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Libertà di espressione o di degrado
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di Paolo Ullo

I tragici avvenimenti di Parigi del 7 Gennaio 2015, mi hanno portato a rileggere e proporre un mio scritto del Dicembre 2009, che niente ha a che fare con estremismi di pensiero o aberrazioni mentali, ma che riguarda l'uso e l'abuso della libertà di espressione; mi astengo dal fare confronti o parallelismi e la mia analisi è circoscritta a fenomeni i quali, nel rispetto delle opinioni altrui, non rientrano certo in nessuna categoria da demonizzare, cancellare e condannare a morte.

"In un trasgressivo, per questo poi diventato famoso, libro di modesta corposità, apparso intorno agli anni settanta, la protagonista andava in estasi, per sua ammissione, solamente ripetendosi mentalmente specifiche parti di attributi maschili. Ho usato “estasi” come termine più addolcito, per non cadere nella scurrilità che cercherò di dimostrare, criticare e combattere con questa “crociata” fuori tempo o “lotta contro i mulini a vento”, alla Don Chisciotte e Sancho Panza. Se negli anni ’70 per essere o andare controcorrente occorreva almeno un successo editoriale, nei giorni nostri basta tuffarsi nel WEB per dare massima diffusione a volgarità che non fanno arrossire più nessuno.

Per una fraintesa libertà di espressione si assiste ad un continuo dilagare di un linguaggio che manifesta un degrado verbale, un impoverimento di termini di comunicazione ed una forsennata caccia alla più originale combinazione di parolacce di pessimo gusto. Il rischio era prevedibile e, pur di far cassetta, i gestori di programmi di comunicazione di massa attraverso la Rete delle Reti, lasciano fare, perché, in fondo loro offrono solo strumenti al servizio di tutti.

Nel grande calderone ci stiamo tutti; c’è chi scambia simpatici saluti o auguri con persone conosciute e c’è chi crede di servirsi di un computer per diffondere idiozie da destinare a sconosciuti lettori. Per la nostra libertà, comunque essa si manifesti, c’è chi ha sacrificato anche la sua vita. Noi che ne stiamo beneficiando senza aver dovuto alzare barricate e lottare, stando comodamente seduti davanti ad un monitor e tastiera, non abbiamo il diritto di usare le parole in cerca di protagonismo, per suscitare irritazione in chi non sta al passo con i tempi. I sono per la libertà di espressione, eccome!..

Io mi sento e sono più moderno di chi usa una terminologia da anatomisti da trivio, di chi infiora quel poco o niente che ha da dire con locuzioni sconce da bettola di periferia. Fatta la somma, in un malriuscito tentativo di dialogo fra giovani alla moda, le parolacce, che in televisione, pudicamente, cancellano con un “bip”, sono molto di più delle parole pulite o più giuste e sensate. Per quel sacro santo diritto alla libertà di espressione, sarà inevitabile di prestare occhio ed orecchio a ciò che sarà ancora scritto e detto sui “Network” della “globalizzazione del pensiero”. Certamente i diffusori di “bippate” censurate elettronicamente, non potranno aspirare ad un posticino in libreria, ma continueranno a vivere il loro momento di gloria effimera fino a quando ci sarà qualcuno che ricambierà, alle loro battutine del “bip”, con commenti di circostanza, in un batti e ribatti da trivio computerizzato. Per fortuna alcuni strumenti di comunicazione offrono la possibilità di mettere in atto una “censura”, un rifiuto ad assecondare il diffondersi di un malcostume verbale che starà facendo rivoltare nella tomba “nostro padre Dante”. Pur essendo contrario alla censura come negazione del pensiero, combatterò a modo mio, scrivendo, mettendo in ridicolo quel linguaggio che camuffa, dietro le parole, una virilità e femminilità solo apparente."

