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Le antiche mura di Messina
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Note tratte dal progetto scolastico "le Mura di Carlo V" a cura del Liceo Seguenza. Coordinamento del prof. Vincenzo Caruso.

La cinta muraria di Messina venne progettata dall'architetto e ingegnere militare Antonio Ferramolino da Bergamo con la collaborazione di Domenico Giuntalocchi da Prato, del matematico messinese Francesco Maurolico e dello scultore toscano Giovan Angelo Montorsoli.

I lavori, promossi successivamente alla visita compiuta a Messina dall'imperatore Carlo V nel 1535, reduce vittorioso dell'impresa di Tunisi, ebbero inizio nei 1537 con l'obiettivo di potenziare la difesa della città esposta, per la sua posizione geografica, agli attacchi dei Turchi contro le potenze cattoliche.


L'imperatore, infatti, lasciando l'isola, incaricò il vicerè D.Ferrante Gonzaga di munire la città di nuove fortificazioni per preservarla dalle incursioni di eventuali nemici provenienti da terra e da mare.

Il nuovo sistema difensivo era caratterizzato da strutture murarie con sezione a scarpa, più basse ma più possenti rispetto a quelle medioevali che sopravvivevano sul fronte della cortina del porto. Lungo i tratti rettilinei veniva introdotto il bastione o baluardo, un nuovo elemento difensivo, generalmente a cuneo, che resisteva ai colpi dell'artiglieria.

Un video inedito delle mura di Carlo V
all'interno dell'Istituto Salesiano Domenico Savio

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Lo storico Buonfiglio, descrivendo la città di Messina nel 1606, riferisce: "la muraglia che la circonda appoggiata è in grossi e rassodati terrapieni, e di fuori hà larghi e profondi fossi. Difendono tutte le cortine quattordici Baluardi, altra delle quattro fortezze Regie, qual sono le Rocche di Gonzaga, del Castellazzo, con la Guelfonia, e del Salvadore".

La guida Messina e Dintorni del 1902 fornisce una fedele immagine del circuito murario nella configurazione cinquecentesca. Lungo la cortina del porto le antiche mura, che si estendevano dal Palazzo Reale (attuale palazzo della Dogana) sino allo sbocco del torrente Boccetta, erano state prolungate con un altro tratto sino al forte di S. Giacomo, detto poi di Portareale.

Da qui la cortina delle mura, rasentando pressappoco la via Fossata, si univa a nord al bastione San Vincenzo e risaliva ad ovest circondando il colle Uliveto su cui si ergeva il forte Andria (attualmente sede dell'Osservatorio astronomico). La lunga muraglia cingeva poi la città nella parte occidentale scendendo sino alla porta Boccetta, dove era il bastione Santo Stefano, si raccordava all'antica fortezza dì Matagrifone o Roccaguelfonia (sito dell'attuale Santuario di Cristo Re) e si collegava al monte della Caperrina, su cui sorgeva la fortificazione di Torre Vittoria o di S. Maria dell'Alto.

Quindi le mura scendevano verso sud sino alla porta delle Luscinee, o Portalegni (sull'attuale via T. Cannizzaro), protetta dai bastioni Gentilmeni (di fronte al Teatro Domenico Savio) e Portalegna.

Da qui la cortina muraria risaliva in direzione ovest sul monte Tirone, potenziata dai baluardi dell'Alterone, del Segreto e dello Spirito Santo. Proseguendo quindi in linea retta, le mura raggiungevano il forte Don Blasco sulla riva di Mare Grosso, interrotte sul fronte sud dai baluardi di San Bartolomeo e S. Chiara; da Don Blasco infine ripiegavano verso nord sino al forte San Giorgio (presso l'attuale Stazione Ferroviaria).

La costruzione della cinta muraria muta sostanzialmente la fisionomia della città cinquecentesca e può essere considerata un "capolavoro di pianificazione urbanistica" (A.Ioli Gigante, Messina, 1980) per la perfetta aderenza alla conformazione fisica del terreno e per l'eleganza della realizzazione.


 

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