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Neve, atto secondo
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di Paolo Ullo

 

La precedente, ultima rappresentazione, era andata in scena per me, unico e privilegiato spettatore,  il 17 Dicembre 2010 e con il semplice titolo di "Neve", senza numero progressivo, scrivevo come qui di seguito:

"Neve.

( Dicembre 2010 )

Per una serie di concomitanze favorevoli ho rivissuto i nostri Monti Peloritani sotto un aspetto, non unico, poco frequente, che ne accresce la bellezza e l’incanto. Le condizioni meteo erano le stesse di quando, con i Ragazzi di Camminitalia ’95, abbiamo raggiunto il Rifugio San Calorio con i Monti imbiancati fino a quota 600 metri. Nessun appuntamento, come quel lontano 31 Marzo 1995, mi ha spinto a raggiungere Lupo durante l’ultima nevicata del 17 Dicembre; se il mio intuito ed il fiuto per il “freddo da neve” non mi stavano ingannando, c’era una buona possibilità che mi trovassi dentro una nevicata sui monti di casa. In un giorno scolastico non era il caso di improvvisare una escursione fuori programma; non c’erano i tempi tecnici ed ho lasciato che mio figlio andasse a scuola per decidere sul da farsi. Alla prossima nevicata, se i tempi di programmazione saranno più gestibili, una scarpinata sulla neve potrebbe diventare più istruttiva di una quasi ripetitiva lezione in classe, recuperabile il giorno dopo.

Vado da solo come agli albori del mio “andar per monti”, ma i ragazzi sapranno perdonarmi; se non lo faccio adesso che sono di riposo, per modo di dire, che è nevicato tutta la notte, che potrebbe continuare a nevicare, che potrebbe arrivare il sole o lo scirocco e sciogliere tutto nel giro di poche ore, che è difficile prevedere la prossima nevicata, che potrebbe sfuggirmi l’occasione di registrare la nevicata in corso con immagini inedite…Per questi motivi e per quel concetto altamente filosofico che dice “ogni lassata è pidduta”, non so resistere alla tentazione di calzare gli scarponi ed andare su verso luoghi familiari. E’ la mia prima volta sulla neve con una macchinetta digitale, o da Computer, o da megapixel; le ultime mie foto diapositive sulla neve le ho fatte con una classica Canon AE1, comprata a Torino nel 1982 e messa in pensione, ancora in piena efficienza, da nuova tecnologia. Troppo facile fotografare così senza pensare ai costi di acquisto e sviluppo: inquadri, scatti e poi li vedi al computer; per questa nuova tecnica è andato in pensione il rullino ed il settore annesso. Ed io scatto liberamente; gli scenari sono da antologia e, dall’assenza di tracce, ho la conferma che sono il primo a passare. Incontro la prima neve; non nevica ed il sottile strato ha smussato tutte le scanalature ed il pietrisco polveroso delle Estati assolate. Ad ogni tornante lo spessore del manto nevoso aumenta ed un tappeto bianco si stende fino a Lupo; nel dubbio che possa essere infranto da curiosi in cerca di emozioni diverse dalle mie, fotografo anche la strada in discesa con le impronte dei miei scarponi.

