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Montalbano Elicona
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E' un comune della provincia di Messina 2.485 abitanti a 907 metri sul l.m.. La cittadina fa parte del circuito dei borghi più belli d'Italia ed è stata proclamata Borgo dei borghi 2015.

È caratterizzata dalla presenza, nella parte antica dell'abitato, di un antico Castello del XIII secolo che fu residenza estiva di re Federico II di Aragona.

Gli studiosi non sono concordi sulle origini del paese e del suo nome. Alcuni fanno risalire tale origine dai nomi latini mons albus con riferimento ai monti innevati, altri al nome arabo al bana, dal suggestivo significato di "luogo eccellente". L'appellativo Elicona risale senz'altro alla colonizzazione greca. Durante il periodo della colonizzazione (VII-VIII secolo a.C.), i Dori, pensando al mitico monte delle Muse, chiamarono Helikon un sito, coincidente con l'altura su cui sorge il borgo medievale ed un torrente vicino il cui andamento tortuoso giustifica l'appellativo.

Le prime testimonianze sull'esistenza del borgo risalgono all'XI secolo, quando risultava possesso demaniale. Nel 1232 si rivoltò contro Federico II di Svevia, parteggiando per il Papa insieme ad altri centri. Successivamente appartenne a diversi feudatari: a Matteo Palizzi nel 1350, a Vinciguerra d'Aragona nel 1359, ai Lancia nel 1396, ai Romano Colonna, ai Bonanno nel 1587.

Montalbano Elicona è stato nominato borgo medievale più bello d'Italia del 2015, una  associazione di piccoli centri italiani che si distinguono per grande interesse artistico, culturale e storico, per l'armonia del tessuto urbano, vivibilità e servizi ai cittadini. 

Da visitare il Castello di Federico II. Nei pressi di Montalbano Elicona e a poche centinaia di metri dal Bosco di Malabotta troviamo il sito megalitico dell’Argimusco – dal greco "argimoschion" - altopiano delle grandi propaggini – oggi Riserva Naturale Orientata, che si estende su un vasto pianoro posto a 1200 metri sul mare, in un’area a nord dell’Etna, al confine tra i monti Nebrodi e i Peloritani. Il panorama che si gode una volta raggiunta l'area è stupefacente: a Nord lo sguardo, dopo essere planato su verdi distese di campi degradanti verso il mar Tirreno, raggiunge le Isole Eolie. A Sud, oltre la valle dell’Alcantara, è la maestosa mole del vulcano Etna (per i siciliani "A muntagna") a fare da scena ai menhir, alle sagome e ai volti di pietra che si ergono su questo pianoro inconsuetamente verdeggiante di felci anche in piena estate. Ad Ovest è possibile scorgere distintamente Capo Calavà sulla costa nei pressi di Gioiosa Marea, più in fondo Cefalù. Ad Est il Capo di Milazzo, che precede l'approssimarsi dello Stretto di Messina e più a Sud-Est l’inconfondibile Rocca di Novara di Sicilia. 

Da vedere: le Chiese; la Chiesa Madre o Basilica Minore, la Chiesa San Sebastiano, ubicata nel quartiere Serro, è stata costruita nel 1827 ad opera del sacerdote Don Benedetto Calabrò. All'interno della chiesa non si conservano opere d'arte. Una nicchia custodisce la statua lignea del Santo titolare; la Chiesa Spirito Santo, risalente al 1300, si trova vicino a Porta Giovan Guerino.

L'edificio conserva all'esterno un portale di stile romanico e all'interno si notano tre nicchie di pietra arenaria con capitelli scolpiti, dove un tempo erano custodite tre tele che raffigurano la discesa dello Spirito Santo, San Calogero e San Francesco di Paola; la Chiesa Santa Caterina, è il luogo di culto più prossimo al castello, la sua facciata mostra un bel portale in stile romanico. Eretta intorno al 1300, conserva all’interno una pregevole statua marmorea della santa poggiata su un prezioso basamento a bassorilievo, attribuita alla scuola del Gagini; il Santuario Maria S.S della Provvidenza. La chiesa di San Domenico, chiamata già da tempo immemorabile il Santuario della Vergine Santissima, venne ampliata grazie alla generosità del Barone di Montalbano Vincenzo Romano, annettendogli un convento affidato ai Padri Domenicani che copriva un’area di oltre 2000 mq ( oggi palazzo comunale). Pregevole la sacra immagine della Madonna della Provvidenza in scultura lignea riferita alla prima metà del ’700, attribuita allo scultore Alessandro Pantano, è posta sull’ altare maggiore della chiesa di San Domenico, Santuario dal 1983. La Madonna porta in braccio il Bambino che sorregge con la mano sinistra un globo e con la destra benedice.

 
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