(24/10/17) La Frutta Martorana

                    La...
Leggi tutto...

(24/10/17) La notte di Halloween

La notte del 31 ottobre si festeggia la notte di Hallowe...
Leggi tutto...

(24/10/17) Antiche tradizioni per la commemorazione dei defunti

La festa dei morti  è una ricorrenza della Chiesa catto...
Leggi tutto...

(24/10/17) C'era una volta...la Festa dei Morti

Nella nottata che passava tra il primo e il due di novemb...
Leggi tutto...
L’intitolazione dei Forti Umbertini ad Ufficiali di Artiglieria
AddThis Social Bookmark Button

 

di Enzo Caruso

 

Quando furono ultimati, i Forti Umbertini presero il nome dei siti topografici in cui vennero costruiti.

Toponimi come, S. Jachiddu, Monte Gallo, Giulitta, Mangialupi, Campone, Serra la Croce, Puntal Ferraro, Polveriera sui Peloritani e Arghillà, Pentimele, Matiniti, Telegrafo, Sbarre sulla costa calabra, si riferiscono alle colline su cui furono erette le Batterie costiere.

Le definizioni di “Batteria” e di “Forte” si sono molte volte scambiate, data la sottile differenza con cui sono state indicate le fortificazioni dello Stretto.

La parola “Forte” deriva dal termine “luogo forte”, perfettamente difendibile e arroccato su un’altura: col termine di Batteria si intende invece un insieme di pezzi di artiglieria posti in serie, capaci far fuoco in sequenza a brevissimi intervalli di tempo l’uno dall’altro. Finalizzate al tiro anti-nave, le batterie da costa avevano il compito di colpire una nave in transito a velocità nello Stretto.

Ma mentre il termine “Batteria” è molto consueto nel linguaggio militare, il termine “Forte” è invece quello con cui la popolazione ha sempre indicato le nostre Opere.

A ridosso della II Guerra Mondiale, delle 23 fortezze dello Stretto, solo otto di esse, ritenute strategicamente più utili alla difesa, risultavano ancora armate e perfettamente attive; le opere costiere messinesi di Monte Gallo a Larderia, Monte Giulitta a Zafferia, Menaja a Campo Italia, Polveriera a Curcuraci e quelle calabresi di Pentimele Nord vicino Reggio, Arghillà, Matiniti Superiore a Campo Calabro e Monte Telegrafo, abbandonarono i loro vecchi toponimi e furono intitolate a noti personaggi dell’Esercito e della Marina legati all’Arma di Artiglieria e del Risorgimento:

Costa Siciliana

Monte Gallo (Cavalli)

Monte Giulitta (Schiaffino)

Menaia (Crispi)

Polveriera (Masotto)

Costa Calabrese

Pentimele nord (Pellizzari)

Arghillà (Gullì)

Matiniti superiore (Siacci)

Telegrafo (Beleno)

I nuovi nomi sono entrati ormai nell’uso comune, ma non è raro che alcuni abitanti del luogo continuino ad indicare l’ormai noto Forte Cavalli come “u Forti Jaddu”, ad intendere la Batteria di “Monte Gallo”. Un po’ di confusione è ancora presente invece quando si identifica la Polveriera, ubicata fino al 2003 presso il Piano degli Inglesi (oggi Campo Italia), con il Forte Polveriera (oggi Masotto), così denominato perché edificato sul Monte Polveriera..

Ma chi sono i personaggi a cui furono intitolati i Forti armati dello Stretto, poco prima del II Conflitto mondiale?

Riportiamo di seguito una breve scheda biografica.

Umberto MASOTTO

Noventa Vicentina 3 novembre 1864 - Adua 1 marzo 1896.

Capitano di Artiglieria. Comandante della 4° Batteria da Montagna che prese il nome di “Batteria Masotto”, composta per lo più da artiglieri siciliani.

“Si distinse durante il combattimento nel dirigere con intelligenza ed efficacia singolari, il fuoco della propria batteria. Sereno ed imperterrito, sacrificò eroicamente la propria vita e quella dei suoi per rimanere sino all’ultimo in Batteria a protezione delle altre truppe”.

(Cenni storici – l’Arma di Artiglieria – Ed. Scuola di Applicazione dell’Arma, Torino, 1965)

Simone SCHIAFFINO

Camogli (GE) 1835 - Calatafimi (TP) 1860

Capitano di mare, nel 1860 si imbarcò con Garibaldi per Marsala. A Calatafimi ricevette da Bixio il bandierone dei Mille, regalo delle donne di Valparaiso, ricamato in oro sul bianco del tricolore; aveva il grado di Maggiore nell’Armata Meridionale. Una fucilata abbatté l'alfiere e la bandiera finì in mano borbonica. A sparare fu il sergente Certosini, che poi passò nelle file di Garibaldi.