Meno male che l’ho fatto, perché al ritorno, il passaggio di un’automobile, con a bordo aspiranti piloti da Rally, aveva violato, infranto ed infangato la purezza di angoli di visione non più degni di essere mostrati in foto. Prima di arrivare a Lupo freno la frequenza degli scatti per il timore di esaurire il Giga di memoria, come mi è successo di esaurire i rullini salendo verso il Cratere Centrale dell’Etna, del quale conservo solo una foto su carta. E’ difficile calcolare il consumo di Byte e sarebbe un peccato restare senza cartucce, quando me ne sarebbero servite tante. Lupo, vestito di bianco, appare come un luogo di pace e di silenzio in confronto al vocio festante dei ragazzi dell’Oratorio nell’Estate passata; per un momento me li immagino tutti quanti a lanciarsi palle di neve, ma meglio così, altrimenti non avrei potuto essere testimone di un luogo favoloso, in un suo aspetto particolare, in quei momenti tutto e solo mio. Non nevica ma sono già soddisfatto delle immagini mai viste prima dell’Area Forestale Attrezzata e del Monolito Lavico che, come un Cosacco dello Zar, se ne infischia del gelo, non a 40° sotto zero, ma quanto basta per non indugiare più di tanto, visto che sono sudato sotto un doppio strato di giacche e cappello con para orecchie. Imbocco la strada in discesa, per arrivare a casa prima che mio figlio ritorni da scuola e fare finta di niente, come se fossi solo andato in campagna dalle galline; ma il cielo si rabbuia per l’arrivo di un nuvolone carico di neve proveniente da San Calorio e da Monte Scuderi e ritorno indietro, per riprendere uno scenario, forse, mai fotografato prima. Una neve farinosa copre le mie impronte, come fossi stato un invasore, per offrire al prossimo visitatore uno spettacolo che, fino a quel momento, aveva riservato a me.

Memorizzo con gli occhi e la mente la nevicata; mi meraviglia con quale delicatezza il cristallo di neve amoreggia con la Terra, meno violento di quando la strapazza sotto forma di pioggia; sempre acqua è!.. Ma, come in ogni cosa, è una questione di stile ed un fiocco di neve è un amante perfetto. Alla prossima, certamente! Tracce sulla neve di caprette barbute, volpi e conigli spaventati da un rumore annunciano l’arrivo di collezionisti di neve da ammonticchiare sul tetto di un’automobile e mostrare come un trofeo; l’incanto si è rotto e non ho più niente da fotografare. A casa, travaso le foto sul Computer e le nascondo in una cartella di servizio, prima di mandarle in Cestino, per evitare i rimproveri di mio figlio. Il furbacchione ha colto troppi segni, scarponi da montagna, indumenti, guanti e cappello, messi ad asciugare, a dimostrazione che non sono andato solo in campagna, e scopre nel Cestino, che avevo dimenticato di svuotare, le prove del fatto o misfatto. Mi faccio perdonare con la promessa che alla prossima nevicata ci sarà anche lui e i suoi amici che vorranno seguirci; gli è rimasto un po’ di broncio, ma si riprende guardando verso i monti ritornati al loro aspetto più abituale e si consola con le foto della neve che non poteva aspettare l’uscita dei ragazzi da scuola."

Quattro anni dopo, eccomi di nuovo nel ruolo di "uomo delle nevi", in modo diverso, sempre a ritroso nel tempo, dal 1980, quando:

"In Francia mi spostai nel pomeriggio, dopo aver fatto lo Yeti a Bardonecchia; imbacuccato come una mummia non facevo paura a nessuno, neanche quando ho cercato di farmi largo nella neve immacolata, sulla strada che porta all’imbocco del Tunnel del Frejus. Sopraffatto da tanti pensieri, non mi ero accorto del sopraggiungere di una ruspa gommata che spalava neve; il conducente, paziente, aspettava che rinsavissi e smettessi di appuntare su un taccuino una scritta alla quale, forse, lui non aveva mai prestato attenzione. Lo salutai con un gesto di scusa e per ringraziarlo per avermi spianato la strada di ritorno verso la Stazione; non ero più il mitico ed irraggiungibile Uomo delle Nevi, ma un impacciato camminatore su ghiaccio, uno sciatore senza sci alle prime lezioni di caduta indenne con le chiappe. Su un manto nevoso non più morbido, irto di spuntoni di pietrisco e ghiaccioli stagionati, facevo l’equilibrista su una strada percorribile, in auto, con le catene, e, con gli scarponi, a passi piccoli come una geisha da salotto."

