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Mons. Angelo Paino, ricostruttore e grande mecenate
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Mons. Angelo Paino durante la processione a mare nelle feste di mezzagosto


E' stato il 106° arcivescovo di Messina.

Senza il terremoto del 1908 e i danni riportati durante l'ultima guerra, Messina avrebbe avuto opere d'arte alla pari di altre famose pinacoteche nazionale e internazionali.

Brevemente, perchè tanti messinesi sconoscono, la vita di Mons. Angelo Paino e quello che realizzò per Messina dopo il terremoto del 1908, dopo il secondo conflitto mondiale e quello che avrebbe voluto realizzare come riportato nella guida turistica di Pietro Longo edita nel 1936.

Nato a Santa Marina di Salina il 21 giugno 1870, da Onofrio e Anna De Stefano, laureato in teologia e in utroque iure a Napoli, ed in filosofia presso la Pontificia Accademia di San Tommaso in Roma, fu ordinato sacerdote il 16 settembre 1894. Il suo maestro Privitera alla tesi di laurea disse: "Angelus, de Angelis, angelice locutus est". Fu quindi professore di teologia a Napoli, canonico teologo nella Cattedrale di Anglona e Tursi, rettore del seminario di Anglona e, poi, di Trapani.
Condusse gli studi ecclesiastici presso i seminari di Lipari, Catania e Acireale, quindi al Collegio di Maria a Napoli, ove conseguì la laurea in teologia e in utroque iure. Assolto il precetto militare, fu ordinato presbitero per la diocesi di Lipari il 16 settembre 1894. Proseguì gli studi di filosofia all’Accademia romana di S. Tommaso.

Nel 1898 il vescovo di Anglona e Tursi, in Lucania, Carmelo Pujia lo chiamò a insegnare discipline teologiche nel seminario della sua diocesi, dove rimase fino al 1905: ad Anglona fu docente, esaminatore prosinodale, prefetto degli studi e rettore presso il seminario; a Tursi canonico teologo della cattedrale. Tornò in Sicilia nel 1906 come rettore del seminario di Trapani, incarico che mantenne fino al 1908, quando vinse il concorso per canonico teologo a Bari.

Nel 1909 si incardinò nell’arcidiocesi di Santa Severina, dopo aver chiesto invano il trasferimento alla diocesi di Roma già nel 1904. Eletto vescovo di Lipari da papa Pio X, ricevette l’ordinazione episcopale il 25 luglio 1909 ad Acireale dall’arcivescovo e archimandrita di Messina Letterio D’Arrigo Ramondini. A Lipari il giovane vescovo propose la ricostituzione del capitolo cattedrale, l’erezione di un seminario diocesano, il rafforzamento delle istituzioni e associazioni cattoliche e la fondazione di nuove opere di assistenza e carità, intenzioni presto accantonate per la vertenza che intraprese con il Comune di Lipari per il possesso dei giacimenti pomiciferi sull’isola. A seguito di manifestazioni di piazza contro le pretese della mensa vescovile, Paino dovette lasciare l’isola.

Nel 1916 si trasferì a Messina, nominato ausiliare sub secreto pur non lasciando il vescovado eoliano. Fu nominato coadiutore di Messina il 10 gennaio 1921, contestualmente al trasferimento all'arcidiocesi titolare di Antinöe, in Egitto, dopo aver rifiutato la sede metropolitana di Otranto. Il 22 dicembre 1922 fu eletto vicario capitolare di Messina, il 10 febbraio 1923 da papa Pio XI fu preconizzato arcivescovo metropolita di Messina e archimandrita del Ss. Salvatore.

I primi anni dell’episcopato messinese furono caratterizzati dall’impegno strenuo per il reperimento di fondi finalizzati alla ricostruzione degli edifici appartenenti al patrimonio ecclesiastico, distrutto dal terremoto del 28 dicembre 1908. Già nel 1923, a seguito di incontri con il neo primo ministro Mussolini, ottenne i finanziamenti per la cattedrale e una convenzione con lo Stato per la costruzione di chiese e canoniche. Nel 1928 e nel 1931 concordò convenzioni definitive con lo Stato, rimodulando, a favore della diocesi, le percentuali di intervento pubblico per la ricostruzione. Nel 1929, quindi, fu inaugurata e dedicata la cattedrale; entro il 1934 furono edificati nella diocesi cento edifici di culto con annesse canoniche, conventi, monasteri, istituti di educazione, opere caritatevoli, sedi per l’Azione cattolica e seminari.


