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Messina e la sua storia urbana.
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Filippo Juvarra,Torino, Biblioteca Reale (sec. XVIII)

- Testi e fotografie di Nino Principato e Pippo Lombardo realizzato da LUX Immobiliare. Il filmato, realizzato in due parti, è in 5 lingue: italiano, inglese,francese,spagnolo e tedesco.

- Text and photographs by Nino Principato and Pippo Lombardo made ​​by LUX Realty. The movie, made in two parts, is in 5 languages ​​: Italian , English , French, Spanish and German.

-Texte et photos par Nino Principato et Pippo Lombardo faites par LUX Realty. Le film , réalisé en deux parties , est en 5 langues: italien, anglais , français , espagnol et allemand.

- Texto y fotografías de Nino Principato y Pippo Lombardo hechas por LUX Realty . La película , realizada en dos partes , es en 5 idiomas: Italiano, Inglés , francés, español y alemán.

- Text und Fotografien von Nino Principato und Pippo Lombardo von LUX Realty gemacht . Der Film , in zwei Teilen hergestellt ist, ist in 5 Sprachen: Italienisch, Englisch, Französisch, Spanisch und Deutsch.

Storia della città di Messina dalle origini ad oggi.
Lingua italiana, prima parte.

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Storia della città di Messina dalle origini ad oggi.
Lingua italiana, seconda parte.

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Messina's history, from the origin to day.
English, first part.

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Messina's history, from the origin to day.
English, second half.

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Histoire de la ville de Messine à partir de ses origines à nos jours.
Français , première partie.

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Histoire de la ville de Messine à partir de ses origines à nos jours.
Français, la deuxième partie.

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Historia de la ciudad de Messina, desde sus orígenes hasta la actualidad.
Español, primera parte.

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Historia de la ciudad de Messina, desde sus orígenes hasta la actualidad.
Español, la segunda parte.

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Geschichte der Stadt von Messina von den Anfängen bis heute.
Französisch, erster Teil.

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Geschichte der Stadt von Messina von den Anfängen bis heute.
Französisch, der zweite Teil.

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Sin dalla preistoria nel 20.000 a.C. e, particolarmente, in epoca neolitica nel 4000 a.C., l’uomo abitò il territorio messinese con una concentrazione avente i caratteri di villaggio capannicolo nell’area centrale gravitante sul porto naturale a forma di falce. E’, questo, il periodo dei miti sull’origine della città: dalla fondazione ad opera del dio Saturno al mitico gigante Orione che la fortificò e ne ristrutturò il porto naturale.

I Siculi, verso il 1270 a.C., la occuparono dandole il nome di Zancle poiché nella loro lingua il toponimo significava “falce”, con evidente allusione alla forma del suo porto. Ma fu intorno alla metà dell’VIII sec. a. C. che coloni greci dettero vera forma di città a tali insediamenti sparsi, con la fondazione di Zancle tra il 770 ed il 757 a.C.

Nel 491 a.C. Anassila, originario di Messene nel Peloponneso e già tiranno di Reggio, si impadronì di Zancle cacciando i Sami che vi si erano stabiliti e instaurandovi la sua tirannide.  Con l’avvento di Anassila, Zancle mutò il nome in “Messene”, in omaggio alla sua patria d’origine e durante la sua tirannia, fra il 491 e il 480 a.C., venne coniato il “Messenion d’oro”, la prima e unica moneta d’oro battuta a Messina.

Occupata da guerrieri Mamertini nel 289 a.C., così chiamati dal nome del loro dio, Marte, che ne cambiarono ulteriormente il nome in “Mamertina”, la loro alleanza con Roma diede l’avvio alla Prima Guerra Punica contro Cartagine, nel 264 a.C.. Fu, a seguito di questa alleanza, dichiarata dai romani “Città Nobile”, capitale dell’Isola con proprio Senato e proprie leggi autonome e federata a Roma, cioè esentata dal pagamento di qualsiasi tributo: in tale epoca la città è concentrata nella zona dell’attuale Palazzo Municipale.

Nel 407 venne eletta città principale dell’Impero, col titolo di Protometropoli, dall’imperatore Arcadio, grato del risolutivo aiuto ricevuto dai messinesi che lo liberarono dalla prigionia a Tessalonica (l’odierna Salonicco). Arcadio esentò la città anche da ogni imposizione fiscale e consegnò a Metrodoro, Stratigò di Messina, un vessillo con la croce d’oro in campo rosso, insegna imperiale che da allora divenne lo stemma civico.

