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La festa di sant'Agata a Catania e il programma dei festeggiamenti
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Questa pagina è dedicata ai devoti di Sant'Agata in tutto il mondo.

I  festeggiamenti in onore di Sant’Agata si svolgerannodal 7 gennaio al 12 febbraio 2017.

Il Comitato della Festa di Sant’Agata nella Città di Catania, nelle persone del presidente Francesco Marano e del presidente onorario del Comitato e Cerimoniere del Comune, Luigi Maina, insieme ai soci promotori del Comitato, il sindaco Enzo Bianco e l’Arcivescovo Metropolita, Salvatore Gristina, rende noto il programma completo dei festeggiamenti in onore di Sant’Agata.

 

La festa di sant'Agata a Catania è la terza festa religiosa più famosa al mondo. Paragonabile solo alla festa della settimana Santa a Siviglia in Spagna e alla festa del Corpus Domini che si svolge in Perù a Cuzco.

Si celebra in onore della santa patrona della città. Si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio e il 17 agosto. La prima data è quella del martirio della Santa catanese, mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace quale bottino di guerra e dove rimasero per 86 anni.

Dal 3 al 6 febbraio giungono a Catania pellegrini, turisti e curiosi provenienti da tutta l'Italia e in particoòare dalla Sicilia.

Insieme con il Patrimonio dell'Umanità delle città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale) conferito dall'UNESCO nel 2002, la festa di sant'Agata risulta "bene etno antropologico patrimonio dell'umanità" della Città di Catania nel mondo.

Vita di sant'Agata

La giovane Agata visse nel III secolo. Esponente di una famiglia patrizia catanese, sin da giovane consacrò la sua vita alla religione cristiana. Venne notata dal governatore romano Quinziano che decise di volerla per sé. Al rifiuto di Agata, la perseguitò in quanto cristiana e, perdurando il rifiuto della giovane, la fece martirizzare e mettere a morte il pomeriggio del 5 febbraio 251. Subito dopo la morte cominciò ad essere venerata da gran parte della popolazione anche di religione pagana. Da qui si sviluppò il culto di Agata che si diffuse anche fuori dalla Sicilia e ben presto il papa la elevò alla gloria degli altari.

Le origini della festa

Le origini della venerazione di sant'Agata si fanno risalire all'anno seguente il martirio, ovvero al 252. Il popolo nutrì subito una grande devozione per la vergine Agata che si era votata al martirio pur di difendere il suo onore e per non abiurare alla sua fede. I catanesi furono orgogliosi di questa giovane che si rivoltò contro il volere del proconsole romano. In questo si dovette innestare l'odio per l'oppressore straniero.

Per quanto attiene la festa vera e propria è molto difficile stabilire quale fu l'anno di inizio delle celebrazioni. Secondo alcune testimonianze ancora prima della nascita di Agata veniva celebrata una festa pagana durante la quale un simulacro di una vergine veniva portato in processione per le vie della città.

Il video promozionale della festa

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Un'altra tradizione viene riportata da Apuleio ne "Le metamorfosi", secondo la quale la festa della dea Iside nella città greca di Corinto avrebbe molti punti di contatto con la festa catanese. In particolare il popolo vestito di una tunica bianca che partecipava ai festeggiamenti viene accostato al saccu, la tunica di cotone bianco indossata in processione dai devoti, che tirano i cordoni del fercolo, per trainarlo lungo il percorso.

Sicuramente i primi festeggiamenti a sant'Agata, anche se non programmati, avvennero spontaneamente il 17 agosto 1126 quando le spoglie della Santa catanese, trafugate nel 1040, furono riportate in patria da due soldati, Gilberto e Goselino, dalla città di Costantinopoli. Il vescovo di Catania Maurizio che si recò al castello di Jaci per accoglierle. Sparsasi la voce, nel corso della notte, i cittadini si riversarono nelle strade della città per ringraziare Dio di aver fatto tornare, dopo 86 anni, le spoglie dell'amata martire Agata.

I festeggiamenti erano per lo più di natura liturgica e si svolgevano all'interno della cattedrale. Ciò sarebbe dimostrato in maniera indiretta da quanto avvenne il 4 febbraio 1169, quando un tremendo terremoto rase al suolo la città di Catania seppellendo sotto le macerie il popolo di fedeli che si trovava all'interno della cattedrale, in preghiera, per la celebrazione del martirio di sant'Agata. In quella occasione, secondo alcune cronache dell'epoca, perirono oltre 80 monaci ed alcune migliaia di fedeli sotto le volte del tempio crollato.