La processione a mare

Pur concentrato sulla sua diocesi, l’arcivescovo fino agli anni Quaranta risedette poco a Messina, passando lunghe settimane a Roma a coltivare i rapporti con le gerarchie fasciste, soprattutto in funzione delle richieste di fondi per iniziative edilizie. Si generò molto malumore presso il clero, che reclamò più volte presso la S. Sede un ammonimento per l’arcivescovo, che intanto, dal 1935 al 1942, ottenne un vescovo ausiliare, il messinese Pio Giardina.

Paino nutrì forti simpatie per il fascismo e per Mussolini: riconoscente per le elargizioni finanziarie, lodò pubblicamente il duce in molteplici occasioni. Il suo atteggiamento fu per lo più finalizzato all’appoggio per le iniziative relative alla riedificazione di Messina. Va pure detto che il filofascismo di Paino non ebbe matrici propriamente ideologiche: dimostrò la sua assoluta fedeltà al papa sia quando Mussolini tentò nel 1931 di creare una Chiesa parallela e filofascista per condizionare le posizioni del Vaticano, sia con la strenua difesa dell’enciclica di Pio XI Non abbiamo bisogno (1931) in tutela dell’Azione cattolica. Nonostante ciò, accolse il duce nella città peloritana nel 1937 e nel 1938 rimosse dagli organismi diocesani quanti non erano iscritti al Partito nazionale fascista.
Il suo ricordo resterà perenne, avendo egli guidato la ricostruzione e la rinascita di Messina  dalle macerie del terremoto del 1908 alla ricostruzione della città della seconda guerra mondiale, la ricostrizione del campanile del duomo e la commissione dell'orologio astronomico.

A Messina Mons.Paino si guadagnò gli appellativi di "Arcivescovo ricostruttore" e "Muratore di Cristo".

Sono dovute a lui,dopo il Terremoto del 1908, la riedificazione ex novo di 132 chiese, il restauro e l'ampliamento di altre 72 chiese, nonché la costruzione di 132 case canoniche, di 7 istituti d'istruzione media e superiore, 12 grandi istituti di beneficenza e assistenza, 10 asili infantili, 2 biblioteche, 2 seminari.

A ciò bisogna aggiungere la stele votiva del porto di Messina, su cui si staglia l'immagine benedicente della Madonna della Lettera, patrona della città e dell'arcidiocesi, il sacrario e la campana del caduti di Cristo Re, la Concattedrale del SS. Salvatore, affidata alla Congregazione dei Salesiani e la Cattedrale di Messina, che oggi ne ospita le spoglie mortali, ricostruita per ben due volte a seguito sia dei danni del terremoto del 1908 e dei bombardamenti bellici del 1943 che la incendiarono completamente, ed elevata per lui al rango di basilica minore da papa Pio XII.

A lui si deve anche la costruzione del Duomo di San Sebastiano, nella vicina città di Barcellona Pozzo di Gotto, la più grande chiesa della provincia, seconda solo alla cattedrale del capoluogo messinese, e fregiata anch'essa del titolo di basilica minore nel 1992 da papa Giovanni Paolo II.


Mons. Angelo Paino accompagnato dal suo fidato segretario Mons. Rando

Nel 1944 fu posto dalle forze alleate agli arresti domiciliari in seminario per la sua amicizia con Mussolini, quindi si interessò alla protezione dei diplomatici tedeschi presso la S. Sede, di concerto con la segreteria di Stato, in vista del loro rimpatrio. Terminata la guerra, si prodigò per una veloce ricostruzione della cattedrale, distrutta dai bombardamenti del 1943, facendo sostituire i monumenti danneggiati con copie di scarso valore, e per l’assistenza alla popolazione colpita dal conflitto. Il 15 settembre 1948 fu nominato da Pio XII assistente al soglio pontificio.

