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Il Monumento alla Batteria Masotto
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La commemorazione della Battaglia di Adua alla Batteria Masotto del 2 marzo 2015

Inaugurato a Messina Il 20 settembre 1899 da S. A. R. il Duca D’Aosta

Vincenzo Caruso

Era passato qualche mese da quel 1° marzo 1896 e a rievocarne i fatti in Parlamento fu, per il deputato messinese Nicola Fulci, un atto dovuto e doveroso nel rispetto di chi, obbedendo agli ordini, era morto senza preoccuparsi di valutare errori strategici o politici.

Nel dibattito commemorativo alla Camera, Fulci intervenne salutando la Batterie Siciliane ed elogiandone il sacrificio in nome della Patria.

Ma, al termine dell’accalorato discorso, applaudito dall’intera delegazione siciliana, il Generale Cesare Ricotti, Ministro della Guerra, manifestò la sua impossibilità ad associarsi a tali sentimenti.

In effetti, non ci si poteva aspettare un atteggiamento diverso da parte di un Ministro facente parte di un Governo succeduto a quello di Crispi. Riaprire le dolorose ferite legate al ricordi di Adua, nel tentativo di promuoverne il ricordo attraverso un Monumento, avrebbe potuto comportare pericolose conseguenze legate alle polemiche e alle feroci critiche che avevano trascinato Crispi verso le inevitabili dimissioni..

Ma la risposta di Fulci all’On. Ricotti, secca e decisa, suscitò il patriottico consenso di tutti i deputati siciliani che contestarono unanimemente le dichiarazioni del Ministro.[1]: “Non chiesi la vostra adesione ufficiale. Manifestai il sentimento che è quello della coscienza delle popolazioni che io rappresento. Sono dolente che così presto si sia cominciato a fraintendere le opinioni che hanno unanime eco nel Paese”.

Con l’intento di tramandare ai posteri la memoria di quel sacrificio che andava sbiadendosi a cause delle polemiche sorte sull’opportunità di una discutibile politica coloniale, si costituì a Messina un Comitato, presieduto dall’On. Nicola Fulci, che si  fece promotore della realizzazione di un Monumento dedicato ai valorosi delle Batterie Siciliane. da erigersi a Messina.


Edizione della Gazzetta di Messina e delle Calabrie

La deputazione parlamentare siciliana riuscì quindi a “strappare” la positiva adesione del Governo per bandire un concorso di idee e sostenere le spese di fusione del bronzo presso la Real Fonderia di Torino.

L’incarico fu affidato allo scultore Salvatore Buemi di Novara di Sicilia. Il gruppo bronzeo fu modellato a Roma nel 1896 e poi fuso a Torino. Alla base del monumento, furono affisse due lapidi con i nomi degli artiglieri caduti, facenti parte delle due Batterie.

Ricevuto l’incarico, il giovane scultore siciliano realizzò il modello in gesso presso il suo studio a Roma che venne ispezionato dal Duca D’Aosta in persona durante una visita al laboratorio di Buemi alla quale erano presenti l’On. Fulci, il Barone Natoli e il Senatore Todaro. In quell’occasione, S.A.R. promise la sua presenza a Messina per l’inaugurazione.

L’organizzazione dell’inaugurazione, inizialmente prevista per il 1° settembre, cominciò sin dai primi giorni del 1899 sotto la regia del Comitato Esecutivo che venne convocato presso la Camera di Commercio di Messina il 15 gennaio 1899.

Edizione della Gazzetta di Messina e delle Calabrie nel giorno
dell’Inaugurazione del Monumento

La seduta fu aperta dal Presidente Nicola Fulci, con una dettagliata relazione nella quale si descrisse l’opera dello scultore Buemi e le somme sino ad allora raccolte pari a 3.000 lire, consegnate all’autore dell’opera come compenso; Fulci si fece inoltre promotore di nuove iniziative finalizzate alla raccolta di ulteriori fondi per la realizzazione del basamento che l’artista avrebbe voluto di prezioso granito proveniente dalle cave di Baveno, in provincia di Verbania in Piemonte, con un costo presunto di 5.000 lire comprensivo di trasporto fino a Messina. .