(Luciano Bianciardi, Antistoria del Risorgimento, Longanesi, 1992).

Giovanni CAVALLI

Novara 28 luglio 1808 - Torino 23 dicembre 1879.

Ingegnere e scienziato cui si devono i più grandi progressi nell'evoluzione delle artiglierie.

Entrato in Accademia all’età di dieci anni, ideò poco più che ventenne un geniale sistema di ponte militare di barche per l’attraversamento dei fiumi. Risolse per primo il caricamento della culatta e della rigatura delle bocche da fuoco, dando origine ali moderni sistemi di artiglieria a retrocarica. Nella seconda metà del 1849, il Ministro dei Lavori Pubblici, dovendosi effettuare il traforo delle Alpi al Frèjus, chiamò il maggiore Cavalli a far parte della Commissione istituita appositamente per esaminare il progetto presentato da tre illustri ingegneri di fama mondiale; il Dispaccio Ministeriale motivava la nomina con le seguenti parole "… di quelle persone i cui distinti lumi e speciali tecniche cognizioni, rendono più d'ogni altra, atte a dare al riguardo un ragionato ed autorevole giudizio"

Diresse per dieci anni la Regia fonderia di Torino e prese parte alle campagne del 1848, ’49 e ’59 per l’indipendenza italiana.. I suoi cannoni vennero impiegati nell’assedio di Gaeta e Messina nella campagna 1860-61. Decorato da quasi tutte le nazioni  europee e dalla Turchia, fu membro delle Accademie delle Scienze di Torino, di Modena e di Stoccolma, dei Regi Istituti Scientifici Lombardo e Napoletano. Fu nominato deputato del Parlamento Nazionale per tre legislature e senatore del Regno.

Francesco CRISPI

Ribera 1818 - Napoli 1901

Laureatosi in legge alla fine del 1845 si trasferì a Napoli dove esercitò l’avvocatura facendo da tramite fra gli ambienti liberali della capitale e quelli siciliani. Scoppiata la rivoluzione a Palermo (12 gennaio 1848), fece parte del Comitato di guerra e fu nella Camera dei Comuni uno dei capi dell’estrema sinistra democratica e autonomista.

Accostatosi sempre più all’unitarismo mazziniano, nel 1859 condannò la guerra regia; recatosi poi clandestinamente in Sicilia per rendersi conto della situazione e prepararvi l’insurrezione, nell’anno successivo ebbe parte decisiva nell’indurre Garibaldi alla Spedizione dei Mille. Di essa fu la principale mente politica, esercitando la funzione di Segretario di Stato di Garibaldi. Nel nuovo Parlamento Italiano, Crispi fu, dal 1861, uno dei maggiori esponenti della sinistra.

Dopo la caduta della Destra divenne presidente della Camera con i governi della sinistra.

Nel 1887 ritornò al governo prima come Ministro agli Interni, poi come Presidente del Consiglio ed infine Ministro degli Esteri. Un incidente parlamentare (l’affermazione che la destra storica aveva condotto una "politica servile" verso gli stranieri) bastò per abbattere nel 1891 Crispi, ma alla fine del 1893 fu richiamato al potere in un momento molto drammatico, quando in Sicilia scoppiarono i moti dei Fasci.

La successiva emanazione di leggi dirette contro il movimento socialista gli sollevò contro tutte le sinistre. A questa situazione egli cercò di rispondere con una politica coloniale di prestigio che portasse alla conquista dell’Etiopia, ma il disastro di Adua lo costrinse a dimettersi.

Guido PELLIZZARI

Tricesimo (UD) 18 ottobre 1893 - Villanova Farra 29 novembre 1915.

Caporal maggiore di Artiglieria. Capo pezzo nella 6° Batteria del 37° Reggimento Artiglieria da Campagna.

“Diede ai propri dipendenti costante, insuperabile esempio di ordinamento e fermezza. Essendo stato incendiato dal tiro nemico il riparo del proprio pezzo, con grave pericolo di scoppio delle numerose granate contenute nella riservetta, animosamente riprese l’opera di estinzione e riuscì nell’intento, nonostante la mancanza di mezzi adeguati e l’incessante fuoco avversario. Per due volte, essendo il pezzo soggetto al tiro di svolto, ricevuto ordine di far riparare momentaneamente i serventi, chiese di rimanere a proseguire il tiro da solo e rimase impavido al proprio posto, continuando il fuoco con rapidità ed efficacia, dando fulgida prova di valore, finché, colpito da una granata nemica, incontrò la morte gloriosa”.

(Cenni storici – l’Arma di Artiglieria – Ed. Scuola di Applicazione dell’Arma, Torino, 1965)

Giuseppe BELENO

Fossato di Vico (PG) 31 ottobre 1863 - Gorizia 1 novembre 1916.