Negli anni Cinquanta limitò gli interventi in campo politico, mostrandosi comunque ligio alle indicazioni antisocialiste e anticomuniste provenienti dalla segreteria di Stato vaticana. Nel 1950 gli fu affiancato come coadiutore il novarese Guido Tonetti, il quale subì le ostilità di parte del clero, che in lui vedeva un emissario della Curia romana incaricato di limitare l’arcivescovo nelle azioni pastorali e di governo dell’arcidiocesi. Nel 1957 Tonetti fu trasferito a Cuneo e fu inviato come ausiliare il ragusano Carmelo Canzonieri. Indetto il concilio Vaticano II nel 1959, Paino contribuì parcamente ai lavori preparatori.

Angelo Paino fu anche grande mecenate, tanto da rimanere esempio alla pari dei più illustri pontefici e vescovi nella tradizione della Chiesa. Dei suoi interventi beneficiarono anzitutto l'Università di Messina: declassata ad ateneo di seconda classe, per il quale lo Stato concedeva un misero contributo, grazie alla sua tenacia tornò agli splendori e alla fama delle origini. Di tale impegno l'Ateneo di Messina gli rese omaggio conferendogli la laurea honoris causa in filosofia, l'11 agosto 1948, con voto unanime del Senato Accademico, essendo Magnifico Rettore Gaetano Martino.

Seguì, poi, l'impegno perché la biblioteca Neviani, composta allora da 4000 volumi e 12000 opuscoli, rimanesse agli studiosi messinesi come in origine l'aveva destinata il prof. Neviani donandola all'Accademia Peloritana, scongiurando il rischio che venisse venduta agli americani. Anche la Corte d'Appello deve il suo rientro a Messina alle istanze dell'arcivescovo Paino presso l'on. Matteo Gentili.

Va ricordato, perchè a molti sconosciuto, il progetto, poi sfumato a seguito della vendita delle opere per finanziare le innumerevoli iniziative caritatevoli, di arricchire la città di un'importante galleria d'arte, che insieme ad una biblioteca (realizzata e intitolata "Painiana" ) e ad un museo di storia nazionale avrebbe dovuto accrescere il lustro della "sua" Messina. A tale scopo, con importanti acquisti aveva accumulato preziose collezioni di pitture antiche e moderne, sculture, mobili.

Queste opere le descrive Pietro Longo nella sua "Guida storica-turistica di Messina e provincia"(pagina 194 e segg.)

Il file originale in pdf della guida turistica di Pietro Longo dove descrive le opere.


Parte prima - La nuova città - Editrice La Sicilia 1936 XIV :

Pinacoteca – Galleria delle sculture – Il museo di storia naturale

In seguito all’acquisto da parte dell’Arcivescovo di  alcune celebrate collezioni di pitture antiche e di sculture , è sorto per la Curia il problema della sede  nella quale poter dare adeguata sistemazione a queste splendide raccolte di cui la liberalità geniale e feconda di Mons. Angelo Paino  ha tanto opportunamente dotato la città di Messina.
Se il patrimonio artistico ha nel Museo Nazionale  le testimonianze eloquenti di epoche magnifiche, così come furono amorevolmente raccolte fra le rovine ed armoniosamente composte nel pianterreno dell’ex Convento di San Salvatore dei Greci, l’arte nel suo più vasto campo avrà nella Pinacoteca arcivescovile e nell’annessa Galleria delle sculture una eletta e mirabile collezione che riunisce tre Gallerie private, nelle quali appassionati e munificenti patrizi romani in una secolare selezione raccolsero quadri e marmi.

La pubblicazione di questa Guida non trova ordinato il materiale che attende nei depositi del Palazzo Arcivescovile la sua sistemazione. Se ne dà perciò notizia sulla scorta degli elenchi di acquisto.