Soltanto nel 1376, anno di costruzione della vara (fercolo), in legno, si presume che siano iniziati i festeggiamenti con la processione per le vie della città. Dal 1209 al 1375 avvenivano processioni con il velo della santa. Il fercolo attuale, tutto in argento su di un telaio in legno, fu ricostruito nel 1946 dopo che nel corso di un intenso bombardamento da parte dell'aviazione britannica, avvenuto il 17 aprile del 1943, era stato seriamente danneggiato quello preesistente, inaugurato nel 1519.

Alla festa puramente religiosa si affiancò una festa più popolare, voluta dal Senato della città e anche dalla popolazione. A questo punto, per evitare problemi di ordine pubblico, venne creato un regolamento al quale dovevano attenersi gli organizzatori dei festeggiamenti. Pertanto in abbinamento alla processione della vara per le vie cittadine, si inserirono spettacoli di natura diversa per intrattenere i fedeli che arrivavano da ogni parte della Sicilia.

Fino al 1692 la festa si svolgeva in un giorno solo il 4 febbraio. Dal 1712 la festa assunse un'importanza maggiore venendo strutturata su due giornate di festeggiamenti, il 4 e 5 febbraio; forse anche per il fatto che dopo il terremoto del 1693, che rase al suolo tutta la città, Catania venne ricostruita attuando una pianta ortogonale che rese la viabilità più facile con strade più larghe e ordinate, ma soprattutto la città si era espansa e il giro dei quartieri cittadini non poteva più essere effettuato in un solo giorno. Verosimilmente la festa dovette subire delle interruzioni negli anni successivi a due eventi drammatici che distrussero la città:

Nel 1669, in seguito a una eruzione catastrofica dell'Etna che ricoprì di lava gran parte della città rendendo impraticabile oltre il 50% della viabilità cittadina.

Nel 1693, come già detto, per un terremoto di enorme magnitudo che sconvolse il Val di Noto distruggendo completamente la città.

La festa ai giorni nostri

I festeggiamenti si svolgono nella città di Catania dal 3 al 5 di febbraio.

La giornata del 3 febbraio si apre con la processione per l'offerta della cera a cui sono presenti oltre che cittadini e turisti, le più alte cariche religiose ed istituzionali della città, concludendosi la sera in Piazza Duomo con il caratteristico e molto atteso spettacolo pirotecnico dei fuochi.

La vera festa religiosa ha però inizio la mattina del 4 febbraio con la messa dell'Aurora, quando il busto reliquiario di sant'Agata dopo un anno di attesa per tutta la città viene portato fuori dalla stanza che lo ha custodito, e "consegnato" ai devoti che lo porteranno in processione lungo un percorso esterno della città che si concluderà con il rientro nella Basilica Cattedrale in tarda notte, spesso alle prime luci dell'alba.

Nella mattina del 5 febbraio, presso la basilica cattedrale ha luogo la messa del Pontificale presieduta dalle più alte cariche religiose locali e non e dal clero. Durante tutta la giornata il busto reliquiario di sant'Agata rimane esposto presso la Cattedrale e infine nel pomeriggio dopo la santa messa viene nuovamente affidato ai devoti per un'ultima processione lungo un percorso interno della città che lo vedrà concludersi nella tarda mattinata del giorno successivo 6 febbraio.

In tutte le strade principali del centro storico di Catania vengono approntate delle illuminazioni artistiche che danno una particolare luce di festa a tutta la città. Tutti gli anni vengono variati i motivi ornamentali ma l'effetto è sempre molto coinvolgente e suggestivo.

Il culmine di queste luci si ha alla sommità di via Di San Giuliano, dove viene realizzato un enorme pannello, largo quanto tutta la strada, che, come un grande mosaico di luci colorate, raffigura una scena della vita di sant'Agata. Esso, per le sue dimensioni, è visibile da lontano e rappresenta un grande affresco sullo sfondo del cielo stellato. Il tema di tale fondale cambia tutti gli anni e rappresenta come una storia a puntate della epopea di sant'Ajtuzza, vezzeggiativo con cui è chiamata dai catanesi la vergine e martire Agata.

Molto antica è la tradizione dei cerei o cannalori. In principio, forse già nel XV secolo erano quasi dei carri allegorici di Carnevale cambiavano foggia ogni anno ed erano più di trenta. Al giorno d'oggi sono dodici e rappresentano le corporazioni delle arti e dei mestieri della città. Si tratta di grosse costruzioni in legno riccamente scolpite e dorate in superficie, costruite, generalmente, nello stile del barocco siciliano, e contenenti al centro un grosso cereo. Questi imponenti ceri dal peso che oscilla fra i 400 ed i 900 chili, vengono portati a spalla, a seconda del peso, da un gruppo costituito da 4 a 12 uomini, che le fa avanzare con un'andatura caracollante molto caratteristica detta 'a 'nnacata.