Il sito ove sarebbe dovuto essere collocato il Monumento bisognava sceglierlo tra le piazze Municipio, Garibaldi, Vittorio Emanuele o presso il Giardino a Mare.

Durante la seduta, l’avvocato Francesco Licari suggerì, tra i criteri per la scelta del sito, la necessità di dover consentire la fruizione a tutta la popolazione. Propose quindi, per la raccolta dei fondi, una pubblica sottoscrizione senza feste ad essa connesse: “Messina” – disse - smentirà il concetto che qui tutto si negozia!”.

Il Prof. Perrone Paladini, aprì quindi la sottoscrizione versando per primo 100 lire suggerendo, attraverso la nascita di numerosi comitati, di iniziare una raccolta “casa per casa”. Grazie al suo esempio, tutti gli intervenuti alla riunione versarono il loro personale contributo che al termine della riunione ammontò a 2.332 lire.

Intanto il Ministro della Guerra aveva ordinato la spedizione del Monumento da Torino a Genova, dal cui porto sarebbe dovuto giungere a Messina il 24 gennaio.

Il 22 gennaio presso la Camera di Commercio, a sostegno del Monumento alla Batteria Masotto, si costituì  il Comitato delle Signore, formato dalle nobildonne messinesi, tra le quali compariva Grazia Lucifero Scibilia da Milazzo, che scelsero la Principessa Marullo di Castellacci come Presidente, la Principessa D’Alcontres come Vice Presidente e la Signora Fulci-Conte con funzione di Segretaria. Tale Comitato si premurò di inviare un telegramma di saluto alla Duchessa D’Aosta, il cui marito era stato nominato membro onorario del Comitato Esecutivo messinese.

A tale telegramma, S. A. R., rispose tramite l’Aiutante di Campo del Duca D’Aosta, E. Carrana:

“L’affettuoso saluto espresso col telegramma della S. V. giungeva graditissimo agli augusti Principi che per mio mezzo ne rendono vive grazie; essi fanno caldi voti che il concorso della gentili Signore di codesto eletto Comitato valga a dare maggiore lustro alla cerimonia solenne colla quale Messina, ispirata al culto dei forti, vuole con magnifica opera di arte degnamente onorare ed esternare il ricordo dei giovani eroi della Batteria Masotto”.

Nel frattempo, il 25 gennaio 1899, il Municipio e la Deputazione Provinciale, contribuivano alla sottoscrizione elargendo la somma di 2.000 lire per ciascuna Amministrazione. Nei primi giorni di febbraio la somma totale raccolta ammontava a 9.916 lire.

Intanto il Ministro della Marina Palumbo, comunicava al Comitato l’arrivo della nave Europa, con a bordo il Monumento, previsto a Messina il 6 febbraio.

La nave in porto entrò la mattina del 7 febbraio accolta dai componenti del Comitato Carmelo Trombetta, Luigi Fulci, Paolo Arena, Giovanni Bonanno, Corrado Peter, segretario, Domenico Corso, Tripodo, Savoca e La Motta che si recarono a bordo dell’Europa con una lancia della Capitaneria di Porto.

Si presero quindi accordi con il Comandante Rolla per lo sbarco della grande cassa di legno contenente il Monumento pesante più di 2,5 tonnellate..

Le operazioni di sbarco si conclusero alle 18,00 grazie all’intervento del Signor Andrea Scimone il quale, mettendo gratuitamente a disposizione il suo pontone, consentì il deposito del Monumento presso i Magazzini Generali.

Nel frattempo, una serata di beneficenza, data al Teatro Vittorio Emanuele, aveva fruttato altre 2.092 lire che, sommate alle 50 lire offerte rispettivamente dal Gabinetto di Lettura, dal deputato al Parlamento On. Piccoli Cubani e dal Marchese di S. Onofrio, portavano i proventi della sottoscrizione per il Monumento ad un totale di 12.308 lire.

Per incrementare la cifra, venne poi annunciato un concerto presso il Collegio Militare previsto per il 20 marzo.