La Città di Messina, fra le tante prerogative che ne hanno assegnato un ruolo importante nella Storia, limitatamente alla libertà di stampa, vanta una tradizione giornalistica che ha raggiunto il suo apice prima del Terremoto del 1908; rendendo omaggio ad un giornalismo d'altri tempi, rispettoso di regole e di limiti da non oltrepassare, qui di seguito è riportato il "Punto 2" del Paragrafo "STAMPA E GIORNALISMO" da "Messina e dintorni; Guida a cura del Municipio, Messina 1902"

"STAMPA E GIORNALISMO

2. Come in altre città anche in Messina l’arte tipografica diede sviluppo insieme alla stampa dei libri a quella dei giornali. Mentre in quasi tutta l’Italia Meridionale, e in Sicilia specialmente, le pubblicazioni periodiche non si vedono comparire prima del secolo XVIII, Messina può mostrare un vero e proprio giornale politico uscito dalle sue mura sin dal secolo XVII. E’ una regolare pubblicazione mensile, a fogli numerati, dal titolo “Giornale di Messina”, che ininterrottamente si fece durante i rivolgimenti contro la Spagna, dal 13 Novembre 1675 al 24 Aprile 1677; ciò che rende non dubbio essere stata questa città la prima che in Sicilia avesse il vanto d’introdurre questo genere di pubblicazioni popolari.

Da quell’epoca, però, bisognerà discendere fino all’anno 1793, in cui apparvero in Messina il “Compendio delle notizie più recenti” ed il “Corriero di Messina”, per vedervi introdurre la stampa periodica, la quale è poi durata ininterrottamente, or con questi, or con altri giornali, fino al presente.

Altri giornali fondati sullo scorcio del secolo XVIII furono poscia le “Nuove di diverse Corti e Paesi”, nel 1795; la “Portata”, foglio commerciale, nel 1796; e finalmente l’”Osservatore Peloritano che, fondato nel 1797, acquistò tanto credito che ebbe la non breve durata di circa mezzo secolo.

I periodici letterari cominciarono a pubblicarsi in Messina al principio del secolo XIX. Fu primo il “Foglio di Letteratura, Scienza, Arti e Commercio”, apparso nel 1803, al quale seguì nel 1808 la “Conversazione istruttiva”; però un vero rifiorimento di effemeridi letterarie si notò in Messina assai più tardi, cioè dal 1833 al 1847 col risveglio dei buoni studi. Le più importanti furono: lo “Spettatore Zancleo”(1833-40), il “Monitore Economico-tecnologico-agrario"(1833-35), il “Maurolico”(1833-42), l’”Innominato"(1835-39), l’”Amico delle Donne"(1835), la “Trinacria”(1835), il “Faro”(1835-39), il “Giornale di Legislazione e Giurisprudenza(1838-39), la “Sentinella del Peloro”(1839-41), il “Veridico”(1841-47), il “Giornale del Gabinetto Letterario di Messina”(1842-47), il “Dicearco”(1842), l’”Aristotele”(1842), la “Rivista Periodica”(1842-43), la “Farfalletta”(1842-47), il “Nuovo Faro”(1843), “Scilla e Cariddi”(1843-46), il “Porto falcato”(1846-47), la “Lanterna del Faro di Messina"(1846-47).

I giornali politici più in voga nella prima metà del XIX secolo furono: “Il Corriere Nazionale”(1804), la “Gazzetta Britannica”(1808-14), “La Gazzetta di Messina”(1814-15) e i tre giornali liberali del breve periodo costituzionale(1820-21) cioè: il “Tempo”, “Il Corriere” e l’”Imparziale Siciliano”; poi il “Nunzio Pacifico”(1822-25), il “Mercurio Messinese”(1829-33) e lo “Spettatore”(1833-47), non che quelli dell’anno 1848, in cui la Sicilia insorse contro il Re di Napoli, e che si appellarono: il “Primo Settembre”, l’”Indipendente”, l’”Aquila Siciliana”, la “Sentinella del Faro", il “Procida”, “Vox Populi”, il “Sarto”, il “Microscopio”. Dal 1848 al 1860 a pochi periodici letterari o teatrali fu consentita la pubblicazione, e in quel breve spazio di tempo ebbero il pubblico favore solo i seguenti: “La Lucciola”(1850), l’”Eco Peloritano”(1855-60), il“Tremacoldo” (1856-60), il “Caduceo”(1856-57), l’”Interprete”(1857-59),l’”Educatore dei Giovanetti”(1857-58), e l’”Estro”(1858-59).