Le candelore, oltre a precedere la processione di sant'Agata nei giorni 4 e 5 febbraio, già dieci giorni prima iniziano a girare per la città portandosi presso le botteghe dei soci della corporazione a cui appartengono, scortate da una banda che suona allegre marcette.

I dodici cerei hanno una posizione ben codificata nell'ordine da tenere nel corso della processione alla quale partecipano le candelore in via Etnea il giorno 3 precedono la processione per l'Offerta della cera a sant'Agata:


1)  Cereo di Monsignor Ventimiglia o di sant'Aita. È il più piccolo e fu donato nel 1766 da Monsignor Salvatore Ventimiglia allora arcivescovo di Catania.

2)  Cereo dei rinoti. Questa è la prima delle grandi cannalore in processione, essendo la più antica, ed è costruita in stile barocco.

3)  Cereo dei giardinera. Costruito in stile gotico, è sormontato da una corona ed è per questo motivo che è soprannominato la regina delle cannalore.

4)  Cereo dei pescivendoli. In stile rococò, detta anche "a bersagliera", si distingue per una corona floreale, pendente dagli altorilievi del secondo ordine, che conferisce una sensazione di movimento durante le evoluzioni dell'annacata.

5)  Cereo dei fruttivendoli. Detto 'a signurina per la sua semplice bellezza. Si distingue per essere realizzato su di una base costituita da quattro cigni.

6)  Cereo dei macellai. Poggia su di una base costituita da quattro leoni ed ha, nella parte alta, una statua di San Sebastiano patrono della corporazione.

7)  Cereo dei pastari. E'l'unico che ha tuttora il candelone centrale in cera, le altre candelore hanno un cereo in plastica (l'ultima candelora che effettuò il cambio fu quella dei fruttivendoli, il vecchio cereo è visibile nella cappella dell'addolorata nella parte destra della basilica cattedrale di Catania, vicino alla cappella di Sant'Agata, risale ai primi anni del settecento ed è costruito in stile barocco).

8)  Cereo dei pizzicagnoli. E' costruito in stile art nouveau o liberty ed è realizzato su di una base costituita da quattro cariatidi.

9)  Cereo dei bettolieri. E' realizzato in stile impero ed è costruito su una base rappresentata da quattro leoni e da quattro aquile. È il secondo più pesante dopo quello dei panificatori ed è portato da 10 persone.

10)  Cereo dei panificatori. E' il più grande e pesante di tutti ed è trasportato da ben 12 portatori o vastasi. La prima sua costruzione risale al XVIII secolo ed è costruito su di una base costituita da quattro statue di Atlante.

11)  Cereo del Circolo sant'Agata. E'il meno anziano degli undici ed è realizzato in stile neoclassico. In esso sono raffigurati, oltre a sant'Agata, l'altro martire catanese sant'Euplio, è il meno pesante tra i ceri grandi.

12)  Cereo del Villaggio Sant'Agata. È il più nuovo dei ceri grandi, voluto dal sig. Salvatore Russo ed inaugurato nel 2010, ha ricevuto il benestare dal comitato dei festeggiamenti per partecipare alle processioni dei tre giorni nel 2012 e il 3 febbraio 2012 ha fatto la sua prima uscita in occasione dell'offerta della cera.

 

Il fercolo di sant'Agata o vara, prima del 1379 era in legno dorato molto pregiato, è un tempietto di argento che ricopre una struttura in legno, riccamente lavorato, che trasporta il busto-reliquiario della santa catanese e lo scrigno, in argento, entro cui sono custodite tutte le reliquie di sant'Agata. Costruito nel 1518, in puro stile rinascimentale, è finemente cesellato e ornato, sul tetto di copertura, da dodici statue raffiguranti gli apostoli. Ha forma rettangolare ed è coperto da una cupola, anch'essa rettangolare, poggiata su sei colonne in stile corinzio. Fu costruito dall'artista orafo Vincenzo Archifel operante a Catania dal 1486 al 1533.

