(24/10/17) La Frutta Martorana

                    La...
Leggi tutto...

(24/10/17) La notte di Halloween

La notte del 31 ottobre si festeggia la notte di Hallowe...
Leggi tutto...

(24/10/17) Antiche tradizioni per la commemorazione dei defunti

La festa dei morti  è una ricorrenza della Chiesa catto...
Leggi tutto...

(24/10/17) C'era una volta...la Festa dei Morti

Nella nottata che passava tra il primo e il due di novemb...
Leggi tutto...
Monforte San Giorgio
AddThis Social Bookmark Button

I primi insediamenti abitativi nel territorio di Monforte San Giorgio risalgono alla fine della prima età del bronzo (sec. XV a.C.) come risulta dai ritrovamenti archeologici in contrada Pistarina, località impervia e lontana dall’abitato di Pellegrino, frazione montana di Monforte. Si deve ritenere che i primitivi abitatori appartenessero ai Sicani, cioè alla prima popolazione della Sicilia di cui possa veramente dimostrarsi l’esistenza.

E proprio sulle pendici del colle su cui sorge il paese non lontano dalla strada che porta al Santuario dell’Immacolata gli archeologi hanno individuato alcune grotte che erano state adibite a tombe da tali antichi abitatori della Sicilia.

In epoca greca e romana furono soprattutto le sponde dei torrenti a essere abitati e particolarmente quelle del torrente Niceto, dove si sono avuti significativi ritrovamenti archeologici: una necropoli di epoca greca nella zona di Bonerba e un tesoretto costituito da pregiate monete del V secolo a.C. ritrovato nel 1947 in contrada Annunziata.

L'importanza del torrente Niceto nell’antichità è sostenuta da numerosi storici: si pensa che lungo le sue sponde sorgesse un tempio dedicato a Diana Facellina con un centro abitato detto Artemisio.

L'abitato di Monforte ebbe origine durante la resistenza all’occupazione della Sicilia da parte dei musulmani. Essa a Monforte fu organizzata dai monaci bizantini, fuggiti dall’Oriente per sottrarsi alle persecuzioni durante le lotta contro le immagini sacre (813-820); trovato asilo nelle grotte precedentemente usate dai Sicani come sepolture, essi diedero vita a due comunità religiose organizzate secondo le regole di San Basilio da Cesarea (monaci basiliani).

Al primo apparire del pericolo musulmano i monaci costruirono un castello sull’alto del colle e organizzarono la popolazione per resistere all’invasione. Questo castello e quelli di Rometta, Taormina, Miqus (Monte Scuderi) costituenti un formidabile quadrilatero formavano un organico sistema di difesa che rese difficile la conquista del territorio da parte dei Saraceni.

In realtà le cronache del tempo non nominano Monforte, ma il grande arabista Michele Amari in considerazione della posizione del Paese sostiene che il sito dove oggi si vedono i resti del castello di Monforte corrispondesse a Demona, uno dei castelli che più eroicamente parteciparono alla difesa della cristianità dall’attacco degli arabi e uno degli ultimi a essere domati. L'invasione musulmana della Sicilia iniziata nell’827 ebbe termine nel 965 con la caduta di Rometta.

Nel 1061 una spedizione normanna guidata dal conte Ruggero di Altavilla e dal fratello maggiore Roberto iniziò la conquista della Sicilia. Dopo aver preso Messina e Rometta, i Normanni passarono per Monforte, diretti a Tripi; secondo la tradizione, furono trionfalmente accolti dalla popolazione e soprattutto dai monaci basiliani. Il ricordo di questo episodio rivive nella tammurinata e campanata di S. Agata o Katabba che costituisce il sottofondo musicale di questa pagina. Le campane e il tamburo, mezzi di richiamo del mondo cristiano il primo, di quello musulmano il secondo, rievocano le varie fasi dell'avvenimento: il passo del cammello cavalcato da Ruggero, il trotto dei cavalli, lo scalpiccio dei soldati vengono resi realisticamente dai suoni più o meno intensi dei due strumenti che riproducono anche l'atmosfera festosa seguita alla liberazione. Attiva o interrompe la campanata (katabba).

Le comunità monastiche precedentemente ospitate nelle grotte del colle diedero vita a due distinti monasteri: quello di S. Nicola e quello di S. Anna; tali monasteri da Re Ruggero, figlio del Gran Conte, nel 1131 furono dotati di cospicui possedimenti e sottomessi all’abate del monastero del SS. Salvatore di Messina il quale prese il nome di Archimandrita, cioè capo dei monasteri da lui dipendenti.

Il nome del paese, Montisfortis, compare per la prima volta in un documento che porta la data del 1104, mentre il geografo arabo al-Idrisi chiama il paese Munt da furt (monte dei forti) forse ricordando il comportamento eroico tenuto dagli abitanti della zona nella resistenza contro i Musulmani di cui era ancora viva la memoria al tempo della stesura della sua opera (1154).

Monforte col suo castello fu possesso dei sovrani normanni da cui veniva assegnato a loro fedelissimi, tra cui uno dei primi signori di Monforte, Bartolomeo de Luci.