Una prima galleria è costituita da circa 90 quadri tra cui i seguenti:

Diego Velasquez, Ritratto di donna. Tintoretto, Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso -  Ritratto – Madonna coi Santi. Scuola del Tintoretto, Sacra conversazione. Tiziano, Ritratto della figlia Lavinia. Rembrandt, Ritratto di Rabbino. Benozzo Gozzoli Affresco staccato da muro. Franc. Dubertino, Affresco staccato da muro (Bachiacca). I lavoratori della vigna -  Pagamento delle mercedi. Antonello da Messina (attribuito) Sacra famiglia. Carlo Maratta, Sacra Famiglia. Bartolomeo Anselmi, Sposalizio di Santa Caterina. Parmigianino, Sacra famiglia. Wan Dyck, Sacra Famiglia – San Giovanni che bacia Gesù – San Giovanni battezza Gesù – Redentore.  Pietro Liberi, Madonna che allatta. Ruoppolo, Due “ Natura morta “,,. Pietro Longhi, Ritratto di Lanzi.  Palma il Vecchio, Madonna col Bambino. Del Munziano, San Francesco. Salvator Rosa, Paesaggio – Filosofo.  Federico Zuccari,  Battaglia.  Leandro Bassano, Regina di Cipro. G.B. Tiepolo, San Giovanni – (?) S. Massimo prega re Osvaldo – Adorazione di Cristo. Scuola di Tiepolo,Evangelista e Santo – Santi in adorazione. Wouvermann, Battaglia.  Vandestern, Deposizione. Mattia Preti, Autoritratto. Lippo Lippi, Annunciazione. Daniele da Volterra, Madonna e Santi. ( attribuito a Perin del Vaga). Luca Signorelli.
S. Elena e s. Onofrio. Guercino, Crocefissione. Padovanino, Madonna e Santi. Sandro Botticelli, Madonna e Santi. Carpioni (o Poussin) Baccanale. Bernardo Strozzi, Armida – Fuga in Egitto – San Francesco orante. Pannini, 4 architetture. Annibale Caracci, S. Sebastiano – S. Giovanni. Pittoni, Assunta. Corrado Giaquinto, Madonna e Santi. Moroni, Ritratto.  Robert, Due architetture. Bonito, Danza. Chardin, Concerto. Poussin, Susanna al bagno. Sacchi (o Maratta)  Assunta. Honstorth o Verner, Pasto famigliare. Pierleone Ghezzi, Ballo. Ezcozan, Gentiluomini. Francesco Guardi (?) Veduta di Venezia.  Vincenzo Catena o Giovanni Bellini,  Sacra conversazione. Paolo Brill o Patinier, Paesaggio. Correggio, Pannello. Jordaens, Arrivo della colazione. Caravaggio, Studio di testa. Rosa da Tivoli, Paesaggio. Ignoto fiammingo. Architettura del ‘700. Scuola francese Paesaggio. Scuola romana, Madonna. Scuola Napoletana, Paesaggio. Scuola olandese, Ritratto.


Correggio - Pannello

Una seconda Galleria è costituita da pitture, marmi , pietre e mobili, bronzi e ferri battuti ed oggetti d’arte diversi.
Di grande rilievo è in questa raccolta l’iconografia dantesca costituita da 27 grandi tele di m.6x4 ognuna  dipinte ad uso arazzo con colori estratti dai fiori e riproducenti episodi della Divina Commedia.
Insieme ai quadri vi sono 27 bozzetti relativi a dipinti ad olio e sistemati in ricche cornici a sbalzo.
Questi quadri furono disegnati da Filippo Biagioli fra il 1854 e il 1861 ed eseguiti oltre che dallo stesso Biagioli  dai maestri dell’accademia di S. Luca in Roma, Francesco Grandi, Alfonso Chierici, Vincenzo Paliotti,e Achille Guerra. Essi figurarono in varie esposizioni, oggetto di curiosità ed ammirazione.

Fanno parte della Galleria altri 250 dipinti eseguiti dopo il cinquecento, molti dei quali degni della massima considerazione, sia per i loro autori che per le scuole alle quali appartengono.