Dal 1860 in poi, sotto gli auspici d’un governo liberale, la stampa periodica, abolita come ovunque la censura preventiva, ebbe il suo maggior sviluppo anche in Messina. Innumerevoli sono stati i giornaletti politici che con vita più o meno breve, si son, l’uno dopo l’altro, succeduti. I primi fogli politici quotidiani apparvero nel 1863 e furono “La Gazzetta di Messina”, “L’Aquila Latina”, “La Politica” e “Commercio”, tuttora esistenti.

Quotidiani furono eziandio l’”Indicatore”, l’”Imparziale”, la “Trasformazione”, il “Pensiero di Messina”, la “Vespa”, il “Primo Settembre, il “Figaro”, che si estinsero dopo parecchi anni di vita rigogliosa; e quotidiani sono stati il “Nuovo Imparziale”, l’”Ordine” e la “Sentinella”, che oggi continuano le loro pubblicazioni.

I più importanti giornali letterari e scientifici comparsi in Messina dal 1860 ad oggi sono : “Gli annali della Pubblica Istruzione(1869), l’”Eco del Faro(1869-70), la “Temi Zanclea”(1870-81), il “Foro Messinese”(1881-87), il “Dicearco”(1872-73), l’”Istitutore Peloritano”(1873-75), la “Scienza contemporanea”(1873-74), l’”Ateneo”(1877-79), il “Giornale di Clinica e Terapia”(1882-84), il “Cuppari”(1882-1883), “Phylloxera e Proprietà fondiaria”(1883-84), la “Gioventù”(1884), l’”Amico Cattolico”(1884-85), il “Corriere mensuale di studi filosofici, etici e giuridici(1884), l’”Ora”(1885), la “Cronaca Rosa”(1887-88), “Malpighia”(1887-89), la “Fata Morgana”(1891), “Prometeo”(1898), “Bios”(1899-901), “Eros”(1900-901). Ed oltre a questi l’”Agricoltore Messinese”, la “Riforma Giuridica”, la “Temi Siciliani”, la “Rivista di Storia antica e scienze affini, la “Rassegna Tecnica”, la “Bibliografia Dantesca” e l’”Archivio storico messinese”, che continuano tuttora la loro pubblicazione.

Fu già un tempo(1810-30) che Messina dava a capo d’anno la sua “Strenna Galante”, il “Fa per tutti”, il “Consigliere del giorno” ecc., modestissimi  almanacchi, a dir vero, ma buoni per ottimi ricordi agli agricoltori, lieti per amenità di scrittori, e utili per notizie d’arti e mestieri, di storia, di cronologia, ecc. Dopo l’anno 1830 varie strenne si pubblicarono bensì pel capo d’anno, ma, a ricreazione dello spirito, erano esse piuttosto una gentile accolta di brevi prose e poesie, fornite dai migliori nostri scrittori. Oltre alle strenne serio-umoristiche, che per diversi anni mandarono alle stampe due brillanti ingegni messinesi, Raffaele Villari e Marcello Grillo, degne di ricordo sono soprattutto quelle portanti i seguenti nomi: “Strenna dell’Innominato”(1837), “Un Mazzetto di rose per le Dame"(1853), l’”Iride Mamertina”(1856), “Fior del Deserto”(1860), “L’Arpa”(1863), “Un mazzolino di fiori poetici”(1868), la “Ghirlanda della Beneficenza”(1872), “La strenna Album”(1879), l’”Alfa”(1879).

Adesso, in loro vece, sono entrati in uso i cosi detti Numeri Unici pubblicati nelle grandi occasioni o di ricordi storici o di altri avvenimenti patriottici ed umanitari."

Meravigliato da tante e varie forme di libere espressioni, viene da pensare che sarebbe stato impossibile zittirle tutte; anche se molte testate giornalistiche hanno chiuso prima del Terremoto, la Città di Messina ha sempre dato prova, come è scritto su una famosa epigrafe, di “precorrere fatti e idee” senza nessun bavaglio alla bocca.

Ullo Paolo


 

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