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Il marchio
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di Paolo Ullo

Fra i diversi modi di applicazione e di destinazione, l'operazione di marcatura, come segno indelebile, permanente o di breve durata, ha avuto come obiettivo prima gli animali, poi alcune categorie del genere umano e, di recente, tutti i prodotti commerciali; quella "a fuoco", sicuramente, ha fatto male agli animali, come garanzia di possesso, e agli uomini, come perenne marchio infamante, fedina penale di carne bruciata, per chi si era macchiato di efferato delitto. L'ultimo tipo di marcatura, indolore e poco verificabile, ha lo scopo di conoscere la provenienza e le caratteristiche di prodotti alimentari e di quotidiano utilizzo; dei primi due, per fortuna, non c'è più traccia.

Ad un genere nuovo appartiene l'etichettatura di luoghi presi di mira da morbose attenzioni, forse per procura, da parte di Regnanti esautorati, che elargiscono Titoli Nobiliari per coltivare sudditanza e tornaconto reciproco, applicati al territorio con una investitura altisonante che riempia di orgoglio; aggiungi che la Timbratura "Patrimonio Universale dell'Umanità", come un sigillo di proprietà, divisa in parti infinitesimali, genera dubbi su chi e come si prenderà cura di questa eredità, insperata, sancita chissà dove e da chissà quali cultori del Bello a tavolino.

Precedenti attenzioni, le mie, con gli occhi, le orecchie e la mente, impallidiscono di fronte all’ultima, cattedratica onorificenza assegnata allo Stretto di Messina, ma hanno rafforzato la convinzione, la mia, naturalmente, che:

"Se siamo nati sullo Stretto di Messina, se sulle sue acque è fluita una fetta della Storia Universale non è colpa o merito di nessuno. Le navi di Ulisse, i tuffi di Colapesce, le Fere e l’Orca di D’Arrigo, le navi in assetto di guerra, mercantili, velieri, traghetti, tutto ciò che ha galleggiato nei secoli, sono passati con più o meno impeto e sconquasso; un po’ meno delicato, anzi irriguardoso ed offensivo è venuto dalla profondità degli abissi il terremoto del 1908 ma alla fine, dopo il loro passaggio, lo Stretto è rimasto sempre un mare che assomiglia ad un fiume che non sa dove andare, su è giù, fra montante e calante, un respiro silenzioso."

Tengo per me qualunque altra cosa ho da dire sul "mio" Stretto di Messina, come un innamorato non corrisposto, perché Esso non lo sa, non sa niente degli elogi che sono stati ad Esso dedicati fin dalla notte dei tempi; non sa niente e, se ne fosse capace, non saprebbe che farsene della spartizione con una infinità di altri luoghi, sul nostro Pianeta Terra, di una composizione floreale, omaggio funebre, che con la scusa di rivolgersi al morto, che non sente, non vede e non parla, è indirizzato a vivi, almeno nel corpo, per vedere l'effetto che fa.

Ullo Paolo


 

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