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Centenario Prima Guerra Mondiale 24 maggio 1915 - 24 maggio 2015
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Tra il 1914 e il 1918 il mondo fu sconvolto dalla Prima Guerra mondiale. Uno spartiacque storico che segnò la fine di un'epoca: l'età delle rivoluzioni industriali, dell'illuminismo e del positivismo, con la sua ottimistica fiducia nella razionalità, nel progresso e nella scienza, terminò nel sangue.

L'Italia dichiarò guerra all'Austria il 24 maggio 1915, entrando così nella Prima Guerra mondiale. I nostri morti nel conflitto furono 1,24 milioni. Di questi 651 mila militari e 589 mila civili.

24 maggio 2015-24 maggio 2014 anniversario entrata in guerra del'Italia

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All'inizio, la mobilitazione italiana avvenne con lentezza a causa della difficoltà di muovere contemporaneamente più di mezzo milione di uomini con armi e servizi. Vennero sparate le prime salve di cannone contro le postazioni austro-ungariche asserragliate a Cervignano del Friuli che, poche ore più tardi, divenne la prima città conquistata; lo stesso 24 maggio cadde il primo soldato italiano, Riccardo di Giusto.

Nella prima fase del confronto le forze italiane, guidate dal capo di stato maggiore dell'esercito generale Luigi Cadorna, lanciarono una serie di massicce offensive frontali contro le difese austro-ungariche nella regione del fiume Isonzo, tenute dall'armata del generale Svetozar Borojevic von Bojna, mentre operazioni di minor portata prendevano vita sui rilievi alpini e in particolare nella zona delle Dolomiti.

Francesco Baracca accanto il suo aereo da caccia Spad S XIII

All'alba del 24 maggio 1915 le prime avanguardie del Regio Esercito avanzarono verso la frontiera, varcando quasi ovunque il confine e occupando le prime postazioni al fronte.

All'alba dello stesso giorno la flotta austro-ungarica bombardò la stazione ferroviaria di Manfredonia, le città di Ancona, Senigallia, Potenza Picena e Rimini senza causare gravi danni, eccetto che ad Ancona; la Regia Marina si oppose efficacemente solo a largo di Porto Bruno, costringendo la forza nemica a ritirarsi anzitempo.

Nei primi giorni di guerra Cadorna progettò un attacco su tutta la linea del fronte, ma, con solo due dei diciassette corpi d'armata che componevano le sue forze a pieno organico e pronti a muovere, l'azione si sviluppò con estrema lentezza, dando modo agli austro-ungarici di correre ai ripari.

La situazione per gli italiani era inoltre aggravata dall'inesperienza dei reparti e da un insufficiente servizio di spionaggio che portò a sovrastimare notevolmente le forze nemiche che avevano davanti.


Cartolina dedicata ai bersaglieri ciclisti della prima guerra mondiale

Sul fronte delle Dolomiti la 4ª Armata italiana occupò Cortina il 29 maggio, cinque giorni dopo che gli austro-ungarici l'avevano abbandonata, e poi rimase sulle sue posizioni fino al 3 giugno seguente: l'armata disponeva di una sola batteria di artiglieria pesante e mancava di ogni altro mezzo per poter forzare i reticolati di filo spinato disposti dai difensori; più a ovest, la 1ª Armata occupò alcune posizioni nel Trentino meridionale prima di essere bloccata dalle forti difese austro-ungariche.


Mortaio da 305 mm su affusto De Stefano, fronte all'Isonzo

Sul fronte del basso Isonzo le avanguardie italiane si mossero a rilento, consentendo agli austro-ungarici di far saltare i ponti principali. Monfalcone fu occupata dalla 3ª Armata il 9 giugno, ma i difensori si attestarono sul vicino monte Cosich che, benché alto solo 112 metri, consentiva di dominare la pianura sottostante.