Maggiore di Artiglieria. Comandante il 55° Gruppo di Artiglieria d’Assedio.

“Comandante e combattente sul Grafenberg, sul Sabotino, a S. Caterina, a Castagnevizza; diresse impavido il fuoco delle proprie batteria sempre sulle primissime linee, che egli stesso spesse volte oltrepassò per spingersi ad immediato contatto dell’avversario e scrutarne le mosse e gli intendimenti, destando ovunque ammirazione per il suo eroismo divenuto quasi leggendario fra le truppe. Per assicurare personalmente di aver ben preparato l’attacco delle nostre fanterie e per poterle meglio accompagnare nei loro sbalzi, si portò in un unto avanzatissimo e vi rimase per circa due giorni sotto violento bombardamento avversario di ogni calibro fino a che, colpito in pieno da una granata nemica, vi lasciò eroicamente la vita”.

(Cenni storici – l’Arma di Artiglieria – Ed. Scuola di Applicazione dell’Arma, Torino, 1965)

Tommaso GULLI’

Faenza (Ravenna) 17 novembre 1879 – Spalato 11 giugno 1918

Dopo aver conseguito la nomina a Guardiamarina nel 1902, si imbarcò sul Regio incrociatore corazzato Carlo Alberto con il quale compì due eccezionali crociere nel nord Europa durante le quali Guglielmo Marconi sperimentò, per la prima volta da bordo di una nave, le trasmissioni radiotelegrafiche.

Mentre si trovava imbarcato sulla corazzata Lepanto, fu promosso Sottotenente di Vascello nel 1904; successivamente si imbarcò sull'ariete corazzato Marco Polo con il quale effettuò una lunga campagna navale nei mari della Cina. Dall'ottobre 1905 al luglio 1906 fu destinato al Distaccamento Marina di Pechino ed al suo rientro in Patria, si imbarcò sulla nave ausiliaria Tevere. Promosso Tenente di Vascello nel 1911 partecipò, stando imbarcato sul Regio incrociatore corazzato Varese, al conflitto italo-turco distinguendosi, come Direttore di Tiro, nelle azioni di bombardamento ai forti dello Stretto dei Dardanelli (19-4-1912). Nel primo conflitto mondiale fu imbarcato sulla nave da battaglia Regina Margherita, seguendone le sorti del tragico affondamento, avvenuto sulla notte del 12 dicembre del 1916 nelle acque di Valona, e poi operò su treni armati. Nell'agosto 1917 ebbe il comando della torpediniera 29 AS e nel gennaio 1918 conseguì la promozione a Capitano di Corvetta. Il 1° gennaio 1920 assunse il comando dell'ariete torpediniere Puglia, dislocato in Dalmazia per l'adempimento delle clausole armistiziali e, nella difficile opera di conciliazione di quelle popolazioni, trovò tragica morte l'11 giugno dello stesso anno a Spalato, dopo essere riuscito a ristabilire l'ordine e sedare quei tumulti che ebbero come epilogo il suo assassinio. (Ufficio storico marina militare)

Francesco SIACCI

Roma il 20 aprile 1839 - Napoli il 31 maggio 1907.

Compiuti gli studi universitari a Roma, consegue nel 1860 la laurea ad honorem nelle Matematiche e, spinto da forti ideali patriottici, nel 1861 si trasferisce a Torino. Qui entra nell'esercito e partecipa nel 1866 alla terza guerra d'indipendenza. Professore di Balistica alla Scuola di Applicazione d'Artiglieria e Genio, tiene all'Università, prima per incarico e dal 1879 come professore ordinario, il corso di Meccanica celeste, poi denominato Meccanica superiore e quello di Meccanica razionale. Nel 1893 passerà all'Università di Napoli.

I meriti maggiori sono ottenuti da Siacci nel settore della balistica, dove egli si distinse con il suo famoso trattato, edito nel 1888. Di grande rilievo è qui il metodo, da lui ideato fin dal 1880 e poi perfezionato, per risolvere i problemi del tiro mediante una tavola balistica. Esso costituì uno dei progressi maggiori dell'epoca nella balistica esterna.

Fu socio nazionale dell'Accademia dei Lincei, dell'Accademia delle Scienze di Torino, dell'Accademia delle Scienze Fisiche e Matematiche di Napoli, dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna, dell'Accademia Pontaniana. Fu eletto deputato al Parlamento per due legislature e nel 1892 fu nominato senatore a vita. Successivamente al suo ritiro dal servizio militare attivo, fu nominato colonnello e poi maggiore generale.

(C.S. Roero, 04/02/2005)


 

AMAZON

copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
grafica sito web by mindtheSign

Utilizziamo i cookie per migliorare la navigazione sul nostro sito web. Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su ACCETTO, acconsenti all'uso dei cookie. - Cookie Policy.

Accetto l'utilizzo dei cookies su questo sito.