Il fercolo, in gran parte ristrutturato dopo i bombardamenti della guerra, è d'argento massiccio. Si muove su quattro ruote (rulli cilindrici in acciaio con battistrada in gomma piena) e viene trainato tramite due cordoni, al cui capo sono collegate quattro maniglie, lunghi ciascuno circa 130 metri, dai cittadini nel caratteristico saccu. Ogni cordone presenta in testa un sistema di quattro corde con maniglia che permette di tenere costantemente e regolarmente in tensione il cordone stesso. Venne, in gran parte, ricostruito nel 1946 dopo i danni subiti da un bombardamento nel corso della seconda guerra mondiale.

Dall'addobbo floreale della vara si può riconoscere se si è alla processione del giorno 4 o a quella del giorno 5 febbraio. Infatti, i fiori che addobbano il fercolo, sempre garofani, sono di colore rosa nella processione del giorno 4 febbraio e di colore bianco nel giro interno del giorno del martirio che si festeggia il 5 febbraio.


Scrigno delle reliquie di Sant'Agata

 

Lo scrigno che contiene le reliquie di sant'Agata è una cassa d'argento in stile gotico, realizzata intorno alla fine del XV secolo dall'artista catanese Angelo Novara. Il coperchio anch'esso in argento fu realizzato dallo stesso artista che costrui la vara. Esso è riccamente istoriato con immagini della vita di sant'Agata e contiene le sue reliquie racchiuse in diversi reliquiari. Esse sono costituite dalle due braccia con le mani, dalle due gambe con i piedi, dai due femori e dalla mammella oltre al santo velo. I reliquiari che le contengono sono tutti di diversa fattura in quanto costruiti in epoche differenti.

Il busto della santa, completamente in argento, è stato realizzato nel 1376 e contiene anch'esso delle reliquie di sant'Agata. Infatti nella testa, ricoperta da una corona donata dal re inglese Riccardo Cuor di Leone di passaggio a Catania di ritorno da una Crociata, è stato inserito il teschio della santa catanese, mentre nel busto è inserita la cassa toracica. Il busto fu realizzato dall'artista Giovanni di Bartolo, su incarico del vescovo di Catania, Marziale che esaudì un desiderio di Papa Gregorio XI, ed è ricoperto da oltre 300 gioielli ed ex voto. Oltre alla già menzionata corona, si possono citare alcuni dei più importanti gioielli donati alla santa: due grandi angeli in argento dorato che sono posti ai lati del busto di Sant'Agata; una collana del XV secolo incastonata di smeraldi, donata dal popolo di Catania anche se molti attribuiscono questo dono al viceré Ferdinando De Acuna; una grande croce riccamente lavorata del XVI secolo; il collare della Legion d'Onore francese appartenuto al musicista catanese Vincenzo Bellini; croci pettorali appartenute a vescovi di Catania, Dusmet, Francica Nava, Ventimiglia; un anello appartenuto alla regina Margherita che lo donò nel 1881 nel corso di una visita a Catania.

I devoti che trainano il fercolo, vestono un saio di cotone bianco detto saccu, un copricapo di velluto nero detto scuzzetta, un cordone monastico bianco intorno alla vita, dei guanti bianchi e un fazzoletto, anch'esso bianco, che viene agitato al grido Tutti devoti tutti, cittadini viva sant'Aita.

L'origine ed il significato di questo saio bianco è molto dibattuta. Alcuni lo fanno risalire al fatto che nel 1126 al ritorno delle spoglie della santa a Catania, la cui notizia si sparse durante la notte, il popolo si riversò per le strade in camicia da notte. Ma questa versione cozza contro la storia in quanto l'invenzione della camicia da notte risulta essere successiva a quell'epoca. Altri sostengono che si riferisca al culto di Cerere di cui si è detto prima.

Probabilmente nessuna di queste ipotesi è quella vera e occorre dare conto alle testimonianze di alcuni cronisti del tempo. Nel XVI secolo la vara veniva trasportata dagli ignudi. Nel seicento, Pietro Carrera scriveva quanto secondo lui era accaduto la notte del 17 agosto del 1126:
"imperoché all'hora gran parte de' cittadini (intendo dei maschi) andò ignuda a ricevere il santo corpo [...]; al che ciascun si mosse sull'esempio del vescovo Maurizio, che vi andò a piedi scalzi e ciò fu fatto per volontaria afflizione e penitenza presa per puro affetto e devotion della Santa".

Il giorno 3 febbraio si ha l'inizio dei festeggiamenti religiosi con la processione dell'offerta della cera a sant'Agata, detta anticamente la processione della luminaria. La processione, alla quale partecipano il clero, le autorità cittadine con in testa il sindaco e la giunta comunale, gli antichi ordini militari e cavallereschi, parte dalla Chiesa di Sant'Agata alla Fornace in Piazza Stesicoro, detta a caccaredda, ovvero la fornace in cui sarebbe stata martirizzata sant'Agata, per raggiungere, attraverso la via Etnea e piazza Duomo, la Cattedrale di sant'Agata.

