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Illustri messinesi sotto le macerie nell’alba tragica del Capodanno del 1909.

di Enzo Caruso

200 metri di banchina distrutti che hanno creato un'insenatura

“Infine, Messina; o almeno lo scheletro contorto di ciò che fu Messina. La Palazzata ha l’aria di un’immensa mascella  scheggiata, da cui sbuffa un soffio di pestilenza e di fuoco. Qua e là, tuttavia, un palazzo sembra rimasto in piedi, ma se vi si guarda con un cannocchiale di Marina, si vedono i buchi spalancati delle finestre e, all’interno, fiamme che si ingrandiscono, o travi che si scontrano con i soffitti. Ah, davanti a questo cadavere di civiltà  lacerata che si stende ai piedi degli impassibili Peloritani, sotto quei pini orgogliosi che continuano a verdeggiare in pieno cielo, non c’è più pudore che trattenga la nostra emozione straripante; gridiamo, piangiamo, tendiamo le mani”.

La Capitaneria di porto tra le macerie

Sono le parole pronunciate dal giornalista francesce Jean Carrère, corrispondente da Roma per il giornale “Les Temps”, appena giunto nel porto di Messina all’alba del 2 gennaio 1909.

Sotto le macerie, immense, infinite, era rimasta sepolta la gente e la storia millenaria di una città, tramandata nei secoli attraverso il DNA dei suoi abitanti.

Una cesura pazzesca tra il prima e il dopo; una ferita insanabile che rende Messina orfana della sua Cultura e della sua Arte, relegandola al ruolo di Vecchia Signora, nobile ma decaduta, che vive trascinandosi, ancora oggi, nei ricordi del suo antico passato, incapace di leggere il presente e di proiettarsi a testa alta verso il futuro.

Imbarco di superstiti sul Savoia

Siamo orfani di personaggi illustri che, sepolti sotto le macerie, non hano avuto il tempo e la possibilità di tramandare il loro sapere, la loro cultura la loro scienza; di contagiare i giovani del senso di appartenenza e la fierezza di sentirsi messinesi; stili di vita, usi e costumi, dialetto e modi di dire sono stati irrevocabilmente compromessi.

Personaggi di cui abbiamo perso memoria, ma che hanno lasciato una traccia del loro passaggio attraverso le loro opere e il loro impegno sociale.

Alessio Valore, direttore del Marchesino

In questo breve excursus, tratto da un articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia nel 1949 da Silvio Papalia Jerace, proveremo a ricordare alcuni di questi illustri messinesi; molti di essi poco noti, altri dimenticati.

Raffaele Villari, raccolto morente tra le macerie della sua casa in Piazza Darsena, morì a bordo della corazzata russa Makaroff. Era nato nell’agosto del 1831; volontario garibaldino, scrisse molte opere tra cui, le più celebri sono “Da Messina al Tirolo”, “Cospirazione e Rivolta”, il dramma “Cola di Rienzo” e “Poemi drammatici”.

Il Barone Giuseppe Arena Primo, nato nel 1861, lasciò molte opere storiche riguardanti Messina e la Sicilia; tra le più famose “La Sicilia e la Battaglia di Lepanto”, recentemente ristampata dalla casa editrice EDAS.

Edoardo Boner, nato nel 1866, resse la cattedra di Lingua e Letteratura tedesca presso la nostra Università. Poeta “colorito”, lasciò opere degne di lode come “Novilunio”, “Leggende Boreali”, “Sui miti delle acque”, “Saggi di letterature straniere”  e lle raccolte di novelle “Racconti Peloritani” e “Le Siciliane”.

Virgilio Saccà

Virgilio Saccà (1869-1908), poeta, romanziere e commediografo; tra i suoi lavori principali il romanzo “L’icona dell’Addolorata”.

Letterio Lizio-Bruno, professore di Letteratura, valente e fecondo poeta, per molti anni Provveditore agli Studi, autore delle “Rimembranze” che costituiscono un’opera pregevole nella letteratura messinese dell’800.

Angelo Toscano, nato nel 1879, fu il traduttore delle Bucoliche del Meli (Ed. Sonsogno); tra le sue opere si ricordano le novelle “Le corrotte”, e le opere in versi “Il Libro dei vent’anni”, “Il saluto”, “Anemos” e “Lauri vivi”.


Nino De Leo e il monumento a Lui dedicato alla Villa Mazzini

Paolo Cesareo, illustre grecista e valente poeta; nato nel 1862 tradusse in versi l’Odissea e pubblicò lo studio critico “Il subbiettismo nei poemi di Omero”.

Giacomo Macrì, nato nel 1831, fu illustre giurista e letterato; Rettore del nostro Ateneo, pubblicò “Teorica del Diritto Internazionale” e “Francesco Maurolico nella vita e negli scritti”.

Degno di menzione, come giurista e filosofo, è Ferdinando Puglia, nato nel 1853, e autore di opere di filosofia, psicologia e diritto.

Tra le donne, sono da ricordare Laura Alliata, traduttrice di diverse opere di poeti stranieri e Maria Landi La Spada, “erudita e poliglotta”.

Morti e feriti sotto una tettoia della Stazione

Il giovane professore Giuseppe Arrosto, autore di opere poetiche.

Nel campo dell’Arte sono da ricordare l’incisore Gaetano Micali, lo scultore Gregorio Zappalà, l’ingegnere “patriota” Nino De Leo che militò con Garibaldi a Milazzo e sul Volturno e l’ingegnere Luigi Lombardo Pellegrino autore di opere d’arte e d’architettura; Vincenzo Strazzulla, storico e archeologo; Alessio Valore direttore del giornale satirico “Il Marchesino” e l’illustre naturalista Luigi Seguenza.

Tra i “non messinesi” rimasti sepolti dalle macerie, si ricordano i fratelli Mario e Lorenzo Mandalari, il primo storico e letterato, il secondo professore di malattie mentali a cui si deve l’Ospedale Psichiatrico.

La pietà della Regina Elena per il disastro Messano-Calabro. Bozzetto di Emilio Bisi


 

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