Nell’anno 42, secondo una pia tradizione che ha però fondamenti di verità,  San Paolo predicò a Messina il Cristianesimo e la Madonna scrisse una Lettera consegnandola agli ambasciatori messinesi che si erano recati a Gerusalemme per venerarla, con la quale poneva sotto la sua celeste protezione la città.

Durante il dominio bizantino, che durò dal 553 all’827, a Messina sorsero fra gli altri gli eremi di San Nicandro, Sarrizzo e San Filippo d’Agira che testimoniano, ancora oggi, della presenza nel territorio del monachesimo orientale.

Con la conquista dei normanni sugli arabi che avevano iniziato a dominare la Sicilia a partire dall’843, avvenuta ad opera del Gran Conte Ruggero dal 1061, con la liberazione di Messina vennero ricostruite e rafforzate le mura difensive urbane e si concentrarono, in prossimità dell’ansa portuale, le funzioni civiche più importanti quali il Palazzo Reale, l’Arsenale, il Duomo, l’Arcivescovado. E’ il periodo, questo, durante il quale sorgono importanti complessi monastici affidati a monaci basiliani: Santa Maria di Mili, la Badiazza, San Filippo il Grande nei dintorni di Messina; in città si edificano la chiesetta di San Tommaso Apostolo detto “il Vecchio”; la splendida chiesa di Maria Santissima Annunziata dei Catalani dal 1150 al 1200 e l’imponente Basilica Cattedrale consacrata dall’arcivescovo benedettino Berzio, il 22 settembre 1197, alla presenza dell’imperatore Enrico VI e della moglie, la regina Costanza d’Altavilla.

Dal settembre 1190 all’aprile 1191 a Messina vi soggiornò Riccardo I, re d’Inghilterra meglio noto col soprannome di “Cuor di Leone”. La città era stata scelta, per la capienza del suo porto, quale punto di riunione insieme all’esercito del re di Francia Filippo II Augusto per la partenza verso la Terrasanta, in occasione della Terza Crociata. A testimoniare di tale presenza rimane una torre ottagonale del castello di Matagriffone, annessa all’attuale Tempio-Sacrario di Cristo Re.

Sotto Federico II in epoca sveva, verso il 1220, venne costruita la chiesa di Santa Maria Alemanna, unica chiesa gotica in Sicilia, annessa al Gran Priorato ed all’Ospedale dei Cavalieri Teutonici e la chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata nel cui convento, S. Antonio da Padova, operò il suo primo miracolo.

Gli anni della dominazione angioina ed aragonese, nei quali Messina darà un valido contributo ai Vespri Siciliani del 1282, testimoniato dalla presenza del Santuario della Madonna di Montalto sorto sui luoghi delle battaglie, fino alla fine del secolo XIV videro consolidarsi i fenomeni di espansione urbana e già nel Quattrocento, quando a Messina nasce ed opera il grande pittore Antonello, oltre al naturale ampliamento dell’insediamento entro le mura normanne si registra una più consistente ed organica espansione verso nord.

Con la venuta dell’imperatore Carlo V nel 1535, reduce dalle strepitose vittorie  in Africa contro i musulmani,  venne dato il via ai lavori per la costruzione di una nuova cinta muraria, iniziata nel giugno del 1537 su progetto dell’architetto e ingegnere militare Antonio Ferramolino da Bergamo. Dello stesso architetto sono il Castellaccio, il Castello Gonzaga e il Castello del SS. Salvatore dove, nel 1934, venne consacrata la stele votiva della Madonnina del Porto. Lo scultore toscano Giovan Angelo Montorsoli, allievo di Michelangelo Buonarroti, scolpirà le fontane Orione e Nettuno, oltre a progettare la torre della Lanterna nella penisola portuale.