La processione ha inizio con la sfilata in corteo delle undici cannalore, questa volta non seguite dalla banda. Seguono l'arcivescovo metropolita, i capitoli delle basiliche Cattedrale e Collegiata, il sindaco con la giunta comunale, autorità civili e militari oltre al clero dell'arcidiocesi. Il sindaco si reca alla chiesa di San Biagio su di una carrozza settecentesca del Senato catanese assieme ad alcuni membri della giunta mentre altre autorità prendono posto in una seconda carrozza più piccola. Da alcuni anni le due carrozze sono esposte in permanenza nell'atrio del Palazzo degli Elefanti, la sede del municipio di Catania.

I festeggiamenti del giorno 4 hanno inizio con la messa dell'aurora. Essa rappresenta la prima funzione religiosa in onore della santa e anche il primo incontro, molto intimo, fra la santa e i suoi devoti. La chiesa è invasa dai fedeli con il camice bianco già dalle ore piccole (03.30) e sono momenti caratterizzati da forte attesa spasmodica nella quale i devoti esprimono tutta la loro devozione con grida e canti.

Così, una volta arrivate in cattedrale le alte autorità comunali che custodiscono le chiavi del sacello, si procede all'apertura dello stesso, potendo così assistere prima all'uscita del mezzobusto reliquiario e dello scrigno dalla stessa camera blindata in cui vengono conservati. Ancora una breve attesa e poi finalmente Sant'Agata si mostra nella sua meraviglia, venendo fuori dai cancelli neri e rivolgendo il suo sguardo benevolo prima alla navata destra e poi a quella centrale.

La scena è molto toccante e suggestiva con migliaia e migliaia cittadini(così vengono chiamati i devoti) che sventolando il fazzoletto bianco esplodono nell'urlo:

Jè chiamamula cu 'razzia e ccu cori,
pì sant'Àjtuzza bedda, ca stà niscennu,
cittatini!
semu tutti divoti, tutti?
cittatini, cittatini!
evviva sant'Àjta
cittatini!
evviva sant'Àjta.
tutti divoti, tutti?
cittatini, cittatini!

Chiamiamola con grazia e con cuore,
per sant'Agatuccia bella, che sta uscendo,
cittadini!
siamo tutti devoti, tutti?
cittadini, cittadini,
evviva sant'Agata,
cittadini!
evviva sant'Agata.
tutti devoti, tutti?
cittadini,cittadini!

Viene poi portato il mezzobusto contenente le reliquie sull'altare maggiore ed ha inizio la messa detta dell'aurora, mentre fuori il fercolo (il carro con la quale la santa sarà portata in processione) viene posizionato per l'imminente uscita.
Sono le ore 06.00. Durante il tragitto dalla camera del tesoro all'altare maggiore viene intonato l'inno di sant'Agata:

Inneggiamo alla martire invitta

Rifulgente di luce divina
Inneggiamo alla grande eroina
Presso l'ara cosparsa di fior
Anelante di palpiti sacri
Si diffonda la gioia nel cielo
Ed all'ombra del mistico velo
Sorga l'inno festoso dei cuor

Tu che splendi in paradiso
Coronata di vittoria
O sant'Agata la gloria
Per noi prega, prega di lassù

Esultante nei duri tormenti
Luminosa nel carcere oscuro
Ella affronta con animo puro
Le minacce di un uomo crudel
Non ascolta le vane lusinghe
Le promesse di un sogno radioso
Vince il fuoco e del cielo armonioso
L'innamora l'eterno splendor
Tu che splendi in paradiso
Coronata di vittoria
O sant'Agata la gloria
Per noi prega, prega di lassù

Per i secoli vola il Suo nome
E risuona pei monti e sul mare
Circonfuso di sole è l'altare
Il suo corpo conserva fedel
Su! leviam cittadini l'evviva
Al valor centenario possente
Di colei che pregava morente
Il signor della vita immortal

Tu che splendi in paradiso
Coronata di vittoria
O sant'Agata la gloria
Per noi prega, prega di lassù.

Alla fine della messa, Sant'Agata viene portata in trionfo al fercolo, salutata da assordanti fuochi e, preceduta dalle cannalore, inizia il giro esterno della città.