Con una ciclicità astronomica, la cui frequenza è stata registrata da mio padre, la neve nel villaggio, fino in Città ed al mare, ci ha concesso la grazia della sua apparizione dalla notte alla  mattinata di Mercoledì 31 Dicembre 2014. Dalla Rubrica di Ullo Rosario (1921-1991), alla lettera N, nella quale ha trovato posto la grandine, come parente stretta, estraggo la seguente tabella:

 "Carica di neve il giorno 7 Gennaio 1956;

Carica di neve il giorno 30-31 Gennaio 1962;

Carica di neve il giorno 24-25 Gennaio 1963;

Carica di neve il giorno 3 Marzo 1963;

Carica di neve il giorno 17 Febbraio 1970;

Carica di neve il 3 Gennaio 1979;

Carica di neve durata 8 giorni il 14 Gennaio 1979;

Grandine devastatrice agrumi il 22 Dicembre 1980."

Le nevicate del 7 Gennaio 1956 e del 24-25 Gennaio 1963 hanno raggiunto Messina ed il mare.

In "Messina e dintorni; Guida a cura del Municipio, Messina 1902", non si fa nessun riferimento a nevicate in Città, dalle misurazioni rilevate dall'Osservatorio Geodinamico e Meteorologico dal 1882 al 1901; oltre alla registrazione della temperatura minima di gradi 0,3°C raggiunta il 18 Febbraio 1895, solamente la seguente nota evidenzia l'eccezionalità del fenomeno:

"La neve cade raramente in città; però vien giù copiosa sulle vette dei Peloritani al di sopra dei 1.100 metri e vi perdura per tre mesi l’anno; se ne fa abbondante raccolta, e viene sotterrata per servire nell’estate ai bisogni della città."

Dopo aver riproposto la lettura di "Neve" del Dicembre 2010 e notizie storiche sulle più recenti e documentate nevicate, continuo con "Neve, atto secondo" a fissare alcune impressioni ed emozioni che la nevicata del 31 Dicembre 2014, come tutte quelle di cui sono stato testimone, ha rinnovato, stimolandone altre.

Diversamente dalla neve a Lupo del 17 Dicembre 2010, ho poco tempo da dedicare alla ricerca di immagini da catturare con la macchina fotografica eppure, con un "tour de force", riesco a cogliere quanto di meglio potevo in due ore, prima di andare a lavorare in Città, in uno scenario inedito, anche se in luoghi familiari e vissuti quotidianamente, fra il Villaggio e la campagna. Guidato da istinto e razionalità, amministro le energie a modo mio, senza l'obbligo di tenere conto di quelle di altri, spesso ragazzi alle prime esperienze di escursionismo, e mi sento libero di osare qualche eccesso che mi consenta una migliore visione e memoria di luoghi e momenti che, durante una nevicata, mai uguale alle precedenti, diventano unici ed irripetibili. Non ho da vivere questa nuova esperienza in gran segreto ed in solitaria, come quattro anni prima a Lupo, o in modo più avventuroso, con i Ragazzi il 31 Marzo 1995 al Rifugio di San Calorio. In piene vacanze scolastiche, nell'ultimo giorno dell'anno 2014, con la neve fin sulle porte di casa, mio figlio ed i suoi compagni vivranno a modo loro, lo spettacolo offerto dalla natura e ne conserveranno indelebile memoria; sanno già che bisogna essere pronti a cogliere il momento, quando si presenterà, e, scarponi ai piedi, spingendosi sempre più in alto, le emozioni saranno più forti. Pur tendendo conto delle difficoltà che la neve procura dove è di casa ed opprimente, dalle nostre parti è sempre la benvenuta, ospite eccezionale che, se fosse possibile, non meriterebbe di essere calpestata da tutti noi, improvvisamente diventati bambini, innocenti giocherelloni ed, insieme,  abominevoli uomini delle neve; solo il tempo di restare incantati da tanta purezza e candore e lo scenario cambia a vista d'occhio e tutto ritorna come prima, aspettando la prossima messinscena.

Ullo Paolo

 

 


 

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