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La chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate a Gesso
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La chiesa di S. Antonio Abate a Gesso

di Giuseppe Finocchio

Fulgore d’arte tra tardo manierismo e barocco.

Le prime notizie documentarie riguardanti il villaggio di Gesso risalgono all’età normanna, infatti intorno al  1063 il normanno Ruggero, per ricordare la vittoria riportata in quelle zone sugli arabi fa erigere, in località Divieto e lungo il torrente Gallo, una chiesa e monastero dedicati a S. Gregorio Magno affidandola alla cura di esponenti del monachesimo italo-greco della regola di S. Basilio.


Il pulpito ligneo

Un altro monastero della stessa regola, dedicato a S. Biagio, è oggi in parte occupato dal Museo Musica e Cultura dei Peloritani. Il villaggio che dista 17 km da Messina sorge su una collina a 262 m. s.l.m. che permette un controllo totale sulla costa e che ad ovest si estende dal confine del fiume Gallo fino al promontorio di Tindari. L’abitato si articola in una fitta rete di quartieri o contrade che gli abitanti sono soliti suddividere in tre zone: “Castello” o “Casteddu” che è a monte del villaggio, “Piano” o “Ghianu”cioè il cuore del villaggio con la piazza quadrangolare della chiesa madre dalla quale si dipartono i tre assi viari principali ed infine il quartiere “Croce” o “Cruci” che delimita a sud il centro abitato.


Madonna del Soccorso di ambito montorsoliano

La chiesa madre è dedicata a S. Antonio Abate, eremita egiziano (251-357 d.C.) considerato il fondatore del monachesimo cristiano ed il primo degli abati, e venne costruita a partire dal 17 Gennaio del 1612 come riportato su un blocco di uno dei cantonali del transetto, probabilmente su progetto dell’architetto gesuita Natale Masuccio che un anno prima aveva progettato  il Monte di Pietà di Messina ; il cantiere doveva essere terminato intorno al 1623.


Partic. affresco del Battesimo di G. Tuccari sec. XVIII

La facciata,introdotta da un’ampia scalinata, è improntata sostanzialmente ad un forte classicismo, ancora ancorato alla lezione michelangiolesca, mediata dal cefaludese Jacopo del Duca; il prospetto principale è a due ordini di cui il primo con due coppie di paraste di ordine dorico,  due della quali fungono da robusti cantonali ed altre due che si alternano alle tre porte del prospetto. Un’austera cornice introduce il secondo ordine con  al centro una finestra tra due paraste doriche; semplici pinnacoli ed oculi completano il disegno insieme ai portali, ornati dallo stemma civico, e  già improntati ad un sobrio gusto barocco.

L’interno è suddiviso in  tre navate che si concludono con un transetto, scandite da colonne in marmo rosso poste su alti plinti e sormontate da colonne doriche che si pongono in bicromia con la fastosa decorazione in stucco bianco; l’abside centrale, preceduta da un ampio transetto, ha forma quadrangolare mentre le laterali sono ridotte ad un altare a parete, sul retro si eleva il campanile che conserva un orologio a contrappesi. La struttura ancora di robusto senso classico è riccamente ornata da fregi in stucco tardo barocchi che alternano motivi vegetali, putti e nella zona del transetto Santi entro nicchie.

Il soffitto a volta incannucciata che oggi vediamo è del 1911, dentro lo spazio delle vele si aprono una serie di finestre;  questa copertura sostituisce il magnifico cassettonato in legno andato distrutto in seguito ad un incendio nel 1906 che recava al centro un’immagine di S. Antonio Abate di Catalano l’Antico.


Colonnato della chiesa

Dello stesso pittore si conserva nel primo altare a sinistra del transetto una Natività, firmata e datata 1600, che è una copia del dipinto di Polidoro Caldara da Caravaggio già nella chiesa dell’Altobasso ora al Museo Regionale di Messina. Nello stesso incendio, in cui andarono perduti il coro ligneo del 1714 e la statua del santo titolare sempre in legno, fortemente danneggiati anche gli affreschi del transetto opera del pittore messinese Giovanni Tuccari di cui rimangono tracce nell’altare a destra del transetto.

La chiesa è uno scrigno interessantissimo di opere d’arte pertinenti alla parrocchiale o provenienti da chiese danneggiate o distrutte; spicca, accanto alla ricca quadreria,  lo splendido pulpito ligneo di gusto rococò posto vicino al transetto che ha perso la base nel terribile incendio del 1906 ed appare formato da un calice riccamente ornato a motivi fitomorfi tra i quali dentro cornici simboli come il fuoco ed il porcellino legati al santo titolare; dal calice fuoriesce  una mano che regge il Crocifisso; il pulpito si conclude con un ricco baldacchino con statuetta di S. Paolo sulla sommità.

Tra le opere d’arte pittoriche e scultoree conservate: nel primo altare a destra del transetto un affresco raffigurante il Battesimo del Giordano di G. Tuccari con al centro il frammento di una tavola raffigurante il Battista del sec. XVI di scuola polidoresca; davanti un’acquasantiera in marmo rosso con un piccolo inserto in marmo bianco nella parte frontale.   Attribuiti a Gaspare Camarda, allievo di Catalano l’Antico,  il Trionfo della Croce secondo la visione di padre Angelo Fermo, forse proveniente dalla chiesa di Gesù e Maria, e la Madonna con S. Francesco ed un altro santo francescano, segue un S. Antonio da Padova con il giglio ed il piccolo Gesù posto sul libro del sec. XVII. Unica opera dell’importante pittore ibissoto Onofrio Gabrielli    Gesù e  Maria con le Anime del Purgatorio, ispirato ai modi di Pietro da Cortona; in sacrestia si conservano un S. Antonio Abate firmato dal Tuccari ed  un bellissimo armadio del sec. XVIII con un fastigio fatto di una fantasiosa decorazione lignea traforata.


Partic. le Pie Donne del Tuccari

Una Presentazione al Tempio molto rovinata proveniente da S. Francesco di Paola orna il secondo altare di sinistra rispetto all’ingresso ed è seguita dalla Strage degli Innocenti firmata e datata Giuseppe Paladino 1770, caratterizzata da un interessante inquadramento architettonico e da una grande varietà di espressioni. Provenienti con ogni probabilità dalla vicina chiesa della Madonna del Soccorso una statua lignea della Madonna del sec. XVII prima posta sull’altare maggiore ed

un’altra analoga in marmo di dimensioni ridotte, di ambito montorsoliano, che una volta era collocata su una colonna mozzata dell’ultimo altare della navata destra ed ora posta davanti ad un dipinto raffigurante la Madonna del Lume o del Fuoco; dietro l’altare maggiore paliotti in cuoio dipinto del sec. XVII raffiguranti l’Immacolata, la Crocifissione e la Natività.

La statua del santo patrono è posta sul lato sinistro del transetto ed è opera di Gregorio Zappalà, databile al  1907; interessante ricordare che la statua sarebbe posta sul luogo di un albero di fico che secondo la tradizione avrebbe fin dall’origine segnato il luogo designato dal santo per la sua chiesa. Sull’altro lato del transetto l’altare del Crocifisso con un bellissimo paliotto intarsiato con al centro un’immagine della Pietà di Maria e tracce di un affresco raffigurante le Pie donne ai piedi della Croce attribuito a G. Tuccari con Crocifisso ligneo degli inizi del sec. XVI.

 

Testo e foto del dott. Giuseppe Finocchio professionista dei Beni Culturali


 

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