Nell’aprile del 1899, l’Associazione Umberto I di Catania, nel rispondere all’appello generale, inviò al Comitato cittadino la seguente lettera:

“Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Umberto I, plaudendo alla nobile iniziativa della patriottica Città del Faro, la quale intende eternare con un ricordo monumentale il valore dell’eroica Batteria Siciliana […] delibera associarsi, delegando a sua tempo un’apposita rappresentanza, alle onoranze che il forte popolo di Messina renderà agli Artiglieri siciliani i quali, nel nome d’Italia, ideale supremo dei nostri pensatori e dei martiri, rinnoveranno in Africa i fasti della vecchia e non mai vinta gloria latina”.

L’8 agosto, grazie all’intervento della ditta Scimone, sotto la supervisione dei membri del Comitato e dello scultore Buemi, venne collocato il basamento e quindi il Monumento, negli spazi del Giardino a Mare.

Mentre fervevano i preparativi dell’importante cerimonia, la Gazzetta pubblicava gli aggiornamenti comunicati periodicamente dal Presidente del Comitato:

Il 1 settembre p. v. il Comitato consegnerà al Signor Sindaco il Monumento alle ore 5 p. m. In tale occasione alle 3 p. m. precise, si formerà nel locale Collegio Militare un corteo a cui piglieranno parte i Municipi della Provincia e le Società operaie, di Tiro a Segno e di Militari in congedo.

Detto corteo percorrerà  via Primo Settembre, via Garibaldi, via Fata Morgana.


Monumento alla Batteria Masotto rimasto illeso durante i bombardamenti del ‘43

I reduci d’Africa, i quali vorranno farne parte, sono pregati di trovarsi all’ora indicata nel suddetto locale, nella quale ora si formerà il corteo.

Un’ora prima della consegna, il Giardino a Mare sarà aperto al pubblico il quale potrà pigliar posto in tutto lo spazio di fronte al Monumento, essendo lo spazio laterale riservato alle rappresentanze che piglieranno parte al corteo.

In seguito ad accordi che saranno presi fra il Municipio e le Autorità Militari, saranno indicate le norme che servir dovranno al buon esito della patriottica festa.[2]

Ma, qualche giorno dopo, la Gazzetta del 28 agosto 1899, annunciò lo spostamento della data di inaugurazione del Monumento al 20 settembre, al fine di consentire la partecipazione di S. A. R. il Duca D’Aosta e della Squadra Navale, impegnata nei primi giorni di settembre in esercitazioni,

In quei giorni in città apparvero, esposte  in diversi negozi, varie fotografie eseguite dal Cav. Ledru Mauro, famoso fotografo messinese che partecipò alla spedizione di Adua. Nelle foto erano raffigurati i quattro ufficiali Masotto, Ainis, Castelli e Saya, l’intero gruppo dei soldati della Batteria, il Monumento che si sarebbe inaugurato in loro memoria e il panorama di Messina.

Su intervento del Ministro della Guerra fu disposta la partecipazione alla cerimonia dei Corpi ai quali appartenevano gli artiglieri caduti.[3]

Dal corrispondente di Catania:

“Per il giorno 20 settembre, Messina si prepara ad onorare degnamente la memoria degli ufficiali e soldati della Batteria siciliana comandata dal Capitano Umberto Masotto, caduto eroicamente nella memorabile battaglia di Adua il 1 marzo 1896, ricoprendo di gloria il nome dell’esercito italiano e la Sicilia di cui, a buon diritto, la Batteria portava il nome essendo essa formata quasi nella totalità con ufficiali e soldati siciliani.

Non solo Messina dunque, ma tutta la Sicilia, madre di tanti eroi, sente un fremito d’orgoglio e di commozione all’avvicinarsi di quella data patriottica e, sull’esempio di chi in altra parte d’Italia seppe immortalare Toselli e Galliano, la rappresentanza di ogni Comune e di ogni Sodalizio porti un tributo di riconoscenza sul Monumento che sarà inaugurato e che eternerà nel marmo la memoria di coloro che seppero far rivivere la leggenda del soldato siciliano, intrepido sempre, e sempre pronto al sacrificio per il nome e la gloria della gran Patria italiana.