Manifesto propagandistico italiano per
la sottoscrizione di presiti di guerra

La 2ª Armata avanzò con facilità nell'alta valle dell'Isonzo, prendendo Caporetto il 25 maggio e stabilendo una testa di ponte sulla sponda orientale; tuttavia, a causa di incomprensioni tra i comandi e ritardi nello spiegamento delle truppe, gli italiani fallirono nella corsa per occupare prima degli austro-ungarici le strategiche posizioni del monte Mrzli e del Monte Nero che difendevano l'accesso a Tolmino: una serie di attacchi contro il Mrzli tra il 1º e il 4 giugno non portarono a niente (il Mrzli “è il più orrendo punto del fronte isontino”.

Le difese austriache, arroccate sulla cima del Mrzli, per oltre due anni subirono costante assedio dalle sottostanti linee italiane, tracciate in incredibile posizione, lungo versanti così aspri da rivelarsi tutt'ora difficilmente percorribili.
Da queste famigerate trincee partirono gli assalti italiani, tra cui le ondate scagliate dai fanti delle brigate Caltanisetta e Alessandria il 19 agosto 1917, che costarono migliaia di vittime a fronte di nessun significativo successo militare: una delle battaglie meno studiate del conflitto...)
, ma il 16 giugno un contingente di alpini riuscì a scalare di notte il Monte Nero conquistandone la vetta con un attacco all'alba.

Più a sud gli italiani presero Plava, a metà strada tra Tolmino e Gorizia, ma gli austro-ungarici costituirono una testa di ponte a ovest dell'Isonzo, ancorata sulle due vette del monte Sabotino a nord e del Podgora a sud, bloccando l'accesso alla stessa Gorizia; gli scontri andarono poi diradandosi durante la seconda settimana di giugno.

La disfatta di Caporetto nell'ottobre 1917 fu il momento più difficile, ma la resistenza sulla linea del Piave consentì la riscossa fino alla resa degli austriaci a Vittorio Veneto il 4 novembre. L'entusiasmo per la vittoria durò poco, tanti e tali erano stati i sacrifici imposti al Paese. Un mondo era finito, e la nuova era si presentava assai fosca.

Al termine del conflitto in tutta Europa, su ogni campo di battaglia e in ogni città e paese in lutto, sorsero monumenti commemorativi di varia estensione come a Vimy, a Thiepval, a Douaumont oppure a Redipuglia. Parallelamente si alternarono in tutti i campi di battaglia cerimonie e commemorazioni: nell'autunno 1920 il capo della Commissione imperiale per le tombe di guerra britanniche scelse cinque spoglie tra i caduti senza nome sul fronte occidentale, uno solo dei quali venne selezionato dal tenente colonnello Henry Williams per essere inumato a Londra e dare a centinaia di migliaia di persone un luogo dove ricordare e pregare i propri cari dispersi in battaglia.


Redipuglia sacrario militare

Una dopo l'altra le tombe del Milite Ignoto vennero inaugurate in tutti i paesi partecipanti al conflitto appena concluso. I tedeschi ne eressero una a Tannenberg nel 1927 e una al Neue Wache di Berlino nel 1931; a Parigi venne posizionata la tomba del Milite Ignoto alla base dell'Arco di Trionfo; in Italia venne affidata a Maria Bergamas, la madre del volontario irredento Antonio Bergamas disperso in combattimento, la scelta di una salma tra undici bare di soldati non identificati caduti in vari fronti di battaglia. La bara prescelta fu deposta in un carro ferroviario che sfilò in tutta Italia fino a Roma, dove il 4 novembre 1921 fu prima deposta nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, poi traslata negli anni trenta al Vittoriano.

Su tutti i campi di battaglia nacquero cimiteri di guerra gestiti dalle commissioni di guerra dei diversi paesi, che diventarono meta di pellegrinaggio per chi era alla ricerca di un proprio caro o per commemorare un commilitone. Non passò anno senza che si celebrasse qualche cerimonia o si inaugurasse un monumento. Le cerimonie conobbero una stasi durante il secondo conflitto mondiale, quando molti dei campi di battaglia vennero occupati dai tedeschi, ma dopo la fine del conflitto ripresero regolarmente.


 

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