Tiziano-Ritratto della figlia Lavinia

Rileviamo: “ Madonnina col Bambino” della Scuola di Tiziano -  “ Ritratto di donna “ di Pietro Longhi –         “ Deposizione dalla Croce” ,, di Fra Bartolomeo – “ Deposizione del Caravaggio e “Giocatori” dello stesso   “Battesimo di Gesù” di Francesco Albani – “Mosè salvato dalle acque” del Procaccini – “Martirio di S. Bartolomeo “del Casolari (senese) --- Vari lavori del Bronzino, di  Cristoforo Allori, di Salvator Rosa, di Guido Reni, del Volterrano e del Pontormo, del Bassano, di Rosa da Tivoli  -  Gruppi e paesaggi dello Zuccarello e altri della scuola toscana, veneta, umbra , senese e lombarda, bolognese. E molti interessanti dipinti di scuole straniere, specialmente fiamminghe delle quali si notano bellissimi esemplari. Tutti i dipinti sono dotati o di cornici originali , ovvero di ricche cornici adatte al soggetto e all’epoca alla quale esso appartiene.


Rembrandt - Ritratto di rabbino (1637)

La sezione “ Marmi e pietre “ in gran parte comprende oggetti di esecuzione non remota, ma domina in essa la squisita fattezza e la bellezza dei marmi vari, della più vasta iridescenza. Sono figure, busti, camini , tavole pompeiane, fontane, vasi , vasche, panche, giardiniere, colonne. Rimarchevoli: Un altare già appartenente alla  cappella di Palazzo Strozzi, vari busti del Bartolini ed altri; varo camini in pietra, uno dei quali in pietra serena, già appartenente alla famiglia Salviati; un grande tabernacolo di una fontana di marmo giallo broccatello antico ornato di bronzi del Cassioli;  grandi tavole con piani di marmo Labrador , rarissimo verde antico, rosso africano, giallo broccatello antico, onice, diaspro di Sicilia, rosso cipollino    antico.


Diego Velasquez - Ritratto

 

La raccolta dei mobili ne comprende antichi e moderni. Fra gli antichi vi sono due grandi portoni ricchi di intagli, uno provenite dal Palazzo dello Strozzino e l’altro appartenente alla chiesa di S. Andrea che trovavasi nel vecchio centro di Firenze. Un grande pancone con putti  e lo stemma del Commercio, tavole dorate con piani di marmi rari, consolle, specchiere del Morini.


Guercino - Crocifissione

Fra i moderni si nota una tavola romana, che ha nella fascia 26 medaglioni d’imperatori romani e due Vittorie con pendoncini recanti le aquile di Roma. Essa è sorretta  da otto colonne riccamente decorate, sormontate da capitelli ionici. Nella traversa sottostante attorniata da trofei  d’armi su base recante la sigla S.P.Q.R. da un lato e i fasci littori dall’altro, campeggia il gruppo centrale che rappresenta la Lupa di Roma con Romolo e Remo. Fiancheggiano il gruppo due Geni alati raffiguranti la Fama e il Lavoro. Essi si ergono su globi ai quali poggiano teste d’arieti con ghirlande. Nelle basi delle colonne emergono teste di leoni indicanti la Forza. A questo artistico mobile è applicato un piano di marmo Labrador, splendente per riflessi   di colori e di quarzo d’oro. Questo capolavoro d’intaglio costò più anni di fatica all’insigne artista Carlo Pucci,  e costituì uno dei pezzi più ammirati e premiati all’Esposizione internazionale di Torino del 1911.
Fra i “ Bronzi e ferri battuti “ primeggia una riproduzione a grandezza naturale del celebre David del Donatello; vi è pure una copia della statua di Cesare Augusto eseguita per commissione di Napoleone.


Le macerie del Duomo dopo il terremoto del 1908

Completano la collezione sculture in legno, modelli, cornici, specchiere,candelabri, ventole, terrecotte, maioliche, porcellane, ricami, busti,  vasi, ecc ecc.
Una terza Galleria è stata acquistata dall’Arcivescovo Paino, consistente in 117 dipinti antichi e moderni alcuni dei quali altri di scuola o copie. Notevoli fra i primi “ la Pentecoste” di Giovanni Lanfranco; “ l’ultima cena “ di Paris Bordone; “ La Maddalena penitente “ di Pompeo Batoni.; “ La Pietà – Gesù e la Madonna di Mattia Preti; “ San Francesco d’Assisi” del Trevisani; “ Sacra Famiglia del Cavallucci (Scuola del Correggio).

