza.

Sotto il lavatoio si raccolse tanta gente; la pioggia era cessata ed il fiume si preparava a mostrarsi  con tutta la sua forza. Molta acqua doveva ancora passare e la paura restava ancora. Il vecchio don Peppe venne sulla riva del torrente, pronto per andare in campagna come gli altri giorni. Sembrava che quella mattina si fosse alzato all’oscuro di quanto successo durante la notte.

- Don Peppe, ma dove volete andare? Andate a dormire, non è questo il tempo di andare in campagna. -

- Ma io devo andarci; le galline, i conigli e quella povera gattina moriranno di fame. -

- Meglio che muoiano loro, anziché voi, don Peppe! Non vedete che forza ha il fiume! Vi porterà a mare come un pezzo di legno. Nel pomeriggio può darsi che il fiume si possa risalire e tutti andremo a vedere la situazione nelle campagne.-

Don Peppe si sedette rassegnato; lui il fiume lo conosceva abbastanza e sapeva come fosse pericoloso affrontarlo."

 Fra le similitudini, c'è da dire che gli sviluppi dei ruggiti della natura si assomigliano tutti, con piccole varianti da annoverare alle manomissioni, più o meno rilevanti, del territorio; a conferma che il mondo non è cambiato interviene la meteorologia, quella seria e scientifica, che si limita alla definizione del fenomeno senza nulla aggiungere o togliere ad una terminologia che non lascia spazio a formulazioni fantasiose e personalizzate. Le espressioni "bomba d'acqua", "pioggia assassina" ed altre colorite definizioni di ultima generazione, fanno parte di un linguaggio giornalistico di grande effetto emotivo, in un martellante tam-tam di aggiornamenti dell'ultima ora, ridda di numeri esagerati, poi smentiti, per quantificare le dimensioni di un dramma, impietosamente messo sotto la lente di ingrandimento, per un malinteso, travisato e spudorato diritto all'informazione.

L'interpretazione delle differenze è soggettiva e la mia potrebbe andare a cozzare con altre, tutte giustificate, secondo l'angolo di visione, e che, messe a confronto, dimostrano come siano cambiati i nostri rapporti con gli eventi meteorologici.

Nel 1976, come registrato nello scritto, vecchio ma sempre attuale, il satellite, utilissimo strumento al servizio della Meteorologia, non aveva ancora spezzato il senso di mistero e dell'incognito ad una pioggia incessante, alla canicola estiva, ad un freddo polare e "...nei volti assonnati dei ragazzi, dietro le vetrate, si leggeva anche la paura..."; l' approssimarsi di una forte perturbazione "... è avvertita dalla gente che abita in paese, come gli animali “sentono” l’arrivo di una calamità naturale...".

Cancellato il segno del soprannaturale, del Divino, in una pioggia anche e soprattutto benefica, che darà acqua da bere all'umanità, alle piante coltivate ed agli animali allevati per la sua alimentazione e sopravvivenza, resta solo il disagio di non poter dedicarsi, a tutti i costi, ad attività esterne, all'aria aperta; un acquazzone, un temporale estivo o una violenta sciroccata autunnale, diventano di ostacolo a gesti e spostamenti di ordinaria quotidianità, dall'andare a fare la spesa, all'accompagnare i figli piccoli e grandi a scuola, alla necessità di andare a lavorare, all'utilizzo del tempo libero, quasi sempre servendosi dell'automobile.

Il presunto, mancato esercizio alla percezione istintiva del pericolo, in caso di non favorevoli condizioni atmosferiche per le attività precedentemente indicate, ha fatto assurgere a Paladini, in difesa della popolazione ritenuta incapace di difendersi e di giudicare il rischio di uscire di casa durante un temporale, i custodi e gestori del territorio, i quali, nel dubbio che i loro assistiti se la sappiano cavare o meno, li invitano a restare tappati fra le mura domestiche; non potendo eseguire un sequestro collettivo della cittadinanza, la penosa e sofferta opera di convincimento passa attraverso comunicati stampa, che hanno il lugubre sapore di un bollettino di guerra, generano allarmismo criminalizzando una prevista, potenziale alluvione, come un bombardamento aereo, per concludersi con la solenne decisione, concordata da un consiglio di maggior saggezza, della dichiarazione di "Allerta Meteo".

Da questo ultimo ritrovato dei cultori del catastrofismo ambientale, strale mai lanciato dal Servizio Meteorologico dell'Aeronautica, ne deriva la chiusura di Scuole, Pubblici Uffici ed il rallentamento del ritmo vitale di una Città o Regione, nel senso che, fingendosi morti o in letargo, il nemico non si accanirà più di tanto; tutti salvi da un avviso provvidenziale che ci ha risparmiato il dilemma se affrontare una giornata di disagio o restarsene comodamente in pantofole, rimandando a dopo il cessato allarme la stima dei danni annunciati o la verifica della percentuale azzeccata delle previsioni.

In questa lotteria del dramma, gli unici vincitori sono gli studenti, con una assenza giustificata caduta, in tutti i sensi, dal cielo, ai quali non è stata data la possibilità di misurarsi in una prova di resistenza, di capacità nel districarsi in condizioni ambientali più impegnative di una giornata di vacanza a fine anno scolastico; tutti a casa, sicuramente non per ripassare la lezione sul "Ciclo dell'acqua", sulla necessità di tutte le manifestazioni della natura, anche se, a volte, estreme, e tutti contenti: i genitori, per essersi risparmiato il servizio doppio di accompagnamento; i gestori del territorio, per aver messo in pratica il detto "uomo avvisato, mezzo salvato"; i ragazzi, i quali, visto il tornaconto, faranno la "danza della pioggia" ogni volta che si avvicina una interrogazione indesiderata.

In altre alluvioni , ma erano altri tempi ed ormai è acqua passata, "I bambini non sapevano se essere contenti perché quel diluvio aveva loro impedito di andare a scuola oppure preoccuparsi di ciò che stava succedendo. Avevano sentito parlare del fiume in piena nei racconti dei loro nonni e dei genitori e adesso giungeva alle loro orecchie un sibilo continuo, mai sentito prima. Che sia questo il castigo per i bambini cattivi, tante volte minacciato dai grandi?"

Ognuno trovi le differenze che vuole, confrontando le diverse alluvioni di cui è stato testimone e per tutte meglio si addice il detto “ghiovi, ghiovi, cu è intra non mi si movi”, sicuramente un saggio consiglio e non un atto di imperio, come avveniva in passato in Regimi totalitari e come avviene adesso alle prime avvisaglie di nuvole nel pieno delle loro funzioni; nessuno ha il diritto di limitare la libertà di una popolazione civile solo perché piove, come è sempre stato da che mondo è mondo, specialmente se la chiusura di una scuola o di un edificio pubblico ha l’amaro sapore di una vigliacca fuga dalla realtà, un coprifuoco ingiustificato in tempo di pace.

 Ullo Paolo

 

 

 

 

 


 

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