Nel giorno 20 settembre gli occhi di tutti gli italiani saranno rivolti sulla Sicilia che, a buon diritto, gode il nome di terra delle forti iniziative e, nella patriottica Messina, al cospetto delle LL. AA. RR. Emanuele Filiberto di Savoia ed Elena d’Orleans Duchessa d’Aosta, dei Ministri della Marina, delle principali e più spiccate figure superstiti della battaglia di Adua e degli ufficiali della squadra navale, le rappresentanze civili, politiche e militari dell’Isola colà convenute, faranno una manifestazione che rimarrà incancellabile nel cuore di tutti”.

Il 13 settembre, nell’ambito delle manifestazioni per l’inaugurazione al Monumento, fu annunciata sulla Gazzetta, una serata di gala al Teatro Vittorio Emanuele:

“Per la serata di gala al Teatro Vittorio Emanuele i prezzi dei biglietti saranno i seguenti:

Palchi di 1. fila £. 40; di 2. fila £. 45; di 3. fila £. 35; di 4. fila £. 25; di 5. fila £. 20

Poltrone £. 15; Distinti £. 10; Platea £. 5; biglietto d’ingresso £. 1

Non si daranno biglietti all’impiedi; i posti del loggione si metteranno in vendita gli ultimi due giorni quando saranno esauriti tutti i palchi e la platea.

[…] E’ assolutamente infondata la voce messa in giro di lunghi discorsi che si faranno in tale occasione riducendosi la cerimonia alla consegna e alla presa in possesso del Monumento.

[…] Da Catania verranno con treno speciale le associazioni di quella città”.[4]

Nei primi giorni di ottobre, il Ministro della Real Casa, inviò, a nome del Re, ai membri del Comitato prodigatisi per la realizzazione del Monumento agli eroi di Adua, la nomina di Cavalieri della Corona d’Italia.

Ecco la lettera inviata a ciascun membro del Comitato:

“Monza, 28 settembre 1899.

Sua Maestà il Re, informato della distinta parte avuta da S. V. Ill.ma. nel preparare l’omaggio reso alla Città di Messina all’eroismo e al sacrificio della Batteria Masotto e Bianchini, desiderando che Ella abbia un ricordo della recente inaugurazione del patriottico monumento eretto in onore dei valorosi caduti, ed una testimonianza speciale della Sovrana considerazione e benevolenza, degnatasi nominarla di motu proprio Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Per incarico di S. M. il Re trasmetto a V. S. le insegne del grado e, riservandomi di farle avere quanto prima il relativo diploma Magistrale, le offro Signor Cavaliere gli atti della mia distinta osservanza.

Il Reggente il Ministero della Real Casa, Tenente Generale Ponzio Vaglia

Esprimendo vivo compiacimento per il contenuto di tale missiva, la Gazzetta plaudì all’impegno del Comitato “il quale, non solo seppe fare un’affermazione politica solenne, ma rappresentò il Paese in tale contesto impedendo che una città di 150.000 abitanti si presentasse come una misera Peretola” [5]; e continua inveendo contro “la gretteria di certi acefali che fu coperta dal buon valore di quegli egregi cittadini”, con evidenti riferimenti alle proteste di alcuni contestatari che in quel periodo si manifestavano contrari all’erezione dl Monumento.[6]

Qualche giorno prima della Commemorazione, la Capitaneria di Porto emanava le seguenti disposizioni:

Il Capitano di Porto, Capo del Compartimento di Messina, visto il programma ufficiale del ricevimento di S. A. R. il Duca D’Aosta e dell’inaugurazione del Monumento alla Batteria Masotto, ORDINA nei giorni 20 e 21 del corrente mese saranno osservate rigorosamente nelle acque del porto di Messina e sue adiacenze, le seguente norme:

[…].

Art. 4 – Dopo il tramonto i galleggianti dovranno tenere un fanale acceso sollevato sulla prua e non potranno fare uso della vela, dovendo procedere esclusivamente a remi.

Art. 5 – Durante la serenata a mare, sarà permessa l’illuminazione di galleggianti con palloncini, riflettori, lampade all’acetilene e candele bengala, escluse le lampadari. Saranno proibiti razzi, petardi e qualunque altro genere di fuochi pirotecnici.