Attende pure per la sua impostazione ordinata in rispondenza della ricchezza del materiale che lo costituisce il cosiddetto  “ Museo Napoleonico”, una delle più rare e complete collezioni di storia naturale che con intelligente cura venne formata da un appassionato studioso nell’isola d’Elba e precisamente nella villa che servì di residenza a Napoleone durante il primo esilio.  Di questa villa la detta collezione formò per molti anni il più splendido ornamento che nazioni straniere cercarono in vano do acquistare. E si deve all’illuminato mecenatismo di Mons. Paino se essa fu assicurata all’Italia e alla nostra città.


Il campanile del Duomo ancora privo dell'orologio e dei meccanismi

Si ripete a Messina, quel che Milano, nel secolo del Rinascimento potè ammirare nell’opera multiforme e sapiente del cardinale Borromeo.

La raccolta animale comprende 695 esemplari di uccelli, 27 di crostacei, 664 di molluschi.

Nel reparto minerali sono riuniti 2492 pezzi i quali offrono il più vasto panorama della materia allo stato fossile per lo studio delle vicende fisiche della terra.
L'isolato 131 di Messina era stato progettato per accogliere l'importante raccolta. Ma a seguito degli eventi bellici e delle mutate esigenze del popolo santo affidato al suo governo, il grande patrimonio artistico venne venduto per finanziare il funzionamento delle cucine economiche, che iniziarono ad erogare gratuitamente pasti caldi a partire dall'inverno 1943, l'acquisto di coperte e vestiario, distribuiti ai bisognosi della diocesi, e iniziarono immediatamente i lavori di ricostruzione della Basilica Cattedrale, che poté riaprire i battenti nell'agosto del 1947, ancor prima che fossero operanti le leggi relative ai finanziamenti per le riparazioni dei danni bellici.


Il Campanile del Duomo durante la fase di sistemazione dei meccanismi

Fece ricostruire nel 1947 per la Cattedrale, il grande organo dotato di 5 tastiere e 169 registri, dalla ditta Tamburini, in sostituzione del primo grande organo della stessa ditta, del 1930, che era andato perduto a causa dell'evento bellico. In occasione dei lavori per la Cattedrale, l'arcivescovo Paino vendette persino la sua preziosa croce pettorale, donatagli dalla città nel 1929 a ricordo della prima apertura e dedicazione dopo i danni del tragico sisma del 1908 (la croce pettorale acquistata e gelosamente custodita dall'on. Uberto Bonino, gli fu ridonata dallo stesso il 20 giugno 1959, in occasione dei solenni festeggiamenti per il giubileo episcopale). Principesco nel donarsi agli altri, riserbò la più assoluta povertà per sé. Povero e frugale nei suoi pasti, povero nei suoi abiti, povero nei suoi appartamenti privati in Episcopio ed in Seminario, ove si trasferì dopo le dimissioni.


Processione in occasione dell'inaugurazione del Campanile del Duomo

Della sua carità restano: l'Ospizio Collereale, con annessa casa per il clero, e quello delle Piccole Suore di Gazzi in Messina, gli orfanotrofi di Cristo Re con l'Istituto per sordomuti, ora affidato alla Congregazione dei Rogazionisti del Cuore di Gesù, un padiglione del sanatorio di Campo Italia donato all'Arciconfraternita dei Rossi insieme a diversi ettari di bosco, oggi in totale abbandono.

Dopo quarant’anni di episcopato a Messina, rinunziò alla sede il 7 marzo 1963 e fu trasferito all’arcidiocesi titolare di Serre in Macedonia. Alla cattedra peloritana papa Giovanni XXIII inviò il novarese Francesco Fasola.

Paino passò gli ultimi anni della sua vita presso il seminario S. Pio X di Messina, dove morì il 29 luglio 1967.

* Un ringraziamento all'amico Italo Rappazzo che mi ha fornito gli elementi per la pubblicazione di questa pagina *


 

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