Il castello di Monforte ebbe importanza soprattutto nel periodo svevo e in quello angioino. L'imperatore Federico II lo incluse tra i castelli che per la loro importanza nel sistema difensivo dell’Isola erano controllati direttamente da lui. Grande fu la fiducia che ebbe nel castello di Monforte Carlo I d'Angiò: su di esso contava particolarmente per respingere sollevazioni popolari.

A partire dal 1357 entrò in possesso della famiglia Alagona, come baronia. Nel 1393 il re Martino confiscò il feudo al barone di Monforte Blasco Alagona, accusato di tradimento poiché aveva partecipato ad azioni di guerriglia contro di lui, e lo aggregò alla città di Messina. Successivamente Martino, rimangiandosi quella decisione, assegnò Monforte in feudo alla famiglia Cruillas dalla quale passò nel 1405 per vendita a Nicolò Castagna.

Il 12 aprile 1405 Cola Castagna, tesoriere del Regno acquistava Monforte dai Cruillas. Con la morte del Castagna si alternarono, per successione, numerosi feudatari tra cui, a metà del XV secolo, Federico Ventimiglia, poi i Saccano e Ilaria La Grua, fino a divenire feudo della famiglia Pollicino, che la possedette fino alla prima metà del Cinquecento per passare, poi, a seguito di matrimonio, in casa Moncada.

A partire dal 1596 Monforte fu soggetto ai Moncada, gli ultimi signori del paese, che dal 1628 ebbero il titolo di principi. I Moncada hanno anche costruito un palazzo a Monforte Marina. Loro andavano nel palazzo solo nei ritiri di caccia per 2 o 3 giorni.

Le chiese di Monforte san Giorgio

Chiesa Madre del XVI secolo
Oratorio del SS. Sacramento del 1648
Chiesa Maria SS. della Consolazione del 1527
Chiesa S. Antonio di Padova del XVII secolo
Chiesa della Santa Croce del XVII secolo
Chiesa di S. Atanasio del XVII secolo
Chiesa e Convento di San Francesco di Paola del XVII secolo
Chiesa della SS. Trinità del XVI - XVII secolo
Chiesa di Gesù e Maria del 1622
Chiesa Maria SS. del Carmelo del XVI secolo
Chiesa S. Agata del XVI secolo
Chiesa S. Michele Arcangelo del XIII secolo

La Katabba dal 17 gennaio al 5 febbraio

JavaScript disabilitato!
Per visualizzare il contenuto devi abilitare il JavaScript dalle opzioni del tuo browser.

Anticamente le festività a Monforte San Giorgio iniziavano il primo gennaio e finivano il 31 dicembre di ogni anno.

In questo breve scritto si descrive solo "La Kataba".

Il 17 gennaio di ogni anno,giorno della festa di S.Antonio Abate,iniziava a Monforte il caratteristico suono della Katabba nella chiesa di S.Agata Santa, compatrona del paese.

Due devoti alla Santa, uno esperto nel suono del tamburo e l'altro nel suono delle campane, salivano sulla torre campanaria della chiesa e assieme suonavano campane e tamburo,con 17 cambi di tonalità, intensità e ritmo che viene gelosamente custodito e tramandato di generazione in generazione. Il suono si ripeteva per 19 giorni all'alba e un'ora dopo il tramonto, fino al 5 febbraio,giorno della festa di S.Agata.

Secondo la tradizione il suono ricorda la liberazione dai saraceni di Re Ruggero il Normanno che, dopo aver liberato Troina nella famosa battaglia di Cerami, giunse a Monforte liberando il territorio.

Il suono della Kataba inizia imitando il passo del cavallo del messaggero che annuncia l'arrivo del liberatore, per proseguire con il passo del cammello con in sella Re Ruggero e poi aumentando il ritmo viene imitato il galoppo dei cavalli dell'esercito liberatore mettendo in disordinata fuga gli infedeli alla vista dell'armata normanna.

Poi,dopo una pausa, improvvisamente il suono cambia tonalità, diventando festoso, allegro; il ritmo continua in un crescendo vertiginoso figurando la gente che si riversa nelle strade e nelle piazze sfogando la personale gioia per la liberazione.

Accanto al popolo anche i notabili, gli schiavi liberati, e tutti i paesani che saltando e ballando davano vita a una processione allegra e festosa che attraversava tutto il paese verso il Rione Vetera per ritornare in piazza dove si concludeva la festa.

Oggi la festa rivive con il solo suono del tamburo e della campana.La suonata viene eseguita tutte le sere alle ore 19.

Nel tempo questo evento si è arricchito con la manifestazione "Feste medievali mille anni di storia" una manifestazione con cortei storici, degustazione di piatti e mercatini medievali. Ancora con giostre, officina del conio, spettacoli equestri e giochi popolari. Sono questi i componenti di questa antichissima festa che si conclude il 3 febbraio in occasione della festa di Sant'Agata con il corteo storico.


 
Indietro

AMAZON

copyright 2011 messinaierieoggi - Testi e fotografie di Pippo Lombardo
grafica sito web by mindtheSign

Utilizziamo i cookie per migliorare la navigazione sul nostro sito web. Continuando a navigare su questo sito web o cliccando su ACCETTO, acconsenti all'uso dei cookie. - Cookie Policy.

Accetto l'utilizzo dei cookies su questo sito.