Il fatto urbanistico più rilevante dell’epoca fu la realizzazione della strada Austria, attuale Primo Settembre, in onore di Don Giovanni d’Austria reduce dalla memorabile battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 con la quale, al comando della Triplice Lega Cristiana, sconfisse definitivamente i Turchi. Nell’occasione, l’architetto e scultore carrarese Andrea Calamech, autore del progetto della strada, realizzerà la statua in bronzo del grande condottiero. Alla fine del secolo, il 4 agosto 1588, il rinvenimento casuale dei corpi dei fratelli santi Placido, Eutichio, Flavia e Vittorino, martirizzati nel 541, fece sì che si costruisse la Tribuna nella chiesa di San Giovanni di Malta, per custodirne le reliquie, su progetto dell’ architetto cefaludese Jacopo del Duca.

Nel Seicento, la cortina muraria medievale lungo il fronte dell’ansa portuale venne demolita e al suo posto, dal 1622 al 1625, sorse la celebre e maestosa Palazzata, una serie compatta e continua di eleganti edifici opera dell’architetto Antonio Ponzello collaborato dall’architetto messinese Simone Gullì. Si realizzeranno, anche, le fontane Gennaro e Senatoria, il Collegio dei Padri Gesuiti , prima Università degli Studi e le Quattro Fontane. A partire dal 1616, invece, sorgerà il monumentale Monte di Pietà su progetto dell’architetto gesuita Natale Masuccio.

La fallita rivolta antispagnola del 1674-78 determinerà una battuta d’arresto nell’espansione della città: molto si demolisce e poco si costruisce. La formidabile fortezza della Real Cittadella, infatti, venne edificata a partire dal 1682. Il Seicento, comunque, si caratterizzerà per gli interventi di decorazione a stucco e a tarsie marmoree che le maestranze messinesi, celebri in tutta la Sicilia, eseguiranno in alcune chiese come S. Elia, San Paolino agli Orticoltori, Gesù e Maria delle Trombe,  Spirito Santo, Gesù e Maria del Buon Viaggio, Montevergine.

La ripresa edilizia nel secolo successivo, con la formazione e il completamento di nuovi borghi e i progetti dell’architetto Filippo Juvarra fra il 1712 e il 1720, per la sistemazione urbanistica in senso scenografico della riviera nord, trovano un ulteriore, drammatico ostacolo, il 5 febbraio 1783 quando un violento terremoto manderà in rovina buona parte della città: cadono il Palazzo Reale, la stupenda Palazzata e il  superbo campanile della Cattedrale. Le uniche testimonianze sopravvissute ancora oggi, sono il Palazzo Calapaj-D’Alcontres nella Strada San Giacomo e il monumento all’Immacolata, scolpito da Giuseppe Buceti nel 1757.

Nel novembre del 1788 venne avviata la ricostruzione e la creazione di nuove arterie. Alla realizzazione della nuova Palazzata si giungerà nel 1809, su progetto dell’abate architetto Giacomo Minutoli. Si realizzeranno, inoltre, il Gran Camposanto, il Teatro Santa Elisabetta poi Vittorio Emanuele II, la Fontana Falconieri, i monumenti a Carlo III di Borbone e a Ferdinando II di Borbone, la statua di Messina, ad ornamento del Palazzo Municipale e, nella punta estrema di Capo Peloro oltre i Laghi di Ganzirri, la fortificazione nel 1806-1815, ad opera degli inglesi, dell’antichissima Torre di segnalazione ed avvistamento.

Dopo aver dato un considerevole contributo all’Unità d’Italia con i moti pre-risorgimentali del 1 settembre 1847 contro il governo borbonico, e, l’ingresso in città di Giuseppe Garibaldi il 27 luglio 1860, per tutto l’Ottocento Messina è caratterizzata da intensi fermenti culturali, da febbrili realizzazioni edilizie ed urbanistico-monumentali come il bel monumento ai caduti della “Batteria Masotto” nella battaglia di Adua del 1896, dagli incrementi di attività finanziarie e commerciali nel suo porto, dalla costruzione di imponenti fortificazioni costiere fra le quali il Forte Cavalli, oggi sede del Museo delle Fortificazioni dello Stretto, il Forte Ogliastri e il Forte San Jachiddu.

Fino a quando la mattina del 28 dicembre 1908 quel percorso di crescita e di precisazione dei fenomeni urbani, che aveva scandito la sua storia plurimillenaria, si fermerà tragicamente e per sempre a causa di un terremoto fra i più disastrosi della storia dell’umanità, verificatosi alle ore 5, 21 minuti e 42 secondi con una violentissima scossa del decimo grado della scala Mercalli.