La prima parte del percorso si snoda sotto Porta Uzeda con 'a calata da marina e poi in via Dusmet passando sotto i bastioni delle cinquecentesche mura di Carlo V. Qui fino agli anni settanta avveniva un lancio di fettucce colorate da parte dei seminaristi. I platani sottostanti, spogli di foglie data la stagione, si rivestivano così di nastri colorati creando una fantastica immagine cromatica.

Il fercolo prosegue poi per le altre strade del giro esterno della città fra due straboccanti ali di folla. Nel corso del giro effettua una sosta in piazza Carlo Alberto davanti al Santuario della Madonna del Carmine. Raggiunge poi la piazza Stesicoro dove si trovano i luoghi che ricordano il martirio di sant'Agata. Qui infatti esistono la Chiesa di Sant'Agata al Carcere e la Chiesa di Sant'Agata alla Fornace in cui la vergine Agata subì il martirio. A questo punto c'è l'avvenimento più caratteristico della giornata. Lungo "'a cchianata de' Cappuccini",il fercolo di sant'Agata viene trainato di corsa fino al culmine della stessa, giungendo così dinanzi alla Chiesa di san Domenico, nella omonima piazza. Negli ultimi anni tuttavia la salita non viene più percorsa di corsa.

Raggiunta la Chiesa di Sant'Agata la Vetere,la prima cattedrale di Catania, la processione si ferma qui per alcune ore. Verso sera, dopo una messa nella piccola Chiesa di Sant'Agata la Vetere, riprende il giro esterno della città che attraversa i quartieri dell'antico corso, dei cappuccini, du futtinu (il fortino) di san Cristoforo e degli Angeli custodi, per rientrare in cattedrale, alle prime luci dell'alba e negli ultimi anni la mattina del giorno 5. Qui si dà luogo a fantasmagorici spettacoli di fuochi pirotecnici.

Il giorno della festa.

La festa ha inizio il 5 febbraio con il solenne pontificale, concelebrato dai vescovi di tutta la Sicilia, in presenza del legato pontificio che è solitamente un cardinale.

Nel 2014 è intervenuto il Cardinale Bagnasco presidente della CEI, che così ha commentato i festeggiamenti per sant'Agata:"È una festa di popolo che ha una grandissima tradizione in Sicilia,la cui eco è per tutta l’Italia.Una manifestazione di fedeli che esprime la devozione,la fede radicata nella terra siciliana,e in particolare in questa arcidiocesi”.

L’arcivescovo di Genova, anche lui presente a Catania ha detto: "Questo è di esempio per tutta la nostra amata Chiesa in Italia, di come la fede e le devozione a Gesù e alla Santa Vergine possano ispirare la storia e la società secondo i valori evangelici e la vita "buona"di cui il Vangelo è ispiratore. Sono molto contento di questa mia presenza e incoraggio i catanesi a continuare su questa strada di fede e civiltà”.

Alla processione partecipano il clero catanese al completo, le autorità civili e militari ed il popolo dei fedeli. Nel pomeriggio, verso le diciotto, ha inizio il giro interno della città.

Il fercolo percorre la via Etnea fino al Giardino Bellini, per deviare poi in via Caronda che percorre fino ad arrivare in piazza Cavour o, come dicono i catanesi, 'u bbuggu dove, davanti alla Chiesa di Sant'Agata al Borgo, ha luogo uno spettacolo pirotecnico.

Alla fine la processione scende, lungo la via Etnea, verso la cattedrale fino ai Quattro canti dove gira a destra per effettuare di corsa a "cchianata 'i Sangiulianu". Questo è il momento magico dal punto di vista spettacolare.
Il fercolo veniva trainato di corsa dai cittadini, lungo la via Marchese di Sangiuliano, fino a raggiunge la sommità della salita fra due ali di folla plaudente.Dopo un incidente avvenuto nei primi anni del XXI secolo, nel quale perse la vita un giovane, la salita viene fatta velocemente ma non più di corsa per motivi precauzionali.

Per via Dei Crociferi, la più bella strada barocca di Catania, il fercolo si avvia verso la cattedrale.

Viene effettuata l'ultima sosta davanti al convento delle suore benedettine che, da dietro i cancelli del sagrato del loro monastero, intonano dei canti a sant'Agata.
Quindi, quando il sole sta per sorgere (o, più spesso, quando è già sorto da molte ore), sant'Agata fa rientro in cattedrale il 6 Febbraio salutata da un nutrito spettacolo pirotecnico.

Questa festa è forse la più antica nel tempo, in quanto si rifà ai festeggiamenti spontanei che si verificarono nella notte del 17 agosto dell'anno 1126 quando le spoglie della santa martire catanese vennero riportate a Catania da Costantinopoli, dai due soldati Gisliberto e Goselmo.

