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Due giganti a guardia dello Stretto di Messina
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Forte Masotto (Polveriera) e Forte Siacci (Matiniti Superiore)

di Enzo Caruso*.

 

*Autore del ritrovamento della documentazione originale del Piano Generale di Difesa dello Stretto di  Messina e studioso delle fortificazioni ottocentesche dello Stretto.

Una volta approvato il Piano Generale di Difesa dello Stretto di Messina, si diede avvio, già nel 1883, alla procedura per la realizzazione non solo delle 23 fortezze distribuite a diverse quote sulle due sponde, ma anche a tutte le opere di collegamento e di supporto (strade, polveriere, presidi dei valichi…).


Ingresso principale di Forte Masotto con il fossato e il ponte levatoio

Considerate le somme approvate per le fortificazioni, paragonabili inizialmente a quelle messe in bilancio per altre aree del territorio nazionale, nel 1884 si iniziarono i lavori per la costruzione di due imponenti fortezze sulle coste dello Stretto: Forte Polveriera (dal nome dell’omonima collina, poi intitolato al Capitano Masotto) posta nelle vicinanza del Campo Inglese (oggi Campo Italia) e Forte di Matiniti Superiore (in seguito intitolato al Gen. Siacci), ubicato sulle alture di Campo Calabro.


Forte Siacci (Matiniti Superiore) Costa Calabra

L’imponenza di queste due Fortezze li differenzia notevolmente dalle altre 21 realizzate qualche anno più tardi con strutture molto più semplici e lineari nelle quali, allo scopo di ridurre i costi, si preferì dare maggiore attenzione al “fronte a mare”, sui cui spalti andavano posizionate le piazzole degli obici, e al “fronte di terra” per il quale fu previsto un estetico fossato con ponte levatoio per l’ingresso, quasi un richiamo ai modelli medievali.


Particolare del collare dell'Annunziata nello stemma del portale d'ingresso

In riferimento a questa differenza tipologica, le definizioni di “Batteria” e di “Forte” si sono molte volte scambiate per indicare le Opere fortificate dello Stretto.

Nel glossario di architettura Militare, infatti, con la parola “Forte” si indica un  “luogo forte”, perfettamente difendibile da più lati e arroccato su un’altura che, a differenza dei castelli, è caratterizzato da mura basse e di notevole spessore per resistere ai proiettili delle artiglierie; col termine “Batteria” si intende invece un insieme di pezzi di artiglieria posti in serie, capaci far fuoco in sequenza, a brevissimi intervalli di tempo l’uno dall’altro. Finalizzate al tiro anti-nave, le Batterie da Costa avevano infatti il compito di colpire una nave in transito a velocità nello Stretto.


La pianta del Forte Polveriera - Masotto

 

Per la loro struttura progettuale, sia Polveriera che Matiniti (al pari di S. Salvatore, Gonzaga e Castellaccio), meritano senz’altro l’appellativo di “Forte”.

Ultimati entrambi nel 1888, dopo soli quattro anni dall’inizio dei lavori, i Forti Polveriera e Matiniti Superiore, sono dotati, come i forti del Campo Trincerato di Mestre, di un maestoso portale d’ingresso e di lunghe gallerie di collegamento “a prova di bomba”; cunicoli, caponiere multiple, montacarichi, alti fossati, che rendono queste due opere uniche nell’intero Sistema difensivo dello Stretto.

Durante il ventennio fascista, i due forti furono intitolati rispettivamente al Capitano Umberto Masotto, comandante della 4^ Batteria di Artiglieria da Montagna durante la Battaglia di Adua, e al Generale Francesco Siacci, professore di Balistica alla Scuola di Applicazione d'Artiglieria e Genio.

Forte Polveriera (dal nome dell’omonima collina), insieme a Forte Matiniti Superiore, posto sulla costa opposta, rappresentava l‘opera più imponente dell’intero sistema.

I lavori, appaltati dalla Ditta Diara nell’ottobre del 1884, iniziarono nel mese di novembre e comportarono una spesa, escluso l’armamento, di due Milioni delle vecchie lire.

Poteva contenere oltre 1.000 uomini di presidio e la potente artiglieria, con cui era stato armato, rappresentava quanto di meglio la tecnologia bellica potesse a quel tempo mettere in campo per la difesa costiera: otto obici da 280 mm, due cannoni da 149, quattro cannoni da 120, quattro cannoni da 90 e due mortai da 150 Krupp.

Il suo Scopo tattico era orientato alla Difesa dello Stretto di Messina, con settore orizzontale di tiro di 120°, da Torre Lubrato (mar Tirreno) a Sant’Agata e alla Difesa del terreno di accesso alla Batteria nella vallata di Curcurace e Pace

Una volta ultimata la costruzione il 4 agosto 1888, iniziarono i lavori di armamento e posizionamento delle artiglierie.

 


Gran Camposanto. Il Monumento agli atriglieri morti nello scoppio
di Forte Polveriera del 27 dicembre 1888

Il 27 dicembre 1888, l’accidentale esplosione di una riservetta, causò la morte  di 21 soldati, del Capitano, Luigi De Manzoni e della moglie Amalia Toscano, che era andata insieme alla figlioletta di tre anni a trovare il marito.

L’intera cittadinanza, stringendosi intorno al dolore della guarnigione, partecipò compatta al corteo funebre ed eresse il monumento formato da tre cannoni che si trova ancora oggi all’ingresso del Gran Camposanto.

Nel 1896 e nel 1904, Forte Polveriera-Masotto fu visitato da Guglielmo II di Germania, ospite dei Sanderson a Villa Pace e a Castanea; durante il suo soggiorno infatti, l’Autorità Militare si compiaceva di mostrare all’importante alleato (Triplice Alleanza), il potente sistema difensivo di cui si stava dotando lo Stretto.

A guardia dello Stretto contro i sommergibili tedeschi durante la Grande Guerra, Forte Masotto risultò tra i quattro forti attivi della costa messinese anche nel secondo conflitto, insieme a Crispi, Schiaffino e Cavalli.

Passato alle dipendenze della Marina Militare, fu dismesso sul finire degli ani ’70.


Particolare del portale d'ingresso

 

Tra gli elementi di architettura militare che si possono ancora ammirare, sono da evidenziare: il maestoso portale d’ingresso sormontato dallo stemma di Casa Savoia circondato dal Collare del Supremo Ordine della Santissima Annunziata, l’imponente fossato che circonda il perimetro del forte; la targa di intitolazione al Capitano Masotto; le lunghe gallerie di camminamento, con volte “a botte” e “a prova di bomba”; le caponiere (strutture fuoriuscenti dalla cinta fortificata, destinate alla difesa del fossato) con le loro postazioni per le mitragliatrici; la gabbia di Faraday per la protezione dai fulmini; le riservette munizioni e le piazzole degli otto obici puntati verso lo Stretto.

 

 

 

 

 

 


 

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