Art. 6 - I galleggianti si dovranno tenere a conveniente distanza dalla Nave Trinacria per lasciare libero il movimento di approdo delle imbarcazioni alle scale di essa.

Art. 7 - I galleggianti addetti all trasporto dei passeggeri attraccheranno sia l’imbarco sia per lo sbarco, lungo i punti liberi della 1.a zona della calata fra la Capitaneria e lo sbarcatolo del Nettuno, lasciando sempre libera la rotonda dello sbarcatolo stesso, alla quale attraccheranno le imbarcazioni militari e di servizio.[…]

Art. 8 - Dopo  il tramonto dei giorni 20 e 21 non sarà permesso qualunque genere di pesca nel porto.

[…]

Contestualmente, la Società Italiana per le Strade Ferrate della Sicilia, in occasione dell’inaugurazione del Monumento, istituì speciali biglietti di andata e ritorno da tutte le stazioni ferroviarie siciliane con un supplemento per la tassa di bollo di £. 5.[7]


La data di fusione impressa ne monumento(particolare)

La cerimonia d’inaugurazione avvenne il 20 settembre 1899 alla presenza di S. A. R. il Duca d’Aosta

La Gazzetta di Messina ci racconta il giorno dell’inaugurazione:

“Mai, proprio mai, specie in questi momenti, ci era stato concesso di notare un risveglio, un’affluenza di gente d’ogni paese, d’ogni provincia come quello cui abbiamo assistito oggi. Chi ieri si fosse trovato nella nostra Messina, avrebbe scorto sibito la città commerciale, con i suoi viveurs, gli habituès di questo o quell’altro ritrovo e col suo scarso movimento industriale; tutto sommato essa sarebbe apparsa una di quelle province abbandonate dal maggior numero di cittadini che, al termine della calda stagione estiva, trovaun po’ di riposo nella casetta di campagna.

E se oggi, sin dalle prime ore del mattino, si fosse messo in giro, si sarebbe meravigliato nel vedere riversarsi dalle vie più principali, agli ultimi angiporti una folla tale, quale abbiamo veduto, nello scorgere questo movimento, quel risveglio che ieri non avrebbe neppure sognato. Chi, avesse badato a ciò, avrebbe subito capito che oggi  Messina si apparecchiava ad un avvenimento dei più rari.

E noi, cui tanto a cuore sta che la nostra Messina sorga a vita nuova, che ricordi il suo passato e, memore festeggi date che segnino apoteosi e non sconfitte, abbiamo pensato che, se questa bella, forte ed intrepida città sentisse un po’ più da vicino il cuore del suo Re, della Casa Sabauda, si scuoterebbe da quella apatia, da quello stato di prostrazione in cui giace.

Ed ecco apparire maestosa presso il Faro  la nave Trinacria”. Sono le sei e mezzo quando da lungi appaiono i tubi  della nave reale che lentamente procede. Il mare è tranquillo: la belva di ieri si è ammansita e silenziosa si increspa.

Intanto una folla ha già gremito per buon tratto il Corso Vittorio Emanuele che, come tutte le vie principali della città è imbandierato: i balconi sono assiepati da molte persone

Messina si riempie stamane di una folla mai vista; dalle vie principali ai più piccoli vicoli, è possibile notare un’affluenza di gente d’ogni paese, d’ogni provincia. Per inaugurare il monumento, si attende oggi la visita di S.A.R. il Duca D’Aosta. Sono le 7.30. Tuona il cannone e ai 21 colpi del Trinacria, ne fanno eco 20 della Cittadella. Allo Sbarcadero si trovano già moltissimi ufficiali di tutte le Armi e i tre reduci della battaglia di Adua tra i quali il signor Marino da Militello.

Alle 9.25, S.A.R. il Duca d’Aosta, accompagnato dal Primo Aiutante di Campo colonnello di Artiglieria Cairano, dal capitano Spurgazzi della batteria a cavallo e dal capitano Mughetto del 5° Rgt. Artiglieria, mette piede a terra, accolto da un “evviva” generale.

Scortato  dai Carabinieri a Cavallo, il Duca giunge in Municipio, accolto dal Sindaco e dalle autorità civili e militari. Terminato il ricevimento, durante il quale S.A.R. si intrattiene con lo scultore Buemi per avere ragguagli sul monumento, alle 12.15 fa ritorno a bordo.