La festa si svolge in maniera ridotta rispetto ai grandiosi festeggiamenti di febbraio, ma attira comunque nel centro storico migliaia di fedeli, turisti e curiosi. Oltre alla messa in onore di Sant'Agata, nel tardo pomeriggio si svolge una breve processione con lo scrigno contenente le reliquie e il mezzobusto reliquiario, nei dintorni della Cattedrale, in Via Dusmet procedendo poi per Piazza San Placido e facendo ritorno in chiesa per Via Vittorio Emanuele con straordinari giochi pirotecnici in un'area riservata al Porto di Catania e, cosa molto particolare, sul tetto della chiesa di San Placido.

IL PROGRAMMA DEI FESTEGGIAMENTI DEL 2017

Triduo solenne di preparazione in Cattedrale

Lunedì 30 gennaio

Ore 18 – S. Messa presieduta da S. E. R. mons. Salvatore Pappalardo, Arcivescovo metropolita di Siracusa. Parteciperà l’ANDOS; al termine atto di affidamento a S. Agata delle donne operate al seno.

Martedì 31 gennaio

Ore 18 – S. Messa presieduta da S. E. R. mons. Paolo Urso, Vescovo emerito di Ragusa. Parteciperanno le giovani famiglie con i loro bambini: atto di affidamento dei bambini a S. Agata.

Mercoledì 1 febbraio

Ore 18 – S. Messa presieduta dal Rev.mo Dom Vittorio Rizzone, Abate di San Martino delle Scale (PA); parteciperanno i Movimenti Ecclesiali, le Confraternite ed i gruppi di Volontariato.

Giovedì 2 febbraio – festa della Presentazione del Signore

Giornata mondiale degli Istituti di Vita Consacrata

Ore 16,30 – Nella Chiesa di S. Agata alla Badia S. E. Mons. Arcivescovo presiederà il rito della benedizione delle candele. Seguirà la processione fino alla Cattedrale; S. Messa durante la quale i religiosi e le religiose, i consacrati e le consacrate secolari, rinnoveranno gli impegni di vita consacrata ed alcuni ricorderanno la ricorrenza giubilare.

Venerdì 3 febbraio

Ore 7,30 e 10 – Nella Basilica Cattedrale SS. Messe Ore 12 – Processione per l’offerta della cera dalla Chiesa di S. Agata alla Fornace alla Basilica Cattedrale. Parteciperanno S. E. mons. Arcivescovo, i Capitoli delle Basiliche Cattedrale e Collegiata, il Clero, gli alunni del Seminario Arcivescovile, il Prefetto, il Sindaco con la giunta, il Presidente del Consiglio Comunale con i Consiglieri, il Magnifico Rettore, gli Ordini Equestri Pontifici, il Sovrano Militare Ordine di Malta, l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, le Autorità militari nonché i Gonfaloni della Città, della Città metropolitana e dell’Ateneo seguiti dalle storiche berline del Senato e dai Cerei. Riflessioni dettate dai coniugi Lazzaro e Litrico. In Cattedrale solenne “Te Deum”, composto e diretto dal M° mons. Nunzio Schilirò, eseguito dalla “Cappella Musicale del Duomo”, all’organo il M° can. Giuseppe Maieli.

Sabato 4 febbraio

Ore 5 – Nella Basilica Cattedrale recita del Rosario ed esposizione delle Sacre Reliquie

Ore 6 – “Messa dell’Aurora” celebrata da S. E. mons. Arcivescovo. Al termine l’Arcivescovo benedirà le Corone del Rosario per la preghiera guidata dagli “Amici del Rosario”