L’emergenza abitativa, all’indomani del sisma, venne in piccola parte risolta utilizzando vagoni ferroviari e baraccamenti di fortuna. Contemporaneamente, in piazza Cairoli, nacque il primo villaggio in un certo senso autonomo, detto “Michelopoli”in ringraziamento all’on. parmense Giuseppe Micheli, deputato alla Camera, che riuscì a far realizzare, oltre a decorose abitazioni per le famiglie degli scampati, un’infermeria, un refettorio, una chiesa e un ufficio di anagrafe.

Il vero e proprio piano urbanistico degli insediamenti baraccati su progetto dell’ing. Riccardo Simonetti, ebbe le grandi concentrazioni a valle e a monte del viale San Martino, fino a Gazzi, e nei fondivalle delle fiumare, Camaro e Giostra ). La massiccia gara di solidarietà fra Nazioni, fece poi sì che sorgessero interi quartieri  come il Villaggio americano, il Villaggio Regina Elena e il Villaggio Svizzero.

Messina assumeva, così, la fisionomia di una città di frontiera da corsa all’oro dell’epopea western, con edifici pubblici di gradevolissima architettura e di pretenziosità decorativa liberty: il Municipio, la Cattedrale dono dell’Imperatore Guglielmo di Germania, la Regia Università, la Corte d’Assise, la Caserma dei Pompieri, la Questura Centrale, il Tribunale, il Grand Hotel e ristorante Pagliari, il Grand Hotel “Nuova Messina”, il Caffè Tripoli, il Padiglione per l’Esposizione edilizia, il Teatro Carlo Citarella, l’Hotel Belvedere e, il Grand Hotel “Regina Elena”, spettacolare complesso architettonico di grande eleganza formale.

Il 27 maggio 1909, la Giunta Comunale conferì all’ing. Luigi Borzì, capo dei Servizi Tecnici del Comune, l’incarico di redigere il nuovo Piano regolatore che, sostanzialmente, previde la ricostruzione della città nello stesso sito dell’antica.

Fra il 1925 ed il 1930, la ricostruzione edilizia di Messina ebbe il suo massimo impulso e, le rigide norme antisismiche che limitavano l’altezza degli edifici e l’armonica integrazione del verde col costruito, all’epoca le valsero l’appellativo di “città-giardino”, caratterizzata da larghe strade e fabbricati che non superavano i tre piani. L’architettura dei palazzi, sia pubblici che privati, fu quella dell’Eclettismo tardo-liberty e, gli edifici che rappresentavano la città di allora e che ne rappresentano, ancora oggi, il suo centro storico, furono tra gli altri il Palazzo del Governo; il Palazzo della Provincia; il Palazzo delle Poste; il Palazzo del Municipio; il Palazzo di Giustizia; l’Università degli Studi; la chiesa-basilica di S. Antonio di Padova; la Chiesa di San Lorenzo o del Carmine; la Cattedrale del SS. Salvatore;  la Chiesa di S. Antonio Abate; la Galleria Vittorio Emanuele III; la Chiesa di Santa Caterina Valverde; l’ex Palazzo Littorio oggi Catasto; il Tempio Sacrario di Cristo Re; il Campanile astronomico-figurativo accanto alla Cattedrale. Il ricco patrimonio artistico e monumentale, recuperato dalle macerie del sisma, venne sistemato nel Museo di viale della Libertà dove si conservano, fra l’altro, il Polittico di San Gregorio che Antonello dipinse nel 1473, la “Resurrezione di Lazzaro” e l’”Adorazione dei Pastori” che Michelangelo Merisi da Caravaggio realizzò a Messina nel 1609 e la preziosa Carrozza del Senato messinese, risalente al Seicento e al Settecento.

La ricostruzione di Messina poteva dirsi, finalmente, completata e, dopo il lungo fermo forzato a causa del terremoto del 1908, nel 1929 le colossali statue equestri dei Giganti Mata e Grifone, mitici fondatori della città, riprendevano le loro “passeggiate” e la imponente piramide devozionale della “Vara”raffigurante l’Assunzione della Madonna in Cielo, tornava il 15 di agosto  ad essere trascinata  con  le corde dai fedeli scalzi sulle strade di Messina, a perpetuare una storia di fede lunga cinquecento anni.

 

Nino Principato e Pippo Lombardo


 
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