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Ladri di Galline a Messina e modi di dire
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Tavola di Walter Molino. Totò intercede per un ladro di polli.

di Enzo Caruso

A cavallo tra il 1800 e il 1900, non era raro ritrovare nelle cronache cittadine curiosi episodi relativi al furto di galline.

Ieri è stata rubata una gallina del valore di £. 3. Si indaga!”.

Il giorno dopo sulla Gazzetta: “Nessuna notizia della gallina di ieri”.

Gazzetta di Messina e delle Calabrie – 6 luglio 1905.

L’Altro ieri l’agente della Squadra Mobile di P. S. Campanella sorprese in via Cardines e cercò di arrestare un individuo che aveva rubato una gallina.

Il Ladro però se la dette a gambe gettando per terra la gallina che fu raccolta dal sopraddetto agente e trovasi disponibile all’Ufficio Centrale della Questura, dove potrà essere ritirata dalla persona derubata”.

 


Gazzetta di Messina e delle Calabrie 6 luglio 1905

Evidentemente tali furti erano diventati così frequenti da interessare non solo la stampa e l’opinione pubblica, ma anche le forze dell’ordine impegnate, viste chissà quante denunce, a mitigare il fenomeno mediante controlli repressivi.

Leggere tali notizie durante le mie ricerche sulla stampa periodica, mi erano apparse solo curiosità alquanto bizzarre, ma il racconto del mio amico dentista, mentre un pomeriggio operava con i ferri dentro il mio cavo orale, costringendomi ad ascoltarlo senza poter rispondere, fece accendere una “lampadina” nei miei occhi che finalmente forniva una giustificazione ad uno dei più caratteristici modi di dire messinesi:

 


L'arresto di un ladro di galline

Mio nonno mi raccontava che a Messina, nei primi anni del ‘900, c’era un tizio, soprannominato “Petru u latru” (Pietro il ladro), avvezzo al furto delle galline”-.

Questa notizia, collegata alle mie ricerche, confermava la consuetudine dei furti di galline di cui gli articoli della stampa quotidiana.

Un giorno Pietro venne fermato da due gendarmi che gli intimarono di aprire il giubbotto per verificare a cosa fosse dovuto il rigonfiamento che si notava sotto. A tale ordine, Pietro aprì il giubbotto dal quale svolazzò una gallina. E Pietro, con aria sorpresa, esclamò:

E cu m’a puttau sta jaddina ‘nto pettu?!

Enzo Caruso


 

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