Ore 7 – In piazza Duomo riflessioni di mons. Barbaro Scionti, delegato arcivescovile della Basilica Cattedrale, che insieme ai “devoti” darà inizio alla processione delle Sacre Reliquie di S. Agata da Porta Uzeda. Davanti all’Icona della Madonna della Lettera S. E. mons. Arcivescovo offrirà alla Santa Patrona il tradizionale cero. Davanti alla cappella del SS. Salvatore in via Dusmet, omaggio dell’Autorità Portuale e della Capitaneria di Porto. La processione proseguirà per le vie Calì, piazza Cutelli, via Vittorio Emanuele, piazza dei Martiri, dove renderanno omaggio i disabili, via VI Aprile, della Libertà, piazza Iolanda. In detta piazza riflessioni del rev.do can. Antonino La Manna, canonico della cattedrale e parroco in San Pietro ad Adrano La processione continua per le vie Umberto, Grotte Bianche, piazza Carlo Alberto; dinanzi al Santuario della SS. Annunziata al Carmine omaggio dei Padri Carmelitani, riflessioni del P. Francesco Collodoro O.C., vicario foraneo; indi prosegue verso piazza Stesicoro dove S.E. mons. Arcivescovo si rivolgerà ai fedeli per il tradizionale messaggio alla Città. La comunità cristiana catanese, nei luoghi tradizionalmente riconosciuti del martirio di S. Agata, rinnova solennemente le promesse battesimali. Lungo la salita dei Cappuccini e piazza S. Domenico le Sacre Reliquie raggiungeranno la Chiesa di S. Agata la Vetere. Celebrazione dei Primi Vespri della solennità di S. Agata, presiede mons. Carmelo Smedila, vicario foraneo, partecipano i Presbiteri e Diaconi del primo Vicariato. La processione prosegue per le vie Plebiscito, Vittorio Emanuele, piazza Risorgimento, via Aurora, Palermo, piazza Palestro, via Garibaldi, Plebiscito, Dusmet e rientro in Duomo da Porta Uzeda.

Domenica 5 febbraio – Solennità di S. Agata

Ore 7,30 e 08,30 – SS. Messe nella Chiesa di S. Agata alla Badia

Ore 10 – Le Autorità con i Gonfaloni della Città, della Provincia e dell’Università da Palazzo degli Elefanti si recheranno in Cattedrale

Ore 10,15 – Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale, Sua Eccellenza Mons. Arcivescovo, gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi di Sicilia, i Canonici, il Clero e il Seminario muoveranno in corteo liturgico dal Palazzo Arcivescovile fino alla Basilica Cattedrale per il Solenne Pontificale. Il servizio liturgico sarà curato dagli alunni del Seminario Arcivescovile; la Cappella Musicale del Duomo, diretta dal M° Mons. Nunzio Schilirò, all’organo il M° Can. Giuseppe Maieli

Ore 16 – S. Messa presieduta da S. E. R. mons. Giovanni Accolla, Arcivescovo metropolita di Messina

Ore 17 – Processione delle Sacre Reliquie per via Etnea; Sua Eminenza il Cardinale e l’Arcivescovo seguiranno la processione, guidando alcuni momenti di preghiera, fino a piazza Stesicoro; dinanzi alla Basilica Collegiata omaggio floreale del Capitolo e dei soci del Circolo Cittadino S. Agata; la processione prosegue per via Caronda, piazza Cavour; in detta piazza omaggio floreale dell’Associazione S. Agata al Borgo. Indi si prosegue per via Etnea, Sangiuliano, Crociferi; dinanzi alla Chiesa di S. Benedetto omaggio floreale delle Monache, si prosegue per piazza S. Francesco d’Assisi, via della Lettera, Garibaldi, piazza Duomo. Al rientro in Cattedrale, celebrazione di benedizione e di ringraziamento. Dal 06 all’11 febbraio in Duomo SS. Messe all’Altare di S. Agata alle ore 07,30; 10,00; 18,00. La S. Messa vespertina sarà animata dalle parrocchie: San Giuseppe e Santa Lucia in Ognina (06); Beato Dusmet a Misterbianco (07); San Pio X (08); Maria Ausiliatrice e San Domenico Savio a San Giorgio (09); Santa Maria del Carmelo a Canalicchio (10).

Sabato 11 febbraio Giornata mondiale del malato

Ore 16,30 – S. Messa e amministrazione del Sacramento dell’Unzione degli infermi, adorazione e processione eucaristica interna, presiede S. E. Mons. Arcivescovo.

Domenica 12 febbraio – Chiusura delle Celebrazioni

Ore 7,30; 9; 11; 12; 13; 16; 17 – SS. Messe

Ore 8 – Esposizione delle Sacre Reliquie Dalle ore 09,30 alle ore 13,30 e dalle ore 15,00 alle ore 17,00 i fedeli potranno accostarsi al tradizionale bacio delle sacre reliquie presso la cappella di S. Agata

Ore 10 – S. Messa presieduta dal rev.mo mons. Salvatore Genchi, Vicario generale dell’Arcidiocesi

Ore 14,30 – S. Messa per i disabili presieduta dal rev.do mons. Alfio Russo

Ore 19 – S. Messa solenne presieduta da S. E. mons. Arcivescovo. Al termine processione delle Sacre Reliquie in piazza Duomo con la partecipazione delle autorità cittadine.


 

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