Una classe dell’Istituto Superiore “Emilio Ainis” durante la commemorazione
della battaglia di Adua alla Passeggiata a Mare


Alle 14.50 un corteo formato dalle delegazioni di circoli, reduci, associazioni e società di Messina e provincia, con i propri stendardi, movendo da Piazza Collegio Militare, giunge al Giardino a Mare.

Alle 16.00 il corteo si ferma allo Chalet e si schiera intorno alla tribuna eretta per gli invitati, aspettando la venuta di S.A.

Alle 16.35 annunziato dalla fanfara, giunge il Duca D’Aosta ed immediatamente  tra gli applausi generali, viene fatta cadere la tela che copriva il monumento.

L’On. Fulci, presidente del Comitato, prende quindi la parola e pronunzia il discorso, salutato dagli applausi ed esclamazioni di: Viva Casa Savoja! Segue l’applauditissimo discorso del Sindaco dopo il quale viene redatto il contratto di cessione del monumento davanti al Notaio Ciraolo. Vengono quindi apposte le firme di Emanuele Filiberto di Savoja e di Nicola Fulci. Testimoni furono il Primo Presidente della Corte d’Appello e il Procuratore Generale.

S.A.R. donò poi la penna con cui firmò il contratto all’on. Fulci.

Sceso dalla Tribuna, Il Duca d’Aosta gira attorno al monumento, accompagnato dallo scultore Buemi per avere da lui maggiori dettagli sull’opera intrattenendosi con alcuni reduci della Batteria Masotto e con i figli del tenente Ainis e del tenente Issel caduti ad Abba Garima.

Al suono dell’Inno Reale, sale infine sulla carrozza che lo condurrà alle 18.20 sul vapore Trinacria”.


Uno dei cannoni, a lato del monumento, riportati in patria nel 1936

Negli anni seguenti, la commemorazione alle Batterie Siciliane, divenne un puntuale appuntamento cittadino. Ma il ricordo lacerante di quel 1° Marzo 1896 costituì per molto tempo una spina nel fianco nella storia del colonialismo italiano.

Con l’intento di riscattare l’Italia “dall’onta di Adua”, il governo fascista decise nel 1935 di occupare l’Etiopia suscitando il dissenso della Società delle Nazioni.

Il 6 ottobre l’esercito italiano riconquistò Adua e “l’impresa” comportò un largo consenso nell’opinione pubblica nazionale.

Gazzetta di Messina e delle Calabrie  8 ottobre 1935

La Batteria Messinese vendicata

Se per l’Italia la riconquista di Adua è stata giusto motivo di grandissima, di profonda esultanza ed auspicio sicuro della vittoria finale […], per Messina non poteva non assumere un particolare significato, determinando l’esplosione di giubilo nella quale domenica sera tutta l’anima del nostro popolo ebbe a rilevare ancora una volta l’èmpito del suo entusiasmo purissimo, la riconoscenza verso quanti, or è circa quarant’anni, seppero insegnare al mondo intero come si muoia per difendere l’onore della Patria. […]

Adua nel 1896 fu e rimase lungo trentanove anni, la spina più dilacerante pel cuore di Messina; il ricordo più angoscioso ed anche più luminoso della infausta seconda campagna d’Africa; l’incubo più opprimente al quale anelava sottrarsi. […]

Ecco perché i messinesi, ancora dopo parecchi giorni, esultano per la riconquista di Adua e coprono di fiori il bronzo che tramanda ai posteri i nomi benedetti di quanti appartennero alla Batteria Masotto, lasciando un esempio di cui la luce ideale è inestinguibile.

Ecco perché anche l’infanzia messinese si recava l’altra mattina, marzialmente inquadrata, al Giardino a Mare portando l’omaggio floreale a l Monumento che splende come un altare; ed i vecchi, tra cui parecchi superstiti della sfortunata battaglia di trentanove anni addietro, hanno pianto le lacrime stillate dalla dolcissima commozione. […]

Gazzetta di Messina e delle Calabrie  10  ottobre 1935

La riconquista di Adua celebrata nella scuole elementari

Ieri in tutti i circoli didattici della circoscrizione di Messina, è stato letto e commentato il Comunicato n° 14 annunziante la presa di Adua. In tutte le sezioni, tra la più intensa commozione e il vivo entusiasmo ei balilla e delle piccole italiane, con cerimonie semplici ma austere, è stato celebrato degnamente l’avvenimento che ha fatto palpitare di gioia il cuore di ogni italiano. Dovunque i bimbi della nuova Italia hanno inneggiato al Re e al Duce, tra il canto degli inni patriottici, elevando vibranti “alalà”. […] all’Esercito vittorioso.

La cerimonia è divenuta un rito; al Giardino a Mare, ai piedi del Monumento della Batteria Masotto, dove gli alunni del plesso scolastico “Luigi Boher”, inquadrati dai rispettivi insegnanti, con in testa la direttrice didattica, hanno deposto una corona di alloro tra la viva commozione dei presenti.

Il Fiduciario Provinciale dell’Associazione Fascista della Scuola, presente alla cerimonia, fatto l’appello dei Cauti della Batteria, ha esaltato l’eroismo di quei prodi il cui spirito esulta oggi per la vittoriosa riconquista di Adua. […]


Tra le manifestazioni organizzate a Messina per festeggiare l’evento, con l’intento di simboleggiare che la nuova impresa del Regime aveva  definitivamente cancellato l’onta della “disfatta di Adua”, il Monumento della Batteria Masotto venne trasferito dal Giardino a Mare all’attuale sito di Piazza Vittoria ove, nel 1848, i messinesi avevano vittoriosamente conquistato la roccaforte borbonica del Forte Real Basso.

Gazzetta di Messina e delle Calabrie 13 ottobre 1935

Il Trasferimento del Monumento alla Batteria Masotto

Con deliberazione in data di ieri, Il Podestà ha deciso che il Monumento alla Batteria Masotto, dal Giardino a Mare venga trasferito nella Piazza Vittoria, prospiciente sul viale Principe Amedeo.. Siamo lieti del provvedimento adottato, da noi invocato ancora due giorni fa, e ringraziamo il Podestà anche a nome della cittadinanza, di cui crediamo di avere interpretato il desiderio giusto e vivissimo.


I cannoni Cardeto e Caorso

Due cannoni, riportati in patria dall’Etiopia nel 1936, con stampigliato i nomi di Caorso e Cardeto[8], rispettivamente fusi a Torino nel 1890 e 1891, vennero posti successivamente ai due lati del Monumento.

L’anno successivo, per commemorare gli eroi delle Batterie Siciliane, il II R. Istituto Magistrale inaugurato nel novembre del 1935, venne intitolato al tenente Emilio Ainis e, allo stesso, anche la caserma che ospita il 24° Reggimento Artiglieria Peloritani, che ha raccolto l’eredità del 22° Reggimento a cui appartenevano le Batterie Masotto e Bianchini.

Contestualmente, il maestoso Forte Polveriera, posto sulle alture di Curcuraci, assunse la denominazione di “Forte Masotto”.

Oggi, Il Monumento alle Batterie Siciliane, dopo il restauro dei cannoni posti a lato del Monumento, eseguito appena due anni fa dalla Brigata Meccanizzata AOSTA con l’intervento del 24° Reggimento Artiglieria, è ancora i attesa di una piccola recinzione artistica che lo salvaguardi dagli atti vandalici ai quali è stato soggetto negli ultimi tempi.

Tale intervento venne invocato già nella Gazzetta nel1900, resta ancora in attesa di essere realizzato.


[1] Gazzetta di Messina e delle Calabria, Aprile-Giugno 1896

[2] Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 22-23 agosto 1899

[3] Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 7 -8 settembre 1899

[4] Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 12 – 13 settembre 1899

[5] Piccola cittadina in provincia di Firenze nota per il cattivo vino ivi prodotto nell’antichità.

[6] Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 7 -8 ottobre 1899

[7] Gazzetta di Messina e delle Calabrie del 16 – 17 settembre 1899

[8] Ogni cannone sin dall’antichità, veniva “battezzato” con un nome che risultava poi stampigliato sulla canna.


 

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